I luoghi comuni nel baseball - Guarda il primo lancio

di Franco Ludovisi e Frankie Russo

da un articolo di Franco Ludovisi pubblicato nel maggio 2014

Se batti sempre la prima, vedi al massimo cinque lanci in una partita

Verissimo, soprattutto se il lanciatore è abituato a lanciare subito strike.

Da tempo immemorabile viene consigliato ai battitori di “guardare il primo lancio”, di non batterlo, di fare lanciare il pitcher avversario per vederne la velocità e tutte le altre caratteristiche che possiede, per attendere semmai il lancio da te preferito ed avere così maggiori possibilità di colpirlo con efficacia.

Tutto giusto certo: purché la tua palla preferita non venga lanciata proprio al primo lancio, purché tu sia un lead off (primo nell’ordine di battuta) che non ha mai incontrato quel lanciatore, perché altrimenti avresti potuto osservarlo dalla panchina, dal cerchio di attesa alla battuta, dal campo, se sei già arrivato in base in precedenza e avresti potuto conoscere quindi tutte le caratteristiche di chi vai ad affrontare nel box.

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Come nacque la competizione All Stars

Il logo della controversa All Star Game 2021 di Atlanta
Il logo della controversa All Star Game 2021 di Atlanta

di Michele Dodde

Quando il giornalista e scrittore sportivo di Boston, tale da Jacob C. Morse, autore nel 1888 del libro “Sphere and Ash”, che risulta essere la prima storia del baseball, decise di realizzare la rivista mensile “Baseball Magazine” nel 1908, l’idea programmatica della stessa era che bisognava dare al baseball ed agli appassionati costruttivi temi ed interventi culturali di spessore in grado di elevare tutti gli aspetti sociali, filosofici ed educativi del gioco dalla semplice cronaca che sguazzava ormai a piene pagine sulla stampa quotidiana, o sugli annuali e settimanali sportivi. Ora questa rivista di nicchia non esiste più dal settembre del 1957 ed è venuto così a mancare, come sempre puntualizzava Morse, quella volontà di "soddisfare il bisogno di un supporto cartaceo mensile pieno del pensiero più alto che circonda il gioco, ben curato, ben stampato e completo di illustrazioni di prima classe"

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Il Troppo Stroppia

di Frankie Russo

Qualche settimana fa, su un altro sito che tratta di baseball, si sono affrontati due argomenti inerenti le innovazioni che sono state introdotte o che potrebbero essere introdotte a breve.  Il primo argomento, più che una regola, riguarda i vantaggi e svantaggi del campo da baseball sintetico. Personalmente sono contrario al campo sintetico poiché cambia completamente le strategie influendo drasticamente su alcuni aspetti tecnici del gioco. Offre meno possibilità, o elimina quasi del tutto, un tentativo di bunt sorpresa poiché la palla viaggia talmente veloce da escluderne il semplice tentativo, e in forma minore influisce anche sulla smorzata di sacrificio. Al contrario, con il campo in erba, e a seconda delle caratteristiche della squadra, a volte si decide che l’erba in campo interno deve essere tagliata più bassa per favorire forti rimbalzi o più alta per favorirne il rallentamento.

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Il Carneade John “Pop” Hanry Lloyd

di Michele Dodde

Quando fu chiesto negli anni quaranta del secolo scorso ad un giornalista scrittore di baseball di St. Louis quale fosse la sua opinione inerente a classificare il miglior giocatore nella storia del baseball, la sua risposta fu lapidaria: “Se si intende nel baseball organizzato, la mia scelta va su Babe Ruth, ma se si intende in tutto il baseball, organizzato e non organizzato, la mia preferenza va ad un uomo di colore di Atlantic City, New Jersey. Egli è John Henry Lloyd ". Questa valutazione non fu unica ed isolata poiché quando il giornalista sportivo Graham McNamee in una intervista chiese allo stesso Babe Ruth chi considerasse il più grande giocatore di tutti i tempi in senso assoluto e non solo della Major League la risposta fu : “In questo caso non ho dubbi a scegliere John Henry Lloyd".  Ed ancora la scelta si delinea dalle parole di Honus Wagner, l’eclettico giocatore la cui figurina T206 oggi vale oltre 3 milioni di dollari, quando disse che: “Sono onorato sapere che i cronisti sportivi abbiano indicato John Lloyd come il Wagner nero. E’ un privilegio essere stato paragonato a lui”

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Power Ranking # 1

di Frankie Russo 

Ranking secondo ESPN

Riprende la tradizionale rubrica Power Ranking, curata da Frankie Russo, che ci aiuta a capire cosa succede nel mondo MLB in modo semplice e immediato, in particolare tra le migliori cinque. Buona lettura.

