La battuta

presentazione di Paolo Castagnini

Il racconto "La battuta" mi ha fatto conoscere Michele Dodde. Credo di averlo letto almeno 20 anni fa e ne rimasi affascinato. Quando nel 2012 iniziai questo progetto "Baseball On The Road" cercai questo racconto sfogliando il motore di ricerca di Google finché lo trovai. Lo lessi nuovamente e lo rilessi ancora, più volte. Quante sensazioni descritte erano state anche mie? Chi meglio di Michele era riuscito a metterle su una pagina? A mio giudizio nessuno. Feci "copia/incolla" e lo pubblicai il 12 febbraio 2012. Poi dopo pochi giorni riuscii a contattare Michele che fu felice di collaborare con me nel progetto. Da quel giorno trovai una persona straordinaria e soprattutto un amico. Grazie Michele per quello che stai regalando al mondo del baseball e del softball. Buon Compleanno amico mio, anche da parte di tutti i collaboratori di Baseball On The Road.

 

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La motivazione intrinseca

Doug Williams, manager College of San Mateo (California)
Doug Williams, manager College of San Mateo (California)

 di Doug Williams

Come creare la motivazione nei lanciatori - La motivazione intrinseca

Nello stesso modo l'articolo è rivolto a qualsiasi giocatore

Articolo pubblicato su Baseball On The Road il 13 dicembre 2013

 In un giocatore gli elementi più importanti sono la mente e il cuore. Quando il vostro lanciatore è in crisi pensate che sia un problema tecnico? Il passo troppo lungo o troppo corto? il piede di perno? il braccio troppo indietro? Niente di tutto questo. Il problema sta qui (mente) e qui (cuore)

Allenare l'aspetto mentale - Avere la capacità di insegnare: Capire il lavoro per obiettivi - Capire che risultato l'atleta vuole raggiungere - La focalizzazione. Tutto questo per ogni fascia d'età.

La motivazione è importantissima per crescere e per vincere.

Ad ogni giocatore è necessario chiedere: Dove sei ora? Dove vuoi andare? Come pensi di arrivarci?

La risposta è: Tutto questo dipende da te.

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Il Gioco creato da Babe Ruth - 3^ parte

Babe Ruth si allena da pugile (Getty image)
Babe Ruth si allena da pugile (Getty image)

di Frankie Russo

Traduzione dall'articolo su  sportsonearth.com dal titolo:The Game that Ruth built pubblicato su Baseball On The Road il 6 marzo 2015

3^ parte -

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Leggi la 2^ parte

Perché Ruth continua a stare al centro dell’attenzione ancora oggi? Perché molti s’interessano ancora di lui a distanza di 100 anni dalla sua prima partita? E’ perché in un certo senso Ruth aveva già allora tutte le caratteristiche  di un atleta professionista moderno. Le sue prestazioni sul campo erano degne della sua reputazione. Il gran parlare delle giovani stelle nascenti, come Bryce Harper e Yasiel Puig, sono all’ordine del giorno, ma Ruth lo ha fatto ancora prima di loro. 

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Il Gioco Perfetto

di Frankie Russo

Libera traduzione dal sito challies.com

The Perfect Game

(Le personali riflessioni di Tim Challies, blogger, autore e revisore di libri)

Per quanto mi riguarda il baseball è il migliore di tutti gli sport. Un gioco perfetto. Da piccolo ho sempre voluto approfondire le tecniche del baseball spendendo migliaia di pomeriggi estivi per capire cosa fosse la perfetta fastball, il perfetto giro di mazza, il perfetto tiro dall’esterno a casa base. E quando scendeva la notte mi assopivo ascoltando la radiocronaca dei Toronto Blue Jays, fino a quando mi addormentavo sognando di essere schierato al fianco dei miei giocatori preferiti, George Bell, Tony Fernandez e Dave Stieb. La fantasia infantile fu poi soppiantata dalla realtà adolescenziale, ma nemmeno i sogni infranti affievolirono la mia passione per il baseball. Nacque un figlio e il primo pensiero fu di introdurlo al mondo del baseball. Stava per avere inizio un’altro ciclo. Che c’è di tanto speciale? Cos'è che mi colpisce così tanto che ogni mese di aprile mi riempio nuovamente di ottimismo, di  una nuova speranza e di una nuova eccitazione per un’altra stagione? Perché a ottobre sono ancora desideroso di vedere qualche partita o qualche altra serie? Perché amo tanto questo sport?

