Gli Indimenticabili - 3^ parte

Storia della Italian Umpires Association - 

di Michele Dodde

Leggi la 1^ parte - 2^ parte

 

Ora, sorvolando sulla deontologia giornalistica sportiva, è notorio che se in un articolo non vi sono commenti sulla direzione di gara si vuol significare che l’umpire ha svolto bene il suo compito in quanto il suo compito è dirigere bene l’incontro; se nota viene riportata, questa sarà solo per evidenziare le pecche o la negatività di qualche giudizio. Dunque, nella piena convinzione che l’umpire Compare avrebbe avuto migliori fortune nel divenire pilota, è certamente doveroso rimarcare che quelli, come poi sempre, sono stati tempi di coperte corte e la conoscenza del gioco, come da regolamento, era devoluta il più delle volte agli umpire che sul campo poi andavano a spiegarne le sfumature a chi di fatto giocava per istinto. 

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Baseball Green!

Foto tratta da MLB.com

di Allegra Giuffredi

Gli Stati Uniti e il baseball statunitense non finiscono mai di stupirmi, perché pur associandosi a siti che vogliono rifare la flotta sottomarina dello Zio Sam, allo stesso tempo si impegnano per contrastare il cambiamento climatico, tema sul quale siamo tutti o quasi sensibili e gli Americani … di più!  In pratica durante le telecronache sul sito della MLB (www.mlb.com ) vi è uno spot tutto “verde” che parla di come si voglia premiare la squadra più “green” delle Majors e quindi quella che si distinguerà nella maggior raccolta differenziata, nel minor consumo di acqua, nel minor dispendio di emissioni di H2O e nel maggior sforzo ecologico.

Insomma, una meraviglia!

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Samuele Sbardolini un anno in Florida da ricordare

Foto tratta da MLB.com

di Paolo Castagnini

Oggi vi racconto la storia di Samuele che da Brescia è volato in Florida per un anno accademico presso la Community School of Naples praticando il suo sport preferito, il baseball. Samuele ha avuto la grande fortuna, ma anche la bravura, di diplomarsi in un solo anno e quindi ora si trova davanti due possibilità: Tornare in Italia per il diploma italiano o rimanere negli USA proseguendo in un College. La graduation ottenuta in Florida infatti gli apre le porte di qualsiasi università americana. Ecco un'intervista a Samuele dove ci racconta com'è andata.

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Royals Scout team, due giorni di Camp

Foto tratta da MLB.com

di Paolo Castagnini

Alcuni amici mi chiedono di raccontare la mia esperienza con il baseball qui a Kansas City. Il 2 e 3 giugno ho avuto l'occasione di partecipare al Mini Camp delle squadre Royals Team presso il Benedectine College in Atchison (Kansas City). Ma faccio un passo indietro per presentare il programma dei Kansas City Royals per i giovani della città. Alla Urban Youth Academy di Kansas City si può iscrivere qualunque ragazzo senza pagare un dollaro e questo per un accordo tra la città e i Royals. Allo stesso tempo i Royals attraverso dei Try out scelgono i migliori talenti per costituire queste squadre che si chiamano Kansas City Team da Under10 a Under14 e Scout Team dai U15 a U17. I primi fanno attività da ottobre a luglio ininterrottamente, i secondi sospendono per la stagione delle loro High School (Febbraio Maggio) e riprendono poi a Giugno e questo Camp é l'inizio della stagione dei tornei estivi. Queste squadre sono anche dette Travel Teams.

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Perché il baseball vinse sul cricket? - L'ipotesi istituzionale

Foto da  Vintage Baseball Magazine (1882)
Foto da Vintage Baseball Magazine (1882)

Foto tratta da MLB.com

di Andrea Salvarezza

In diversi passi si è fin qui accennato al fatto che il baseball ebbe un vantaggio decisivo sul cricket a causa della sua malleabilità, intesa sia come spiccata predisposizione a venire modificato nei regolamenti e negli stili di gioco, sia come maggiore ricettività ad essere influenzato culturalmente, ad essere cioè “americanizzato”. Sotto questo profilo, il cricket sembra avere paradossalmente scontato il fatto di aver raggiunto prima del baseball la piena istituzionalizzazione, poiché alla metà dell’800 era già entrato nella cosiddetta fase «modern stage», in cui  le innovazioni ed i cambiamenti che possono essere apportati alla struttura di uno sport non solo diventano molto meno frequenti, ma possono al massimo incidere a livello periferico, e non certo sugli elementi fondativi della disciplina in questione. 

