Yogi Berra, l'aforismo del giorno - 8

Papà Pietro, mamma Paolina e Yogi (Foto da Yogi Berra Museum)
Papà Pietro, mamma Paolina e Yogi (Foto da Yogi Berra Museum)

di Frankie Russo tratto da ESPN

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Dà il 100% nella prima metà della partita, se poi non è sufficiente, nella seconda metà dà tutto quello che ti è rimasto.

Yogi Berra nacque in un piccolo quartiere italiano di Saint Louis, chiamato "The Hill". Berra era figlio di Pietro e di Paolina Berra (nata Longoni), immigrati dall'Italia. Agli inizi lo soprannominarono Lawdie, per le difficoltà della madre Paolina di pronunciare correttamente Lawrence o Larry. Pietro, originario di Malvaglio, frazione di Robecchetto con Induno, in provincia di Milano, arrivò a Ellis Island il 18 ottobre 1909 a 23 anni, mentre Paolina giunse negli Stati Uniti alcuni anni dopo assieme ai due figli primogeniti. Yogi è cittadino onorario del Comune di Cuggiono (Mi). Si diplomò alla South Side Catholic, oggi chiamata St. Mary's High School, nella sua città natale. Il suo primo contratto fu di 500 dollari (ricalcolati attualmente sarebbero stati 7.800 dollari)

Altre perle di saggezza

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Pubblico si, pubblico no?

di redazione

In questi giorni una delle richieste ricorrenti sui social a seguito degli avvisi di partite che vanno dalla A1 alla C passando dalle giovanili è: "ma si può entrare per vedere le partite"? Risposte? nessuna. E' evidente l'imbarazzo e la confusione tra i dirigenti delle società e ancor di più dei tifosi. In effetti la normativa FIBS fa riferimento alle normative Regionali e quindi? Capita magari che al baretto del campo ci si può andare, con rischio di assembramento, ma sulle tribune chilometriche e desolatamente vuote no. Ecco un bel articolo di Cristina Minghelli apparso sul Gruppo Facebook del Godo Baseball.

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Extra inning bunt si o no? Base intenzionale si o no?

di Frankie Russo tratto da MLB

La nuova regola introdotta quest’anno per gli extra inning, cioè il posizionamento di un corridore in seconda e nessun eliminato, ha sollevato molte discussioni su quale sia la strategia giusta da eseguire: smorzare o non smorzare? La regola vale per questa stagione e la motivazione è di ridurre i tempi delle gare e conseguentemente risparmiare i lanciatori che in quest'anno anomalo hanno dovuto adattare la loro preparazione alla circostanza. Un altro motivo è di evitare il prolungamento degli assembramenti degli addetti ai lavori per lungo tempo. Più che discutere se piace o non piace, siamo qui per analizzare come influenzerà sulla strategia in una situazione che i manager delle majors non hanno mai dovuto affrontare prima d'ora. Per esempio, le squadre forti in battuta cominceranno anch’esse ad effettuare smorzate? O le squadre con un forte monte di lancio concederanno la base intenzionale per creare la situazione di doppio gioco? Ciò che presumibilmente accadrà lo sappiamo solo in via teorica considerato che già da due anni la regola è stata applicata nelle minors. 

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Dodici inning in perfect game più uno per la sconfitta

di Frankie Russo tratto da ESPN

Trentasei battitori incontrati, trentasei battitori eliminati. È una delle prestazioni più straordinarie nella storia del baseball, non c'è mai stato nulla di simile. È stata anche una delle prestazioni più deludenti perché Harvey Haddix non ha portato a termine una gara perfetta, né una no-hitter, ma la partita è finita con una sconfitta per 1-0 in 13 inning.  Per 12 riprese Haddix aveva eliminato tutti i battitori dei Milwaukee Braves uno dopo l’altro, un line-up che includeva Hank Aaron e Eddie Mathews. Ma il punteggio era ancora in parità. Haddix e Pedro Martinez sono gli unici ad aver lanciato una gara perfetta fino agli extra inning. Nel 1995 Pedro, allora con Montreal, aveva concesso un singolo all'inizio del decimo inning in una notte a San Diego, e fu immediatamente sostituito. Gli Expos vinsero per 1-0. Nella sua gara, Haddix è stato lasciato sul monte. Oltre alla prodezza di Pedro Martinez, aveva messo kappa ulteriori otto avversari, era stato efficiente e preciso con una semplicità unica.