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Il Gioco creato da Babe Ruth - 2^ parte

di Frankie Russo

Traduzione dall'articolo su  sportsonearth.com dal titolo:The Game that Ruth built pubblicato su Baseball On The Road il 27 febbraio 2016

2^ parte -

Leggi la 1^ parte

All’età di 19 anni Ruth si presentò allo Spring Traing degli Orioles. La maggior parte dei giocatori erano più grandi e più affermati di lui, e ironicamente lo apostrofavano come il “bambino di Dunn”.  I giornali di Baltimore, in senso di disprezzo, lo chiamavano “Babe” Ruth, ma a dispetto del soprannome, molto presto Ruth dimostrò di essere un giovane fenomeno. In una partita amichevole Ruth nel ruolo di lanciatore sconfisse per 6-4 i futuri campioni dei Philadelphia Athletics. Come battitore era facile ingannarlo perché girava sempre per la rete, ma quando colpiva, la pallina andava lontano! Detiene ancora il primato per il la distanza di un fuori campo battuto allo stadio di Fayetteville. L’impresa gli riservò la sua prima testata sui giornali.

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Partita doppia

di Michele Dodde

Caro lettore, è una strana partita tra Pietro Striano (Ascesa dei Vinti) e Michele Dodde (Baseball on the Road)  quella che andrai a leggere nelle seguenti pagine perché non sarà un racconto ad accompagnarti bensì le vicende rispolverate e rinverdite durante una partita perfetta che terminerà agli extra inning saldamente giocati questi ultimi dal closer Marco Campanini. Sarà difficile stabilire chi vincerà questa partita doppia poiché essa vuole denudare quell’eccessiva vena di romanticismo che circonda il baseball rendendolo umano e presentarlo per quello che è: un gioco. Forse con noi dovresti concordare con il commento rilasciato dall’incisivo e carismatico opinionista della Fox, Colin Cowherd , quando affermò che: “...il mio problema con il baseball è che sembra un Country Club esclusivo, e che non lascia spazio alla fantasia...” perché veramente il baseball, oltre ad essere strutturato secondo un quantitativo di regole, che di fatto sono una garbata rivelazione di atti leciti consentiti e di atti illeciti da sanzionare, viene giocato con l’applicazione di criteri che sono conosciuti solo nell’ambito di un aristocratico club. E solo gli appassionati ne conoscono le sfumature che non vengono recepite dagli occhi semplici di uno spettatore abituato più ad assorbire le azioni che a pensare alle azioni stesse.

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Cineforum a tema

di Michele Dodde

Ad andare a considerare l’attuale situazione con la postilla del bicchiere mezzo pieno si potrebbero riscoprire tempi andati perduti che una coesione familiare, ancorché forzata, riproporrebbe con successo ed ampia visibilità. Stiamo parlando di poter radunare e poi visionare una serie di film sul baseball considerati opportuni per ampliare i sensi di una cultura popolare piena di fatti, aneddoti e storia minuta che appagherà certamente gli appassionati ma potrebbe ancor più donare ai curiosi una linea cognitiva di uno sport che in tutta la sua essenza filosofica vuole comunque restare ciò che è: ovvero un gioco. 

