Ciao Luciano

di Paolo Castagnini

E così te ne sei andato anche tu. In punta dei piedi. Non è giusto. Avevamo ancora tante cose da fare o forse anche solo parlare, parlare di baseball seduti al "Filippini" con l'"Americano" o lo "Spritz" guardando la gente della piazza, la "tua" Piazza Erbe. Era li che ti cercavo quando avevo bisogno di te e spesso era li che ti trovavo. Seduti a quel tavolino iniziavamo a parlare di baseball e ciò che mi piaceva di te era la tua capacità di prendere un problema e cercare la soluzione. Non cadevi mai nella nostalgia del passato, sempre presente, anzi sempre futuro. Se avevo bisogno di aiuto, se avevo bisogno di confronto, se avevo bisogno di essere ascoltato tu c'eri, c'eri sempre. Mi lasci un vuoto incolmabile. Sei sempre stato la persona di riferimento nel mio lungo cammino in questo sport.  Ho iniziato a giocare poco dopo di te, ma tu hai smesso molto presto. Diciamo la verità non eri proprio un grande atleta, ma per quanto riguarda il cervello eri una spanna su tutti. Ed è così che iniziasti la carriera di allenatore fin da giovanissimo. No, non un allenatore dei fondamentali, ma uno stratega. Ciò però che hai fatto di meglio è stato il "Dirigente" anzi meglio ancora il "Direttore Sportivo". 

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La nascita della knuckleball

di Frankie Russo

tratto da MLB.com

Non è una scelta essere un lanciatore di knuckleball. Qualsiasi lanciatore vorrebbe tirare a 95+ mph anziché diventare uno di quegli strambi individui sul monte che lanciano una palla fluttuante, svolazzante e che poi all’improvviso cade. E se è strambo il modo in cui viaggia la palla, è altrettanto strambo il modo in cui è nata dal suo altrettanto strambo ideatore.  Il suo nome? Thomas “Rospo” Ramsey. Certamente non è gentile apostrofarlo con il suo soprannome che si riferiva al suo "corpulento" corpo, ma sono trascorsi più di 100 anni da quando ha smesso di giocare, quindi non rischiamo querele. La scoperta di questo lancio è del tutto casuale e frutto di uno sfortunato incidente. Lavorando come operario nel ramo delle costruzioni, Ramsey si tagliò il tendine del dito indice, incidente a seguito del quale fu costretto ad impugnare la palla con le punte delle dita imprimendo alla palla due diverse curve o cadute.

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L’intrigante personalità di Mike Donlin

di Michele Dodde

Per conoscere e delineare l’intrigante personalità di Mike Joseph Donlin bisognerebbe spolverare gli annali sportivi del baseball e quelli teatrali di Broadway e cinematografici di Hollywood poiché il personaggio Donlin in tutti questi segmenti è stato seguito, idolatrato ed amato. Nato a Peoria nell’Illinois il 30 maggio del 1878, dopo una gioventù sofferta per via della morte di entrambi i genitori in un incidente ferroviario, barcamenandosi in svariati lavori e giocando a baseball in squadre di Minor, Mike con studiata spavalderia e forte personalità fece di tutto per farsi notare come talentuoso battitore dagli scouts e debuttò nel sognante mondo della Major League con i St. Louis Perfectos il 19 luglio del 1899 nel ruolo di esterno centro. In questo edulcorato mondo restò dal 1899 al 1914 andando ad indossare le casacche degli Orioles di Baltimora, dei Red Sox di Concinnati, dei Rustlers di Boston e dei Pirati di Pittsburgh ma soprattutto dei Giants di New York dove si sublimò vincendo due World Series sotto la carismatica guida del sapiente John McGraw. (Nella foto a sx Daniel Frohman, produttore di Broadway e Mike Donlin)

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Chi ha detto che il manager non conta?

AJ Hinch
AJ Hinch

di Frankie Russo

tratto da totallytigers.com

Premessa: Molti ormai dovrebbero sapere della mia passione per i Detroit Tigers ed è spesso dai relativi siti e quotidiani locali dove trovo gli articoli che volentieri condivido con i nostri lettori. Ciò detto, anche se queste storie riguardano in specifico i Tigers, non escludo che ognuno può riflettere sul contenuto e trarre qualche esempio, frase o concetto che possa essere utilizzato nel suo ambito.  Adesso andiamo all’argomento di oggi. 