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Il più bravo shortstop di sempre

di Frankie Russo tratto da ESPN

Da bambino era stato un ginnasta e questo per lui rendeva le cose più facili. Era così forte, così agile, che poteva tuffarsi, saltare, muoversi come pochi altri. L’Opening Day per i tifosi dei Cardinals era uno spettacolo a cui nessuno voleva mancare. Mentre si recava nella sua posizione di interbase Ozzie Smith entrava in campo con la sua famosa capriola alla rovescia. Era una tradizione, l’unica volta l’anno in quel specifico giorno.  Smith è considerato il più grande interbase difensivo di tutti i tempi, e data l'abilità e la responsabilità necessarie per giocare quella posizione, si potrebbe sostenere che Ozzie Smith è il più grande difensore, in qualsiasi posizione, di tutti i tempi. Ha vinto 13 guanti d'oro. Ha preso parte a più doppi giochi di qualsiasi altro shortstop nella storia della National League. Ha guidato la NL nella percentuale di difesa otto volte eguagliando il record in campionato per interbase. E ha fatto tutto con stile, stile e brio. Le sue giocate dovevano essere viste per crederci. Ecco perché lo chiamavano il Mago di Oz. All'inizio veniva guardato con stupore ma poi si capì che faceva tutto con naturalezza. Era uno spettacolo vederlo in movimento ogni volta che si portava sulla palla.

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Baseball, cibo e collezionismo sfrenato

di Allegra Giuffredi

Il filo rosso tra il baseball e il cibo è inscindibile: non è praticamente possibile vedere un incontro allo stadio come a casa, senza berci o mangiarci su qualcosa. Il mio personale "Opening Day" sia italiano che statunitense, sia "in presenza", come usa dire in tempi di smartworking che in streaming, prevede sempre una birra, una pizza, una piada con un'aranciata rigorosamente amara o qualche altro beveraggio e ciò è assolutamente imprescindibile, tanto che in una recente nuova italica trasmissione dedicata al cibo (tanto per cambiare!?), condotta da tale Mocho e dal titolo inequivocabile "Mocho - This is America" questo simpatico Signore italianissimo e piuttosto massiccio presenta delle leccornie "made in USA" quanto mai succulente, spesso racchiuse tra due fette di pane, ma quello che più mi interessa è che lo fa regolarmente vestito con una casacca di qualche squadra di baseball americana. Non c'è volta, infatti, che non si presenti con addosso o la maglia dei Mariners, quella dei Dodgers o quella dei Giants e così via.

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Yogi Berra, l'aforismo del giorno - 7

di Frankie Russo tratto da ESPN

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Non mi critico mai quando non batto. Incolpo la mazza e, se la cosa continua, cambio mazza. Dopotutto, se so che non è colpa mia, come posso prendermela con me stesso?

Yogi giocò per gli Yankees in quello che sarebbe stato ricordato come il più bel periodo di tutti i tempi. Lungo la strada gli Yankees stabilirono i migliori record delle World Series. Per sette stagioni consecutive (1949-1955) Yogi guidò la classifica in Rbi. Fu All-Star per quindici stagioni, vinse tre volte il premio MVP della American League, e fu nominato membro dell'All-Century Team della Major League Baseball vincendo dieci World Series con la squadra. 

Altre perle di saggezza di Berra:

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Eventi salienti di una storia infinita # 21

di Michele Dodde

L’onda lunga dei risultati inerenti la paternità del baseball sfoggiata nel 1907 dalla Mills Commission interessò a lungo come argomento salottiero solo gli intellettuali dell’epoca ma non toccò minimamente il pensiero e la passione dei tifosi perché a loro di fatto interessò solo che il baseball fosse giocato e giocato e giocato con tutti gli alti e bassi delle vicissitudini e delle prodezze che riusciva ad esprimere come spettacolo. Fu così che la stagione agonistica di quell’anno finì con una delle più rocambolesche ed osannate World Series. A contendersi il primato per l’American League fu la corazzata di Detroit, i Tigers, forti di un roster in cui primeggiava Ty Cobb che quell’anno aveva inanellato una striscia di primati davvero ragguardevole: primo nella media battute con 0.350 (AVG), primo nei punti battuti a casa con 119 (RBI), primo con 212 battute valide (H) e primo con 53 basi rubate (SB). Per la National League invece furono i Cubs di Chicago che si affacciavano al proscenio del grande spettacolo per il secondo anno consecutivo.  La serie ebbe inizio al pomeriggio dell’otto ottobre dinnanzi a 24. 377 spettatori assiepati al West Side Grounds, il mitico diamante di Chicago, che non credettero ai propri occhi quando, con i Tigers fortemente in vantaggio al nono inning per 3-1, videro i propri beniamini capovolgere risultato e prospettive grazie a quell’insostenibile leggerezza della volontà del Fato.

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E' ora del DH universale!

