Il lineup musicale - The Gashouse Gang

The Gashouse Gang
The Gashouse Gang

di Michele Dodde

Sicuramente indossano divise macchiate e sporche. Molte sono anche rattoppate – scriveva il New York Sun nel 1934 – ed anche il loro comportamento desta perplessità. Si figuri che sputano il tabacco e si tolgono la saliva con il dorso delle mani asciugandosele poi sul davanti della casacca. Però non hanno paura di nessuno”. Si, perché in quell’anno i St. Louis Cardinals, soprannominati “Gashouse Gang”, andarono a vincere il primato nella National League inanellando una serie di 95 partite all’attivo e la World Series contro i Detroit Tigers per 4-3 con la settima gara che negli annali andrà a sancire la prima gara vinta per forfeit.

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Il Manager, poco più di un messaggero

Nella foto Rocco Baldelli, manager dei Twins con i suoi 38 anni è il più giovane manager della MLB (AARON LAVINSKY  •  AARON LAVINSKY @ STARTRIBUNE.COM )
Nella foto Rocco Baldelli, manager dei Twins con i suoi 38 anni è il più giovane manager della MLB (AARON LAVINSKY • AARON LAVINSKY @ STARTRIBUNE.COM )

di Frankie Russo tratto da totallytigers

Il baseball sta cambiando molto velocemente, ed in ogni settore. Abbiamo visto come è cambiata la strategia di difesa, la strategia di attacco e anche il dipartimento della dirigenza. Tutto conseguenza dell’emergere delle analitiche. Le analitiche hanno cambiato il gioco ed in modo significativo. Ma l'area di cui non si è ampiamente discusso è il luogo che si trova tra la clubhouse e gli uffici esecutivi: Il dugout.  Nemmeno il dugout è rimasto immune ai cambiamenti apportati dalle analitiche. I manager son cambiati così come sono cambiati i loro coach. Una volta il manager era uno di esperienza che veniva promosso alle majors dopo essere passato per le minors e dopo aver portato la squadra al successo poteva chiedere un contratto miliardario. Ora non più.

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Eventi salienti di una storia infinita # 18

Olds Motor Works 1910 Oldsmobile Advertisement Poster (fineartamerica.com)
Olds Motor Works 1910 Oldsmobile Advertisement Poster (fineartamerica.com)

di Michele Dodde

L’inizio del nuovo secolo con gli stati del Far West ancora in fermento tra la irrefrenabile corsa alla ricerca dell’oro e la lotta per accaparrarsi i grandi pascoli e con quelli dell’Est in continuo sviluppo industriale e di benessere con accattivanti pubblicità inerenti il sogno dell’acquisto di un’automobile da scegliere tra “The Cadillac: the Automobile that Solves the Problems”, la “Hynes-Apperson Co: Gold Medal Pan-American Exposition”, la “Ford Motor Car: The Eyes of the Chauffeur”, la“ Olds Motor Works : The Best Thing on Wheels” in vendita a soli 650.00 dollari e l’invito imperativo recitante : “Every  People who drive Cars drink Coca Cola” a 5 centesimi mette in evidenza ancora ulteriori particolari innovazioni verso il baseball. 

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Non basta essere il migliore per vincere

Nella foto Mike Trout (USATODAY)
Nella foto Mike Trout (USATODAY)

di Frankie Russo tratto da ESPN

In nessun altro sport come nel baseball non basta essere il migliore per vincere. La storia è piena di esempi: Ty Cobb, considerato uno dei più grandi di tutti i tempi, giocò 22 anni nelle majors e mai ebbe l’onore di conquistare l’anello con i Detroit Tigers; Ted Williams, considerato il più grande battitore di tutti i tempi, non ha mai vinto le World Series con i Boston Red Sox; lo stesso dicasi di Barry Bonds, detentore del record di fuoricampo, che in 22 anni di carriera non ha mai potuto alzare il trofeo più ambito da un giocatore di baseball. Ed oggi, almeno per il momento, la storia sembra ripetersi.