Per comprendere a fondo questo articolo, dobbiamo fare un passo indietro negli anni e tornare al 2013, l’anno in cui i Tigers fallirono l’obiettivo di raggiungere le World Series nonostante avessero la migliore rotazione dei lanciatori, considerata tra le 5 migliori di tutti i tempi, e nel roster ci fossero molti giocatori destinati nella Hall Of Fame. E’ un argomento di cui molti se ne chiedono la ragione e di cui se ne parla anche oggi a distanza di 8 anni. C’è chi addossa la responsabilità al manager, chi al bullpen ed altri ancora a quella strategia dell’HR o SO oppure anche alla mancanza di aggressività sulle basi, in gergo “avanzare da stazione a stazione”. 

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Il baseball sul grande schermo - n° 5

di Michele Dodde

4^ parte - 3^ parte

2^ parte - 1^ parte

 

Nel periodo 1898 – 1910 i film interessanti con il baseball furono 12 tra cui il celebre “His last Game” (1909), girato con una sola bobina da 10 minuti circa con la regia di Harry Solter e prodotto dalla Independent Moving Picture Co. Questo breve corto, per intensità e trama, è stato inserito nel 2007 dalla Kiko International in una antologia del Baseball in DVD dal titolo “Reel Baseball - Baseball Films from the Silent Era”. E’ questo un film importante per due temi già allora scottanti: il serpeggiante razzismo contro i nativi e le scommesse clandestine. Infatti le drammatiche sequenze evidenziano la specchiata onestà di quello che è il miglior giocatore di una squadra composta esclusivamente da pellerossa. Egli rifiuta la tangente propostagli da una cosca di giocatori d’azzardo bianchi ed anzi nel momento cruciale della gara va a battere con cipiglio il fuoricampo vincente per la sua squadra ben sapendo di fatto che sarebbe stata quella la sua ultima gara. Com’è intuibile già all’alba della sua vita il cinema saldamente andava a porre le basi della sua filosofia etica. 

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E' il momento di programmare il futuro

di Paolo Castagnini

Quello che segue è un articolo che scrissi 10 anni fa, ma che dopo averlo riletto ho pensato di ripubblicare in quanto lo trovo perfettamente attuale.

Il prossimo anno che squadra dovrò gestire? Che tipo di obiettivi mi verranno assegnati dalla società? Quali sono i miei giocatori? di che età? come sono? Sto parlando ovviamente di giovanili e il riferimento è il Tecnico. Faccio l'allenatore da molti anni e ogni volta che devo iniziare una stagione il mio approccio è diverso. Le esperienze avute anno dopo anno, modificano il programma successivo. Una grande manager d'industria che ho avuto il piacere di conoscere, in riferimento a mio figlio che aveva finito la scuola di design alla mia domanda "che cosa gli consigli di fare"? rispose: "digli di andare a Londra o a New York o in qualsiasi grande città, sedersi fuori da un caffè del centro e guardare, osservare e ancora guardare".

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Conosciamo Ty Cobb

di Frankie Russo tratto da MLB.com e athlonsport.com

Nell’era in cui la palla, nonostante fosse trattata con lo sputo o con la saliva imbrattata di tabacco, Ty Cobb riusciva a battere la palla a tutto campo, correva come un daino e imponeva il suo stile di gioco a tutta la lega. Era lui che dominava la scena, e quando si è ritirato, aveva stabilito il record di gare giocate (3.305), di turni alla battuta (11.429, 11.434 o 11.440 a seconda della fonte), di punti segnati (2.246), di valide (4.189 o 4.191 a seconda della fonte), di totale basi conquistate (5.854) e media battuta (367 o 366 a seconda della fonte). Non solo resiste ancora la sua più alta media battuta in carriera, ma l’unico che ha battuto 366 o più in una singola stagione, fu Ichiro Suzuki nel 2004, e dopo tutti questi anni dalla sua morte, con la sua personalità che continua ad essere valutata, Cobb rimane un personaggio assolutamente affascinante. Considerato tutto ciò, a distanza di 135 anni dalla sua nascita, vogliamo segnalare 15 elementi che ogni appassionato di baseball dovrebbe conoscere del “Georgia Peach” (soprannome attribuitogli dal noto giornalista sportivo dell’epoca Grantland Rice). 

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Buon Baseball 2022!