Nella foto Max Scherzer tenta di eseguire un bunt (Photo by Brad Mills-USA TODAY Sports)
Nella foto Max Scherzer tenta di eseguire un bunt (Photo by Brad Mills-USA TODAY Sports)

di Frankie Russo tratto da totallytigers

Allora, siamo pronti ad accettare la buona notizia del battitore designato in entrambi le leghe una volta per tutte? Credo che se mai ci fosse stata una buona opportunità, questo è l'anno. Non ci sono molti rischi nel tentare qualcosa di nuovo in questa stagione, e sembra che la MLB sia riuscita a trovare un accordo tra le parti.  E’ anche molto probabile che siano in tanti ad indignarsi poiché appartenenti alla categoria dei tradizionalisti di questo sport, quegli appassionati nostalgici del periodo antecedente l’introduzione del battitore designato. Ma è passato molto tempo da quando l'American League ha introdotto il DH nel 1973. È passato così tanto tempo che non ricordiamo nemmeno che cosa pensarono al momento dell’innovazione. Tuttavia, nel frattempo è stato anche divertente vedere le cose da entrambi le parti. Assistere alle partite della NL ci porta indietro nel tempo quando la strategia faceva molto più parte del gioco. Ma ciò non significa che non sia arrivato il momento per il cambiamento.

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La partita più difficile...

Nella foto/disegno "Ping" Bodie (Tratto da sfhcbasc.blogspot)
Nella foto/disegno "Ping" Bodie (Tratto da sfhcbasc.blogspot)

di Michele Dodde

La storia di Francesco Stephen Pizzolo, in arte  Frank Stephen “Ping” Bodie, la si può trovare solo tra le pagine di scoloriti almanacchi e sempre come protagonista compartecipe. Il suo permanere nelle franchigie della Major League dal 1911 al 1921 indossando le casacche prima dei Chicago White, poi dei Philadelphia Athletics ed infine degli Yankees di New York  fu quello di un giocatore di particolare lignaggio senza infamia ne lode tuttavia alcune sue peculiarità di estroverso personaggio lo fanno ricordare con ampia simpatia. Figlio di emigranti italiani era nato a San Francisco 8 ottobre del 1887 e viveva in un quartiere popolare dove i bambini erano soliti giocare per le strade. Così  Ping, soprannome che gli fu attribuito dai media ed accettato dai tifosi per via del suono prodotto dalla sua mazza da cinquantadue once quando colpiva la pallina, già prima di andare a scuola conosceva bene il gioco e sapeva giocarlo. Come tutti gli altri, anche Ping frequentò la Irving Scott School ma più che lo studio, i pomeriggi preferiva poi passarli in un grande parcheggio dove con i compagni, usando una vecchia padella come piatto di casa base e tre lattine per l’olio per le tre basi, erano soliti giocare tra di loro e qualche volta anche a cimentarsi contro squadre di altre scuole. “Nonostante fossimo una banda” ricordava con i vecchi amici del tempo “la nostra infanzia fu felice perché mangiavamo panini, si beveva Coca Cola e si giocava a baseball”. 

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Yogi Berra, l'aforismo del giorno - 6

di Frankie Russo tratto da ESPN

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La Little League di baseball è una buona cosa perché tiene i genitori lontano dalle strade e i ragazzi lontano da casa.

Lawrence Peter Berra ricevette il soprannome di Yogi durante la sua giovinezza, quando giocava nell'American Legion Baseball, una lega giovanile. Un pomeriggio, dopo aver assistito a un film che aveva un breve pezzo sull'India, un amico Jack Maguire (divenne poi anche lui un MLB player) notò una somiglianza tra lui e lo "yogi", ( una persona che praticava yoga). Jack pensava che Berra assomigliasse a uno Hindu Yogi ogni volta che si sedeva con le braccia e le gambe incrociate in attesa andare alla battuta o alla fine delle partite quando perdevano. Maguire disse "Ti chiamerò Yogi" e da quel momento quello fu il suo nome.

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La storia di Ted Williams e Pedro Ramos

di Frankie Russo tratto da ESPN

Ted Williams amava battere, solo Dio sa quanto era bravo a battere. I suoi 521 HR potevano essere tranquillamente 600 e molto probabilmente 700 se non fosse per i cinque anni spesi per il servizio militare come marine durante la ll Guerra Mondiale e la Guerra in Corea. Ma la leggenda dei Boston Red Sox non si è mai pentita del tempo perso perché stava servendo il suo Paese. Era pilota, e anche in quello si racconta che era uno dei migliori.  Ted Williams amava battere e parlare della battuta più di qualunque altro. Molti lo definiscono il miglior battitore di tutti i tempi, altri lo considerano secondo solo dietro a Babe Ruth. Williams ha vinto due MVP e si è classificato secondo nelle votazioni quattro volte; ha vinto due volte la Triple Crown ma non ha vinto l'MVP in nessuna di quelle due stagioni. Ha giocato in 19 All-Star Game. La sua media di arrivo in base è stata di 482, la più alta di tutti i tempi. La media battuta in carriera è stata di 344, è stato l’ultimo a terminare una stagione battendo sopra 400 (406 nel 1941) e a 38 anni ha battuto 388 di MB. Nel 1960, il suo ultimo anno, aveva un OPS di 1,096. Ha guidato l’AL in OPS 10 volte di cui sei consecutive. Il suo OPS in carriera di 1,116 risulta essere superiore al miglior OPS per singola stagione di qualsiasi giocatore ancora in attività. 