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Gli Indimenticabili - 2^ parte

Foto tratta dal Museo Virtuale del sito FIBS
Foto tratta dal Museo Virtuale del sito FIBS

Foto tratta da MLB.com

Storia della Italian Umpires Association - 

di Michele Dodde

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Certamente non furono facili gli inizi di questa pattuglia di una crescente Legione Straniera dei direttori di gara, termine coniato con grande efficacia dal milanese Giovanni Del Neri,  in specie se si considera come i giudizi da loro emessi durante le gare fossero sistematicamente in contrasto a causa sia per la diversa interpretazione del significato delle regole sia per gli oggettivi problemi di traduzione semantica delle frasi di un “Rule Book” rigorosamente in originale. Ancor più, per dare maggior colore, era sui campi da gioco per il calcio che autarchicamente venivano realizzati i diamanti. Le linee di foul venivano tracciate  con  un annaffiatoio colmo di calce liquida mentre il piatto di casa base ed i cuscini delle basi venivano portati dalle sedi sociali e sistemati sul campo con il tassativo compito di recuperarli poi a fine incontro. 

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La zona di battuta nella Little League

Foto tratta da MLB.com

di Frankie Russo

Traduzione di un articolo dal sitoThe Season dal titolo: The hitting zone

Poniamoci una domanda importante:  “Qual è la zona dello strike nella Little League?”

La risposta? Mi dispiace, hai sbagliato, prova ancora. Prossima risposta? Mi dispiace, hai sbagliato ancora.

Su tutti i campi della Little League di tutto il mondo, la risposta esatta è: La zona dello strike è dove viene chiamata dall’arbitro.”  Se la palla rimbalza prima di arrivare al piatto, e l’arbitro chiama STRIKE!, indovina, sul tabellone sarà segnato uno strike.  Se la palla è diritta in mezzo al piatto, e l’arbitro chiama BALL!, indovina, sul tabellone sarà segnato un ball.

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Gli Indimenticabili - 1^ parte

La locandina della prima partita di baseball ufficiale in Italia (Roberto Buganè Museo virtuale FIBS)
La locandina della prima partita di baseball ufficiale in Italia (Roberto Buganè Museo virtuale FIBS)

Foto tratta da MLB.com

Storia della Italian Umpires Association - 

di Michele Dodde

 

La fondamentale quanto capillare e meritoria ricerca inerente la nascita e la divulgazione del baseball e del softball in Italia, condotta a termine con filantropica precisione da Roberto Buganè, unitamente ad altre similari storie, riporta che la prima gara giudicata regolare e svolta con tutti i crismi dell’ufficialità fu certamente quella disputata a Milano sull’inventato diamante realizzato sul campo Giuriati  il 27 giugno 1948 tra il Milano B.C. e gli Yankees Milano. 

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L'approccio del giovane coach

Foto tratta da MLB.com

di Frankie Russo

Libera traduzione dal sito 

home.gc.com

Spesso i primi coach sono dei volontari. Lo scenario tipico si verifica quando i genitori iscrivono il proprio figlio ad un’organizzazione sportiva, e gli viene chiesto se vogliono collaborare come coach. Spesso il genitore si ritiene più adatto ad essere un assistente, ma succede pure che viene investito come capo. Sovente i principianti trovano questo ruolo più impegnativo del previsto, quindi è opportuno che seguano alcune regole che potrebbero tornare utili per facilitare il loro lavoro e aiutare i giovani atleti.

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Perché il baseball vinse sul cricket? - L'ipotesi strutturalista

Foto tratta da MLB.com

di Andrea Salvarezza

Accomunati da alcuni elementi di fondo, baseball e cricket rientrano entrambi nella famiglia dei cosiddetti «bat and ball games» («giochi di palla e mazza»): la sintassi  dei due sport, dunque, è per certi aspetti simile. Tuttavia in alcuni punti cruciali essi differiscono notevolmente: un’analisi approfondita rivela come tali differenze strutturali abbiano avuto comunque un ruolo nel processo che fece del baseball lo sport più popolare d’America.