Foto tratta da Gazzetta dello Sport (gazzetta.it)
Foto tratta da Gazzetta dello Sport (gazzetta.it)

di Allegra Giuffredi

Il baseball è sempre intorno a noi e anche se quest’affermazione sembra riecheggiare una nota pubblicità, in realtà è proprio così. Lo si ritrova nel vestiario, nei modi di dire che però mi raccomando non siano del tipo “andare a meta” mutuato dal rugby e anche in TV, pur se magari in modi inaspettati, perché tanto ormai, a parte sulle Pay TV, in chiaro non si vede manco l’ombra di baseball italiano, ma bando alle lamentazioni! Cominciamo bene l’anno e prendiamola con leggerezza! E parliamo di Talisa Jade Ravagnani che anche se ricorda vagamente una marca di prosciutti, scusatemi ed amnistiatemi, perché ormai ho il tarlo pubblicitario, in realtà fa la Velina a “Striscia la Notizia” e a noi interessa, perché è la nipote di Joe Torre!

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Un irriverente furto di pantaloni

Nella foto Barney Dreyfuss
Nella foto Barney Dreyfuss

di Michele Dodde

Tra gli spassosi aneddoti inerente la storia del baseball c’è quello a latere di un curioso episodio avvenuto di notte su un treno lungo la tratta New York – Boston ai primi del 1901. Si era ai primi del novecento e le diverse organizzazioni che coinvolgevano le squadre professionistiche in cerca di una chiara dimensione si erano indirizzate a formare, oltre alla National League, anche l’America League, con molti principi e distinguo. A varare l’American League aveva contribuito Byron Bancroft Johnson, di origine teutonica, dunque uomo ordinato e corretto che, convinto come era che la National League fosse composta da giocatori rissosi e violenti contro i regolamenti e soprattutto che avesse ridotto il baseball a semplice intrattenimento maschile, lontano dalle famiglie e dalle donne, si adoperò nell’ambito della sua Lega, di cui era Presidente, a modificare mentalità e prospettive atte a richiamare una maggior affluenza di pubblico proprio con l’ingresso sulle tribune da parte delle donne presentando il tutto come un gradevole passatempo da salotto. 

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Rivello ha bisogno di giocatori e giocatrici

di redazione

Riceviamo e con piacere pubblichiamo questo invito da parte della ASD e APS ACLI RIVELLO, giovane società della Basilicata.

L'invito è del Presidente Gustavo Savino.

Cerchiamo innanzitutto giovani che vogliono crescere, ma anche giocatori che si vogliono affiancare ai ragazzi ed aiutarli a crescere, in questi due anni. Il nostro progetto è portare i nostri giovani a disputare nel 2024 un campionato di Serie C di Baseball e serie B di Softball. Chiunque fosse interessato può contattare la società al seguente indirizzo: aclirivello@gmail.com

E' possibile avere notizie su questa società attraverso questa bella intervista al Presidente apparsa su baseballmania

 

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L’incredibile storia di Ray Caldwell

di Frankie Russo tratto da ESPN

Era il 24 agosto 1919, Ray Caldwell vestiva la casacca di Cleveland per la prima volta. Al momento faceva particolarmente caldo e nessuno dei 20.000 presenti poteva immaginare cosa sarebbe accaduto da lì a poco. Una storia mista di disperazione, di terrore, di sopravvivenza e redenzione, con al centro dell’attenzione per le prossime due ore il solo Ray Caldwell. La folla lo applaude mentre Ray sale sul monte e diventa ancora più rumorosa nell’assistere alla sua magnifica prestazione. I tifosi lo conoscono bene, è stato appena tagliato dai Red Sox e ‎la parabola della sua carriera, una volta promettente, aveva quasi toccato il fondo prima di quel giorno. Questa era la sua ultima occasione.‎ Caldwell era soprannominato “Secco” per il suo metro e 89 di altezza e 87 kg di peso, il tutto proiettato a spendere ogni grammo per la sua fastball e micidiale curva. ‎Ma per lo più si avvaleva del suo devastante lancio da eliminazione: uno dei migliori spitball (palla sputata) della lega.‎ All’epoca era ancora un lancio legale.