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Una precisa scelta

di Michele Dodde

Si narra che un umpire, apostrofato malamente da un manager circa l’inosservanza di alcune norme del regolamento, all’affermazione : “Ma allora lei non sa nemmeno dirigere un incontro! ” abbia risposto: “E se lo sapevo fare, mi mandavano a dirigere questo sconcio di partita?”. Il dialogo la dice lunga sul rapporto verso i blue e molti episodi recenti e passati lo attestano. Va da sè che la problematica “umpire” investe direttamente le difficoltà di reclutamento, la formazione, la derivante motivazione che porta ad evidenziarne la bravura, la soddisfacente carriera non disgiunta dalle intrinseche qualità che sono il carattere e lo stile. Ed allora parliamo di questi umpire, di questi personaggi eternamente in cerca d’autore e costantemente tesi alla ricerca di una precisa identità ed il cui reclutamento diventa sempre più difficile in quanto divenire un umpire oggi, come sempre, è una precisa e responsabile scelta culturale che abbisogna di una notevole spinta emotiva e di una consistente maturità di base.

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MLB, finalmente è Play Ball!

Foto da ESPN
Foto da ESPN

di Frankie Russo tratto da MLB.com

Major League Baseball ha ufficialmente annunciato che esiste un piano serio per tornare a giocare nel 2020 che vedrà le squadre adunarsi il 1° luglio con un campionato di 60 partite ed inizio il 23-24 luglio. E’ stato presentato all’Associazione Giocatori un calendario che eviterà lunghe trasferte e quindi le gare saranno giocate soprattutto tra le divisioni mentre le gare di Interleague si disputeranno nelle regioni limitrofe (AL East vs. NL East, AL Central vs. NL Central, AL West vs. NL West). Per la prima volta nella storia vedremo il DH in entrambe le leghe. Per quanto concerne la preparazione le squadre la effettueranno già nei propri stadi. La MLB si avvarrà di esperti, specialisti virologi e tecnologia avanzata per garantire la salvaguardia della salute degli atleti.

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I Soprannomi delle grandi squadre - 1

di Frankie Russo tratto da MLB.com

A volte un azzeccato soprannome può celebrare, decorare e offrire risonanza. Quando senti dire “The Splendid Splinter" or "Mr. October" or "The Georgia Peach”, non serve aggiungere altro per identificare il personaggio e questi sono i soprannomi più comunemente attribuiti ai singoli giocatori. Ma a volte una squadra sviluppa una tale caratteristica o occupa un posto così particolare nella coscienza dei tifosi che un soprannome ad essa assegnato può dare più lustro di quello originario. E non ci riferiamo solo ai nomi come “The Bronx Bombers” (Yankees) o “The Snakes” (Dbacks) o “The North Siders” (Cubs) che si riferiscono a un determinato periodo e spesso sostituiscono il loro vero nome. Stiamo parlando di nomi relativi a un momento più specifico nel tempo, rendendo una o più stagioni speciali ancora più leggendarie. Di seguito riportiamo quelli che ci sembrano i migliori soprannomi di squadra di tutti i tempi.

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Yogi Berra, l'aforismo del giorno - 5

di Frankie Russo tratto da ESPN

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Dovreste andare al funerale degli altri, altrimenti loro non verranno al vostro.

Yogi Berra sposò Carmen Short il 26 gennaio 1949. Dalla loro unione nacquero  tre figli e tutti e tre praticarono sport professionistici: Dale Berra giocò shortstop per i Pittsburgh Pirates, New York Yankees (1984-1985 quando il padre Yogi era manager) e Houston Astros; Tim Berra giocò a Football Americano  per i Baltimore Colts nella stagione NFL del 1974; e Larry Berra giocò per tre squadre della minor league nei New York Mets. Quando la moglie Carmen morì il 6 marzo 2014, all'età di 88 anni, la casa di Montclair, Nj fu messa in vendita a $ 888.000, in riferimento al numero della casacca di Yogi (8), uno dei numeri ritirati dagli Yankees. Berra morì nel sonno all'età di 90 anni il 22 settembre 2015 e il 24 novembre dello stesso anno ricevette da Barak Obama la Medaglia Presidenziale Della Libertà in una cerimonia postuma alla Casa Bianca alla quale parteciparono membri della famiglia Berra. Alla cerimonia, il Presidente dichiarò: "Oggi celebriamo alcune persone straordinarie. Innovatori, artisti e leader che contribuirono alla forza dell'America come Nazione". Per celebrare il servizio militare di Berra e la straordinaria carriera nel baseball, Obama ha usato uno dei famosi " Yogiismi " di Berra , dicendo: "Una cosa che sappiamo per certo: se non puoi imitarlo, non copiarlo