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Il Gioco creato da Babe Ruth

Babe Ruth con i Red Sox (Getty Images)
Babe Ruth con i Red Sox (Getty Images)

di Frankie Russo

Traduzione dall'articolo su  sportsonearth.com dal titolo: The Game that Ruth built pubblicato su Baseball On The Road il 22 febbraio 2015

1^ parte

Ted Williams è considerato il più grande battitore di tutti i tempi. Willie Mays è considerato il più grande “completo giocatore” di tutti i tempi. Ma chi ha dato un vero impatto sul gioco, chi lo ha reso veramente famoso è stato George Herman Ruth detto Babe, il Bambino. Il baseball inizialmente era un gioco che prediligeva la difesa più dell’attacco, quindi Ruth, che aveva talento da vendere, iniziò come lanciatore. Quando in seguito  le sue prestazioni in battuta divennero irrinunciabili, fu spostato nella posizione di esterno per meglio sfruttare le sue doti di grande battitore. Fu la trasformazione del baseball da gioco basato prettamente sulla difesa in un gioco prettamente basato sull’attacco. 

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L’ultimo turno alla battuta di Shoeless

di Michele Dodde

La struggente e fascinosa storia inerente la vita di Shoeless Joe ha sempre colpito ed appassionato gli amanti del gioco del baseball e molte sono state le pagine scritte che hanno delineato a modo loro il carattere e le qualità d’animo di questo giocatore. E molte sono state anche le interpretazioni coinvolgenti il personaggio portato a più riprese sul grande schermo. E d’altra parte, come non ricordare la sua apparizione nel film “Field of Dreams” dove Ray Liotta ce lo fa visionare con commozione?. E ricordare ancora dopo cento anni quel processo ai fatti ed alle intenzioni dei nominati Black Sox che sconvolse attraverso pungenti reminiscenza dei mass media l’emotività degli appassionati e la vita di otto giocatori?.

Ebbene, nell’immaginario collettivo però i vari Chick Gandil, Eddie Cicotte, Lefty Williams, Buck Weaver, Swede Risberg, Fred McMullin e Hap Felsch sono rimasti segregati tra le pagine impolverate dei faldoni di un farraginoso processo che poco chiarì i momenti topici di quella chiacchierata World Series del 1919 mentre il personaggio Joseph Jefferson Jackson, che un sagace cronista pieno di inventiva ha lasciato alla storia come “Schoeless Joe” per via di una gara cui partecipò senza indossare le scarpe nel 1908 con la franchigia degli Spinners Carolina, in quel processo avrebbe dovuto aver maggior fortuna ed essere giudicato secondo il decantato “Scots Verdict” e dunque assolto per insufficienza di prove. 

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Come la tecnologia sta cambiando il baseball

di Frankie Russo tratto da SI.com

Il boom della tecnologia sta di fatto alterando il baseball enfatizzando nei minimi particolari la rotazione della palla, controllando il numero dei lanci off-speed e la velocità di impatto con la mazza.  In Glendale Arizona, nella gabbia di battuta dei Dodgers c’è il 22enne Alex Verdugo con almeno una ventina di fili attaccati al corpo che finiscono nei numerosi monitor che lo circondano. Dietro la gabbia altri due monitor 3D seguono minuziosamente i suoi movimenti e il suo swing. Sul campo a fianco, nel bullpen Dustin May (21) e Tony Gonsolin (24) fanno la loro sessione con un radar alle loro spalle e un altro radar posto in terra poco davanti al monte. Dietro ai monti sostano 13 operatori, analisti e coach. Quattro analisti con il loro tablet informano immediatamente i lanciatori sulla velocità, la tendenza a scendere, la tendenza a uscire, la rotazione e traiettoria di ogni loro lancio. Sugli altri due campi cinque dispositivi, di cui uno dietro al lanciatore, uno poco davanti al monte e uno dietro al piatto, registrano ogni lancio del BP live.