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Tirare a lunga distanza migliora la velocità?

di Paolo Castagnini

Ripubblico questo articolo a 4 mani con l'amico Frankie Russo, che ha curato la traduzione, affrontando nuovamente un tema assai caro ad allenatori, pitching coach, lanciatori e non solo. Il long toss aumenta la velocità di lancio? Premetto che questo articolo, come tutti gli articoli tecnici pubblicati su questo sito, non sono da prendere come verità, ma servono come contributo alla crescita formativa degli addetti ai lavori. Alcuni di questi articoli infatti possono trovare condivisione altri meno. Io stesso pubblico a volta articoli non pienamente condivisi, ma sono certo che solo confrontandoci con tutte le ideee e opinioni potremo crescere come allenatori. L'articolo di oggi è di Brent Pourciau e pubblicato sul sito www.topvelocity.net Al termine dell'articolo c'è la pubblicità della sua scuola che noi per correttezza abbiamo lasciato, anche perché i più interessati potrebbero approfondire. Vi lascio quindi alla traduzione di Frankie Russo dell'articolo Study Proves Max Distance Long Toss Decreases Pitching Velocity

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Superstizioni e dintorni

di Michele Dodde

Mai avrebbe pensato il giovane John Ewing quando ad appena venti anni compiuti debuttò nel baseball professionista il 18 giugno del 1883 come esterno centro con la casacca dei St. Louis Browns e che cinque anni dopo, prescelto come lanciatore, sarebbe divenuto oggetto di una scaramantica superstizione quale colorata tradizione nel grande affresco del baseball. Fratello minore di Buck Ewing, talentuoso ricevitore che verrà indotto nella Hall of Fame nel 1939, John dopo aver saggiato i Red Outlows di Cincinnati e i Citizens di Washington approdò alla corte dei Louisville Colonels durante la stagione del 1888 quando, al fine di migliorare la sua prestazione come lanciatore gli fu consigliato il successivo anno di incominciare a masticare tabacco quando era sul monte di lancio. In quella stagione agonistica i Colonels stavano dimostrando, con i soli lanciatori Red Ehret, Scott Stratton e John Ewing, di essere la peggiore squadra nell’ambito della National League e pertanto il manager, nella piena convinzione che Ewing, dato il suo temperamento nervoso che lo aveva mandato in crisi in diverse gare, potesse migliorare la sequenza dei suoi lanci, lo incoraggiò ad iniziare la “cura del tabacco”. 

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Il baseball sul grande schermo - n° 4

Monica Vitta nel film Teresa la ladra
Monica Vitta nel film Teresa la ladra

di Michele Dodde

4^ parte

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Leggi la 2^ parte

Leggi la 1^ parte

Allora, a scorrere il mio personale censimento, a partire dal 1898 e sino ad oggi, i film che hanno interessato direttamente il baseball sono stati ben 226 ma è intuitivo che a questo elenco mancano sia quelli che hanno avuto il baseball come sfondo dioramico ( tra questi però mi piace ricordare il film italiano “Teresa la Ladra” interpretato dalla grande Monica Vitti e quell'hard boiled statunitense "Una Pallottola Spuntata" (1988) dove il regista David Zucker valorizza al meglio la dinamica di un effervescente Leslie Nielsen nei panni di un plate-umpire fortemente da cineteca),  sia quelli realizzati con cartoni animati, sia i sequal televisivi, sia i musical o commedie teatrali di cui, se del caso, se ne potrà parlare in seguito.

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Dove indirizzare la battuta

di Frankie Russo tratto da totallytigers

Cosa hanno in comune i Red Sox, Dodgers, Giants, Braves, Astros e Cardinals, tutte squadre che hanno partecipato ai playoff quest’anno? Sono le squadre nelle majors che battono il minor numero di palle a terra (40%) ed è la vera loro chiave di successo. Un livello di successo che permette loro di giocare in ottobre. Il baseball è in continua evoluzione e per capirlo a fondo e apprezzarlo, dobbiamo essere in grado di accettare i cambiamenti che sono supportati dai risultati e da una grande quantità di dati. Le società ormai investono in decine di analisti che hanno lauree in analitiche e accesso ai migliori software possibili e immaginabili. Quando gli analisti studiano programmi e osservano video attraverso i loro super computer, essi ottengono informazioni dettagliate per come si devono comportare le squadre. Le organizzazioni poi attuano le strategie e valutano molto attentamente i risultati. 