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Il baseball sul grande schermo - dopo il 2020

Nella foto Tom Hanks nella grande interpretazione del manager James “Jimmy” Ducan in "A League of Their Own" (Ragazze Vincenti) 

di Michele Dodde

L’elenco dei film inerenti il baseball con le sue diverse sfaccettature è destinato a non aver mai fine se è vero, come è vero, che dalla mia peculiare ricerca da cui poi è scaturito il certosino elenco a partire dal 1898 sino al 2022, anno in cui è stato stampato il mio libro “Il Baseball sul Grande Schermo, nei fumetti, nella letteratura, a teatro, nelle ballate e nell’arte” ecco che da allora il numero dei film elencati sale dal 324 al 330 in data odierna.  In effetti già dal 2021 sotto la regia e sceneggiatura di Steve Acevedo fu licenziato “Love and Baseball” interpretato da Max Arciniega, Asif Ali e Tale Hanjok. Il film gode di una sceneggiatura scorrevole che, apparentemente sopra le righe, farebbe sembrare come il casuale incontro tra Will e Michele, i due protagonisti, potesse scadere nel solito film che va a rimarcare lo sdolcinante romanticismo ed invece l’imprevedibilità e la realtà della vita con un baseball eccentrico pigmalione ed inossidabile collante fanno elevare la qualità di questo movie ad una piacevole visione. 

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Il sottomarino

 

di Allegra Giuffredi

Come tutti noi sappiamo il Campionato di baseball statunitense è iniziato da qualche settimana e una cosa mi è balenata agli occhi.

Sul Sito dedicato alla MLB Majors League Baseball vi era una sagoma che campeggiava … Ohibò! Che cosa c’era di grazia? Un animale? Un UFO? La mia foto? Niente di tutto ciò, bensì la sagoma di un sottomarino stilizzato e fin qui … qualcuno potrebbe pensare ad un “submarine”, ossia ad una tipica meccanica di lancio, rara quanto insidiosa, pur se esistono alcuni estimatori del genere tra i lanciatori statunitensi. Ma guardando meglio, quello che mi inquieta, è il fatto che quel sottomarino è il promo di un’azienda che vuole reclutare lavoratori specializzati per rinnovare la flotta di sottomarini della marina militare degli USA www.buildsubmarines.com 

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Scelta sociale o business? -#15

 

di Michele Dodde

Se è vero, come è vero, che i dollari sono capaci di smuovere le più granitiche coscienze, non deve meravigliare più di tanto la magia del gioco dei bussolotti che ha interessato la presenza di squadre di baseball nella città di Washington. Infatti nel 1955 divenuto presidente dei Washington Senators, nomen omen in onore ai senatori del Governo Federale degli Stati Uniti, l’intraprendente Calvin, nipote e figlio adottivo di Clark Griffith, defunto proprietario della franchigia, con dati alla mano inerenti al numero degli spettatori ed ai relativi incassi derivanti incominciò ad ipotizzare un trasferimento della squadra verso una sede più coinvolgente prendendo ad esempio quelli già programmati ed attuati dai Boston Braves, dai St. Louis Browns, dai Philadelphia Athletics, dai New York Giants e dai Brooklin Dodgers.

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Il baseball praticato dalle donne - 4^ parte

Nella foto Jane Borders (makingmypitch.com)
Nella foto Jane Borders (makingmypitch.com)

di Michele Dodde

Leggi la 1^ parte

Leggi la 2^ parte

Leggi la 3^ parte

Visto che è di attualità in Italia in questi giorni, ripubblichiamo la 4^ parte di 4 dove si parla delle atlete che sono giunte al professionismo negli ultimi decenni.

 

Indiscutibilmente quegli undici anni di vita della AAGPBL aveva lasciato un grande desiderio tra la ragazze a cimentarsi nel baseball per poi finire a giocare nelle squadre di softball ma ulteriori talenti tra di loro erano pronti al debutto nel baseball professionistico. Fu il caso di Carey Schueler nel 1993 quando definitivamente fu annullato, nei principi della Major League, l’editto di Landis grazie al nepotismo attuato dal padre Ron Schueler, ex direttore generale dei White Sox, al fine di mettere sotto contratto la figlia Carey nella franchigia di Chicago. Ai Sox necessitava un lanciatore mancino di 18 anni e Carey se l’assicurarono nel 43° round del draft MLB di quell’anno. Carey era un’atleta polifunzionale poiché giocava magnificamente anche a Basket. Ha smesso di giocare nel 1996 per un infortunio. Nel 1994 si illuminò la stella di Ila Jane Borders.

