L’incredibile dietro l’angolo: i gemelli Brady Feigl

(Photo by Joshua Bessex/Getty Images) 

di Michele Dodde

Sbaglia chi pensa che in Italia le notizie del mondo del baseball non sono messe in debito risalto dai media italiani, come invece avviene per ogni respiro causato dai giocatori del calcio i cui cognomi vanno letti dopo aver studiato le proverbiali sette lingue straniere, poiché in realtà quando queste notizie si ammantano in termini di scoop seriali suscitando straordinarie vicende pruriginose o fantasiose verità al limite dell’incredibile ecco che si ampliano le colonne e si calano gli antichi fiumi di inchiostro. Comunque è vero: la notizia che due persone nate la prima il 27 dicembre del 1990 a Severn, Maryland e l’altra il 27 novembre del 1995 a St. Louis, Missouri, ovvero in due città distanti ben 1399 chilometri si siano guardate allo specchio confondendosi l’un con l’altra per via di una strabiliante somiglianza da far pensare a due “gemelli” separati alla culla, ha suscitato molta curiosità.  (foto di copertina da ilpost.it)

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Battitori, aggressivi al primo lancio

 

di Frankie Russo

Articolo tratto da MLB.com

Dopo il punto di vista del lanciatore al primo lancio strike, ecco quello del battitore

Diciotto anni fa sarebbe stato veramente difficile immaginare che Yadier Molina, forse il migliore ricevitore difensivo degli ultimi 20 anni, colui che ha la più alta percentuale di corridori colti rubando, potesse cambiare il suo approccio mentale nel box di battuta. Negli ultimi due anni le sue percentuali in battuta sono state stravolte. Colpisce la palla con più forza pari ad una media del 41%, batte più line drive con abbassamento della media di palle battute a terra al 36%, si registra un lieve incremento della media per SO, 21%, che tuttavia resta nella media di lega.

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L'importanza del primo lancio strike

 

di Frankie Russo

Articolo tratto da ABCA e samford.edu

Oggi affronteremo questo argomento che dà tanti grattacapi non solo ai lanciatori ma soprattutto ai pitching coach. Per la maggior parte trae spunto dalla filosofia di Jerry Weinstein, ex coach e manager nelle minors oltre ad essere stato manager della nazionale israeliana nel World Baseball Classic 2017. Le ricerche di Weinstein hanno portato al risultato inconfutabile che in coincidenza del primo lancio strike, il 92,7% delle volte il turno in battuta si tramuta in una eliminazione. In altre parole, meno dell’8% dei primi lanci strike si tramutano in battute valide. Così come è vero che il 69% degli strike out sono frutto del primo lancio strike, è altresì vero che il 70% delle basi su ball sono conseguenza del primo lancio ball. 

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La straordinaria vita di Hank Greenberg

(Photo by Joshua Bessex/Getty Images) 

di Michele Dodde

Dopo 9 anni dalla sua ultima apparizione sui campi di baseball della Major League datata 18 settembre del 1947, la Commissione preposta alle induzioni nella Baseball Hall of Fame di Cooperstown all’ottavo scrutinio con voti pari all’84,97 per cento conferì tale ambito onore al giocatore Henry Benjamin Greenberg, soprannominato dai fan come “Hammerin 'Hank "o " Hankus Pankus " ma soprattutto " The Hebrew Hammer” poiché egli era ebreo e per la cronaca è stato il primo giocatore di religione ebraica a ricevere tale induzione.  Straordinaria ed ammirevole la storia di questo carismatico personaggio come giocatore professionista ma soprattutto come cittadino nel seguire i suoi principi etici sociali e religiosi. Dopo essersi messo in grande evidenza nella squadra di baseball in atto presso la James Madison High School ubicata nel Bronx giocando in modo particolarmente eccellente nel ruolo di prima base viene contattato nel 1929, all’alba dei suoi 18 anni, dagli scout degli Yankees che lo avrebbero ingaggiato e tenuto in caldo come vice di Lou Gehrig. 

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Il baseball vive anche nel Camerun

 

di Frankie Russo

Articolo tratto da MLB.com

Non ci sono i campi, ma ci sono i giocatori.

Yaoundè è la capitale del Camerun, una città di circa 2 milioni ottocentomila abitanti dove fiorisce l’industria del tabacco e della birra ed un centro città caratterizzato da una affascinante architettura. Può succedere anche di vedere qualche stadio di calcio o di pallamano o campi da pallacanestro (Joel Embiid, super stella dei Philadelphia 76ers è originario di qui). Quello che non troverai è un campo da baseball, ma potresti trovare dei giocatori da baseball.  Si gioca su campi da calcio ci riferisce Arsel Giowou, il 20enne fondatore dell’Harmony Baseball Academy. Ci si adatta con ciò che è a disposizione. Anche se il baseball non è uno degli sport principali in Africa, una certa storia nel continente c’è. 

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Il giudizio arbitrale

 

(Photo by Joshua Bessex/Getty Images) 

di Michele Dodde

Il posizionare una videata altamente tecnologica ma fredda nell'insieme per configurare un interessante studio sui giudizi inerenti le chiamate di Strike e Ball di ben 12 umpire durante le gare della post season in MLB, attuato in modo impeccabile da David G. Temple, capo redattore di TechGraphs, felicemente propenso a sollecitare meraviglia, conoscenza e riflessioni, invita a più considerazioni su quell'incredibile ectoplasma che è la Zona dello StrikeDunque con la incisiva tecnologia di oggi dove chip e raggi laser stanno incominciando a farla da padroni, ecco venir fuori il controllo dei lanci, con tanto di rigido rule alla mano, nell’ipotetica Zona dello Strike. Quasi come andare a giocare con il video gioco “9 innings”. 