E’ stato un inizio di stagione esaltante sin dall’Opening Day con spettatori negli stadi che hanno potuto già avere un’idea di che stato si trovino le rispettive squadre. Per molti è stata una conferma, per altri una sorpresa e per altri ancora una delusione. Comunque sia, siamo tutti contenti del PLAY BALL 2021.  In questa prima settimana, per le valutazioni delle rispettive squadre saranno prese in considerazione anche le precedenti stime degli esperti.

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Big Bang Theory

di Allegra Giufferdi

Ormai ci ho preso gusto. Trovare curiosità ed aneddoti sul baseball mi piace un sacco e quindi quando ne trovo almeno tre, ci faccio su un pezzo dei miei. Forse ricorderete che in uno dei miei ultimi corsivi vi avevo parlato di una puntata dei “Jefferson” del 1985, durante la quale il protagonista, George Jefferson, aveva mancato clamorosamente la presa di una palla mentre si trovava sulle tribune dello Yankees stadium di NY, per reclamizzare le sue lavasecco, durante un incontro tra la squadra di casa e gli Angels di Los Angeles. Questa figuraccia televisiva si è ripetuta qualche anno più tardi e con in sottofondo la stessa squadra californiana, perché anche nel telefilm “La teoria del Big Bang” di un bel po’ d’anni successiva, uno dei protagonisti, vale a dire l’Ingegnere Howard Wolowitz viene invitato a fare il primo lancio di una partita degli Angels. Ma prima di dirvi come va a finire, vi devo ragguagliare circa la serie TV che magari non tutti conoscono.

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Quando il Rio Grande non era frontiera chiusa…

di Michele Dodde

Nel 1686, quando gli spagnoli decisero di incrementare sempre più il loro commercio con il nuovo mondo scelsero di fondare una città sulla sponda destra del Rio Grande e la chiamarono “Los Esteros Hermosos” (Gli Estuari Belli). Successivamente, in ricordo del predicatore Mariano Matamoros nel 1826 la città fu ribattezzata in “Matamoros” in suo ricordo. Data la sua strategica posizione fu coinvolta direttamente durante la guerra Messico-Stati Uniti nel periodo 1846 – 1848 quando il generale statunitense Zachary Taylor la conquistò per utilizzarla come base logistica per sferrare l’attacco contro la città di Monterrey. In seguito fu attrice protagonista durante la guerra di secessione americana (1861 – 1865)  divenendo il maggior centro di commercio per gli Stati Confederati che, avendo gli stati dell’Unione bloccate tutte le rotte commerciali, potevano scambiare lì il cotone da loro prodotto in cambio di cospicui rifornimenti di armi, munizioni e varie merci. 

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Ciao Terzabase, ora hai conquistato la Casabase

di Paolo Castagnini

Giovanni Delneri, un nostro grande collaboratore è volato in cielo con il suo amico Bombo a raccontare le storie della Cicala e la Formica. Qui su Baseball On The Road ha allietato tutti noi e molti dei nostri figli con i suoi racconti di fantasia che andavano dagli insetti, protagonisti di funamboliche partite di baseball, agli Indiani, alle piste del Texas. Nato il 9 Settembre 1930 si sposa con Imelde e dalla loro unione nasce Andrea. Ed è proprio il figlio Andrea a comunicarci la triste notizia. Giovanni era una persona speciale, coltivava molti hobby quali dipingere, ceramica, bricolage, filatelia, ma ciò che più amava era il baseball e la storia. E' stato uno dei fondatori dei Black Devils di Milano e poi Umpire sui nostri campi. Tra i tanti racconti e le tante favole voglio ricordare qui una delle cose più belle che scrisse per augurare a tutti i ragazzi del baseball e softball un Buon Natale nel 2012