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HR #500, come tutto ebbe inizio

di Frankie Russo tratto da freep.com

Miguel Garcia guidava nervosamente. Aveva appena recuperato Al Avila all’aeroporto di Caracas e, in compagnia dell’altro scout, Louie Eljaua, erano diretti a La Pedrera alla periferia di Maracay dove abitava un ragazzino di nome Miguel Cabrera. Avila parlò per tutti i 90 minuti del viaggio; voleva sapere tutto di quel ragazzino. Non sarebbe stata una decisione facile. Per metterlo sotto contratto era necessario tagliare qualcuno ed era una mossa che comportava sempre dei rischi. Insomma non si poteva sbagliare, si trattava di affari. Oltretutto lo scout Garcia aveva l’incarico di trovare un buon giocatore invece adesso parlava di una superstar di soli 15 anni. Arrivati al campo i tre non ebbero nemmeno il tempo di trovare un posto in tribuna che Cabrera colpì per un HR al suo primo turno in battuta. Avila avrebbe voluto chiamare subito la dirigenza dei Marlins ma poi ritenne opportuno guardare tutta la partita, alla fine della quale finì per pranzare con la famiglia Cabrera. Fu l’ultima volta che Avila scherzò su Cabrera. Da quel momento in poi si sarebbe parlato solo di affari. Da allora son passati gli anni e Cabrera ora 38enne ha da poco realizzato il suo 500° HR. Avila e Cabrera si conobbero quando Avila lavorava per i Marlins dove Cabrera giocò i suoi primi 5 anni nelle majors prima di essere ceduto ai Tigers nel 2008 e dove oggi il GM è proprio Al Avila.  

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Il baseball sul grande schermo - n° 3

Un fotogramma del film "Headin’ Home" interpretato da Babe Ruth nel 1920
Un fotogramma del film "Headin’ Home" interpretato da Babe Ruth nel 1920

di Michele Dodde

3^ parte

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Leggi la 1^ parte

Dopo Casey, è Babe Ruth il personaggio più gettonato nei vari film. Anzi a dirla tutta egli fu attore principale in ben tre film: “Headin’ Home”, “Babe comes home” e “Babe Ruth Baseball Series”. Il primo, prodotto dalla Cine-Vintage Films nel 1920 su cinque bobine, muto ed in bianco e nero, fu diretto da Lawrence Windom con un cast di furore per quei tempi: Babe Ruth, Ruth Taylor, Tom Cameron, James A. Marcus e Ricca Allen. Ma a motivare l’interesse del cinema verso il baseball fu la grande notorietà che il gioco stava acquisendo ed ancor più da quella del grande Babe Ruth.

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Il regalo di Natale

Photo by John Carlson
Photo by John Carlson

di Michele Dodde

Gli zii putativi Frankie e Paolo in verità il loro dono l’avevano già fatto nel giorno del suo compleanno. Ora un guantone da baseball ed una pallina erano divenuti il tesoro segreto del piccolo Giorgio cui il nonno non aveva fatto mancare una completa divisa con i colori bianco azzurro dei Los Angeles e la giusta scritta del nome sul numero 21. Quel giorno, era la vigilia del Natale, la famiglia al completo era in fermento per i preparativi che annualmente si andavano ripetendo quando Giorgio prese per mano il nonno dirigendosi verso il giardino davanti casa e qui, con voce sicura disse: “Nonno, vuoi giocare a baseball con me?”. 

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Il giorno che cambiò la storia della MLB - 2^ parte

di Frankie Russo tratto da MLB.com

Segue dall 1^ parte

Proviamo ora a fantasticare come si sarebbero potute svolgere le cose se si fosse votato il 1° dicembre invece dell’8 e paragonare l’immaginazione con la realtà.

  • 1942

Fantasia: I Browns si trasferiscono a Los Angeles

Realtà: Una nazione scende in guerra bloccando il trasferimento dei Browns all’ovest

I Browns avrebbero conservato il loro nome come lo hanno fatto anni dopo i Dodgers e Giants, non avrebbero avuto tra le loro fila i vari Sandy Koufax, Don Drysdale e Jackie Robinson, ma avrebbero tratto benefici dalla forza economica della California e probabilmente divenire una delle maggiori forze del baseball.

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Il giorno che cambiò la storia della MLB - 1^ parte

di Frankie Russo tratto da MLB.com

Durante l’ultimo mese della stagione 1941, i proprietari delle squadre della Major League stavano decidendo quando fissare un incontro per prendere alcune importanti decisioni tra cui una che avrebbe cambiato per sempre la storia del baseball. I St. Louis Browns attendevano l’approvazione per trasferirsi a Los Angeles. La squadra, oggi conosciuta come i Baltimore Orioles, era in una crisi profonda da molto tempo e avevano deciso di abbandonare il Missouri. Non essendo in grado di competere con le squadre dell’American League e incapace di reggere il confronto con i rivali Cardinals, la dirigenza aveva deciso di trasferirsi a Los Angeles per la stagione 1942 divenendo, di fatto, la prima società sportiva professionista sulla West Coast. 