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Luoghi comuni sui lanciatori

 

di Frankie Russo

Articolo tratto da:  Throw out the Book  By Rob Smith 

Quando si parla del lancio, saltano fuori molte teorie su cosa è giusto e su cosa è sbagliato. Alcune di esse corrispondono al vero, altre sono solo delle percezioni che non trovano riscontro da nessuna parte. Spesso capita di vedere qualcosa una volta o due e si ritiene che necessariamente servirà anche nel futuro. In questo articolo intendo evidenziare alcune argomentazioni che vi è capitato di ascoltare da vari coach o commentatori sia televisivi che radiofonici. In molti casi trattasi di pensieri o d’idee ritenuti in assoluto essere la bibbia, ma in effetti sono sensazioni basate su alcune personali precedenti esperienze. Il mio obiettivo non è dimostrare che è tutto sbagliato, ma esprimere il mio pensiero e farvi riflettere.

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La preparazione mentale alla battuta

 

di Frankie Russo

tratto da humankinetics.com

 

Una cosa è conoscere la meccanica della battuta, un’altra è sviluppare il processo dello swing. Di seguito vogliamo elencare alcuni suggerimenti che possono aiutare i battitori ad acquisire maggiori informazioni per migliorare l’approccio mentale alla battuta.

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Lanciare la prima palla: a chi l’onore?

(Photo by Joshua Bessex/Getty Images) 

di Michele Dodde

Era il 14 aprile del 1910 quando, dopo un’estenuante assemblea organizzata dal movimento delle Suffragette, durante la loro 42esima Convention, al fine di illustrare e perorare le loro richieste, l’avvocato William Howard Taft, accademico  e magistrato, nonché 27esimo Presidente degli Stati Uniti, preferendo evitare ulteriori ed irritanti polemiche, essendo grande estimatore e tifoso del gioco del baseball, decise di recarsi verso lo stadio di Washington, il National Park, per assistere all’incontro tra gli Athletics di Philadelphia ed i locali Senators, gara che di fatto andava a sancire l’inizio della stagione agonistica, ovvero quell’Opening Day inventato dalla Major League ben dieci anni prima come spettacolare evento. Fu così che la sua presenza, anche se in forma anonima, fu notata dal manager dei Senators Jimmy McAleer che ebbe la brillante idea di coinvolgere l’inquilino della Casa Bianca invitando lui a consegnare la pallina ai giocatori. Da buon navigato politico il buon Taft non si fece perdere quell’occasione di grande partecipazione sociale ed allora tra un festante pubblico lanciò dagli spalti la pallina verso Walter Johnson, lanciatore e stella della squadra di casa. (foto sotto)

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Lanciatori: Off season - Tirare o riposare?

Nella foto Chris MCElvain Valderbilt University
Nella foto Chris MCElvain Valderbilt University

 

di Frankie Russo

Articolo tratto da: insidepitching

E’ la domanda di sempre: Durante l’off season i lanciatori devono continuare a tirare o è meglio riposare il braccio? Molte squadre professioniste programmano un periodo di riposo piuttosto lungo, anche sei settimane. Alcune squadre di college seguono lo stesso schema, mentre altre si limitano a un programma di long toss e pesi.  Altri tecnici sostengono che il braccio è tarato per un determinato carico di lavoro e quindi è il caso di non far lanciare durante l’off season. Di seguito riportiamo le opinioni di alcuni coach di College. 

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Replay oggi ok! ma 100 anni fa?

Ty Cobb scivola a casa base
Ty Cobb scivola a casa base

 

di Frankie Russo

Articolo tratto da:

detroitathletic.com

Per una contestazione tra gli scorer, a Ty Cobb per poco non fu annullata la sua MB di 400. Solo tre giocatori nella storia del baseball hanno battuto oltre 400 in una singola stagione per tre volte nella loro carriera: Roger Hornsby, Ed Delahanty e Ty Cobb. La “Stella” della Georgia batté 420 nel 1911, 409 nel 1912 e 401 nel 1922. L’ultima, comunque, fu oggetto di molte contestazioni. Era il 15 maggio 1922 in una piovosa giornata al Polo Grounds di New York dove si affrontavano i Detroit Tigers ed i New York Yankees. Cobb batté una rotolante verso l’interbase Everett Scott, il quale annaspò nella presa e calciò la palla verso l’esterno. 

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La notte dei veterani - Il racconto di Natale

(Photo by Joshua Bessex/Getty Images) 

di Michele Dodde

Nei corridoi, tra le perifrasi comunicative, i più li chiamavano così, ma a loro non dispiaceva quel soprannome acquisito per la lunga militanza e per l’età. In effetti veterani del baseball e del softball lo erano stati in diversi segmenti. Chi li aveva giocati istintivamente, chi aveva avuto il destro di insegnarli, chi la voglia di studiarne le origini e la loro evoluzione attagliata allo sviluppo sociale per un suo personale sapere, chi ad afferrarne le sintesi per dirigerli sui campi o se del caso anche dietro una scrivania, chi poi a capirli divenendone un entusiasta: insomma di certo erano  veterani a tutto tondo e per loro non era mai esistita la triste bassa stagione poiché nell’attesa della primavera al rintocco della mazza che va a battere la pallina tutto ciò che li circondava era diventato con il gioco e per il gioco un’amabile scelta di stile di vita.

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La lunga corsa di Bill e Cotter

di Paolo Castagnini

Racconto

Protagonisti:

Cotter un ragazzino di colore 

Bill - Giovane uomo d'affari

Casualmente seduti vicini durante la memorabile partita al Polo Grounds del  3 ottobre 1951, NY Giants contro Brooklyn Dodgers in cui con un fuoricampo di Bobby Thomson i NY Giants vinsero il Pennant. Cotter e Bill hanno lottato sotto i sedili per impossessarsi della palla del fuoricampo e Cotter ha avuto la meglio.

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Gli All-Brothers Acerra

(Photo by Joshua Bessex/Getty Images) 

di Michele Dodde

A recarsi a circa 14 chilometri a nord est di Napoli ci si imbatte in Acerra, una delle più antiche città della Campania abitata già all’epoca della preistoria. Forse fu fondata dagli Ausoni, di certo in seguito fece parte della Dodecapoli etrusca della Campania, poi orgogliosamente promossa “Civitas sine suffragio” tra le province romane ed in seguito divenne dominio longobardo subendo le alterne vicende dell’epoca e via via giungere ad essere considerata in quest’epoca il terzo comune della provincia di Napoli per estensione ma soprattutto per il gran numero di presidi Slow Food, per la maschera della commedia dell'arte e per le numerose pizzerie di un sopraffino aristocratico livello…ma che ha a che fare Acerra con il baseball? 