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Eventi salienti di una storia infinita # 19

Nella foto Jack Taylor (SABR)
Nella foto Jack Taylor (SABR)

di Michele Dodde

Nel 1904 svariati rumors giornalistici, sempre alla ricerca di notizie pruriginose, individuarono nel lanciatore Jack Taylor dei St. Louis Cardinals il loro munifico bersaglio. Con all’attivo un palmares di tutto rispetto acquisito dal suo debutto in Major League con i  Cubs nel 1898 e poi sino al 1903, nel passare sotto la casacca dei Cardinals, pur stabilendo il record di 39 partite complete consecutive, fomentò involontariamente, per essere stato impiegato anche come rilievo nel corso della stagione, il sospetto di aver truccato il risultato di qualche partita. Sull’onda di questa ambiguità furono sentite diverse testimonianze che si rivelarono molto discordanti tra loro in quanto quelle che protendevano per la colpevolezza venivano ribaltate da quelle favorevoli all’innocenza. Pertanto, sul gioco delle parti, si rivelò significativo il cosiddetto “Giudizio Scozzese” che in definitiva evidenziava la possibilità di tre verdetti: colpevole, assolto perché non colpevole, assolto per insufficienza di prove.

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Tempo virulento

Mark J. Rebilas/USA TODAY Sports - Allo spring training MLB è stato chiesto ai giocatori di ridurre al minimo  contatti con fans ed evitare la firma di autografi
Mark J. Rebilas/USA TODAY Sports - Allo spring training MLB è stato chiesto ai giocatori di ridurre al minimo contatti con fans ed evitare la firma di autografi

di Allegra Giuffredi

In questo periodo in cui lo sport è sospeso o svolto a “porte chiuse” e pare che ci si possa solo allenare, o quasi, c’è davvero da pensare a come verrà ricordata qualsiasi stagione sportiva del 2020, anno bisesto e francamente già un po’ troppo funesto per i miei gusti. Allora, andiamo per ordine: intanto abbiamo imparato o per meglio dire re imparato che bisogna lavarsi le mani. Non credo che prima non lo si facesse, solo che non lo si faceva con la frequenza maniacale con cui adesso lo si fa e il famoso oro bianco in gel stava in macchina, in cantina o nelle borsette femminili, specie se materne. Poi c’è la regola del “droplet” che non è una regola sportiva, ma la distanza di almeno un metro che bisogna tenere tra le persone per evitare gli “sputacchi” coronati e che non è poi così da buttar via, perché forse siamo sempre stati un po’ troppo espansivi, ma anche in campo bisogna e bisognerà tenerne conto e limitare i contatti anche tra giocatori, specie dopo un punto; sarà interessante vedere cosa si escogiterà, perché l’uomo è resiliente. 

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E' soprattutto un gioco...

di Michele Dodde

A dirla tutta, a noi quassù negli Elysian Field questo ventilato scandalo inerente il “Sign Stealing” ha fatto molto ridere.  E’ la solita combine che, data in mano ai soliti parrucconi, che il baseball lo condizionano stando dietro le scrivanie, è destinata a scombinare il tutto con lo stornare non pochi capitali o invece far restare il tutto come è senza retroattività suscitando però un virginale polverone con la radiazione di qualcuno indesiderato. E’ si, perché prima ci si sposa con la più sofisticata tecnologia al fine di individuare la perfezione della zona dello strike per rendere non più umano il giudizio sui lanci, poi ad incentivare lo studio dei chip da collegare alle basi…e poi quando qualche astuto dirigente sulla stessa scia sviluppa invece come captare a proprio vantaggio il fenomeno del linguaggio segreto tra ricevitore e lanciatore, apriti cielo! E’ un atto illegale! Hanno compromesso il gioco! 

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El Mago della difesa

Nella foto Javier Baez (Photo MLB.com)
Nella foto Javier Baez (Photo MLB.com)

di Frankie Russo tratto da MLB.com

Alcuni giorni fa abbiamo cercato di spiegare nei minimi dettagli i fattori che si prendono in considerazione per determinare il WAR, forse il più sofisticato delle sabermetriche. E ormai le nuove statistiche pare siano all’ordine del giorno. Prendiamo le ultime del 2019, Outs Above Average for Outfielders e Outs Above Average for Infielders (Eliminazioni Oltre la Media per esterni e interni, ndt). In un prossimo futuro non lontano avremo anche l’arbitro elettronico a casa base!  La classifica generale dei migliori difensori vede in vetta l’esterno centro dei Nationals Victor Robles con un +23 seguito da Javier Baez dei Cubs a +19. Ma corre l’obbligo evidenziare una sostanziale differenza: la OAA degli esterni è basata esclusivamente sulle prese effettuate favorendo i giocatori veloci come Robles, per gli interni subentrano molti altri fattori.