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Il DH in National League e la canna da pesca

Nella foto Giancarlo Stanton il DH con il contratto più alto (325milioni di dollari in 10 anni)
Nella foto Giancarlo Stanton il DH con il contratto più alto (325milioni di dollari in 10 anni)

di Frankie Russo tratto da MLB.com

Nel marzo del 1892 la National League, allora unica lega professionale, avanzò una proposta per esentare i lanciatori dal dover battere. La proposta fu bocciata con sette voti contro e cinque a favore. Nel febbraio 1906 fu ripresa la discussione ma contro il cambiamento vi furono ancora alcuni importanti punti di contestazione: Lo si riteneva teoricamente sbagliato ed era un principio cardinale del baseball che ogni membro della squadra dovesse andare a battere. Il quotidiano Sporting Life pubblicò un articolo in cui riportava che invece di vietare al lanciatore di battere, la soluzione migliore sarebbe stata di insegnargli a colpire la palla.  

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8 anni fa nasceva Baseball On The Road

di Paolo Castagnini

E' incredibile. Otto anni sono veramente tanti e tanta acqua è passata sotto i ponti o meglio tanti articoli sono stati pubblicati in questo blog. Era il 6 febbraio quando timidamente pubblicavo un mio articolo che parlava di un sogno. Un sogno che già sapevo si sarebbe a breve realizzato. Organizzare alcune trasferte negli Stati Uniti con ragazzi italiani provenienti da varie società per giocare a baseball e a softball e visitare questo grande Paese. L'articolo si intitolava "Un sogno nel futuro" e aveva il doppio significato del viaggio in America, ma anche di una mia nuova esperienza con questo blog.

20 giorni prima naufragava la nave Costa Concordia del capitan Schettino e il 21 dicembre di quell'anno sarebbe terminato il calendario Maya con la profezia di alcuni sulla fine del mondo. Ed invece sono ancora qui a scrivere e con me altri amici lo hanno fatto e continuano a farlo.

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Il patto con i genitori

Prima di iniziare la stagione dei Campionati Giovanili è necessario un patto con i genitori. Ecco come si può iniziare la stagione 2020

di Frankie Russo tratto da coachbaseballright.com

GENTILI GENITORI,

Vogliamo iniziare l’attività agonistica condividendo con voi questa lettera che delinea le nostre aspettative per questa stagione emozionante. La cosa più importante che vi vogliamo dire è che crediamo che il baseball, come ogni altro sport, sia un veicolo per insegnare ai nostri ragazzi una lezione di vita.  La vita (scusate la ripetizione) ci riserva sia successi che fallimenti. Vogliamo che i nostri ragazzi imparino a gestirsi sia quando le cose vanno bene sia quando al contrario non vanno come desiderato. Noi dobbiamo essere dei buoni esempi per loro e spero che voi tutti siate d’accordo per il bene dei nostri ragazzi.

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Derek Jeter e Kobe Bryant

di Frankie Russo tratto da theplayerstribune.com

Ciò che ha detto Derek Jeter del suo amico Kobe

"Tutto ciò che dovevo sapere di Kobe Bryant era questo: In tutti gli anni della nostra amicizia, le conversazioni più importanti riguardavano sempre la famiglia. Mettiamo da parte per un momento la carriera di uno dei più grandi giocatori di basket di tutti i tempi. Mettiamo da parte la sua costanza nel duro lavoro, la mentalità Mamba e l’incredibile voglia di vincere. 

 

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Il pensiero segreto

John Robertson Art
John Robertson Art

di Michele Dodde

Il 30 gennaio di 101 anni fa nasceva Jackie Robinson

Jackie Robinson non lo avrebbe mai confessato a nessuno, nemmeno sotto tortura, ma quando il 15 aprile del 1947 entrò negli spogliatoi dell’Ebbets Field lì a Brooklyn le sue gambe ebbero più di qualche tremolio e con la testa bassa si diresse là dove era posizionata la sua casacca. Nei giorni precedenti aveva bighellonato tra le vie della città con le mani in tasca  indossando un maglione a collo alto con un cappellino da baseball anonimo sulla testa, ed aveva provato molto beneficio guardando le vetrine e riflettendosi su di esse aveva gioito per quanto gli stava capitando. A lui, proprio a lui, nel baseball. 

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Perché giochiamo?

di Frankie Russo tratto da CoachBaseballRight

Una domanda che ognuno di noi si deve porre è: Perché giochiamo? Lo facciamo allo scopo di creare competizione, insegnare il valore del gioco di squadra, preparare, formare e sviluppare il carattere dei nostri ragazzi? Oppure lo scopo è quello di fornire un palcoscenico dove, per un interesse personale, possiamo mostrare le nostre capacità ed essere al centro dell’attenzione?   