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La memoria nella battuta

Foto tratta da MLB.com

di Frankie Russo

Libera traduzione dal sito theseason.gc.com

Il telefono squillò, era molto tardi. Un giocatore delll’High School stava attraversando un periodo di crisi in battuta e voleva un consiglio dal suo ex coach. Cue Smith al momento non allenava, ma aveva avuto modo di seguire il suo ex allievo notando qualche difetto. Era la postura del corpo fuori equilibrio e le spalle che erano posizionate in modo sbagliato rispetto al piatto.

 

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I Boston "Red Caps"

Nell'immagine Jim O’Rourke giocatore dei Boston Red Caps (1876)
Nell'immagine Jim O’Rourke giocatore dei Boston Red Caps (1876)

Foto tratta da MLB.com

di Andrea Salvarezza

Già il nome dice molto: la NL era un’associazione di club, non di giocatori. Con essa la separazione tra manager/dirigenti e giocatori divenne netta e definitiva, come del resto chiarì da subito la costituzione di Bishop e Hulbert, adottata al termine di un’intensa giornata di confronti, affermando l’intenzione di proteggere e  promuovere i «mutual interests» di club e giocatori: fino al 1876 l’interesse dei ballplayers era lo stesso delle squadre, club e giocatori erano una cosa sola e non c’era alcun bisogno di affermare la volontà di coniugare questi due interessi, poiché essi venivano a coincidere. La National League affermava invece esplicitamente l’esistenza di uno iato all’interno della “baseball fraternity”, di una scollatura che avrebbe presto portato ad una guerra di posizione frontale tra proprietari («capital») e giocatori («labor»): come avrebbe affermato Spalding: «The idea was as old as the hills; but its application to Base Ball had not yet been made. It was, in fact, the irreprensible conflict between Labor and Capital asserting itself under a new guise»

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Ricordi indelebili

Foto tratta da MLB.com 

di Paolo Castagnini

Un'amica mi invia questa foto e mi chiede se anch'io ne faccio parte. Ed ecco che affiorano ricordi indelebili. Questa è la squadra che fu l'inizio del San Martino Baseball. In realtà in quella foto io non ci sono ma è come se ci fossi. Siamo a metà degli anni 70 e di ritorno dal servizio militare mi offro all'allora Presidente di una delle squadre di Verona, Marco Lampronti, di allenare una squadra di ragazzi. Marco mi propone un gruppo di ragazzini della vicina San Martino Buon Albergo dove l'insegnate di Educazione Fisica Amedeo Braggio li aveva iniziati al baseball.

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Il baseball praticato dalle donne - 3^ parte

Nella foto Tom Hanks nella grande interpretazione del manager James “Jimmy” Ducan in "A League of Their Own" (Ragazze Vincenti)
Nella foto Tom Hanks nella grande interpretazione del manager James “Jimmy” Ducan in "A League of Their Own" (Ragazze Vincenti)

Nella foto Tom Hanks nella grande interpretazione del manager James “Jimmy” Ducan in "A League of Their Own" (Ragazze Vincenti) 

di Michele Dodde

Leggi la 1^ parte

Leggi la 2^ parte

Gli eventi bellici della seconda guerra mondiale, che di fatto avevano sfoltito i giocatori delle franchigie della Major League richiamandoli ad assolvere il dovere delle armi, indussero alcuni imprenditori appassionati di baseball a non far scemare lo spettacolo del gioco che era molto sentito come garbato passatempo familiare. Così il produttore di chewing gum e dirigente della Major League, Philip K. Wrigley, unitamente al patrocinio di Walter Harvey, proprietario di una industria dolciaria, organizzò la prima stagione agonistica di baseball giocato da donne. Il film già evidenziato ripercorre così le varie fasi organizzative riesumando anche i primi preconcetti all’iniziativa. Ad iniziare dal manager James “Jimmy” Ducan, un ex giocatore menomato ad un ginocchio e dedito più all’alcol che al fine odore dell’erba sui diamanti, in quanto era il primo ad essere fortemente scettico sulle possibilità che le giocatrici fossero in grado di giocare una vera partita di baseball, e da un pubblico cui la novità strideva con i ricordi di altre gare viste.

