Ricevitore: Tirare in terza base

di Frankie Russo

Tratto da baseballexcellence.com

Eccetto quando vi è un battitore destro, il tiro in terza è il più semplice da eseguire per un ricevitore. Il ricevitore si trova in una posizione in cui il suo lato sinistro è direttamente rivolto verso la terza evitando di dover girare il corpo per effettuare il tiro. Questa tecnica è anche una delle meno insegnate seppure trattasi di una situazione che capita spesso durante il gioco. Tuttavia, se il ricevitore non conosce, o non gli è stato insegnato la giusta meccanica, una buona percentuale di tiri finiranno spesso troppo alti. Di per se il tiro non è complicato, il difficile è come posizionarsi correttamente.  Nei primi anni del baseball giovanile la possibilità di eliminare il corridore in 3B è molto bassa. Con un ricevitore privo di buon braccio e un lanciatore privo della giusta tecnica, generalmente l’attacco riesce a trarne vantaggio.

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Perché amo questo sport

di Allegra Giuffredi

Mi capita spesso di chiedermi perché il baseball sia lo sport più bello del mondo, bellissimo da guardare, incredibilmente affascinante da giocare.  Alla fine mi vengono in mente tutti i piccoli particolari che nessuno osserva. Se vedete, prima della partita, un uomo che si mette lo smalto bianco sulle unghie della mano destra, non vuol dire che si sta preparando ad un “drag queen show”, è solo il ricevitore che vuole aiutare il suo lanciatore a leggere i segnali durante la partita. Se, poi, dopo la partita, entrate negli spogliatoi vedrete, fra una quindicina di giocatori in varie “fasi di nudità”, uno non più giovanissimo, con un principio di pancetta con una birra in mano e una crosticina di Maalox intorno alla bocca: quello è il closer che al nono inning ha difeso il ponte, senza far passare il nemico. Se, poi ancora, passando  vicino alle gabbie, vedete un giocatore non in divisa che sta lavorando all’elastico, quello è un lanciatore che sta costruendo il braccio perché spera di avere altri due o tre anni da lanciare. Poi c’è un lanciatore che si inzuppa il pantalone destro (sinistro se è mancino) con acqua molto zuccherata. Molto zucchero, molta rotazione, curve diaboliche. Che cosa volesse dire Yogi Berra, quando apriva bocca soltanto lui lo sa, ma alcune “perle” sono passate alla storia. “It ain’t over until it’s over.”, ossia “non è finita, finché non è finita. 

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Eventi salienti di una storia infinita # 10

di Michele Dodde

Nel 1889 due personaggi hanno impresso la loro indiscutibile ed indelebile personalità in questa storia infinita del gioco del baseball: il lanciatore John Gibson Clarkson e John Tomlinson “Tooth” Brush illuminato proprietario degli Indianapolis con l’appendice di John Montgomery Ward ricercato giocatore ed organizzatore sindacale. John Gibson Clarkson, che debuttò in Major League il 2 maggio 1882 con i Worcester Ruby Legs  per poi passare nel 1884 con i Chicago White Stokings fu ceduto da questi il 3 aprile 1888 ai Boston Beaneaters per l’iperbolica cifra di allora di ben 10.000 dollari  raggiungendo così il suo ex compagno di squadra King Kelly, anch’egli comprato dai White l’anno precedente per la stessa cifra. Con questa operazione non solo di facciata ma tecnicamente pregevole i Beaneaters si poterono permettere di sfoggiare una batteria di rara qualità ma che fu subito soprannominata dai media come la “batteria da 20.000 dollari”.

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La foto più bella

Foto di Charles Conlon
Foto di Charles Conlon

Quando il tutto diventa un momento magico

di Michele Dodde

Accadde durante la stagione agonistica del 1909 durante la gara Detroit Tigers contro gli Highlanders di New York.  Era il 23 luglio ed il tabellone segnapunti riportava al quinto inning un out e un corridore in seconda. Quel corridore era Ty Cobb, scorbutico e violento giocatore ma astuto e deciso nelle scelte del gioco. Molto si è scritto su questo personaggio, nel bene e nel male, ma sempre, nello spolverare le pieghe della sua vita, si è dovuto rimarcare la sua versatilità nel gioco del baseball. 