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Lo scatolone

 

di Franco Ludovisi

E’ una vita che ho quello scatolone sotto la mia libreria ed ormai faceva parte dell’arredamento e basta. L’altro ieri ho voluto aprirlo e consultare quello che conteneva e sono rimasto a bocca aperta. E’ pieno di appunti ovviamente di baseball, miei per la maggior parte, ma anche di altri personaggi del nostro mondo, appunti molti dei quali redatti a mano a dimostrare l’autenticità delle cose riportate, ispirate semmai da altre persone, scritti o incontri sempre relativi alla tecnica del gioco. Non ci posso credere di avere messo in pratica tutto quello che è riportato nello scatolone soprattutto in riferimento a quegli argomenti che esulano dal lancio che ho sempre considerato con particolare attenzione.

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Migliorare il controllo nei giovani lanciatori - Fattori # 2 - 3 - 4

 

di Frankie Russo

Articolo tratto da youthpitching.com

Segue da 1# Fattore

FATTORE # 2: UN BUON CONDIZIONAMENTO FISICO

24. Il giovane ha la giusta forma fisica per essere un lanciatore? Il livello della forma fisica ha un diretto effetto sulla sua capacità di indirizzare la palla nella zona dello strike. Aggiungendo la forza e condizionando nel modo corretto l’intera catena cinetica dalle gambe al torso e alle braccia aiuterà il lanciatore a mantenere il giusto equilibrio e una buona postura durante tutta la fase di lancio. 

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Migliorare il controllo nei giovani lanciatori - Fattore #1 Meccanica

 

di Frankie Russo

Articolo tratto da youthpitching.com

Cy Young una volta ebbe a dire: ”Il controllo è stato l’elemento che mi ha tenuto nelle majors per 22 anni:” Infatti avere un ottimo controllo è una delle più importanti caratteristiche di un bravo lanciatore, e resta difficile sostenere il contrario. Un problema di controllo è indubbiamente un dei motivi per cui un lanciatore non dura molto, e oltretutto la mancanza di controllo e costanza sono gli elementi che vietano a molti lanciatori di salire di livello. Lanciare strike e avere il pieno controllo della zona dello strike sono i fattori che fanno la differenza tra uno che lancia e uno che tira. Un lanciatore che possiede buon controllo non solo lancia strike, ma spesso non si troverà indietro nel conteggio e raramente concederà basi su ball. 

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20 consigli per motivare la tua squadra

  

di Frankie Russo

Articolo tratto da Competitive Advantage

Motivazione: Suggerimenti per i Coach

I vincenti la posseggono, tutti gli altri la vorrebbero avere. E’ la motivazione, quel particolare componente che vi guiderà al successo, sia nello sport che nella vita. E’ l’elemento indispensabile che vi permetterà di  rialzarvi dopo ogni caduta e darvi ancora la forza di raggiungere il vostro obiettivo. Questi sono alcuni consigli per trasmetterla ai vostri atleti:

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1958, quando i Dodgers lasciarono New York

(Photo by Joshua Bessex/Getty Images) 

di Michele Dodde

E’ una simpatica storia quella dei Dodgers poiché ha profonde radici in quel di Brooklyn a partire dal 1883. Dopo essersi fatti amare da svariate etnie tra cui quella dei migranti italiani, hanno poi lasciato in lacrime gli appassionati tifosi nel 1958 per librarsi verso la costa occidentale a riempire vuoti ed aspettative in quel di Los Angeles. Non certamente i Dodgers sono stati la prima squadra che abbia cambiato sede e prospettive, ma quel cambio di sede nasconde verità sussurrate ed animate da contrastanti correnti di pensiero che sottacciono interessi economici ed una rigidità politica tra due grandi personaggi dell’epoca: Walter O'Malley, che era il principale azionista della squadra, e Robert Moses l’allora potente commissario per l'edilizia di New York City. E’ pur vero che il baseball, a partire dalla prima gara acclarata nel 1846, 19 giugno, tra i New York Nine e i Knickerbockers, due aristocratici club di noti figli di papà, era diventato nell’area di New York uno sport popolare e molto seguito e dunque non fa meraviglia che anche a Brooklyn si formasse una squadra professionista che andò a debuttare nel 1883 con il nome di Brooklyn Baseball Club subito però affettuosamente cambiato da parte dei primi sostenitori e dalla stampa sportiva in “Atlantics” e poi per via della loro uniforme, economica e completamente grigia, in “ Grays”.

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Due grandi eventi a Roma per coach e giocatori - Con la straordinaria partecipazione di Nick Swisher e Jeremy Goutrie

A

di Paolo Castagnini

Due grandi eventi si terranno a Roma il 14 e 15 gennaio 2023:

La 2ª edizione della European Baseball Coach Experience e il 2° Elite Showcase.  Il primo evento è organizzato dai Roma Brewers in collaborazione con Traveball, porta nella Capitale due giorni (14-15 gennaio) di grande confronto con il batti e corri e non solo, grazie a Gianfranco Pavone, docente di educazione fisica, e Gianmarco Pozzecco, allenatore della Nazionale Italiana di Pallacanestro, che inizieranno la serie di interventi in aula il sabato. Seguiti dal’ex Yankees Mike Pagliarulo, Pete Caliendo  della ISG (International Sport Group), il nazionale azzurro ed ex MLB Chris Colabello. Il secondo evento invece è rivolto ai giocatori nella sola giornata di Domenica 15 Gennaio 2023 presso una delle migliori strutture sportive di Roma, i partecipanti all’Elite Players Showcase potranno allenarsi sotto la guida di Mike Pagliarulo, Chris Colabello, Mike Pinto, Pete Caliendo, Mario Chiarini, James Mansilla. Notizia dell'ultima ora è la presenza di Nick Swisher e Jeremy Goutrie due grandi del recente passato di MLB

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Battuta: 10 miti da sfatare

In foto Miguel Cabrera
In foto Miguel Cabrera

 

Nella foto Francisco Alvarez #1 Top Prospect Ranking da MLB - New York Mets

di Frankie Russo

tratto da theseason.gc.com

Troppi coach focalizzano su alcuni aspetti non proprio esatti relativi alla battuta, o si concentrano su un unico aspetto anziché adattarsi alle caratteristiche di ogni individuo.