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Mi chiamavano Maesutori

di Michele Dodde

Per Alessandro Maestri, con in ricezione il polivalente Elio, allontanato per un attimo dalle sue Storie Tese come incisivo catcher dai chiari messaggi, soffermarsi a scrivere il suo libro a quattro mani “Mi Chiamavano Maesutori” deve essere stato il più amato lancio strike partito dal suo formidabile braccio, se non il più difficile da eseguire pur in circostanze di “Zeniano” calmo abbandono. Ma la lettura del libro non è, come apparentemente sembra, una comune biografia quanto invece una coinvolgente e precisa testimonianza di intime vicissitudini, manipolatrici delle sue scelte, e di equilibrate considerazioni snocciolate a seguito di eventi che lo hanno visto protagonista. 

Così, a partire da ragazzo dall’alveo dei Falcons che usavano volare in quel di Rivabella sotto l’ala protettrice di Luigi Bellavista, il falchetto Alessandro irrobustisce le sue ali e spicca con determinazione, giusta scelta, volontà e capacità il volo verso il lontano limite dei suoi sogni: giocare a Baseball sul grande teatro della Major League statunitense. Il racconto diventa cammino e compagno di viaggio del lettore che intuisce come a volte sfumano i colori dell’arcobaleno proprio là come se venisse citata di continuo l’armonia di una lontana canzona di Earl Grant: “At the end of a rainbow / you’ll find a pot of gold/ at the end…”.

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Bruno Linciano

di Michele Dodde

E’ venuto a mancare questa mattina alle ore sei Bruno Linciano. Nato a Bologna il 26 marzo del 1942. Tra i giovani bolognesi conosce il baseball di cui diventa un qualificato giocatore iniziando a giocarlo nel 1956 e debuttando nella massima serie italiana nel 1963 con la casacca della Fortitudo vincendo lo scudetto nel 1968. In seguito indosserà i colori dell’Unipol nel 72 e della Cercosti Rimini nel 1974. Nel 1975   frequenta il corso per tecnico e superatolo andrà ad allenare prima lo Star Sport per poi andare ad amalgamare efficacemente il Pianoro baseball vincendo con questa squadra prima lo scudetto Juniores nel 1976 e nel successivo anno la promozione dalla serie B alla serie A.

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Il sulfureo Jimmy Burke

di Michele Dodde

James Timothy Burke, in arte “Jimmy”, ha iniziato a giocare nella Major League Baseball come terza base nel roster dei Cleveland Spiders nell’ottobre del 1898 e trasferitosi poi nel successivo anno a St. Louis, ovvero prima che macchinazioni da salotto impoverissero del tutto gli Spiders facendoli diventare nel 1899 con 20 partite vinte e ben 134 perse, pur avendo come manager Lave Cross e Joe Quinn, la peggiore squadra in assoluto nella lunga storia del baseball. Non che fosse un giocatore di assoluto talento il Burke, ma lì sul diamante era determinante poiché il suo scontroso carattere ed il suo modo di intendere la competizione sportiva ben lo hanno distinto in più occasioni. Infatti egli con il suo approccio alle fasi di gioco ha avuto modo di ritagliarsi una personale configurazione, ovvero di colui che mai è stato giudicato uno stinco di santo poiché ben lontano dei principi etici decoubertiniani in quanto per lui non era importante partecipare ad una gara quanto vincerla a qualsiasi costo anche usando se del caso maniere forti o ricercati corpo a corpo. 

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Quel fastidioso "mettila dentro!"

di Paolo Castagnini

Ti trovi al sesto inning, sei in vantaggio per 5-4, ma dieci minuti fa lo eri per 5-0. Ci hanno ripresi! tutti i tuoi compagni sono con te, tutti fanno il tifo per te; tutti meno uno. Quando senti quella voce ti sale una specie di rabbia dentro, è come avere un avversario in squadra. <<E dai, mettila dentro no!>> Ma questo lo sa che tu sputi sangue ad ogni allenamento mentre lui se ne sta comodamente vicino alla sua base e poi magari quell'unica palletta che rotola pure la sbaglia! <<mettila dentro! tira strike!>> ma vai a farti......