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Una giornata triste

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Fiamme Oro

Una scena del film Full Metal Jacket
Una scena del film Full Metal Jacket

di Franco Ludovisi

1959 FIAMME D’ORO

Capita un giorno che Giuseppe Di Monopoli, il nostro terza base, appassionatissimo di baseball anche se poliziotto di carriera non si senta troppo bene ed è costretto a chiedermi se posso esentarlo dal fare allenamento. Come allenatore delle Fiamme D’Oro ho questa prerogativa e lo dispenso e Giuseppe, pur non allenandosi, non riesce a stare lontano da noi che giochiamo e resta, in borghese, a bordo campo. 

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.... e ancora mi domando

di Allegra Giuffredi

All’inizio di questi anni Venti, partiamo da qualcosa di vecchio, ossia dalle considerazioni che avevo  dedicato al perché alcune squadre della MLB, dopo aver vinto le World Series (WS) “si perdono” inesorabilmente e non riescono più a ripetersi, tornando nell’oblio. Partendo dalla fine, per così dire: tutte le squadre statunitensi di baseball (e non solo) cercano la formula magica per vincere le WS, reiteratamente, ma questa formula non sembra esistere, perché tante sono le strade intentate per trovarla ed altrettanti gli insuccessi. Ma vediamo un po’. I Cubs, per esempio, sono partiti o meglio ripartiti, dopo tanti anni di “vacche magrissime”, dal settore giovanile e dopo qualche anno hanno finalmente vinto le WS. Idem gli Astros di Houston. Di entrambe le squadre, si diceva che avessero i migliori prospetti, entrambe le squadre hanno vinto, ma poi, qualcosa si è rotto. 

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Mike Fiers, pollice su o pollice giù?

di Frankie Russo tratto da usatoday.com

Il technology cheating pare non aver fine. Dopo il licenziamento di un GM (Jeff Juhnow) e tre managers (A.J. Hinch, Alex Cora e Carlos Beltran - interessante quello di quest’ultimo che non ha fatto nemmeno in tempo a vestire la casacca!), ora è la volta di giocatori, coach e manager di esprimere la loro opinione. In effetti il modo in cui si sono svolte le cose nelle ultime World Series non fa piacere a nessuno, e adesso molti puntano il dito verso colui che ha reso pubblico lo scandalo, il lanciatore degli Oakland Athletics Mike Fiers. Era dai tempi di Jose Canseco che un giocatore non denunciava il sistema. Imbrogliare ha sempre fatto parte del gioco e in molti, ivi compreso la MLB, hanno preferito far finta di niente.   L’opinione di LaTroy Hawkins, ex lanciatore dei Minnesota Twins, ora dirigente di detta organizzazione, è che anche ai suoi tempi esisteva l’uso degli steroidi e tutti lo sapevano. Oggi la storia si ripete. Tutti cercano di trarre un minimo vantaggio in qualsiasi modo possibile.

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Voglio specchiarmi negli occhi di mio figlio

di Michele Dodde

L’incisiva chiusura dell’articolo di Frankie Russo: “Il prezzo del successo” delinea inequivocabilmente il giusto comportamento che deve avere un coach. E le modalità che egli indica sono sempre quelle eterne del gioco nel rispetto delle regole. Ma quale invece deve essere il comportamento dei genitori, di quei tanti genitori sempre pronti ad oltrepassare la linea purché il figlio possa tendere alla vittoria?. Purtroppo molti sono gli esempi negativi che circolano, pochi quelli da condividere. Per tale motivo ed al fine di stigmatizzare un comportamento da perseguire viene svolta dal 2016 nel Salento, da parte del Club di Lecce del Panathlon International, una efficace campagna divulgativa tra i giovani studenti delle scuole di primo e secondo grado. Ovvero partire dai giovani per “educare” i genitori. E sono sempre incontri di particolare interesse che coinvolgono insegnanti e genitori cui al termine, come memento, viene consegnata la “Carta dei doveri del genitore nello sport”.