Di seguito sono elencati 10 principali miti da sfatare:

Mito # 10 – Focalizzare sul backspin

Mentre il backspin è senza dubbio importante, colpire la palla con forza dovrebbe essere l’obiettivo primario di ogni battitore. Oggi essi si concentrano troppo nell’effettuare una battuta con effetto  baskspin e finendo spesso con un difettoso swing  “ad accetta”, dimenticando di colpire con forza e con la parte larga della mazza. Il migliore effetto backspin NON si ottiene “accettando” sulla palla, ma colpendo dietro la palla, con tempismo, in piano, e con contatto nella parte inferiore della palla. Il backspin di per sé non è un mito, ma lo è il modo in cui viene insegnato.

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Diventare allenatore

Nella foto Francisco Alvarez #1 Top Prospect Ranking da MLB - New York Mets

di Franco Ludovisi

Quando leggo qualcosa di interessante come gli ultimi vostri articoli sugli allenatori mi viene subito da chiedermi se anche nel mio caso ci sono similitudini con quanto leggo.

Anche questa volta l’ho fatto.

Il gioco lo imparo direttamente dai soldati americani alla fine della seconda guerra mondiale. Ce lo insegnano, a noi ragazzini del quartiere, in una piazza centralissima di Bologna. Questa corretta conoscenza del gioco appresa a 13/14 anni mi fa essere da subito se non un vero allenatore di altri ragazzi ed adulti almeno un “CONOSCITORE” delle regole del gioco e per questo ricercato ed ascoltato. (nella foto Franco Ludovisi alla battuta)

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Il terzo occhio: cosa guardano gli scout

Nella foto Francisco Alvarez #1 Top Prospect Ranking da MLB - New York Mets
Nella foto Francisco Alvarez #1 Top Prospect Ranking da MLB - New York Mets

Nella foto Francisco Alvarez #1 Top Prospect Ranking da MLB - New York Mets

di Frankie Russo

tratto da baseballamerica.com

Pur guardando attentamente una partita di baseball, ci si impiegano molti anni prima di comprendere che NON sempre bisogna seguire la palla in ogni suo momento. La vera bellezza del gioco è nelle sottigliezze e nel seguire i giocatori nelle loro innumerevoli correzioni e riposizionamenti a seguito di una palla battuta in foul, o a una valida da extra basi o da un tentativo di rubare una base (W.O. Kinsella)  Nella filosofia occidentale, il terzo occhio è un occhio mistico e invisibile, di solito raffigurato come situato sulla fronte che fornisce una percezione oltre la vista ordinaria. Nel mondo della valutazione del baseball, possedere il terzo occhio è una delle doti più ambite dagli addetti lavori. Alcuni dicono che sia il giocatore  che lo scout d'élite vedono cose che la maggior parte degli altri non vedono. Definiscilo istinto, l’intangibile, la capacità di catturare ciò che molto difficilmente altri riescono a vedere. Eh si, perché una delle doti più difficili è valutare il lavoro di chi opera dietro le quinte sviluppando giocatori.

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Pujols e Cabrera, la fortuna di averli visti assieme

Getty Images
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di Frankie Russo

tratto da ESPN

Era il 20 giugno 2003 e la MLB doveva ancora decidere se introdurre o meno incontri di Interlegue nel calendario. All’epoca esistevano ancora gli Anaheim Angels, i Florida Marlins, i Tampa Bay Rays e i Montreal Expos. In altre parole, è passata molta acqua sotto i ponti. Quella sera in ST. Louis Albert Pujols andò 0x5 contro i sorprendenti KC Royals. Nessun problema, a fine campionato la MB di Pujols fu di 376. Nel frattempo, al Pro Player Stadium in Miami, faceva il suo debutto un 20enne di nome Miguel Cabrera. Dopo essere andato 0x4 nei primi turni ecco che Cabrera entra nel box di battuta nell’11 inning contro Al Levine dei Rays con il punteggio sull’1-1. L’esterno centro Rocco Baldelli non poté fare altro che guardare la palla superare la recinzione per il primo HR in carriera di Cabrera. Era nata una stella.

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Ricordi indelebili di un evento

(Photo by Joshua Bessex/Getty Images) 

di Michele Dodde

Faccio seguito alla pubblicazione dei tre articoli "Il rivoluzionario baseball di Cuba" con questo ricordo personale

Correva l’anno 1996, mese di gennaio, quando mi fu recapitata una lettera dell’avv. Flavio Fasano, sindaco della Città di Gallipoli, con la quale venivo invitato a far parte della Delegazione Ufficiale del suo Comune che avrebbe effettuato a Cuba una visita programmatica per avviare la realizzazione del gemellaggio tra l’Avana e Gallipoli stessa. Accettai con intensa partecipazione poiché andavo a coprire, nell’ambito della Delegazione, il mancante tassello sportivo ed anche perché la realizzazione di quel gemellaggio nasceva dall’idea universale che voleva essere forte presenza in chi crede nella cultura, nell’arte, nella solidarietà e nella fratellanza tra i popoli. Inoltre tra le varie fasi del protocollo ufficiale era previsto l’incontro con il mondo dello sport cubano ed in particolare con il Cro. Carlos Zabala, delegato del baseball, ed Humberto Vàzquez Lòpez, presidente de Reglas y Arbitrje del baseball.