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Le World Series Sfalsate

di Frankie Russo

EVENTI CHE HANNO CAMBIATO L’ESITO DELLE WORLD SERIES - 2

Dopo "L'Anca malvagia di Reggie Jackson" ecco le altre volte che per qualche evento la direzione delle World Series ha improvvisamente cambiato strada. Il 9 ottobre 1996 si sta disputando allo Yankee Stadium Gara 1 dell’ALCS tra i NY Yankees e Baltimore Orioles. Gli Orioles sono in vantaggio 4-3 nell’ottavo quando un giovanissimo Derek Jeter (allora nono nel lineup) batte una volata a destra. L’esterno Francisco si porta al muro, alza il braccio in attesa che la palla entri nel guanto quando all’improvviso appare un guanto nero da baseball di un giovane tifoso, Jeffery Maier, che si allunga oltre la recinzione ed effettua una bella presa. Anche qui era chiaro che il ragazzino avesse interferito con l’azione sporgendosi troppo, ma Richie Garcia, l’arbitro all’esterno destro opta per il fuoricampo, passando alla storia come una delle più scandalose chiamate nella storia del baseball. Gli Yankees vincono nell’undicesimo con un fuoricampo di Bernie Williams. Da qui iniziò l’egemonia degli Yankees che dal 1996 al 2001 vinsero quattro delle sei finali disputate fino alla sconfitta del 2001 in Gara 7 da parte degli Arizona Diamondbacks. 

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Anthony Santander, eroe in un giorno

di Allegra Giufferdi

L’anno scorso avrei voluto assistere alle London Series, perché si sarebbero dovute giocare tra il mio team favorito, ossia i Chicago Cubs e i Saint Louis Cardinals. L’anno precedente si erano giocate tra gli Yankees di NY e i Boston Red Socks con un grande successo di pubblico sia europeo che locale. Non so per quale artificio, con mio marito, nei mesi precedenti, non siamo riusciti a prenotare i biglietti: ci abbiamo provato in tutti i modi, ma niente da fare, perciò no tickets, no London Series.  Poi come sappiamo fin troppo bene ormai,  causa pandemia le London Series non si sono proprio giocate e quindi ce ne siamo fatti ancor più una ragione, chiedendoci il perché di cotanta fortuna, ma tant’è quest’anno non se ne parla nemmeno, anche se credo che l’anno prossimo, un viaggetto a Londra ci potrebbe scappare. 

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Hall of Fame 2020: i protagonisti - Enrico Obletter

Hall of Fame  2020: i protagonisti

Enrico Obletter Famer 2020

di Michele Dodde

Il tecnico Enrico Obletter nasce a Sydney il 7 settembre del 1959. Frequenta le scuole primarie con ottimo profitto ed inizia a giocare a baseball presso un istituto maschile grazie a una borsa di studio per “doti sportive”. Dall’Australia nel 1975, con il padre Carlo, la mamma Marika ed il fratello Renato si trasferisce in Italia a Chieti, da dove era emigrato il padre, e questa diventa la sua città amata. Personaggio dal carattere forte, grintoso e dotato di grande personalità incomincia a giocare a calcio con il River 65 e poi con il Chieti sino alla Berretti ma con il passare del tempo ritorna con la mente e con il cuore a praticare il baseball conosciuto in Australia e da giocatore e poi manager trascina nel 1984 la squadra Atom’s Chieti alla storica promozione in A2. Poi da manager, rispolverando tematiche e studi d’oltre oceano, opta per il softball mettendosi in luce come tecnico guidando il Parma in serie A. 

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Le Principesse emergenti…

Gli Yankees del 1921
Gli Yankees del 1921

di Michele Dodde

Dopo le prime squadre di baseball che assunsero il titolo di Regine, e successivamente le altre che si privilegiarono come Regine senza trono, ecco che durante il periodo dal 1920 al 1940 ulteriori tre franchigie riscossero un particolare interesse generale ed in linea per divenire anch’esse delle carismatiche Principesse emergenti nel mondo della Major League.  La prima, dopo una lunga gestazione che va a partire dal 1901 quando iniziò a giocare nell’ambito dell’American League col nome di “Baltimore Orioles” (da non confondere con i moderni Baltimore Orioles) e poi acquisita tra gli interessi di Frank Ferrel e Bill Devery che la vollero portare a New York sotto il nome di “Highlanders”, è la squadra degli “Yankees”, così rinominata nel 1913 e destinata ad innalzare la cultura del baseball dall’altare del suo mito a dorata icona nel mondo intero.