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Migliorare la tecnica degli interni

Ragazzi a Tokyo (Foto da Gin_Chilla) 

di Frankie Russo

Tratto da youthbaseballedge.com

Quando si insegnano i fondamentali ai giovani, ho sempre appreso dai coach americani che bisogna farlo in modo molto semplice, e mi è sempre rimasto impresso come uno di essi faceva rifermento alla regola delle  “SIX F” riportato nella tabella che segue: 

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Softball, un colpo di fulmine....

Foto tratta da MLB.com 

di Michele Dodde

E’ difficile poter individuare i tempi e le modalità di un colpo di fulmine e la sua durata, ma resta inspiegabile anche al Dottor Jerry Westbrook, uno stimatissimo accademico della South Est Missouri University (SEMO) dove insegna dal 1995 e dove ora per le sue alte qualità di docente è rimasto ancora nell'elenco dei docenti anche alla giovane età di 82 anni. Attualmente insegna part-time, comprese due classi durante il semestre autunnale della scuola.

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Un diverso pre-game nelle giovanili

Ragazzi a Tokyo (Foto da Gin_Chilla)
Ragazzi a Tokyo (Foto da Gin_Chilla)

Ragazzi a Tokyo (Foto da Gin_Chilla) 

di Frankie Russo

Tratto da youthbaseballedge.com

E’ il giorno della partita, ci si incontra al campo e quando arrivano tutti i ragazzi, questi cominciano a palleggiare tra di loro per 10, 15, 20 minuti tutto seguito poi dal coach che funga agli esterni e agli interni. Siamo arrivati al momento della partita e nulla di ciò che è stato fatto corrisponde a quanto succede in gara. L’obiettivo del pre-game è di preparare la squadra per la partita e la routine di cui sopra non ci aiuta a raggiungere l’obiettivo per tre motivi principali:

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La nascita della National League

Il primo logo della National League
Il primo logo della National League

Foto tratta da MLB.com

di Andrea Salvarezza

Se la dinamica di gioco delle partite era certamente molto simile a quella di oggi, per quanto riguarda la struttura interna dei club si era ancora molto distanti dall’assetto odierno: non esistevano metodi sistematici o un’organizzazione di scout per il reclutamento dei giocatori, e negoziazioni e assunzioni di giocatori avvenivano prevalentemente tramite scambi di lettere. Il metodo più facile di assicurarsi giocatori per i club professionistici era quello di assoldare i migliori dilettanti; le squadre giovanili («junior club») avevano una loro associazione nazionale e giocavano tra  loro regolarmente, ma solo i Brooklyn Excelsiors utilizzavano i giovani come serbatoio per la prima squadra. 

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Il baseball praticato dalle donne - 2^ parte

Foto tratta da MLB.com 

di Michele Dodde

Leggi la 1^ parte

Dopo la Lizzie le pagine ingiallite di una cronaca andata riportano il nome di Alta Wiess Hisrich che ha incominciato a lanciare a Ragersville in una squadra di baseball di ragazzi all’età di soli 14 anni. Correva l’anno 1904 e tanta fu la curiosità  suscitata dal suo stile e dalla sua tenuta sul monte di lancio che a 17 anni, entrata nel roster della squadra semiprofessionista di “Vermilion Independents”, la sua prestazione al debutto richiamò ben 1200 persone sugli spalti per assistere alla gara. Oltre 3000 invece furono i fans quando debuttò con la casacca dei “Cleveland Naps”. Le sue particolari doti di giocatrice le aprirono le porte presso lo Starling Medical College dove si laureò medico. Pur professando la sua nuova attività, continuò a giocare in squadre maschili amatoriali sino al 1920. La sua determinazione e vita da favola fu evidenziata dalla scrittrice Deborah Hopkinson nel libro per ragazzi: “Girl Wonder: a Basaball Story in Nine Innings” mentre la sua uniforme composta da una blusa ed una gonna lunga sino alle caviglie è ora presso il Museo di Cooperstown.  

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Nel Batting Cage come capire se la battuta è corretta?