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La mia America

Charles Fazzino - Baseball Pop Art - Yankees All Star Game
Charles Fazzino - Baseball Pop Art - Yankees All Star Game

di Marcello Perich

Nell’estate del 1969 mi regalai un meraviglioso mese a New York. Avevo saputo di una compagnia aerea che organizzava solo voli charter e faceva tariffe molto abbordabili e avevo cominciato ad organizzarmi. Il volo in se stesso non fu nulla di speciale, se  non che, guardando fuori dal finestrino, in fase di atterraggio,  vidi una specie di cupola grigia che sovrastava la città. Ci misi un po’ a capire che era la normale dose di smog di una metropoli di 9 milioni di abitanti. E quando mi chiesero il motivo del mio soggiorno mi guardai bene dal dire che ero venuto per fare una “scorpacciata” di baseball.  Non avrei voluto che entrassero in scena i ragazzi con la camicia di  forza.

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Pickoff: sta per finire il vantaggio per i lanciatori mancini?

Nel clip il famoso pickoff di Andy Petitte
Nel clip il famoso pickoff di Andy Petitte

di Frankie Russo tratto da baseballamerica.com

In esame la nuova regola sul pickoff

La MLB sta valutando se cambiare la regola del pickoff e i primi test avverranno nelle minors inizando già dalla stagione 2020. La nuova regola eliminerà il noto movimento stile Andy Petitte dove il lanciatore mancino rimane con il piede di perno a contatto della pedana nell’atto di fare il passo verso la prima. La nuova regola eliminerà anche l’inside move per il pickoff in seconda.  I primi test saranno a livello di Singolo A, ma potrebbe anche estendersi al Doppio AA. Quest’anno nella Lega della Florida è prevista anche l’introduzione della zona strike automatica ed è stato proprio l’introduzione di quest'ultima regola che ha indotto la MLB a avviare la nuova regola del pickoff.

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Il Baseball nella cultura italiana

di Alessandro Calzati

Lo sport, come fenomeno sociale, ha vissuto diverse fasi evolutive e nella cultura contemporanea ha occupato un posto sempre più rilevante, uscendo dai confini della pura pratica agonistica e del mero fatto tecnico per diventare parte della vita quotidiana con importanti ricadute in termini culturali ed economici. Se da un lato gli atleti (del presente e del passato) sono diventati testimonial pubblicitari, personaggi televisivi, autori di testi tecnici o biografici, dall’altro lato si è manifestata l’esigenza di descrivere, spiegare, raccontare e narrare lo sport. In questo senso è molto interessante osservare cosa è accaduto in Italia, in tempi relativamente brevi, nel contesto del baseball. Userò il termine “baseball” per brevità, pur comprendendo questo anche il “softball” come disciplina derivata dal primo. Il batti e corri italiano, nato ufficialmente nel secondo dopoguerra, è stato tramandato e diffuso nei primi tempi secondo una “tradizione orale” (insegnamento diretto e pratica sul campo) e tramite attente letture dei manuali delle Official Rules.  

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Il manager A.J.Hinch e lo scandalo dei segnali

di Frankie Russo tratto da ESPN e Totallytigers

A.J. Hinch è attualmente fuori dal mondo del baseball, ma in un’intervista rilasciata a Tom Verducci ha voluto dire la sua al riguardo del "sign stealing". E’ la prima volta che Hinch parla in pubblico dopo le sue prime dichiarazioni sostenendo come i fatti abbiano dimostrato che egli non partecipò ufficialmente all’imbroglio, ma si scusò per non essere intervenuto per mettere fine a ciò che stava succedendo. Voci ufficiose sono che il sistema dell’imbroglio, denominato “Codebreaker”, era stato istituito addirittura dal settore dirigenziale, ma per il momento le indagini della MLB dicono che lo schema fu diretto ed eseguito dai giocatori. 