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Ultima opportunità per Barry Bonds e Roger Clemens

di Frankie Russo

tratto da ESPN

Eccoci qui, siamo arrivati al capolinea per Barry Bonds e Roger Clemens se sono meritevoli o no di entrare nella Hall Of Fame considerato l’uso di steroidi. E’ l’ultimo dei loro 10 anni validi per essere eletti dall’Associazione dei giornalisti sportivi e le votazioni avranno luogo alla fine di questo mese. Se Bonds o Clemens non raggiungeranno almeno il 75% dei voti, per una eventuale introduzione dovranno aspettare una commissione speciale per affiancare i loro nomi alle leggende del baseball quali Babe Ruth, Willie Mays e Cy Young, oltre ai loro contemporanei Ken Griffey Jr e Randy Johnson. Se guardassimo solo i numeri, entrambi sarebbero entrati al primo ballottaggio, Bonds per essere tra i più grandi a vestire una divisa da baseball, e Clemens per una carriera durata 24 anni conseguendo 354 vittorie e 7 Cy Young Awards. Ma un gruppo troppo folto di votanti ha deciso che giocatori che hanno alterato le prestazioni con uso di droghe non sono meritevoli.

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Kaleeb Campo si offre per una squadra in Italia

di Redazione

Kaleeb Nelson Campo Godínez, è un coach Cubano che ha già allenato in Italia presso una società di Milano (Legnano), cerca una squadra interessata alla sua collaborazione. Kaleeb ha una Laurea in Cultura Fisica, Sportiva e Ricreativa. Diplomato nel 1998 presso la Scuola Sportiva Manuel Fajardo. Specialità Baseball. Università dell'Avana, Cuba. La sua specializzazione è Pitching Coach ma può coprire qualsiasi ruolo tecnico sia con i giovani che con atleti evoluti. 47 anni residente all'Avana ha moltissime esperienze sia a Cuba che all'estero. Non ha legami con nessuna federazione e nessuna società ed è libero in qualsiasi momento. 

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Il baseball sul grande schermo - n°2

di Michele Dodde

2^ parte

Leggi la 1^ parte

Nel 2013 è ancora la Warner Brothers ad impegnarsi su quel profondo cuore palpitante ed incisivo volto statunitense che è il baseball distribuendo nelle sale il film “42” ovvero la storia di Jackie Robinson che fu il primo giocatore di colore a giocare con i Brooklin Dodgers in Major League. Scese in diamante il 15 aprile del 1947 e fu l’inizio di una coraggiosa battaglia contro il razzismo. Nonostante il generoso apporto durante la seconda guerra mondiale e quella che fu la guerra di Secessione, la popolazione di colore non era ancora riuscita a sfumare e sdrammatizzare gli aspetti negativi di quella società che pur si accingeva ad ergersi paladina di una difficile democrazia tant’è che sino ad allora tutti i giocatore in Major erano stati solo ed esclusivamente bianchi. 

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Il giocatore che non esiste più

di Frankie Russo

tratto da  MLB.com

IL GIOCATORE CHE NON ESISTE PIU’ 

(e forse troveremo una risposta a molti punti interrogativi)

Tutta la storia inizia come una chiacchierata al bar.  Era il mese di settembre del 1988, in prossimità della fine di campionato e i Pittsburgh Pirates avevano un record sopra 500 ma senza possibilità di giocare nei playoff. Così arrivò anche l’opportunità del prima base/esterno mancino Benny Distefano di essere chiamato dalle minors sperando di far bella figura e conquistare un posto nel roster per il 1989.  Seduti al bar dell’aeroporto in attesa di prendere il volo, Distefano e il pitching coach Ray Miller stavano sorseggiando una bevanda mentre guardavano una partita in TV. “Come mai non esistono ricevitori mancini”?  domandò Miller a bruciapelo. Solo anni dopo Distefano realizzò che non fu una battuta a caso ma che Miller aveva buttato l’amo. 

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La controversa storia di Dizzy Dean

di Michele Dodde

Ha un risvolto particolare la storia sportiva di Jerome Herman Dean in arte lodato come Jay “Dizzy” Dean. Molto acclamato sui diamanti per il suo indiscutibile e particolare talento sul monte di lancio tanto da aprirgli le porte della Hall of Fame nel 1953 quanto invece poi snobbato e mal supportato in società dai colletti bianchi. Nato a Lucas in Arkansas il 16 gennaio del 1910, Dean era un ragazzo cresciuto in simbiosi con i duri lavori di campagna che gli avevano donato un fisico possente ed un formidabile braccio destro che, una volta entrato nei ranghi della Major League Baseball, gli ha permesso, durante una carriera sportiva di dodici anni, di realizzare una incisiva quanto lodata carriera. Ha indossato onorevolmente le casacche dei St. Louis Cardinals, Chicago Cubs e St. Louis Browns  chiudendo la sua carriera con 150 gare vinte su 283 disputate con un’ERA pari a 3.02.