Altre perle di saggezza di Berra:

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MLB 2020: Dove e quando!

di Frankie Russo tratto da totallytigers

E’ veramente un gran casino, e cerchiamo di usare una parola gentile. E’ un’altalena di dichiarazioni che cambia quotidianamente e intanto gli appassionati sono in attesa. Un sondaggio effettuato da ESPN ha dimostrato che il 96% dei tifosi considerano i proprietari responsabili per il mancato inizio di campionato.  E come dargli torto? Solo pochi giorni dopo aver annunciato che al 100% si sarebbe giocato, nella sua ultima intervista in TV il commissario Rob Manfred ha dichiarato che non può garantire che si giocherà nel 2020. Chi ha avuto la possibilità di seguire l’intervista ha potuto notare con quanto imbarazzo Manfred ha dato l’annuncio.  Ma non c’è da meravigliarsi, Manfred è stato eletto dai proprietari e sono loro che dettano le regole al commissario, regole che hanno in mente già da qualche mese.

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C'era una volta....

di Michele Dodde

C’era una volta una giovane quattordicenne che amava il baseball ed era intenzionata a giocarlo. Insieme ai suoi sogni viveva nell’altra metà della luna dove il baseball è inteso soprattutto come forma interiore e spirituale, ovvero in Giappone che per lei era tutto. A volte con grande malinconia ed invidia si soffermava a guardare i suoi coetanei che sui prati verdi erano soliti radunarsi per giocare il gioco amato in squadre senza alcun vincolo. Avvenne però che in un pomeriggio di solitudine si trovò a guardare la televisione che stava trasmettendo una partita di baseball della Major League statunitense e grande fu la sua meraviglia quando si accorse che il suo principale interesse della gara più che dalle diverse fasi della gara era stato catalizzato dall’osservare lo stile del lanciatore Tim Wakefield che, con la casacca dei Boston Red Sox, stava lanciando da vero maestro una serie di micidiali Knuckleball con la pazzesca velocità di novantotto chilometri/ora da far impallidire più battitori.

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Il Diario Segreto - 2^ parte

Walter Lanier "Red" Barber (ironia della sorte il suo cognome era uguale al soprannome di Sal "Barber" Maglie), nei primi anni 50 era il commentatore radiofonico dallo Stadio dei Brooklyn Dodgers
Walter Lanier "Red" Barber (ironia della sorte il suo cognome era uguale al soprannome di Sal "Barber" Maglie), nei primi anni 50 era il commentatore radiofonico dallo Stadio dei Brooklyn Dodgers

di Judith Testa -  segue dalla 1^ parte

Ricordo comunque con piacere che, anche se a mio padre non piaceva lo stile ed il gioco di Maglie, gli dava fastidio che i vari cronisti alla radio non pronunciassero correttamente il suo nome  ed  ogni volta che un annunciatore diceva "Sal MAAG-lee sul monte di lancio per i Giants", mio padre mormorava la pronuncia corretta: "MAHL-yay!". Da lì poi partiva lo sfottò da parte di mio nonno Reuben, bravissimo nella pantomima nel simulare il modo in cui il famoso high-inside fastball di Maglie avrebbe rasato il volto dei battitori Dodgers dicendo “ Ockey, anche oggi Sal il Barbiere darà loro un’altra perfetta ravvicinata sbarbatura !!!” che stuzzicava non poco mio padre. 

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Il Diario Segreto - 1^ parte

Da Redazione.

Siamo lieti di pubblicare su Baseball On The Road un secondo articolo della scrittrice Judith Testa, sempre tradotto da Michele Dodde, redatto a suo tempo per i media statunitensi nel presentare le motivazioni inerenti il suo interesse per il lanciatore Salvatore Anthony Maglie su cui poi ha scritto una monumentale biografia. E’ una testimonianza precisa e completa che delinea in modo particolare la vitalità e l’atmosfera sportiva che si respirava a New York negli anni cinquanta, il mitico periodo in cui la Grande Mela ebbe l’onore di ospitare ben tre franchigie della Major League: gli Yankees, i Giants ed i Dodgers. 

Il Diario Segreto di una Fan

di  Judith  Testa

Può sembrare strano, ma già da piccola per me c’era il baseball e solo il baseball.  Se poi per caso ci sia stato un periodo in cui il baseball non abbia significato niente per me, ebbene non me lo ricordo più.  Di certo, come ho sempre detto, ho imparato il gioco insieme alla conoscenza delle parole poiché già prima di iniziare a frequentare le scuole nel lontano 1948 io mi trovavo spesso a sedere sul pavimento accanto al nostro grande mobile di radica, dov’era posta la radio, ed ascoltavo le cronache delle partite di baseball vicino al mio nonno materno. 