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Andrea "Picci" De Masi

Getty Images

di Franco Ludovisi

premessa di Paolo Castagnini

Da qualche tempo ho in archivio della posta questo ricordo di Franco Ludovisi. Racconta con la sincerità di sempre la sua esperienza a Verona. Il racconto si snoda tra momenti divertenti e difficoltà affrontate. Ma soprattutto fa dei nomi, uno dei quali per noi veronesi commuove in modo particolare. E' quello di Andrea De Masi un ragazzo dolcissimo scomparso giovanissimo per una terribile malattia. La famiglia non solo ha acconsentito, ma mi ha incoraggiato alla pubblicazione inviandomi questa bella foto di Andrea con la divisa dei Dynos Verona.

DYNOS VERONA 2002 - di Franco Ludovisi

In questa stagione alleno con qualche difficoltà i Dynos Verona. Non trovo il feeling che mi permetta di ottenere qualcosa in più di quello che i giovani giocatori veronesi sappiano dare. Più volte avevo citato l’esempio di quando allenavo ad Imola dove i giocatori volevano giocare nei ruoli da loro scelti e, accontentati, avevano ripagato la mia accondiscendenza dimostrando che erano in grado di ben giocare anche nelle nuove posizioni. In pratica io concedevo qualcosa in cambio di qualcos’altro. Ma qui la strategia non funziona.

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Come le nuove regole influiranno sul mercato invernale

Getty Images
Getty Images

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di Frankie Russo

tratto da ESPN

Il campionato MLB si presenterà in modo diverso quando entreranno in vigore le nuove regole riguardanti l’orologio per i lanciatori, le basi più larghe e quando non sarà più possibile applicare lo shift difensivo. Ma gli effetti che seguiranno forse li vedremo nell’immediato con la ricostruzione dei roster. Infatti i giocatori adesso verranno valutati in modo diverso.  Sappiamo per certo che le gare saranno più corte. Durante il periodo di prova nelle minors si sono risparmiati mediamente 26 minuti per gara, ma è ancora incerto come le altre regole influiranno sul gioco e come verranno formati i roster.  I tifosi non desiderano solo gare più corte, vogliono più palle messe in gioco, più azione, più azioni sulle basi e probabilmente vedere i partenti andare più profondi nelle gare. Bisognerà essere fantasiosi, bisogna trovare un nuovo modo per vincere che stuzzicherà la mente degli architetti del gioco. Sarà anche divertente, si potrà prevedere molto di ciò che accadrà, ma la parola fine l’avremo solo quando tutte e trenta le squadre saranno in campo seppure alcune certezze le abbiamo già.

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Meglio un campione o un buon coach?

Hunter Pence (Foto da USA Todey Sport Images)
Hunter Pence (Foto da USA Todey Sport Images)

di Paolo Castagnini

L'idea che un bravo giocatore debba essere per forza un bravo insegnante dei fondamentali, è un pensiero comune nei ragazzi e spesso anche nei loro genitori. In realtà non sempre è così e personalmente ritengo che questo sia un grosso errore. La grande differenza tra un bravo giocatore e un bravo tecnico è che il primo insegnerà la sua tecnica o meglio ancora, quello che lui ritiene sia la sua tecnica, mentre il secondo dovrebbe costruire il fondamentale sulle caratteristiche del ragazzo.

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L'allenatore allena, i giocatori giocano

(Photo by Joshua Bessex/Getty Images)

di Lorenzo Malengo

Tutti vogliono vincere, ma pochissimi hanno la volontà di prepararsi per vincere" - Vince Lombardi

Lo scopo dell'allenamento è preparare la partita, e il ruolo dell'allenatore è quello di creare le situazioni adatte allo sviluppo tecnico, tattico e mentale dei propri giocatori per permettergli di essere pronti a risolvere autonomamente ogni potenziale situazione di gioco. "Non si sale all'altezza dell'occasione, si cade sul proprio livello di preparazione": significa che è l'allenamento il momento in cui il tecnico deve spingere i giocatori al di là della propria zona di comfort rendendolo complesso, faticoso e teso più di quanto potrebbe esserlo una partita, abituandoli così a vivere quello come situazione di pressione e tensione, e la partita con leggerezza e tranquillità.

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Baseball italiano: salvate il soldato Ryan!

Tommy Gilligan/Associated Press

di Pino Bataloni

Nel mio precedente contributo tecnico : Tradizione o Innovazione mi sono concentrato su un progetto che ha lo scopo principale e prioritario per la diffusione della nostra attività sportiva, introducendo e sviluppando questo progetto dalle categorie giovanili della nostra società. Queste sono le fasce di età interessate:

1. Anni 6-9 (focus battuta)

2. Anni 10-12. (focus battuta-lancio*). Ricordo che i fattori principali della diffusione di uno sport dipendono dalla semplicità del gioco e dei regolamenti che aiutano il pubblico a comprendere in breve tempo l’articolazione e scopo di una partita. Pertanto e secondo me, la maggior parte del lavoro di una squadra in allenamento dovrà essere riposta in entrambe le fasce nello svolgimento della partita utilizzando delle regole molto semplici che generano un vero divertimento da competizione. * Bounce Pitch- Extended strike area

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Rilanciare l'attività giovanile Under 18/21

Nella foto la Summer League di Cape Cod (Photo  – Phillip Dauria)
Nella foto la Summer League di Cape Cod (Photo – Phillip Dauria)

di Paolo Castagnini

Stimolato da un dibattito nato sui social a seguito della presentazione del Progetto della FIBS College Pipeline, ho ritenuto interessante ripubblicare questo articolo che avevo scritto nel marzo 2017. Come sempre quando ci sono scelte da fare qualcuno rimane deluso, ma questo articolo non parla di chi ha avuto o avrà la fortuna di volare negli USA, ma propone un'idea per chi resta. Come possiamo stimolare i ragazzi che superano i 15 anni e che si affacciano al mondo degli adulti?