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WAR, questo sconosciuto

di Frankie Russo tratto da ESPN.com

Definizione: WAR – Wins Above Replacement (Vittorie [in più] rispetto al sostituto, ndt) è una statistica sviluppata da Fangraphs che indica il valore per numero di vittorie in più che un giocatore porta alla sua squadra rispetto a un giocatore di livello inferiore (diciamo delle minors o un free agent al momento disponibile) nella sua stessa posizione. Ad esempio, se uno shortstop e un prima base hanno la stessa produzione complessiva (in attacco, difesa e sulle basi), lo shortstop avrà un WAR migliore perché il giocatore di livello inferiore che lo sostituisce nella sua posizione avrà un rendimento sicuramente inferiore.  Più alto è il valore, maggiore è il contributo dato alla squadra, quindi un giocatore con un WAR intorno allo 0 è essenzialmente un giocatore da panchina, mentre un giocatore con un WAR intorno a 8 dovrebbe essere quasi sempre un candidato MVP. Il WAR dipende anche dalla posizione in cui gioca il giocatore, con ruoli meno importanti per la battuta che danno più punti rispetto ad altri più orientati alla battuta. 

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Il prezzo del successo

di Frankie Russo 

Le prime pagine dei quotidiani sportivi, dei talk show televisivi e radiofonici negli USA hanno ampiamente trattato il caso dello scandalo “tecnology cheating” da parte degli Houston Astros, Boston Red Sox e in modo meno fragoroso dei New York Yankees i quali, per il momento, sono considerati più vittime che colpevoli. L’aspetto forse più drammatico che deve essere preso in considerazione, a mio avviso, è quello umano, cioè come è stata gestita l’intera vicenda da chi invece doveva esserne il supervisore/i. La MLB era già intervenuta in precedenza avvisando le società che la “tecnology cheating” non era ammessa e che le società che ne avrebbero fatto uso sarebbero state fortemente penalizzate. Ciononostante gli Astros hanno ignorato l’ammonimento mettendo in forse ciò che negli ultimi anni avevano fatto di buono, divenendo addirittura il modello di squadra da imitare. 

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Panino con la mortadella

di Franco Ludovisi

1954 CALZE VERDI

A quei tempi, quando si andava in trasferta, la Società non forniva pasti ai giocatori: tutti si dovevano organizzare per portarsi da casa almeno qualche panino. Mi capitò di fare una trasferta a Trieste dimenticandomi a casa le vettovaglie e in tasca non avevo un soldo, come sempre. Come era uso allora nessuno si mosse a compassione per la mia situazione e imparai a mie spese quanto fosse duro arrivare al giorno appresso, dopo una lunga trasferta e una partita accesa, con un solo limone rimediato casualmente!

Sempre nel 1954, dopo qualche tempo, le cose migliorarono e la Società che aveva  ottenuto qualche disponibilità metteva a disposizione degli atleti una mezza mortadella per confezionarci dei panini al momento del bisogno.

 

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Tre strike e quattro ball - Perché?

di Michele Dodde

Per il neofita che si trova ad assistere ad una partita di baseball per la prima volta appare subito intuitivo che il fulcro centrale del gioco è quello evidenziato presso la pedana della Casa Base  in specie al seguito gestuale e vocale dell’umpire: tre Strike e il battitore è eliminato; quattro Ball ed il battitore ha diritto di acquisire la prima base senza pericolo di essere eliminato. Ma questo è anche il primo rudimentale approccio che un giovane giocatore acquisisce anche quando per la prima volta entra con la mazza da baseball tra le mani nel box di battuta. Tuttavia questa è una semplice sintesi tacitiana poiché il concetto invece va ben oltre il campo da baseball. Quando si iniziò a giocare a baseball non esisteva alcun manuale che specificasse le modalità secondo le quali bisognava sviluppare le azioni che poi dovevano essere giudicate lecite al gioco o illecite da parte del giudice di gara ma esse venivano ideate man mano che il gioco veniva praticato da più squadre e non solo a livello oratoriale.  

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100 anni di solitudine

di Frankie Russo tratto da un blog americano.