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Come si sceglie il numero di casacca

di Frankie Russo tratto da ESPN

Sono tante le motivazioni per cui si sceglie un determinato numero per la casacca, magari per onorare un certo giocatore, un numero collegato ad un evento familiare, la superstizione e molte altre. In questo articolo racconteremo come e perché giocatori nelle majors hanno scelto il loro numero.  Quando aveva 6 anni, Skip Schumaker era tifoso dei Dodgers ed era in fila per avere gli autografi dei suoi beniamini, ma essendo così piccolo, il ragazzino fu trascurato dai più. Vedendo il ragazzino in lacrime, gli si avvicinò Orel Hershiser dicendo: “Io gioco per i Dodgers, non sono famoso però sarei ben felice di farti avere il mio autografo”. Schumaker scelse il 55 in onore di Hershiser. Hershiser in seguito divenne molto famoso. Vinse un Cy Young Award, fu nominato per 3 All Star Game, vinse le WS nel 1988, fu eletto WS MVP, ALCS MVP e NL NLCS MVP ed è attualmente in corsa per la nomina nella Hall Of Fame.

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Yogi Berra, l'aforismo del giorno - 4

Yogi Berra al centro il 2 Aprile 2001 allo Yankee Stadium - SUZANNE PLUNKETT Associated Press
Yogi Berra al centro il 2 Aprile 2001 allo Yankee Stadium - SUZANNE PLUNKETT Associated Press

di Frankie Russo tratto da ESPN

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A soli 5'8 "di altezza, era comunque un gigante di uomo. Yogi lasciò la scuola dopo l'8° anno per aiutare la sua famiglia che viveva a malapena sopra il livello di povertà. Più tardi, servì coraggiosamente il suo paese nella Seconda Guerra Mondiale facendo parte dell'invasione della Francia nel D-day.

Molti ragazzi mi dicono "Ehi, Yog, raccontaci uno Yogi-ismo". Io gli rispondo "Non ne conosco nessuno". Tutti vogliono che ne dica uno. Ma io non trucco. Non so nemmeno quando li dico. "E' la verità, e la verità è che non lo so". Altre perle di saggezza di Berra:

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Il Talento sprecato

di Frankie Russo tratto da Facebook

Ron LeFlore di talento ne aveva tanto, ma la sua presenza non era gradita nell’organizzazione, la voce era univoca: LeFlore se ne deve andare! Una storia triste, non a lieto fine se non per il fatto che fu ceduto in tempo per ricevere un utile ritorno. E’ la storia di un ragazzo cresciuto in una zona malfamata, dominata dal crimine, che poi ha avuto la fortuna di entrare nel mondo del baseball mentre era in prigione e diventare una stella per la sua squadra cittadina: i Detroit Tigers. Era emozionante vedere LeFlore battere leadoff e correre sulle basi. Poteva rubare quando voleva, creava non pochi problemi ai lanciatori, tutto a beneficio dei battitori che seguivano. LeFlore era il volto dei Tigers, colui intorno al quale la società voleva costruire la squadra del futuro, una squadra vincente. Ma il 7 dicembre 1979, la società stava per cedere LeFlore agli Expos per un lanciatore sconosciuto, tale Dan Schatzeder. Per la tifoseria di Detroit fu come una ripetizione del disastro di Pearl Harbor 38 anni dopo. Il GM Bill Lajoie sapeva fin troppo bene che per lui sarebbe stata una telefonata difficile, ma sapeva che doveva essere lui a comunicarlo a LeFlore. Dopotutto, Lajoie non solo era colui che lo aveva aiutato a uscire di prigione sei anni prima, ma era la persona alla quale LeFlore era più legato. I due nativi di Detroit, con cognomi francesi, non potevano fare a meno di vedere i loro destini incrociarsi.

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A Codogno il baseball è lo sport simbolo, a pochi Km a Brescia invece....

di Paolo Castagnini

Siamo alle solite, Davide deve avercela a che fare con il solito Golia, chissà se anche stavolta la storia si concluderà come nel Primo Libro di Samuele con la vittoria di Davide. Certo è che con il Covid-19 tutto si sta complicando. Ma mentre a Codogno i media nazionali hanno dato risalto al Baseball come sport simbolo per la ripartenza della Città, a pochi chilometri di distanza, nella vicina e lombarda Brescia chi decide la pensa diversamente. E a nulla sono valse le assicurazioni da parte dei dirigenti del Baseball bresciano sull'applicazione delle norme Federali che ricordiamo sono approvate dal CONI e quindi dal Governo. Il curioso è che le scuole non si sono potute aprire, ma i centri estivi si (ma questa è un'altra storia) e cosa si fa molto spesso nei centri estivi? Si gioca a calcio. Quindi il Campo del CUS Brescia non è adatto al Baseball, ma al calcio forse si. Riporto integralmente la lettera di un ex dirigente del CUS Brescia Baseball all'attenzione degli organi di informazione, che  potrebbe essere "La Lettera" di tutti i dirigenti Italiani.