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Niente pesi ai giovanissimi; ma ne siamo convinti?

di Deborah Scalabrelli

Utilizzando un incipit autobiografico, mi piace sottolineare come io abbia cominciato a fare sport all’età di 8 anni (ancora devo smettere…), e malgrado negli anni abbia cambiato nella mia interpretazione approccio, qualità e quantità delle proposte allenanti, devo sottolineare come l’attività sportiva resterà sempre un punto fermo della mia vita, un vero e proprio riferimento grazie al quale prendere cura della mia salute. Devo riconoscere che mi considero e sono una persona fortunata dal momento che lungo questo percorso ho incontrato persone giuste e preparate, che hanno messo a mia disposizione tutto il loro sapere, in maniera così importante e contagiosa, da indurmi a fare dello Sport il mio lavoro; conclusa la parentesi da atleta ho studiato per diventare personal trainer e ho sviluppato la mia esperienza al fianco di Gianni Natale, cosa che rappresenta un bel privilegio per chi fa di questo una professione…

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I novaresi e il baseball… 3^ e ultima parte

di Paolo Bossi

tratto da Lippa News

....dopo 55 anni, lo amano ancora

 1^ parte - 2^ parte

Ora, scorrendo idealmente le 55 grandi pagine, una per anno, che costituiscono il “Libro storico del Baseball Club Novara”, o meglio del Baseball Novarese, ha un posto d’onore la “prima squadra”, in tutti i sensi, del sodalizio sorto il 28 ottobre 1967. Infatti, dopo la costituzione e in preparazione del campionato 1968, presso la sede della “Pan Electric” si tiene la cerimonia di presentazione e… di reciproca conoscenza fra giocatori e dirigenti. Una foto di gruppo (un po’ sfocata ma significativa) immortala la serata. 

Schierati - In prima fila, il sorridente presidente Genocchio (secondo da sinistra) tra importanti dirigenti Pan Electric: Mora (fu anche nel primo consiglio del baseball), Capuani (fondatore e presidente dell’azienda sponsor) e Berrini, amministratore delegato. Alle spalle di Mora, fa corona un gioioso trio Pan Electric (Manzini, lui pure nostro consigliere, con i pimpanti Guilizzoni e Moretti primo tesoriere). Dietro di loro, il vispo Chiaretti segretario, poi – proseguendo verso destra – la “torre” Sguazzini, l’occhialuto Antonini, il serio Borghi, la meteora Varalda, il brioso Schiro, il pensieroso Romagnoli, i seminascosti Mongrandi e Calcaterra, l’impaziente Maccagnan, il soddisfatto Bossi e il compassato Liverziani. Si potrebbe notare qualche assenza, ma… Esercito, Aviazione o Marina non hanno concesso licenza. 

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I novaresi e il baseball… 2^ parte

di Paolo Bossi

tratto da Lippa News

....dopo 55 anni, lo amano ancora

Leggi la 1^ parte

Francesco “Cecco” Chiaretti, il secondo a siglare l’Atto costitutivo novarese, nato a Grosseto nel 1931, è tra i pionieri del baseball in campo nazionale. Per la verità inizia con il softball, importato dagli americani. Gioca fino al 1949 con i Canarini, che poi passano al baseball con questo stesso nome (dal colore giallo della maglia) e nel 1952 si trasformano in BBC Grosseto. In una alternanza fra serie C e B, ecco Cecco vincere la C con il Grosseto dall’inedita denominazione di Edera, con la foglia sulla casacca (il colore verde lo si può solo immaginate). L’istantanea della squadra con il titolo del giornale locale che la pubblica (Francesco è il terzo da destra in piedi) è stata inviata al “Club della Lippa” dal socio Paolo Verrecchia, coach di softball di livello nazionale, per anni a Novara e poi a Grosseto. 

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I novaresi e il baseball… 1^ parte

Il Centro Sociale
Il Centro Sociale

Il Centro Sociale

di Paolo Bossi

tratto da Lippa News

....dopo 55 anni, lo amano ancora

Riviviamo i primi atti che, in un caldo autunno ‘67, hanno contrassegnato la nascita del baseball nella città della Cupola. Con i ruoli decisivi di alcuni personaggi, di un campo di gioco decisamente particolare e di determinanti… fogli di carta. 

Festa di Ognissanti del 1967. Di buon mattino Gianfranco Manzini varca la soglia del numero 197 di Viale Giulio Cesare a Novara, diretto all’interno della struttura del Centro Sociale. Qui, per la ricorrenza religiosa, c’è un certo fermento nei pressi della Cappella. Ma ci sarà, pare, anche un brindisi con i tanti ospiti e i dirigenti del complesso, costruito cinque anni prima dalla banca Cariplo e affidato in gestione alla Diocesi.  Qualcuno entra in campo - Chi è Manzini? Si tratta di una persona molto impegnata in iniziative sociali legate alla Chiesa; è in rapporti stretti con don Aldo Mercoli, “inventore” e promotore del Centro Sociale quale luogo di accoglienza e aggregazione di lavoratori provenienti da lontano e immigrati a Novara. 

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Il divertimento è una cosa seria

(Photo by Joshua Bessex/Getty Images)

di Lorenzo Malengo

"Io penso che il divertimento sia una cosa seria." - Italo Calvino

La promessa fondamentale di ogni società sportiva è garantire il "divertimento". Questo concetto ormai è stato talmente ripetuto e maltrattato da essere diventato un cliché, un'idea priva di spirito vitale che non ne riflette né il vero significato né lo scopo. Molti pensano che divertirsi significhi fare le cose ridendo e scherzando, mantenendo un'allegra superficialità ma aspettandosi un risultato di successo che, se non arriva, porta alla cultura degli alibi. Tuttavia, se osserviamo un bambino che gioca con i Lego e tenta di costruire qualcosa di complesso, possiamo notarne l'assoluta concentrazione piuttosto che l'allegria e la risata. È serissimo, perché vuole fare le cose bene.

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Un nuovo stadio per i Kansas City Royals?

di Paolo Castagnini

E' notizia di ieri che il proprietario dei Royals John Sherman ha inviato una lettera a tutti i fans che annuncia l'intenzione di costruire un nuovo stadio nel centro di Kansas City sostituendo l'attuale Kauffman Stadium (costruito nel 1975) che si trova nella periferia e che fa parte del Truman Sports Complex condiviso con  lo stadio del football dei Kansas City Chiefs. Per esperienza personale posso assicurare che raggiungere l'attuale Kauffman Stadium con mezzi pubblici è alquanto difficile e il parcheggio costa 20 dollari, non poco tenendo conto che un biglietto per la partita può costare 9 dollari.