Credo che la persona più sola in una squadra di baseball sia l’allenatore. Non è difficile riconoscerlo, lì in disparte, nel suo angolo della panchina, circondato, se fortunato, dai suoi pochi “bravi”  coach (scorer e poco più), gli stessi che prima del famigerato terzo canto del gallo saranno pronti a lasciarlo in balia degli eventi. L’allenatore, colui che è destinato ad essere “IL” capro espiatorio da sacrificare alle Divinità del baseball se le cose non vanno bene, è l’unico che nelle foto guarda da un’altra parte, se capita di vincere. E pensare che in principio l’allenatore semplicemente non esisteva: era il giocatore più anziano della squadra o colui per carisma o per diritto di nascita, che assumeva il ruolo di capitano. Era lui ad impartire ordini e a fare la formazione, salvo poi appassionarsi e cominciare a pensare (quale illusione…) di essere l’uomo del destino, colui che trasforma gli uomini in eroi. 

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Ulicà zakà!

di Franco Ludovisi

1948 – ULICA ZAKAZANA

In polacco vuole dire “non si passa” ed era scritto unitamente alle frasi inglesi ”off limits” e “out of bound” sui cartelli che impedivano alle truppe di liberazione di entrare nelle zone di Bologna dove c’erano i bordelli. Questa espressione viene assunta dalla Libertas 48 come il proprio hip hip hurrà!

E viene così scandita: Ulicà zakà, ulicà zakà, ulicà zakà zakà zakà - zanà!     Non si passa!  

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Eagles Vs Devils - Cronaca di una partita di baseball

di Paolo Castagnini

tratto da Eagles Vs Devils di Manuela Rozzi

Da come me lo raccontò, c'era da sbellicarsi dal ridere, ma quello che cambiava le cose da così a così, era che mancavano solo due giorni alla partita contro i Devils, e in questo non c'era niente di comico, né di, sia pur lontanamente, divertente. Era il mio secondo anno nella squadra degli Eagles, la squadra di baseball della scuola, sotto la guida di Mr. Horton, un uomo grassoccio e rubicondo, nato con la presunzione di essere il padre eterno in fatto di baseball. Ma tutti noi sapevamo che non era merito suo se la squadra era ben piazzata in classifica, bensì di una buona dose di fortuna che aveva messo insieme il miglior lanciatore che ci fosse sulla piazza, Donnie Morgan, che possedeva una palla veloce portentosa, e un discreto numero di buoni battitori, come Greg Stepperton e Aaron Devlin. Questa combinazione ci aveva permesso di arrivare a metà campionato in testa alla classifica, con cinque vittorie ed una sola sconfitta, ma tallonati da vicino dai Devils, che in quanto a buoni battitori non scherzavano manco loro. Era il nostro anno, lo sapevamo. Con Donnie sul monte di lancio, eravamo imbattibili.

 

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Buon 20 20 !

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MLB: Cosa ricorderemo del 2019 - 2^ parte

di Frankie Russo tratto da ESPN.com

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Categoria 2 - Il momento in cui inizia la sequenza temporale, è il momento in cui inizia il baseball moderno

Uno degli eventi più seguiti dagli appassionati è l’Home Run Derby che si svolge prima dell’All Star Game a metà campionato. L'evento catalizzatore per l'ascesa della competizione è stato il premio da 1 milione di dollari aggiunto quest'anno, condizione che ha richiamato un numero maggiore di richiedenti, in particolare i più giovani giocatori che non possono contare su salariali extra miliardari. Vladimir Guerrero Jr ha stabilito il nuovo record di HR realizzati mentre Alonso ha dominato la finale.  Per quanto concerne invece lo shift difensivo, è difficile determinare per certo quando ha veramente preso piede, ma di sicuro ha avuto inizio nel corso di questo decennio. I Dodgers e Astros hanno applicato lo shift su più della metà dei lanci eseguiti, in altre parole per queste due squadre è la tradizionale linea difensiva che rappresenta la vera anomalia.

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MLB: Cosa ricorderemo del 2019 - 1^ parte

di Frankie Russo tratto da ESPN.com

Da una prospettiva degli americani, due cose principali si ricordano del 1919: il trasferimento di Babe Ruth dai Red Sox agli Yankees, e lo scandalo dei Black Sox.  La cosa interessante di questi due eventi è che il tifoso meno informato ne è venuto a conoscenza solo in un secondo momento. Lo scambio di Babe Ruth fu reso noto solo dopo la prima settimana del 1920 e l’investigazione delle 1919 World Series ebbe inizio nel settembre 1920.  Quindi anche gli eventi che tratteremo oggi non saranno gli unici ad essere ricordati nei prossimi 20 anni. Tanto per fare un esempio, il trucco degli Astros per rubare i segnali all’avversario con l’uso della tecnologia durante le World Series 2017, è venuto a conoscenza dei media solo due anni dopo. Gli eventi che ricorderemo oggi verranno suddivisi in sette categorie con alcuni riferimenti anche al passato.