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Il Campione Sconosciuto

di Frankie Russo tratto da MLB.com

Il Campione Sconosciuto che beveva più di Babe Ruth e batteva meglio di Ty Cobb.

Era una persona che poteva essere definito più largo che lungo, 1,55 di altezza per un peso di 104kg, una persona che spesso veniva affettuosamente, a volte anche sarcasticamente, soprannominato "Fatty Fothergill" (Ciccione) che avrebbe avuto la possibilità di entrare nella Hall Of Fame se solo avesse avuto la possibilità di avere qualche migliaio di presenze in più in battuta. Ecco la storia di uno dei migliori battitori e di una delle più grandi personalità del mondo del baseball. Il suo vero nome ovviamente non era Fatty. Era Bob. Ma era decisamente un po' sovrappeso. Alcuni dicono che pesasse 104 kg, altri dicono 109 o forse addirittura 118. 

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Motivare una squadra

Prefazione di:

 Paolo Castagnini

(Articolo pubblicato il 23/11/2015)

La motivazione è l'espressione dei motivi che inducono un individuo a compiere o tendere verso una determinata azione. Da un punto di vista psicologico può essere definita come l'insieme dei fattori dinamici aventi una data origine che spingono il comportamento di un individuo verso una data meta; secondo questa concezione, ogni atto che viene compiuto senza motivazioni rischia di fallire. (Wikipedia)

Nell'affannarsi alla ricerca della perfezione tecnica spesso si trascura una delle componenti fondamentali del successo di una squadra. La "motivazione". Quanto è stato fatto in materia di istruzione e aggiornamento dei tecnici Italiani in questi anni sull'argomento? Quasi nulla.

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La casa di Babe Ruth

di Michele Dodde

Quando la popolarità degli “Yankees”, a partire dal 1921, incominciò ad attirare pubblico con un positivo incremento di attività collaterali, la compartecipazione dello stadio “Polo Grounds” con la rivale squadra cittadina dei “Giants” incominciò irreversibilmente ad incrinarsi tanto da convincere il proprietario Jacob Ruppert a costruire un proprio “Stadium” e, seguendo la logica del profitto, scelse il sito nel quartiere Bronx vicino all’Harlem River, allora abitato per la maggior parte da immigrati olandesi, svedesi ed inglesi e successivamente da afroamericani e latinoamericani.  La sua costruzione in cemento ed acciaio con tribune gettanti su tre piani, già avveniristica per l’epoca, ebbe inizio il 5 maggio del 1922 e si completò in soli 284 giorni. Fu inaugurato il 18 aprile del 1923 ed in quella prima partita della stagione agonistica l’incredibile Babe Ruth non fece mancare il suo apporto realizzando un vistoso fuori campo che formalizzò sulla stampa locale e nel cuore degli appassionati il nome dello “Yankees Stadium” come “The House that Ruth Built” e solo dopo molto tempo come “The Cathedral of Baseball”. 

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Battere in situazioni critiche

(AP Photo/Keith Srakocic)
(AP Photo/Keith Srakocic)

di Frankie Russo traduzione da baseballamerica e tratto da un articolo di Tony Abbatine

Ci sono due eliminati nella parte bassa del nono inning con le basi piene e tocca a te andare a battere. E’ una situazione in cui tutti ci siamo trovati, oppure in una situazione simile, e questo crea stress. Cosa devi fare per aiutare la squadra ed evitare di essere troppo nervoso o troppo ansioso? Esistono vari suggerimenti da considerare per aiutarci proprio in queste situazioni critiche, e non riguardano la meccanica.