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Le strategie dal monte al piatto

di Frankie Russo

Tratto da baseball-pitching-tips

Come vi preparate per affrontare un battitore? Qual è la sequenza di lanci che usate per eliminare presto e con efficacia i battitori? Come mescolate la selezione dei lanci, la locazione e velocità per confondere il battitore? In questo articolo illustreremo alcune strategie per tenere fuori equilibrio i battitori, cambiare il loro piano al piatto e ridurre il numero di corridori in base.  Vi mostreremo alcune strategie, sequenza di lanci, selezione  di lanci da utilizzare in gara. Ma prima di tutto bisogna capire che: Non si può usare sempre la stessa strategia per ogni battitore. Il lanciatore della majors Darren O’Day è un buon esempio. Durante la stagione 2015, O’Day era un pezzo molto importante nel bullpen degli Orioles perché era efficace e teneva i battitori fuori equilibrio.

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Cosa ha fatto vincere le World Series ai Boston Red Sox

di Tony Abbatine, tratto da Baseballamerica e tradotto da Frankie Russo

Vi sono diversi ragioni per cui i Red Sox hanno vinto le World Series: un grande gruppo di lanciatori, versatilità dei ruoli, buona difesa e un gruppo di giocatori che andava molto d’accordo. Ma c’è un altro fattore molto importante. Si è avuto l’impressione che i battitori dei Red Sox vedevano meglio la palla e avevano un migliore controllo della zona dello strike rispetto ai Dodgers, specialmente nelle situazioni cruciali e quando indietro nel conteggio.  Sarà stato l’approccio con due strike, sarà stato l’approccio con due eliminati, ma i Red Sox avevano il pieno controllo del Runway (la linea sui cui viaggia la palla) e della lunghezza del Go Zone (il punto in cui i battitori devono decidere quando girare e che tipo di lancio è in arrivo). 

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Campi bolognesi che ci sono e non ci sono più

Nella foto Giulio Glorioso durante un allenamento della Nazionale presso il Campo delle Calze Verdi (Casalecchio) (Foto tratta da Cineteca Bologna - Autore Aldo Ferrari)
Nella foto Giulio Glorioso durante un allenamento della Nazionale presso il Campo delle Calze Verdi (Casalecchio) (Foto tratta da Cineteca Bologna - Autore Aldo Ferrari)

di Marcello Perich

Qualche tempo fa, su un’altra testata on line, ho proposto di fare un censimento delle strutture sportive dedicate al baseball e quale miglior posto virtuale di questo per fare una mia personalissima rilevazione nel bolognese? Il mio viaggio tra i campi di baseball si è svolto, un po’ andando in giro a vedere partitelle amatoriali e giovanili, un po’ con l’aiuto di GOOGLE Earth e leggendo ed ascoltando i racconti di chi ha fatto il baseball feslsineo. E allora partiamo dal Campo dell’Oca, fuori Porta Lame che non esiste più, perché è diventato una rimessa per automezzi della Polizia, ma che ha visto sbocciare le gesta di alcuni tra i talenti più amati e conosciuti del baseball bolognese.

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Bryce Harper non trova squadra

di Frankie Russo

Tratto da totallytigers

In questo periodo si fa un gran parlare del motivo per cui Bryce Harper non trovi ancora squadra nonostante lo Spring Training abbia già avuto inizio. Voce comune è perché l’era del free agent ha fatto il suo tempo e le società non sono più disposte a mettere sotto contratto giocatori a lungo periodo. Onestamente questo non corrisponde al vero. Prima di tutto, già nel corso della scorsa stagione,  i Washington Nationals gli avevano offerto un contratto di 300 milioni di dollari per 10 anni, condizione che lo avrebbe reso il più pagato di tutti i tempi. Harper ha rifiutato ed in sintonia con il suo agente non ha più ripreso il discorso con la società. Un po’ la stessa storia che lo stesso agente fece con Max Scherzer prima che quest’ultima lasciasse i Detroit Tigers nel 2014. 