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George Brett e la mazza da Golf

Vignetta di Kevin Roche
Vignetta di Kevin Roche

di Frankie Russo tratto da ESPN

Quando nel 1993 George Brett ormai 40enne si avvicinava all’ultima settimana della sua carriera, gli fu chiesto come avrebbe voluto che fosse il suo ultimo turno in battuta. Ci si attendeva una risposta tipo un line drive a sinistra, o un doppio all’esterno centro/destro o un poderoso fuoricampo a destra. La risposta invece fu di una saggezza unica: “Vorrei battere la palla forte sul seconda base e correre più velocemente possibile per dimostrare ai giovani come veramente si dovrebbe giocare a baseball”.

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La superstizione nel baseball - 2

di Frankie Russo 

Leggi la #1

Superstizioni, miti e stranezze folli sono un segno distintivo dello sport in cui non è escluso il baseball e dove si rilevano innumerevoli storie di rituali inspiegabili, spesso ripetuti e/o maledizioni che apparentemente affliggono squadre e giocatori. Come Mark “The Bird” Fydirich che s’inginocchiava per sistemare il monte con le mani per poi parlare con la palla prima di ogni lancio (BOTR 15/11/16). Sicuramente ricorderete come Nomar Garciaparra stringeva e allentava i guantini dopo ogni lancio con rito minuzioso e come si calciava da solo. Ecco le più famose superstizioni nel mondo del baseball. La superstizione per antonomasia risale al gennaio 1920 ed è notoriamente conosciuto come La maledizione del Bambino.  Con 5 titoli delle World Series già in bacheca, nel 1920 i Red Sox si videro costretti per ragioni economiche a cedere Babe Ruth ai rivali Yankees. Informato del suo trasferimento, Ruth lanciò la sua maledizione: Senza di me non vincerete mai più. Il declino dei Red Sox coincise con l’ascesa dei rivali di NY facendo nascere la legenda che mai più avrebbero vinto il titolo. La maledizione durò 86 anni fino al 2004 quando la squadra di Boston capovolse lo svantaggio di 3 gare a 0 nelle American League Champion Series proprio contro gli Yankees per poi sconfiggere i Cardinals nelle finali. 

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Eventi salienti di una storia infinita # 20

di Michele Dodde

Ad inizio del 20esimo secolo lo sviluppo tematico e tecnico del baseball, in cui il livello qualitativo cominciava a dare velocità alle diverse fasi del gioco, convinse ex giocatori a ideare ulteriori confacenti protezioni a difesa dell’incolumità dei partecipanti alle gare. Tra questi i più accreditati furono Albert Spalding e Alfred James Reach. Quest’ultimo, di origine britannica, era nato a Londra il 25 maggio del 1840, dopo una sua interessante carriera dal 1860 al 1871 indossando le casacche dello Eckfordclub di Brooklin ed in seguito solo quella dei Philadelphia Athletics, salì anche alla ribalta divenendo un capace ed ascoltato dirigente, un qualificato editore dell’approvato ed applicato regolamento di baseball, la famosa “The Reach Guide”, ma soprattutto un avveduto produttore di articoli sportivi. Si deve a lui infatti, al fine di eliminare alcuni incidenti che avevano coinvolto diversi battitori colpiti alla testa dalla palina lanciata maldestramente dai lanciatori e non evitata in tempo, l’idea di realizzare un casco da far indossare al battitore nel mentre si fosse posizionato nel box di battuta. Brevettato e successivamente pubblicizzato nel 1905 a ben 5 dollari, fu indossato per la prima volta all’inizio della stagiona agonistica di quell’anno dall’allora ricevitore dei Giants di New York Roger Bresnaham dopo essere stato colpito. Quel casco-protezione, che riparava parte della testa e del viso con una studiata gomma piena d’aria, da cui il nome “pneumatic head protector”, in verità non ebbe una larga diffusione tra gli operatori e solo dopo molti anni, cambiando però tipo di materiale, forma e reso obbligatorio, tutti i battitori finiranno per indossarlo. 

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Yogi Berra, l'aforismo del giorno - 3

di Frankie Russo tratto da ESPN

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Io non ho detto davvero quello che ho detto

Molte delle citazioni attribuite a Yogi Berra in realtà sono dei falsi o meglio non sono di Berra, ma vengono da altre persone, ma i suoi fan erano talmente tanti e talmente vogliosi di sentire degli aforismi da Yogi che bastava che qualcuno gli attribuisse una frase che questa diventava immediatamente sua. Ecco perché in una intervista un giorno alla domanda se tutte le citazioni fossero sue la laconica risposta di Berra fu: "I never said most of the things I said."  "Io non ho detto davvero quello che ho detto". 