Foto tratta da MLB.com 

di Frankie Russo

Quando si batte nel tunnel, una frase molto comune che troppo spesso si sente è “Colpisci la rete in fondo al tunnel”. Purtroppo questa è una disinformazione che diamo ai ragazzi e non stiamo insegnando il modo corretto di battere una volta che si va in campo. La maggior parte dei tunnel hanno una lunghezza che va dai 15 ai 23 metri. La distanza da casa base alla seconda e di 37,71 metri e questo significa che colpire la rete in fondo al tunnel corrisponde a battere la palla a circa il 40-60% della distanza da casa base. In altre parole, in campo aperto, diventa una normale rimbalzante al centro. Qualsiasi interbase con un discreto raggio d'azione sarebbe in grado di effettuare la presa con sufficiente facilità (a meno che l’impatto della palla con la mazza non superi almeno 80mph). 

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La nascita delle statistiche

Foto tratta da MLB.com 

di Andrea Salvarezza

La NAPBBP introdusse una nuova regola per il campionato nazionale, nonché un concreto e tangibile “titolo” di Campione degli Stati Uniti rappresentato da un vessillo (pennant) che andava alla squadra vincitrice: tutte le squadre si sarebbero affrontate in una serie al meglio di tre partite su cinque e al termine degli incontri il titolo sarebbe andato alla squadra che avesse vinto più partite (o, in caso di parità negli incontri vinti, a quella con la miglior percentuale di vittorie).  Tuttavia non era previsto un calendario ufficiale, stilato o comunque approvato dall’Associazione,   e le squadre si organizzavano spontaneamente: pertanto regnava una discreta confusione, poiché alcune squadre non giocavano contro tutte le altre, soprattutto per via dei costi eccessivi causati dai trasferimenti. 

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O tempora, o mores

Foto tratta da MLB.com 

di Michele Dodde

“O tempora, o mores” declamò Cicerone nella sua accorata invettiva contro Catilina nel novembre del 63 a.c. stigmatizzando in modo mirabile la sintesi degli usi e costumi dell’antica Roma. Questa espressione da allora è diventata una ironica o sarcastica critica alle abitudini ed alle tradizioni e pertanto non possono sfuggire a questo detto anche le innovazioni e le ricerche emanate in ambito della Major League Baseball per migliorare sempre più il gioco del baseball anche con effetti collaterali. Ma è anche vero che qualsiasi atto della Major League Baseball è contemplativo di accurate scelte che scaturiscono da capillari attività di mercato dettate da un ricercato businees che possa incrementare sempre più gli investimenti dei proprietari delle diverse squadre.

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Marco Mazzieri scende in campo per la Presidenza FIBS

Foto tratta da MLB.com 

di Paolo Castagnini

La notizia girava da tempo tra gli addetti ai lavori ed  è una notizia pesante: Marco Mazzieri ex grande giocatore ed ex ottimo coach della Nazionale Italiana, appena tornato dall'avventura giapponese con la squadra Europea al Global Baseball Games, annuncia la sua candidatura a Presidente Federale per il prossimo quadriennio. Marco è persona seria e capace e a lui va un grande in bocca al lupo da parte mia e della redazione di Baseball On The Road. Chi vuole tenersi aggiornato può seguire il sito internet ufficiale www.contopieno2024.it/ oppure la pagina Facebook  "CONTO PIENO 2024"

Ecco la sua candidatura e il video:

 

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Il baseball praticato dalle donne - 1^ parte

Nella foto la locandina del film "The Bad News Bears” (Che botte se incontri gli Orsi) con Tatum O’Neal e Walter Matthau
Nella foto la locandina del film "The Bad News Bears” (Che botte se incontri gli Orsi) con Tatum O’Neal e Walter Matthau

Foto tratta da MLB.com 

di Michele Dodde

Oggi 8 Marzo dedichiamo questa prima puntata sul baseball praticato dalle donne. 