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Come migliorare un turno alla battuta

Nella foto Joey Votto - Cincinnati Reds (Getty Images)
Nella foto Joey Votto - Cincinnati Reds (Getty Images)

di Tony Abbatine, tratto da Baseballamerica e tradotto da Frankie Russo

Con l’approssimarsi della stagione 2019, assicuriamoci che il nostro corpo sia in perfetta forma e pronto per essere al meglio per tutte le situazioni.

1- Almeno otto ore di riposo sono necessarie prima delle gare e dell’allenamento. Essere pronti nel box di battuta infonde tranquillità e fluidità nei movimenti. Niente riposo, poche possibilità. Cattivo umore, nervosismo e stress soni tutti fattori conseguenza dell’insufficiente riposo. Non lesinare su quegli elementi che vi donano benessere emotivo e fisico.

2- Una equilibrata e salutare colazione o pasto vi permetterà di affrontare adeguatamente tutta la giornata, non fatevi mancare proteine e carboidrati integrali. E non dimenticate la frutta. Il vostro corpo è come una Ferrari, non può esibirsi al meglio se si fornisce di benzina o di fast food economici.

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Parigi 2024: Olimpiadi o farsa

di Michele Dodde

Il 6 agosto del 2016 ad inizio della  XXXI Olimpiade di Rio de Janiero  da questo sito misuravo i termini ed il perché il baseball ed il softball  avevano ed hanno il diritto inequivocabile di essere sempre presenti tra i giochi olimpici sia perché rappresentano il gioco più antico e sviluppato assemblando aspetti significativi e fondanti di svariate tradizioni di etnia europea sia perché praticato in modo amatoriale, e dunque nell’aspetto più ricercato dai principi di De Coubertin, in tutti i continenti. Ora da voci di corridoio, ampliate dalla stampa e dai social media, si acquisisce la notizia che alle future Olimpiadi in atto a Parigi nel 2024  il baseball ed il softball, dopo il ritorno in quelle previste a Tokyo nel 2020, “garbatamente” saranno messe nuovamente fuori la porta preferendo invece l’ingresso al loro posto della Break Dance. 

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I suoni, le danze, le magie, i sogni

National Baseball Hall of Fame Library
National Baseball Hall of Fame Library

di Marcello Perich

Naturalmente, appena presi in mano la pallina da baseball, avrei voluto diventare un lanciatore, ma appena alzai la mano per lanciare da sopra, fui trafitto da un dolore lancinante alla spalla. Non ne sapevo niente di anatomia in generale e specifica per il baseball, altrimenti mi sarei fatto una diagnosi immediata: lesione della cuffia del rotatore. Addio sogni di gloria, ma visto che tirare “sidearm” non mi faceva male, mi nominai seconda base. Alcuni anni dopo, superata una lussazione della rotula, con strappo del tendine laterale (un mese prima del mio esordio in serie A con le Calze Verdi) entrò in squadra un simpatico ragazzo che sapeva giocare solo in seconda, ma che batteva più di me. Così il manager Gianni Spada mi battè 35 palle al volo (le ho contate davvero) e, visto che le prendevo tutte, mi spostò in mezzo agli esterni. Ed è così che si diventa esterno centro. Timidamente obiettavo che non avevo il braccio, al che Spada mi liquidò con un “Invece di tirarla, portala tu all’interbase. Hai presente quelli che consegnano le pizze?”.

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Il Lanciatore Scomparso

di Michele Dodde

Recensione del libro di Beppe Carelli "Il Lanciatore scomparso"

 Il baseball nel cuore

Il baseball non è uno sport. E’ una malattia contagiosa “  ma soprattutto “ è un eterno stato di transizione, un preludio ai veri compiti ed essere un giocatore di baseball è uno stato di grazia “. 