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Willy e il baseball

Nella foto Darren Baker  parla con il padre Dusty (Astros) (Doug Duran / Bay Area News Group)
Nella foto Darren Baker parla con il padre Dusty (Astros) (Doug Duran / Bay Area News Group)

di Redazione Oggi è la Festa dei Papà - Ecco un racconto che nonostante all'inizio non sembri, ci fa capire quanto sia importante l'amore di un padre per il proprio figlio o figlia. Il racconto è scritto da Francesca (12 anni) e ha vinto il nostro concorso di giovani scrittori nel 2017

Willie e il Baseball

William Morris (da tutti soprannominato Willie) era un ragazzino molto solo e timido, di bassa statura e di corporatura fragile e snella, preso sempre di mira dai suoi compagni di classe. Non aveva amici, stava sempre da solo, col suo zainetto sulle spalle e tanta tristezza addosso. Il padre, Jack Morris, e la madre, Claire Doson, non lo appoggiavano molto, e lui era abituato a tenersi dentro i sentimenti. Il fratello, più grande di lui, era invece il contrario: slanciato, atletico e con tanti amici. I genitori elogiavano, quindi, il primogenito, senza dare minimamente retta a Willie. Il ragazzo andava abbastanza male a scuola e i genitori non volevano che lui facesse sport o attività, perché dicevano che lo avrebbero distratto. Willie aveva una passione: il baseball. Non ci giocava però, perché temeva….temeva di farsi male, temeva il giudizio degli altri. Proprio per questo guardava sempre le partite in televisione.

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L'anca malvagia di Reggie Jackson

di Frankie Russo

EVENTI CHE HANNO CAMBIATO L’ESITO DELLE WORLD SERIES - 1

E’ ancora fresco nella memoria il rumore assordante da parte dei giocatori degli Houston Astros che dal dugout tambureggiavano sui bidoni per avvisare il compagno nel box di battuta quale era il lancio in arrivo. Ma di questo parleremo un'altra volta.  L’evento che oggi presenteremo per primo risale alle World Series del 1978, e lo vogliamo trattare nei minimi dettagli, e per dettagli intendiamo secondo per secondo. E’ un’azione molto controversa passata alla storia come “L’anca malvagia di Reggie Jackson”.  Per meglio comprendere l’accaduto, riteniamo utile visionare prima il filmato. Trattasi di un video che in 254 secondi ci racconta come lo spostamento dell’anca di Reggie Jackson abbia cambiato l’esito di quelle World Series che vedevano i LA Dodgers avanti 2-1 nella serie e in vantaggio 3-0 nel sesto inning di gara 4. Guardare per credere e lo potremo rivivere accompagnati dalla viva voce dei due telecronisti Tony Kubek e Joe Garagiola che ci aiuteranno ad osservare ogni aspetto dell’azione. 

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A dare credito....

di Michele Dodde

A dare credito ad alcune ricerche, evidenziate poi in un saggio da John Thorn, storico studioso ufficiale in ambito della Major League Baseball, sorge spontanea la necessità di riscrivere da principio la storia della nascita del baseball anche perché poi di fatto andrebbe specchiandosi a coincidere con lo sviluppo degli aspetti sociali di quell’epoca remota che è stato l’ottocento. La tematica parte da molto lontano a partire dal 1784. Qui viene posto il primo tassello, ovvero quando avvenne che, dopo l'evacuazione britannica da New York, un tal John Stevens, spesso indicato come il colonnello John Stevens, di per se un patriota, avvocato e persino un nobile inventore visionario, acquistasse una proprietà  confiscata che sarebbe diventata in futuro la città di Hoboken con il suo cuore pulsante che diventerà il parco giochi Elysian Fields. 

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Hall of Fame 2020: i protagonisti - Luigi Bellavista

Hall of Fame  2020: i protagonisti

Luigi Bellavista Famer 2020

di Michele Dodde

Il dirigente Luigi Bellavista nasce a Rimini il 14 luglio del 1953. L’approccio alla conoscenza del gioco del baseball per Luigi è la sintesi di una voglia segreta che prende spunto dal forte odore del cuoio di alcuni guantoni accatastati in un angolo della palestra del campo di calcio riminese, il Romeo Neri, dove già giocava lì la squadra del Rimini Baseball i cui dirigenti avevano scelto di posizionare il piatto di casa base sotto le tribune al centro del campo. Era una scelta inusuale poiché accorciava di molto lo spazio del campo esterno ma favoriva un’ottima visione del gioco in diamante agli spettatori.  Uomo di sport a tutto tondo e già consigliere della polisportiva UISP La Torre, pur dinnanzi ad un rifiuto a realizzare il segmento baseball in ambito della stessa, Luigi incisivamente sente in sé che il  baseball non era una pratica sportiva che poteva essere delineata da rigidi binari in quanto esso è bramosia di spazi, continua vitalità, ricchezza di qualità ed opinioni, spunti sociali che seguono l’appassionato come ombre.