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Non solo una questione di talento

Albert Pujols (Getty Images)

di Frankie Russo

tratto da totallytigers.com

Vi sono società che preferiscono formare il roster con un’abbondanza di super star, giocatori che finiscono per focalizzare tutto sul proprio ego e questo gli permette di divenire giocatori di elite. Ma è sempre una soluzione vincente? E’ questo il motivo per cui queste squadre per anni lottano per entrare nei playoff e finiscono senza raggiungere l’obiettivo delle World Series? Questi giocatori spesso vincono trofei personali, Cy Young Awards, Migliore Battitore, ma la squadra? Nisba! Queste squadre non trovano armonia nello spogliatoio dove vige “Ognuno per se, Dio per tutti” invece del “Uno per tutti, tutti per Uno!”  Un detto americano recita che “In Team non c’è la ”I” come in italiano la “I(o)  non c’è in Squadra. Non sempre avere troppo talento è la giusta soluzione.

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Il rivoluzionario baseball di Cuba - 3^ e ultima parte

Getty Images

di Michele Dodde 

leggi la 1^ parte - 2^ parte

Consolidato il suo potere, Castro, in linea con la sua ideologia, pose fine al professionismo nel baseball cubano e la Cuba League fu soppiantata da un programma amatoriale sponsorizzato completamente dal nuovo Stato di Cuba. Questa inaspettata imposta di tendenza incominciò a creare e a destabilizzare non poche coscienze perché il baseball a Cuba, per dirla come lo scrittore e studioso Peter Bjarkman, “ ..era troppo radicato nella società ed era uno strumento molto importante per costruire sia la coesione sociale interna sia un’efficace macchina di propaganda della politica estera…”. Per tale motivo, nonostante i nuovi indirizzi politici, il baseball insegnato, praticato e vissuto a Cuba in quegli anni divenne una fucina inesauribile di talenti capaci di dominare nelle Olimpiadi, nella World Cup in ambito Ibaf e nei Giochi Pan Americani ma poi gli stessi, confrontandosi con altre realtà non disgiunte da fattori economici, si sentirono pronti e maturi a confezionare defezioni illustri e per primo, a partire dal 1963, fu Rogelio Alvarez Hernandez che, dopo una mai svelata fuga da Cuba, andò a giocare tra i professionisti statunitensi per ben 18 stagioni agonistiche.

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Il rivoluzionario baseball di Cuba - 2^ parte

Getty Images

di Michele Dodde 

leggi la 1^ parte

Ecco allora che il baseball da puro collante tra i vari ceti diventa il favorito membro della rivoluzione che ebbe nel poeta, scrittore e politico José Julián Martí Pérez l’indiscutibile leader del movimento per ottenere l'indipendenza dalla Spagna e, contemporaneamente, opporsi all'annessione di Cuba agli Stati Uniti. Da console aggiunto per Uruguay, Paraguay ed Argentina, nel 1880 Martì si trasferì a New York dove incominciò a mobilitare i tanti esiliati cubani contrari al Governo spagnolo in specie presenti a Tampa e Key West dove in quest’ultima sede è posizionata, quale nemesi storica!!!, anche la prima barca realizzata con vuoti bidoni di benzina tra loro saldati che è stata usata dai primi emigranti esuli che lasciarono Cuba non convinti della politica di Rafael Castro. Dopo aver fondato il Partito Rivoluzionario Cubano nel 1892, Martì pubblicò successivamente il 25 marzo del 1895, permeato com’era degli ideali della massoneria, l’illuminato Manifesto di Montecristi con il quale proclamava l'indipendenza cubana ponendo fine a tutte le distinzioni giuridiche tra le razze.

Nella foto in home Martin Magdaleno Dihigo Llanos inserito nella Hall Of Fame americana) 

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Il rivoluzionario baseball di Cuba - 1^ parte

Getty Images

di Michele Dodde 

Si è soliti narrare per celia, ma in quanto ad autenticità c’è del vero, che se Joe Cambria, il pragmatico scout dei Senators di Washington, avesse seguito meglio l’evoluzione tecnica dei lanci di Fidel Castro e gli avesse dato fiducia mentre frequentava il college, di certo la Major League statunitense avrebbe annoverato un ulteriore cubano tra i giocatori delle sue franchigie e l’isola caraibica non sarebbe stata interessata dalla rivoluzione del capodanno del 1959. E che il Fidel Castro abbia veramente giocato in modo agonistico è riscontrato dal quotidiano “El Mundo” del 28 novembre del 1946 quando riportò un box score elencando quale lanciatore dell’Università dell’Avana proprio un tal “F. Castro”. E poi di seguito fanno testo le sue continue apparizioni con la squadra degli “Havana Sugar Kings”, apparizioni che però poi sono lentamente sfumate nell’avvenire delle sequenze ed atti di quei noti eventi politici che andarono a defenestrare il dittatore Fulgencio Batista. Ma a quale motivo bisogna rifarsi per capire come il gioco del baseball sia diventato per i cubani prima una filosofia ideologica e poi un concreto tessuto connettivo della società divenendo di essa un dna pragmatico?  Non certo per quei giovani studenti che attorno agli anni sessanta del 18esimo secolo, andando a studiare negli Stati Uniti, ne riportarono la novità ludica tra i nativi né per l’attività promozionale dei fratelli Nemisio ed Ernesto Guillò che, dopo averlo giocato nella squadra dello Springville College nella città di Mobile, in Alabama, al loro ritorno a Cuba nel 1864, portarono la prima mazza e la prima pallina insieme al fratello Ernesto e ad un caro amico, Enrique Porto, iniziando a praticarlo con i coetanei tra le strade quanto invece incominciare a spolverare con il dovuto interesse le pagine della storia di quest’isola ad iniziare dai prodromi di quelle che in seguito diventeranno la Guerra di Indipendenza Cubana e la Rivoluzione Castrista. 