Così in modo asciutto precisa nella prefazione quell’uomo dalle mille risorse che è Fabio De Luigi, uomo dei Pavesini e dei detersivi ma anche del grande schermo da “ Il peggior natale della mia vita”  sino a cimentarsi oggi da papà almeno per  “10 giorni senza mamma” dopo essere stato nello stato di grazia come giocatore di baseball e soprattutto compagno di squadra di Beppe Carelli, già eccezionale giocatore per 19 anni  (1975 – 1994) e Hall of Famer 2008 del baseball italiano ed ora inedito rookie tra gli scrittori di recente acquisizione.

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Respect

Rino Zangheri
Rino Zangheri
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12 consigli per divenire un giocatore migliore

di Tony Abbatine, tratto da Baseballamerica e tradotto da Frankie Russo

Perché vi sono giocatori che riescono a fare tutto bene e le loro prestazioni sono costanti e a volte eccellenti? Perché vi sono giocatori che fanno intravedere momenti entusiasmanti solo per poi soffrire lo stress durante la gara? Come può un atleta avvicinarsi alla perfezione?

Di seguito vi elenco 12 Regole d’Oro.

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Going Home

di Michele Dodde

Recensione del libro di Pietro Striano "Going Home"

Quando nell’aprile del 1991 la National Geographic Society con sede in Washington D.C. pubblicò sulla sua omonima rivista, vol. 179, no.4, l’articolo  di David Lamb, con foto originali di William Albert Allard, “A Season in the Minors” per complessive trenta pagine con richiamo in copertina, sembrò ai più che “tutto fosse compiuto” e valutata  giusta la chiusura con il sintetico quanto completo “Summer was over, and it was time to go home”. Ed invece no poiché a richiamare l’attenzione verso il cuore palpitante e generoso del baseball, quello cioè giocato più per divertirsi che per divertire e dunque lontano dall’asettico e feroce business  insito nella Major League, ci ha pensato Pietro Striano dalle multiformi capacità ed eclettico nel divenire. Con un linguaggio veloce e privo di controllo,  fulminante nel dare un seguito interpretativo ed intinto nella boccetta di curaro nell’evidenziare i propri giudizi, Striano ti prende per mano e, novello Virgilio che tutto sa in termini di storia e filosofia, ti guida tra le pieghe e le ombre delle numerose Minor League statunitensi in un “Going Home” che lascia senza respiro ed un pesante bagaglio di meditazioni.

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Scivolare per vincere e per evitare infortuni

di Frankie Russo

Tratto da baseballexcellence

La scivolata è una tecnica che non sempre viene insegnata nel modo corretto e a livello giovanile  spesso è limitata a un corri&fuggi. Non è una tecnica naturale e richiede molta pratica per l’apprendimento. E’ importante superarre la paura di scivolare. La paura di farsi male è uno dei motivi che rende un corridore timoroso e che finisce per causare l’infortunio anziché prevenirlo. Gli esercizi per la scivolata vanno eseguiti a velocità naturale, rallentare la corsa rende il giocatore più esposto a infortunio. Non si deve saltare, non si deve cadere e non si deve rallentare.

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Toni Stone, la prima donna di colore a giocare nella Major Negro League

di Michele Dodde

L’ossimoro nell’andare a trovare il fantastico nella storia ed il vero nella leggenda ben si attaglia alla vita di Toni Stone, nata come Marcenia Lyle Stone a Bluefield nella Virginia Occidentale. La sua grande passione per il gioco del baseball e la sua forte determinazione le hanno aperto nel 1985 le porte della prestigiosissima “Women’s Sports Hall of Fame”. La storia di Toni Stone è molto singolare e fuori da qualsiasi logica del tempo di allora come di oggi: resta però negli annali poichè ella è stata la prima donna ad indossare la casacca di una squadra composta da maschi ed a giocare da professionista nella Major Negro League. E se Jacky Robinson, icona nr. 42 viene lodata per  rappresentare il difficile inizio di una integrazione razziale, Toni Stone è lì a configurare a pieno titolo l’inizio di una qualificante emancipazione femminile senza limiti ed a tutto tondo.