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Il vantaggio mentale

AJ Hinch, manager, George Lombard, bench coach, e Chris Fetter pitching coach
AJ Hinch, manager, George Lombard, bench coach, e Chris Fetter pitching coach

di Frankie Russo   tratto da totallytigers

Premessa: Quest’articolo è tratto da un blog dei Detroit Tigers e quindi le considerazioni si riferiscono a questa organizzazione, ma nulla toglie al fatto che potrebbero essere rapportate a qualsiasi società e/o manager che allena a un certo livello.  Cosa hanno in comune AJ Hinch, manager, George Lombard, bench coach, e Chris Fetter, pitching coach? Tutti e tre hanno conseguito la laurea in psicologia. Meglio detto, stanno utilizzando i loro studi su come dirigere e istruire i loro giocatori. “La psicologia è lo studio della mente e del comportamento. Esso comprende le influenze biologiche, le pressioni sociali e i fattori ambientali che influenzano il modo in cui le persone pensano, agiscono e si sentono ". Infatti, questo è il criterio con cui Hinch ha scelto i suoi collaboratori. Non ha scelto i grossi nomi o gli amici. Ha voluto al suo fianco persone che sappiano fare la differenza e che vedano diverse prospettive del gioco. E’ il motivo per cui ha collaboratori che non si affidano esclusivamente alle analitiche o a ciò che semplicemente vedono. Soprattutto, ha voluto collaboratori che capissero cosa fosse l'intelligenza emotiva e che potessero rapportarsi con i giocatori. Dice Hinch:

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Baseball e TV

Nella foto Reggie Jackson durante un episodio de "I Jeffersons"
Nella foto Reggie Jackson durante un episodio de "I Jeffersons"

di Allegra Giufferdi

Il baseball, si sa che specie negli Usa, è molto televisivo. Da noi, in Italia lo è pochissimo ed io di questo mi dolgo assai, perché non comprendo come si possa continuare a vedere match di rugby del “Sei Nazioni” dove l’Italia inesorabilmente perde e l’unica cosa che varia è solo lo score o il numero di mete subite. Sono almeno quattro anni di fila che l’Italia del rugby vince il cosiddetto “cucchiaio di legno”, vale a dire l’ultimo posto tra le sei partecipanti al “Sei Nazioni” e nonostante ciò il rugby ha uno share televisivo importante e, non vi sembri contraddittorio, anche meritato, dato che io stessa contribuisco a crearlo, perché a me il rugby piace. Il rugby è uno sport nobile e cavalleresco, ma il baseball non è certo da meno, anche se ci si picchia un po’ di più!? L’unica cosa che non comprendo è, perché in Italia non si riesca a veicolare altrettanto per bene il baseball in TV, ma torniamo al ritorno televisivo che il baseball ha negli Usa.

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Il fuoricampo più corto della storia

di Frankie Russo   tratto da MLB.com

Quando nel baseball parliamo di fuoricampo, il nostro primo pensiero va alla potenza e alla distanza. Infatti molti sanno che il fuoricampo più lungo è stato di 177 metri battuto da Joey Meyer al "Mile High Stadium di Denver" in Colorado.  Ma quanti di noi conoscono la distanza che ha percorso la palla per il fuoricampo più corto della storia? La risposta è di 61 centimetri! Ma come è potuto accadere? Andy Oyler non è stato mai una stella nel firmamento del baseball. Infatti la stagione di maggior successo fu con gli Orioles nel 1902 quando realizzò un solo HR con una MB di 221 in 27 gare giocate. La maggior parte della sua carriera fu spesa nelle minors con la squadra di Minneapolis. Era un ottimo difensore ma al piatto era un mediocre, tuttavia riusciva a conquistare molte basi su ball grazie alla sua bassa statura e perché si abbassava molto nel box di battuta. 