Quando in Italia nel 1976 apparve nelle sale cinematografiche il film “The Bad News Bears” ("Che botte se incontri gli Orsi"), la sapiente regia di Michael Ritchie, coadiuvato in sceneggiatura da Bill Lancaster, lasciava immagine dopo immagine il volitivo significato di quanto fosse importante osare comunque. Gli spettatori però, e tra questi anche i neofiti amanti del baseball, si chiesero perché il trasognato semialcolizzato manager degli evanescenti Orsi, Morris Buttermaker, impersonato sullo schermo da un gigionesco Walter Matthau al meglio delle sue interpretazioni, stesse cercando di convincere sua figlia Amanda, interpretata da una giovanissima e bravissima Tatum O’Neal, a proporsi come lanciatore in una squadra tutta maschile. La fine del film, che veniva classificato come una benevola fiaba, allo sfumato spettatore lasciava qualche dubbio: poteva una ragazza giocare in una squadra maschile di baseball? E poi con successo ricoprire il ruolo più importante della squadra, il lanciatore, che determina con i suoi lanci l’ottimale capacità difensiva della squadra? Una favola dunque o una vincente trovata dello sceneggiatore. In effetti invece quella possibilità era ed è permessa dai regolamenti dell’attività agonistica della Little League.

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Scelta sociale o business? -#14

 

di Michele Dodde

Il baseball nella città di Kansas City ha una storia tutta particolare tanto da far iniziare il testo con la desueta frase: “C’era una volta…” Si, perché la città del Missouri tra le contee di Jackson, Clay, Platte e Cass fu dapprima sede dei “Kansas City Monarchs”, la franchigia più longeva nella storia della Negro National Baseball, particolare Lega che, sbertucciando gli integralisti razzisti che volevano il gioco monopolio solo dei bianchi, già a partire dal 1885 con la franchigia afroamericana “Cuban Giants” si era fatta conoscere ed apprezzare nell’organizzazione di diversi campionati che poi, dopo il celebre avvento di Jackie Robinson nel 1947, incominciarono a sfumare sino ad esaurirsi nel 1958.

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Imparare a riconoscere i lanci

Foto tratta da MLB.com 

di Frankie Russo

tratto da youthbaseballedge.com

Imparare a riconoscere i lanci aiuterà il battitore a individuare più velocemente il tipo di lancio che sta arrivando indipendentemente se il lancio è strike o ball o se gli viene addosso. In questo modo diventerà più disciplinato sventolando più spesso a lanci strike. E aiuta anche quei battitori che hanno paura di essere colpiti facendo si che abbiano più tempo per spostarsi. Per l’insegnamento è preferibile iniziare dalla distanza regolamentare usando delle palle morbide, come le palle da tennis. La distanza regolamentare aiuta il giovane ad avere più tempo per riconoscere i lanci. Usando le palle morbide aiuteremo il giovane a non temere di essere colpito. 

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Nascono i Boston Red Stockings (Sox)

Foto tratta da MLB.com 

di Andrea Salvarezza

Il grande successo sportivo dei Cincinnati Red Stockings del 1869, amplificato dalla sempre crescente attenzione riservata al baseball sulle pagine dei giornali, portò presto le altre squadre a seguirne le orme; la squadra di Cincinnati invece finì per dissolversi quasi subito, quando l’anno seguente la dirigenza annunciò di non essere più in grado di pagare i giocatori: forse fu solo un bluff, una mossa strategica per cercare di abbassare i salari, ma comunque non ebbe il successo sperato e vide i suoi migliori elementi migrare verso altre squadre in grado di pagarli (Harry Wright andò  a Boston portando con sé il fratello George, Charlie Gould e Calvin Mc Vey: partendo da questo blocco di fedelissimi, Wright impiegò tutta la sua abilità come manager e scopritore di talenti per costruire una squadra sensazionale, che aveva in Spalding un lanciatore ineguagliabile e che fu capace con il nome di Red Stockings – anch’esso “predato” a Cincinnati – di vincere 4 titoli nazionali di fila per Boston, sfiorandone un quinto.