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Jimmy Piersall: lo sport e la malattia mentale

Nella foto Jimmy Piersall
Nella foto Jimmy Piersall

di Allegra Giuffredi

Le malattie mentali, da alcuni anni, non sono più un tabù da nascondere, ma sono sempre e comunque degli stati molto difficili e complicati da vivere, sia per chi ne soffre che per chi assiste; alle volte sono delle vere e proprie “croci” davvero ingiuste da sopportare e che dovrebbero ricevere miglior supporto dal servizio sanitario nazionale, che a sua volta dovrebbe avere più mezzi per svolgere il suo ruolo. E lo sport non è indenne da questa piaga, perché è di poco tempo fa la notizia che Delonte West (1983) “guardia” nelle migliori squadre di basket statunitensi tra il 2004 e il 2015, è stato recuperato sul ciglio di una strada, mentre in preda ad una crisi nervosa, si contorceva rabbiosamente, sporco, seminudo e probabilmente anche reduce da una rissa.  Insomma uno spettacolo davvero pietoso e compassionevole che deve però far riflettere su una simile sofferenza e che anche nel baseball ha avuto un esempio clamoroso con Jimmy Piersall (1929 – 2017).

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Il lineup musicale - The Gashouse Gang

The Gashouse Gang
The Gashouse Gang

di Michele Dodde

Sicuramente indossano divise macchiate e sporche. Molte sono anche rattoppate – scriveva il New York Sun nel 1934 – ed anche il loro comportamento desta perplessità. Si figuri che sputano il tabacco e si tolgono la saliva con il dorso delle mani asciugandosele poi sul davanti della casacca. Però non hanno paura di nessuno”. Si, perché in quell’anno i St. Louis Cardinals, soprannominati “Gashouse Gang”, andarono a vincere il primato nella National League inanellando una serie di 95 partite all’attivo e la World Series contro i Detroit Tigers per 4-3 con la settima gara che negli annali andrà a sancire la prima gara vinta per forfeit.

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Il Manager, poco più di un messaggero

Nella foto Rocco Baldelli, manager dei Twins con i suoi 38 anni è il più giovane manager della MLB (AARON LAVINSKY  •  AARON LAVINSKY @ STARTRIBUNE.COM )
Nella foto Rocco Baldelli, manager dei Twins con i suoi 38 anni è il più giovane manager della MLB (AARON LAVINSKY • AARON LAVINSKY @ STARTRIBUNE.COM )

di Frankie Russo tratto da totallytigers

Il baseball sta cambiando molto velocemente, ed in ogni settore. Abbiamo visto come è cambiata la strategia di difesa, la strategia di attacco e anche il dipartimento della dirigenza. Tutto conseguenza dell’emergere delle analitiche. Le analitiche hanno cambiato il gioco ed in modo significativo. Ma l'area di cui non si è ampiamente discusso è il luogo che si trova tra la clubhouse e gli uffici esecutivi: Il dugout.  Nemmeno il dugout è rimasto immune ai cambiamenti apportati dalle analitiche. I manager son cambiati così come sono cambiati i loro coach. Una volta il manager era uno di esperienza che veniva promosso alle majors dopo essere passato per le minors e dopo aver portato la squadra al successo poteva chiedere un contratto miliardario. Ora non più.

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Eventi salienti di una storia infinita # 18

Olds Motor Works 1910 Oldsmobile Advertisement Poster (fineartamerica.com)
Olds Motor Works 1910 Oldsmobile Advertisement Poster (fineartamerica.com)

di Michele Dodde

L’inizio del nuovo secolo con gli stati del Far West ancora in fermento tra la irrefrenabile corsa alla ricerca dell’oro e la lotta per accaparrarsi i grandi pascoli e con quelli dell’Est in continuo sviluppo industriale e di benessere con accattivanti pubblicità inerenti il sogno dell’acquisto di un’automobile da scegliere tra “The Cadillac: the Automobile that Solves the Problems”, la “Hynes-Apperson Co: Gold Medal Pan-American Exposition”, la “Ford Motor Car: The Eyes of the Chauffeur”, la“ Olds Motor Works : The Best Thing on Wheels” in vendita a soli 650.00 dollari e l’invito imperativo recitante : “Every  People who drive Cars drink Coca Cola” a 5 centesimi mette in evidenza ancora ulteriori particolari innovazioni verso il baseball. 