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L'estate del nostro scontento

di Michele Dodde

Nel 1994, dopo difficili trattative, il sindacato dei giocatori indisse uno sciopero che interruppe i campionati gestiti dalla Major League Baseball. Quello sciopero causò la cancellazione della World Series di quell’anno. Molto è stato scritto e detto circa l'avidità dei giocatori e l'avarizia di proprietari, molti opinionisti però hanno concordato che i Montréal Expos quell’anno avrebbero vinto la World Series.

Perché allora  il 1994 ha rappresentato l’estate del nostro scontento… Perché la nostra passione per il baseball è stata frastornata, colpita ed amareggiata in quanto si è andati a sezionare i risvolti collaterali imbattendoci sul “come” tutto sia successo, “dove” tutto sia successo e “perché” tutto sia successo. Ed ecco che il come ha evidenziato in che modo il baseball professionistico, una volta lasciata la trama filosofica, che gli appartiene come cimelio, a chi dell’attività persegue sempre e solo i principi, cessa di essere uno sport educativo ed icona di stile di vita per diventare esclusivamente uno spettacolo e come tale incanalato su rigidi binari di un divertimento che dia sempre in continuità soddisfazioni e temerarietà.

 

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Ricordi di Ustica

di Franco Ludovisi

Guardando il film che è stato prodotto per ricordare il baseball a Ustica affiorano tanti bei ricordi della mia permanenza sull’isola.  Lo spettatore, ad esempio, che a cavallo del somarino guardava le attività che facevamo in campo senza mai muoversi o distrarsi: non ne sono sicuro, ma mi pare che a volte si riparasse dal sole con un grande ombrello verde senza mai scendere dalla groppa dell’animale. Bellissimo. Il campo da baseball serviva anche da pista di atterraggio dell’elicottero che veniva da Palermo; lo fotografai in partenza e feci credere agli amici di Bologna che ero arrivato con quel mezzo a Ustica suscitando molta invidia per come mi avevano accolto! Bellissima burla.

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Il Racconto di Natale

Baseball nelle strade di Cuba - Photo by National Geographic - David Allen Harvey
Baseball nelle strade di Cuba - Photo by National Geographic - David Allen Harvey

di Michele Dodde

Accadde non pochi anni fa, in dicembre, ma sembra ieri per il ricordo del messaggio che l’evento suscitò. Si viveva in una periferia di una lontana città dove i ragazzi erano soliti usare la strada quale insostituibile compagna di giochi e di esperienze. E lì qualsiasi gioco sempre li entusiasmava per via delle innocue rivalità e del comportamento. Ed ancora di più quel giorno quando un manifesto ciclostilato, incollato sulla bacheca dell’Oratorio della vicina Chiesa, richiamò la loro attenzione perché un imperativo indice teso da un pugno chiuso stava recitando: “ Il baseball ti sta cercando. Non deluderlo perché tu hai bisogno di lui”. Lo aveva posto padre Emilio che era da poco tornato dagli Stati Uniti e voleva cercare un dialogo nuovo.

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Vincere ma non ripetersi, dove sta l'arcano?

Bob Levey/Getty Images
Bob Levey/Getty Images

di Allegra Giuffredi

La recente disfatta degli Astros, mi ha lasciata esterrefatta, perché al di là dei meriti della squadra di Washington, di sicuro, la squadra di Houston ci ha messo del suo per perdere e per farlo così malamente e in casa. E allora ho cominciato a pormi delle domande: come mai d’ogni tanto si vedono delle squadre che riescono a conquistare le World Series, ma subito dopo si perdono? Uno dei casi più eclatanti è stata l’affermazione di Toronto che vinse le WS, per ben due anni consecutivi, a dire il vero, nel 1992 e nel 1993, ma poi più nulla è pervenuto dalla sponda canadese delle MLB. Anche gli Arizona Dimondbacks di Phoenix si affermarono nel 2001, contro i NY Yankees e proprio nell’anno della caduta delle Due Torri, ma dopo questo exploit null’altro vi è stato più da dichiarare.