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Quando le cose non funzionano

di Frankie Russo

tratto da  

totallytigers.wordpress.com

Erano in molti a pensare che con l’arrivo del nuovo proprietario dei NY Mets le cose sarebbero cambiate in meglio. Invece è stata la semplice conferma che non si può cambiare fin quando non ci sarà un cambio nella cultura aziendale. Il proprietario Steve Cohen ha licenziato il GM coinvolto in scandali sessuali che risalivano al 2016 ma che solo oggi sono stati portati alla luce. Insieme a lui altri coach e dirigenti hanno rassegnato le dimissioni per reati simili. In quale altra organizzazione si riscontrano tanti scandali? Per questo è stato richiamato l’ex Sandy Alderson per cercare di riordinare l’assetto societario, ma va anche tenuto conto che molte delle persone coinvolte negli scandali sono stati assunti proprio da Alderson. Per avere una conferma di quanto sia stata disastrosa la gestione dell’organizzazione negli ultimi anni, basti pensare che prima dell’accettazione dell’incarico di GM da parte di Mike Eppler, ben 13 altri candidati hanno rifiutato l’offerta dei Mets. 

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Il baseball sul grande schermo - n°1

di Michele Dodde

1^ parte

Vedere per la seconda volta le sequenze del film Moneyball, prodotto nel 2011, dopo la  prima volta viste in modo totalmente emotivo per quell’incipit che licenziava il movie quale esortazione a verificare come la vera vittoria non deve essere basata sul risultato ma sul coraggio di portare avanti le proprie idee, ha suscitato una condivisibile curiosità da parte di quell’esegeta che è Paolo Castagnini: come vengono scelti gli attori nei film che trattano di e con il baseball? Indiscutibilmente il grande schermo è la sintesi dell’arte visiva e tutti i particolari diventano oggetto e soggetto per analisi del dettaglio e forza persuasiva e che consegneranno poi alla storia banalità ed immortalità delineatrici di accurate analisi e scelte.

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La MLB è a un punto di stallo

Nella foto Max Scherzer passato ai Mets con un contratto da capogiro
Nella foto Max Scherzer passato ai Mets con un contratto da capogiro

di Frankie Russo

tratto da  

totallytigers.wordpress.com

E’ stata una settimana pazzesca, molte transizioni, alcune delle quali hanno superato ogni aspettativa sorprendendo persino i diretti interessati, sia in termini di soldi che di durata. Da poco è scaduto il termine ultimo per il rinnovo del CBA senza che si sia raggiunto un accordo tra i proprietari e il sindacato giocatori, un accordo che sembra ancora molto lontano. Quindi, dalla mezzanotte di mercoledì tutto è bloccato. Uno dei punti cruciali per le trattative riguarda la proposta dei proprietari di allargare i playoff. Attualmente il format prevede i playoff a 10 squadre, i proprietari ne vogliono aggiungere altre 4 per portare il numero totale a 14. 

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In quale categoria sta la tua squadra?

di Frankie Russo

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Circolano voci che Billy Beane stia per lasciare gli Oakland Athletics in cerca di un’altra squadra. Forse qualche team potrebbero assumerlo sperando che possa finalmente fare di loro una squadra vincente. Infatti esistono squadre che sembrano non cambiare mai. Vi sono squadre che fanno sempre bene, vi sono squadre che vagano nel buio, quelle spesso coinvolte in scandali e quelle che partecipano senza nessun obiettivo.  Perché alcune organizzazioni fanno le cose sempre nel modo giusto come i Cardinals? O altre, come gli Angels, che hanno sempre qualche dirigente coinvolto in atti illegali? E altre ancora che permettono a molestie sessuali di prosperare? Quale è il loro modello? Tutto si riduce alla cultura aziendale. Riguarda la leadership, o la sua mancanza. Si tratta di coloro che vogliono veramente essere i migliori e prestare attenzione ai dettagli. Per altri, l’unico scopo sono i profitti. Si tratta di alcune squadre che sono proattive e altre che sono reattive.

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