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Hall of Fame 2020: i protagonisti - Giovanni Bombacci

Giovanni Bombacci con il Presidente Federale Andrea Marcon
Giovanni Bombacci con il Presidente Federale Andrea Marcon

Hall of Fame  2020: i protagonisti

Giovanni  Bombacci  Famer 2020

di Michele Dodde

Il dirigente Giovanni Bombacci nasce a Meldola in provincia di Forlì l’11 marzo del 1957. A metà degli anni settanta incomincia a giocare a baseball nella franchigia della “Libertas Forlì” quando nel suo ambito fu costituito il segmento baseball per poi passare nel roster del “Cesena B.C.”  La sua attività da giocatore dura pochi anni poiché agli inizi degli anni 80, giovanissimo venticinquenne, entra a far parte del direttivo della Società “IEF Softball Forlì” (Insegnanti Educazione Fisica) e successivamente, nutrito da una grande passione per il softball e nella volenterosa e lungimirante visione evolutiva dello stesso, nel 1985 è tra i fondatori del Softball Club Forlì e ne diventa il Presidente, ruolo che ancora ricopre.

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Le affascinanti voci dei San Francisco Giants

Sherry Davis
Sherry Davis

Oggi è l'8 Marzo Festa delle Donne - Auguri a tutte le Donne del Softball e del Baseball 

di Michele Dodde

Correva l’anno 1993 quando Sherry Davis fu selezionata tra oltre cinquecento aspiranti quale annunciatrice dello stadio Candlestick Park, casa della squadra di baseball dei San Francisco Giants.  Per lei, oltre a configurare l’imaginifico risultato di essere stata la prima donna a ricoprire quel ruolo fino ad allora riservato solo agli uomini, fu una voluta e ricercata affermazione che apriva un nuovo mondo di lavoro per le donne. “Certamente niente dovrà più essere precluso alle donne  – dichiarò in seguito – tuttavia però la donna, pur sopportando come ho fatto io le iniziali sciocche batture risibili, deve sempre sapere dove vuole arrivare e per tale fine essere la migliore”. Davis, nata e cresciuta in Virginia per poi laurearsi in Storia del Teatro presso il College of Notre Dame nel Maryland, prima di svolgere il ruolo di segretaria presso uno studio legale, spesso appariva sul palcoscenico del Norfolk Theatre Center impersonando varie protagoniste di opere classiche. La scuola di recitazione così le insegnò come modulare la voce o meglio, come voleva sempre precisare, “sapeva capire il momento quando dare colore alla propria voce”, colore che mandava in visibilio gli spettatori e soprattutto i giocatori. 

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Hall of Fame 2020: i protagonisti - Elia Pagnoni

Hall of Fame  2020: i protagonisti

Elia Pagnoni Famer 2020

di Michele Dodde

Il giornalista Elia Pagnoni, nasce a Milano il 22 aprile 1959. Il suo percorso professionale si è sviluppato di pari passo con il suo impegno nel baseball. Studioso del gioco e grande appassionato entra nel mondo del baseball nel 1979 andando a ricoprire il ruolo di addetto stampa e pubbliche relazioni del Milano Baseball.  Nello stesso anno inizia a collaborare con la rivista “Tuttobaseball” diretta da Giorgio Gandolfi e coordinata da Enzo Di Gesù. Nel 1982, grazie alla sua capacità interpretativa, diventa consigliere della franchigia milanese ed inizia altresì a collaborare con il quotidiano “Il Giornale”, allora diretto da Vittorio Feltri, e, sporadicamente, con il quotidiano “La Notte” alla cui direzione, dopo quella eclettica di Nino Nutrizio, era stato chiamato Livio Caputo. Dopo quattro anni, con l’avvento delle pagine sportive nella foliazione, entra a far parte della redazione de “Il Giornale” come praticante dove, unitamente ad altre discipline sportive segue con particolare proprietà il baseball seguendo da inviato speciale diverse finali scudetto oltre ai Mondiali del 1988 e del 1998 e gli Europei del 1991. 

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Gualtiero Carli

di Michele Dodde

Oggi  4 marzo è venuto a mancare Gualtiero Carli. Nato a Rimini il 30 luglio del 1927, giovanissimo incomincia a giocare a baseball per poi debuttare con il Rimini nel 1949 nell’allora serie A andando a ricoprire il ragionato ruolo di ricevitore. Dotato di una particolare postura nel box di battuta era l’incubo dei lanciatori per la perfezione con cui sapeva interpretare i lanci ed in particolare nella realizzazione delle smorzate che lo portarono ad essere soprannominato il re dei bunt. Nel 1952 i dirigenti del Cus Bologna lo ingaggiano per formare con il lanciatore mancino Romano Lachi, temuto artista del monte di lancio per le diverse combinazioni dei suoi lanci, una delle coppie più blasonate del baseball italiano. 