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I manager non sono tutti uguali

MANAGER: L’UNO NON VALE L’ALTRO

di Frankie Russo tratto da detroitnews.com

A volte le squadre devono assumere il manager per essere competitive nell’immediato, a volte la scelta è in funzione a un programma a lungo termine. Una società non può assumere un manager con le stesse caratteristiche se l’obiettivo della squadra è lavorare sui giovani e lo stesso se l’obiettivo è la vittoria finale. Per una squadra in crescita la scelta deve cadere su uno che sa adattarsi ai giocatori che ha a disposizione. Vi sono coloro che sanno lavorare meglio con i giovani mentre altri si adattano meglio a gestire i veterani con forti personalità. Altri sanno quando premere a fondo sull’acceleratore e quando trattare situazioni difficili con la necessaria calma. Poi ci sono coloro che non si deprimono facilmente e sanno offrire un sorriso, un umorismo e una pacca sulle spalle ai loro giocatori quando la squadra sta attraversando un momento difficile. Insomma, il ruolo del manager sta cambiando ultimamente e soprattutto per tre motivi principali. 

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Lo strike out è veleno

Eugenio Suarez dei Cincinnati Reds quest'anno ha battuto 49 HR ma ha subito 189 strikeout in 575 AB (Getty Images)
Eugenio Suarez dei Cincinnati Reds quest'anno ha battuto 49 HR ma ha subito 189 strikeout in 575 AB (Getty Images)

di Frankie Russo tratto da detroitnews.com

È così perfettamente logico: Metti la palla in gioco e qualcosa di positivo può succedere. Rimani strike out e nulla di buono succede. Ma oggi le cose sembrano indirizzate in una diversa direzione, lo strike out non è poi così negativo nell’era moderna. Siamo rimasti forse ai tempi dei dinosauri? O siamo miopi e vincolati alla vecchia scuola? No, non è una questione generazionale, è una questione di baseball e lo strike out ha la sua importanza, sia nel contesto della gara sia quando si gioca per vincere. Ebbene sì, lo strike out ha la sua rilevanza. Ed è qui che a volte si verifica la divisione nei dibattiti di baseball tra vecchia scuola e nuova. Il valore e l'interpretazione analitica variano a seconda dell'argomento, sia che si tratti di valutare il talento, sia per lo scouting di un avversario o per ciò che succede in gara. E come non essere d’accordo. 

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Il Sogno Americano del Tomato Baseball Club

Prefazione di Giovanni Colantuono cratore e direttore editoriale di Baseballmania.eu

Chi ha giocato a baseball, a mio giudizio, è una persona per certi aspetti speciale. Il baseball non è uno sport qualunque, il baseball non forma solo atleti veri. Il baseball forma uomini particolari. Come Giovanni Tommasini. Giocatore di baseball e oggi scrittore. Lui è passato per quel campo di forma particolare che si chiama diamante. Il verde dell’erba, la terra rossa; metti il caschetto, impugni la mazza e ti appresti a entrare nel box di battuta. Tu contro tutti: su quella collinetta c’è il lanciatore pronto a sfidarti; intorno a lui, i suoi compagni di squadra pronti a eliminarti se non ci riesce quel lanciatore.Giovanni Tommasini l’ha vissuto sulla sua pelle, ha provato cosa significa scivolare su quella terra rossa per arrivare in base prima che i difensori avversari riescano ad eliminarti.Una mail, una telefonata e ho conosciuto Giovanni. 

 

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Imparare dagli errori

Photo by Keith Birmingham, Pasadena Star-News/SCNG
Photo by Keith Birmingham, Pasadena Star-News/SCNG

di Frankie Russo tratto da sportsloveandfamily

Il leggendario coach di pallacanestro Jim Valvano ripeteva sempre ai suoi giocatori di non mollare mai, che il fallimento era solo il primo passo verso il successo. Nonostante queste parole di grande saggezza, il fallimento può ancora provocare tanta sofferenza in giovani atleti e nei loro genitori. Prima o poi succederà a tutti di commettere degli errori, è inevitabile, e succederà quando  l’atleta sta cercando di raggiungere un obiettivo. Sbaglieranno un lancio, sbaglieranno una presa, sbaglieranno una battuta e perderanno una partita. 

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