 Altre perle di saggezza di Berra:

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Un'Imperfect potrebbe diventare Perfect?

Jim Joyce e Armando Galarraga (AP Photo/Paul Sancya)
Jim Joyce e Armando Galarraga (AP Photo/Paul Sancya)

di Frankie Russo tratto da totallytigers

Su Foxnews.com si legge che in una intervista all’Athletic magazine, Armando Galarraga ha fatto intendere che sussiste la possibilità che la MLB possa prendere in considerazione di trasformare la "Imperfect Game" in "Perfect Game". L’arbitro Jim Joyce ha detto che l’avrebbe già dovuto fare, manco a dirlo Galarraga non aspetta altro, sperando che avvenga mentre è ancora in vita. Insomma, tutti insieme appassionatamente. E’ sorprendente che siamo qui, a distanza di 10 anni dopo che Jim Joyce ha letteralmente rubato un Perfect Game a Armando Galarraga, e finalmente forse la MLB stia prendendo in considerazione l’ipotesi di ribaltare la chiamata. L’instant replay avrebbe salvato sia Jim che Armando. Ma per coloro che sono contrari al replay preferendo l'elemento umano con tutti gli errori che ne conseguono, dopo quello che hanno potuto vedere il 2 giugno 2010 forse sarebbe il momento di ritornare sui propri passi. 

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La settimana decisiva

Immagine tratta da clutchpoints
Immagine tratta da clutchpoints

di Frankie Russo tratto da totallytigers

Questa sarà la settimana cruciale per determinare se ci sarà un campionato MLB 2020. La questione che rappresentava la maggiore preoccupazione, il Covid-19, è passata in secondo piano rispetto al re denaro, e non c’è nulla di che stupirsi.  Fino ad ora abbiamo assistito a una partita di ping-pong tra giocatori e proprietari. Ciascuna parte cerca di portare acqua al suo mulino per far valere le proprie ragioni. Ma una di esse, i proprietari, riesce a propagandare in modo più efficace le sue motivazioni con maggiore influenza sul pubblico. Questo anche perché la storia ci ha insegnato che in queste trattative sono i giocatori a vestire i panni dei privilegiati e dei cattivi, anche quando la controparte ha la meglio nella negoziazione dei contratti.  

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La Quarta Stagione

di Michele Dodde 

Fresco di stampa è in vendita su Amazon l’ultimo pregnante libro scritto dal poliedrico Pietro Striano con un titolo che appaga il curioso con un avvincente coinvolgimento: “La Quarta Stagione”. Nel baseball come nella vita, poiché è fuor di dubbio che lo scritto di Striano coglie a piene mani calore, aspetti, affettuosità, fervore, feticismo, passione, devozione, simpatia, tenerezza, tristezze, curiosità, sogni e linearità d’attese esclusivamente dal baseball come gioco ma ancor più dal baseball come ricerca della propria identità. Ed è l’identità di tutti coloro che apparentemente sembrano i vinti, quei vinti che ascendono al sublime del loro spirito con piccoli gesti grandi come macigni. Ed i personaggi, molti e tutti di calibrato interesse, si muovono su un palcoscenico non di ribalta ma di un avanspettacolo perso tra le pieghe delle Minor League e tra le ombre di una filosofia che dà ampio respiro di intendere e volere. I personaggi compaiono all’improvviso arricchiti da una grande personalità ed incisivo spessore per poi sfumare via e perdersi come ombre nella nebbia delle quinte a volte reali ed a volte sognanti per dare tono all’esistenza. In questo complesso ampiamente lineare ma all’improvviso decisamente articolato l’autore con un personale ed innovativo testo da incisivo affabulatore si muove con arguta capacità illustrativa spaziando in ogni dove tra le pagine sbiadite di un baseball senza confini o limiti e delineando un segreto amore verso la filosofia dell’essere un giocatore di baseball in speciale simbiosi al culto orientale giapponese.

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Quando il baseball salvò la città di Detroit

di Frankie Russo tratto da MLB.com

Basta accendere la televisione e guardare un telegiornale o aprire le pagine di un quotidiano per realizzare cosa sta succedendo a Minnneapolis. La rivolta delle Twin Cities sono una serie di disordini civili scoppiate nell'area metropolitana di Minneapolis negli Stati Uniti. Le proteste sono iniziate il 26 maggio 2020, dopo la morte di George Floyd, un afroamericano morto mentre veniva tenuto in stato di fermo da alcuni agenti del dipartimento di polizia. Manifestazioni e proteste si sono svolte inizialmente in maniera pacifica, ma già dal giorno dopo sono iniziati atti di violenza nell'area urbana. La protesta si è trasformata in rivolta, e durante i disordini si sono verificati saccheggi, aggressioni, incendi dolosi e un omicidio, culminati tutti con l'assalto e l'incendio a un commissariato di polizia da parte dei rivoltosi.

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