Nella foto Gualtiero Carli è il quarto in piedi da sinistra

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Sai quando usare il closer?

Foto da usatoday.com
Foto da usatoday.com

di Frankie Russo   tratto da ESPN

C'è un momento durante la partita in cui il manager prende una decisione che non sempre noi riusciamo a comprendere creando non pochi dubbi. Certo, il preconcetto è che i tifosi pensano di essere più intelligenti del manager e più intelligenti del GM, e forse dopo aver bevuto alcune birre pensano di essere ancora più bravi semplicemente schierando gli uscieri del campo al posto del seconda base, ma tutti dentro di noi sappiamo che in realtà non è così. Dentro di noi sappiamo che questi manager non sono stati sorteggiati a caso da un elenco telefonico e mandati in panchina allo sbaraglio. Sappiamo che indossano quelle uniformi perché sono persone estremamente intelligenti e sono state scelte dopo test qualificati. Sappiamo che sono stati selezionati perché nel corso di decenni hanno dimostrato una speciale combinazione di abilità e conoscenze che evidenziano una persona capace di prendere 50 decisioni in una partita sotto pressione.

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Hall of Fame 2020: i protagonisti - Marco Screti

Hall of Fame  2020: i protagonisti

Marco Screti Famer 2020

di Michele Dodde

L’umpire Marco Screti nasce a Nettuno il 23 luglio del 1965. Dopo aver praticato diverse discipline sportive tra cui il Judo ed il Jue Jitzu, quest’ultima abbandonata alla soglia della cintura nera per un infortunio, ed i Giochi della Gioventù di baseball nella rappresentativa di Nettuno nel 1977, a 17 anni la passione cittadina per il baseball gli fa scegliere di “averci qualcosa a che fare” con più avvincente partecipazione decidendo così di andare a dirigere le gare come umpire.  La sua preparazione è stata severa ed incisiva avendo avuto come istruttori il maestro Franco Faraone, eccellente ed indimenticabile uomo di campo e coinvolgente nei suoi giudizi, Santino De Franceschi, il longevo ed inossidabile primo umpire italiano ad aver inanellato una lunga e pregevole esperienza a partire dalla scuola cubana, ed Ennio Monaco, pacato e calibrato nel plasmare i concetti interpretativi.  Con tale preparazione  complessa ed intensiva Screti, dopo il Corso frequentato presso il Centro CONI di Tirrenia, incomincia nel 1984 il suo iter partecipativo con studiata applicazione senza nulla lasciare al caso tanto da riscuotere quell’anno l’ambito premio “Spocci” che il CNA riconosceva al miglior umpire esordiente. 

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L'insegnamento dei fondamentali è la cosa più importante per una squadra giovanile; ma è proprio così?

di Paolo Castagnini

Argomento delicato e pieno di trabocchetti quello che mi appresto a presentare oggi. Per un allenatore di una squadra giovanile alla domanda "che cos'è la cosa più importante in una squadra composta da giovani" risponderà sempre "l'insegnamento dei fondamentali".

Stessa domanda posta ai migliori relatori Americani alle Convention risponderanno certamente "l'insegnamento dei fondamentali." Ebbene io oggi vorrei provare a dimostrare che non è così. I fondamentali sono si importanti, ma c'è una cosa che per me è ancora più importante: La motivazione

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Hall of Fame 2020: i protagonisti - Mike Romano

Hall of Fame  2020: i protagonisti

Mike Romano  Famer 2020

di Michele Dodde

Il giocatore di baseball Michael Anthony “Mike” Romano, nasce a Highworth, Swindon, Gran Bretagna l’11 aprile 1953. I suoi genitori erano di origine italiana, sicuramente campana per via del cognome molto presente in quella regione e per la presenza della base NATO ubicata a Lago Patria a Napoli presso cui il padre iniziò a lavorare e poi, naturalizzato statunitense, a seguitare il suo impiego presso una base NATO a ovest di Londra ed infine a trasferirsi a New York.

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