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Come indossare il guanto

Foto tratta da MLB.com 

di Frankie Russo

Tratto da youthbaseballedge.com

Siamo sicuri che i nostri ragazzi usino il guanto nel modo corretto?  O pensiamo che infilare semplicemente la mano nel guanto sia il modo migliore? E non c’entra nulla nemmeno se il dito indice sia posizionato dentro o fuori il guanto.  Infilare la mano nel guanto non è come infilare il piede in una scarpa! Se guardiamo attentamente i giocatori professionisti, e come meglio si vede dalle foto, non si limitano a un semplice gesto, ma tengono il palmo della mano fuori. Le foto si riferiscono ai vincitori di Gold Glove. E questa tecnica è usata anche dai ricevitori per tre motivi principali:

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Scelta sociale o business? -#13

 

di Michele Dodde

Nel 1769 quando alcuni frati francescani nel portare avanti la loro missione nel nuovo mondo fondarono nella California meridionale, appena a nord del confine con il Messico, la città di San Diego in onore del religioso spagnolo proclamato santo da papa Sisto V nel 1588, mai avrebbero pensato che anche loro in un modo fortemente laico sarebbero stati ricordati oltre al nome anche nel primo logo di una squadra di baseball che dalle Minor League (Pacific Coast League), dove era presente dal 1936 e di cui si ricorderanno le eccellenti prestazioni del giovanissimo concittadino Ted Williams che la porterà a vincere quel campionato minore nel 1937, nel 1969 salirà agli onori del grande palcoscenico della Major League a seguito di intuitive manipolazioni economiche dei massimi dirigenti del baseball statunitense. La squadra infatti mantenne il nome di “San Diego Padres” ed il logo, che ne caratterizzava la presenza, fu realizzato raffigurante un monaco con svolazzante saio marrone che brandisce una mazza da baseball bianca all’interno di un cerchio giallo. 

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La prima squadra professionista:  I Cincinnati Red Stockings

Foto tratta da MLB.com 

di Andrea Salvarezza

Le insistenti richieste di riforma, sollevate da più parti per porre rimedio all’intricata situazione che si era venuta a creare nella seconda metà degli anni sessanta, continuavano però a cadere nel vuoto a causa degli scarsi poteri dell’Associazione: regole e provvedimenti adottati di volta in volta non erano sufficienti, poiché la questione era di carattere più generale e riguardava la necessità di prendere posizione di fronte al più ampio problema dell’avanzata del professionismo. 

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La trappola

Foto tratta da MLB.com 

di Frankie Russo

Tratto da youthbaseballedge.com

LA TRAPPOLA – SEGUIRE ALCUNE SEMPLICI REGOLE

Ecco un gioco che spesso si trascura sia a livello giovanile che senior. La trappola dovrebbe essere allenata sia in primavera prima del campionato che richiamata anche durante il campionato.

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Statistiche lanciatori: quali utilizzare

Foto tratta da MLB.com 

di Frankie Russo

L’articolo di oggi è stato preceduto dai due rispettivamente del 10 e 24 gennaio di quest’anno quando abbiamo accennato come il baseball è cambiato statisticamente negli ultimi 10 anni e come le tradizionali statistiche, ormai obsolete, hanno fatto spazio a un quadro molto più accurato e dettagliato.  Tutti gli addetti ai lavori nel mondo, del baseball che conta, ormai si affidano alla nuova Sabermetrica. E anche i tifosi desiderosi di conoscere il baseball nelle sue sfaccettature e meglio comprendere il motivo di alcune scelte e delle varie strategie, dovrebbero interessarsi alle innovazioni. E’ fondamentale essere aggiornati e consapevoli dei nuovi standard, di come analizzare una gara e i suoi protagonisti. Caso contrario non comprenderemo veramente cosa sta succedendo in campo, del perché alcuni giocatori sono considerati migliori di altri o del perché uno è preferito all’altro.

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Scelta sociale o business? -#12

 

di Michele Dodde

Nel 1957, dopo la scelta sociale e fortemente economica da parte dei Giants e dei Dodgers, i primi a trasferirsi in quel di San Francisco ed i secondi nell’accogliente Los Angeles, la National League amaramente dovette prendere atto che nella Grande Mela si era evidenziata la considerevole assenza di una sua affiliata franchigia mentre padroneggiavano il tutto solo gli Yankees nella lista dell’American League. Ora è notorio il grande “senso di stima” che corre tra le due leghe del grande baseball professionistico statunitense tanto che già dall’inizio della loro costituzione si sono differenziate sia per una diversa filosofia di intenti ed oculati interessi di scelte sociali nella ricerca di appropriati siti di espansione e sia anche per una diversa interpretazione del regolamento del gioco. Ne è piacevole testimone la pubblicazione ufficiale della Major League “Make The Right Call” nelle cui pagine sono riportate le sfumature ermeneutiche delle note dieci sezioni della normativa.

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