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Non basta essere il migliore per vincere

Nella foto Mike Trout (USATODAY)
Nella foto Mike Trout (USATODAY)

di Frankie Russo tratto da ESPN

In nessun altro sport come nel baseball non basta essere il migliore per vincere. La storia è piena di esempi: Ty Cobb, considerato uno dei più grandi di tutti i tempi, giocò 22 anni nelle majors e mai ebbe l’onore di conquistare l’anello con i Detroit Tigers; Ted Williams, considerato il più grande battitore di tutti i tempi, non ha mai vinto le World Series con i Boston Red Sox; lo stesso dicasi di Barry Bonds, detentore del record di fuoricampo, che in 22 anni di carriera non ha mai potuto alzare il trofeo più ambito da un giocatore di baseball. Ed oggi, almeno per il momento, la storia sembra ripetersi.

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Il DH in National League e la canna da pesca

Nella foto Giancarlo Stanton il DH con il contratto più alto (325milioni di dollari in 10 anni)
Nella foto Giancarlo Stanton il DH con il contratto più alto (325milioni di dollari in 10 anni)

di Frankie Russo tratto da MLB.com

Nel marzo del 1892 la National League, allora unica lega professionale, avanzò una proposta per esentare i lanciatori dal dover battere. La proposta fu bocciata con sette voti contro e cinque a favore. Nel febbraio 1906 fu ripresa la discussione ma contro il cambiamento vi furono ancora alcuni importanti punti di contestazione: Lo si riteneva teoricamente sbagliato ed era un principio cardinale del baseball che ogni membro della squadra dovesse andare a battere. Il quotidiano Sporting Life pubblicò un articolo in cui riportava che invece di vietare al lanciatore di battere, la soluzione migliore sarebbe stata di insegnargli a colpire la palla.  

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8 anni fa nasceva Baseball On The Road

di Paolo Castagnini

E' incredibile. Otto anni sono veramente tanti e tanta acqua è passata sotto i ponti o meglio tanti articoli sono stati pubblicati in questo blog. Era il 6 febbraio quando timidamente pubblicavo un mio articolo che parlava di un sogno. Un sogno che già sapevo si sarebbe a breve realizzato. Organizzare alcune trasferte negli Stati Uniti con ragazzi italiani provenienti da varie società per giocare a baseball e a softball e visitare questo grande Paese. L'articolo si intitolava "Un sogno nel futuro" e aveva il doppio significato del viaggio in America, ma anche di una mia nuova esperienza con questo blog.

20 giorni prima naufragava la nave Costa Concordia del capitan Schettino e il 21 dicembre di quell'anno sarebbe terminato il calendario Maya con la profezia di alcuni sulla fine del mondo. Ed invece sono ancora qui a scrivere e con me altri amici lo hanno fatto e continuano a farlo.

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Il patto con i genitori

Prima di iniziare la stagione dei Campionati Giovanili è necessario un patto con i genitori. Ecco come si può iniziare la stagione 2020

di Frankie Russo tratto da coachbaseballright.com

GENTILI GENITORI,

Vogliamo iniziare l’attività agonistica condividendo con voi questa lettera che delinea le nostre aspettative per questa stagione emozionante. La cosa più importante che vi vogliamo dire è che crediamo che il baseball, come ogni altro sport, sia un veicolo per insegnare ai nostri ragazzi una lezione di vita.  La vita (scusate la ripetizione) ci riserva sia successi che fallimenti. Vogliamo che i nostri ragazzi imparino a gestirsi sia quando le cose vanno bene sia quando al contrario non vanno come desiderato. Noi dobbiamo essere dei buoni esempi per loro e spero che voi tutti siate d’accordo per il bene dei nostri ragazzi.

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