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Cosa vuol dire essere un Professionista

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Alessio Fusini, poco baseball ma senza rimpianti

(foto di Eddie Kelly / ProLook Photos)

di Paolo Castagnini

Oggi vi presento il primo dei tre ragazzi che attraverso Baseball On The Road ha iniziato il percorso di studio e sport negli Stati Uniti. Alessio è un giocatore del Sanremo Baseball e avrebbe voluto proseguire con il Baseball negli USA, ma purtroppo nella sua High School non c'è la squadra e ha dovuto per ora accontentarsi di un Camp nel mese di settembre aspettando la primavera. Lo sport però non gli sta mancando. Leggete l'intervista e scoprirete perché.

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Stranezze da World Series

Ogni World Series che si rispetti ha le sue “stranezze” e quindi determinati contrappunti che i giocatori delle diverse squadre praticano ad ogni punto segnato, ma non solo, perché già durante le partite che decidono l’assegnazione del Pennant della National e dell’American League e quindi le squadre che si disputeranno le World Series finali, di stranezze se ne vedono e ce ne sono un bel po’. Qualche anno fa, quando a vincere fu sorprendentemente, ma non poi così tanto, Washington, il jingle che accompagnò le World Series e il gesto che tutti i tifosi biancorossi fecero, aveva a che fare con Baby Shark, la canzoncina (del tipo Pulcino Pio …) che ancora oggi piace tanto ai bimbi. Washington vinse tutte le partite in trasferta delle WS e anche questa fu una certa qual stranezza con un monte di lancio “da urlo!”, formato, tra l’altro, da Max Scherzer e Stephen Strasburg (MVP), contro niente popò di meno che gli Houston Astros, di Justin Verlander squadra texana che quest’anno, ha vinto le WS, anche se questa volta a contendergliele sono stati i Phillies di Philadelphia.

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ASTROS CAMPIONI DEL MONDO!

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WORLD SERIES - Come sarà gara 6?

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di Frankie Russo

tratto da MLB

Gara 5 è stata uno spettacolo pazzesco, avvincente, che ha lasciato gli appassionati con il fiato sospeso fino all’ultimo out. Una gara degna delle World Series con battute valide al momento giusto, con le superstar che si sono messe in mostra e una delle più grandi prese, se non la più importante nella storia recente della Fall Classic. Una gara vinta dagli Astros che si sono portati sul 3-2 nella serie e tornano al Minute Maid Park con delle buone possibilità di vincere il loro secondo titolo mondiale. Potenzialmente è una gara decisiva, molte cose però possono ancora succedere. Andiamo a vedere cosa.

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WORLD SERIES - # 5 - GLI ASTROS SI AGGIUDICANO LA PARTITA PIU' IMPORTANTE

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di Frankie Russo

WORLD SERIES G 5

ASTROS - PHILLIES

 

SI VA A HOUSTON CON ATROS AVANTI 3-2

In Gara 4 gli Astros hanno vinto facendo la storia con un no-hitter, in Gara 5 hanno vinto grazie ad una difesa formidabile.  Sarebbe ingiusto però dire che i Phillies non siano stati all’altezza, ma gli Astros avevano qualcosa in più a cominciare dalla parte alta del lineup. Altuve è andato 2x4 e 2 punti segnati, Jeremy Pena ha battuto 3x4 con 2 RBI e un HR, complessivamente 5x8. I primi cinque del lineup di Philadelphia hanno battuto 2x20 e forse è arrivato il momento di trovare una più efficace protezione per Harper nel lineup.

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WORLD SERIES - # 4 - UN BIG INNING E GLI ASTROS CONQUISTANO LA PARITA'

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di Frankie Russo

WORLD SERIES G 4

ASTROS - PHILLIES

 

AGLI ASTROS BASTA UN BIG INNING PER PORTARE LA SERIE IN PARITA’

Non ci sono dubbi che il baseball è uno sport che appartiene a un altro pianeta e mai così imprevedibile. Solo 24 ore prima gli Astros sedevano silenziosi nello spogliatoio dopo essere stati bastonati e sconfitti dai Phillies per 7-0 concedendo 5 HR. Mercoledì, dopo Gara 4, gli stessi Astros sono nello stesso spogliatoio festeggiando non solo la vittoria, ma il secondo no-hitter nella storia delle 118 edizioni delle World Series.  L’altro fu nel 1956 quando Don Larsen degli Yankees lanciò una gara perfetta. Questa volta è stato un no hitter combinato di cui il partente Cristian Javier è stato il maggiore artefice lanciando 6 riprese, 2 BB e 9 SO avendo affrontato solo 20 battitori. Per il resto ci hanno pensato Abreu, 3 SO, Montero 1 SO e Pressley 1 BB, 1 SO. Se c’era ancora bisogna di una conferma di quanto sia dominante lo staff lanciatori di Houston, ebbene i signori sono serviti lasciando all’asciutto uno dei più poderosi lineup nelle majors che dal 6° inning di Gara 3 stanno battendo 1x29. 

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WORLD SERIES - # 3 - I PHILLIES CON 5 FUORICAMPO DEMOLISCONO GLI ASTROS

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di Frankie Russo

WORLD SERIES G 3 

ASTROS - PHILLIES

 

A MODO LORO, CON 5 HR, I PHILLIES DEMOLISCONO GLI ASTROS

Per i Phillies, ancora imbattuti in casa nella PS, non c’era posto migliore del Citizens Bank Park dove i tifosi hanno atteso 4.746 giorni, uno in più causa il rinvio per pioggia, prima di assistere ad una gara delle WS che ha visto i padroni di casa realizzare 5 HR. Abbiamo sempre sostenuto che Rob Thompson sa pigiare i bottoni giusti al momento giusto, ma questa volta è venuta in suo favore anche la pioggia che gli ha permesso di resettare lo staff partenti e saltare la gara prima prevista per Syndergaard che sarebbe stata una gara dei rilievi. Il giorno in più gli ha permesso di mandare sul monte un eccellente Range Suarez e programmare nel migliore dei  modi Aaron Nola per Gara 4 e Zack Wheeler per Gara 5.  

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