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10 lezioni di vita che ti insegna il baseball

Nella foto Doug Bernier (Foto Bill Gentry)
Nella foto Doug Bernier (Foto Bill Gentry)

di Frankie Russo

Tratto da probaseballinsider

L'articolo è stato scritto da Doug Bernier che ha giocato in MLB per Colorado Rockies e Minnesota Twins fino al 2015. Fondatore di The Pro Baseball Insider dove è stato tratto l'articolo.

Non tutti sanno quanto sia vantaggioso praticare lo sport. E’ pur vero che non tutti gli sport, specialmente il baseball, possono essere praticati da tutti. Di seguito però, elenchiamo 10 importanti lezioni di vita che ti può insegnare il baseball.

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Roy Henshaw e la "no hit" mancata

Nella foto Roy Henshaw
Nella foto Roy Henshaw

di Allegra Giuffredi

L’appassionato di baseball sa che esistono i “complete game”, le “shutout”, le “no hit” e le "partite perfette". Queste partite sono il vanto di qualsiasi lanciatore, così come il fuoricampo lo è per l’uomo in battuta. Ma siccome non ci sono solo gli appassionati e magari proprio adesso un neofita del baseball sta leggendo queste parole, diamo in premessa, qualche utile informazione. La “complete game” è la partita in cui il lanciatore rimane sul monte di lancio per tutta la durata della stessa; la “shutout” è una “complete game” in cui il lanciatore non permette agli avversari di segnare punti; la “no hit” è una “complete game” in cui il lanciatore non permette alcuna battuta valida agli avversari; la “partita perfetta” è una “complete game” in cui il lanciatore riesce a non far arrivare in prima base alcun avversario. Roy Henshaw (1911 - 1993) nativo di Chicago è stato un solido lanciatore mancino dei Cubs, per tre stagioni, nel 1933 ed ancora dal 1935 al 1936 e passò otto anni complessivi, nella   MLB.

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Una piccola guida alle statistiche del lancio

di Frankie Russo

Tratto da blessyouboys.com

ERA? FIP? WHIP?

Lanciare è un processo complicato. Lanciatori possono avere a disposizione 5/6 differenti tipi di lanci con diverse rotazioni, indirizzate in varie locazioni con una variabilità di risultati. La conseguenza è che esistono una miriade di statistiche che spesso possono confondere il tifoso occasionale. Al fine di rendere il tutto di più facile interpretazione, per il momento ci limiteremo ad analizzare solo quelle basilari. Come per le statistiche di battuta, mostreremo un box score di una gara delle majors. 

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I quattro benefici del Long Toss

David Price esegue una sezione di Long Toss sotto gli occhi del manager dei Boston Red Sox John Farrell  (Photo by Barry Chin/Boston Globe via Getty Images)
David Price esegue una sezione di Long Toss sotto gli occhi del manager dei Boston Red Sox John Farrell (Photo by Barry Chin/Boston Globe via Getty Images)

di Tony Abbatine, tratto da Baseballamerica e tradotto da Frankie Russo

Il dibattito riguardo la meccanica di lancio e il metodo per migliorare la velocità e evitare infortuni al braccio è diventato come discutere di politica o di religione. E’ un dialogo continuo ed acceso e ognuno ha la sua opinione. Caricamento scapolare,  normative ASMI, palle mediche di vario peso, allenamenti con pesi specifici. Basta navigare e trovi tutto sui media. Questo ci porta al discorso sul long toss. Alcuni giocatori e squadre lo ritengono indispensabile, altri lo condannano e lo ritengono la causa dell’aumento degli infortuni.  Alan Jaeger è considerato il padrino del long toss. Ultimamente ho avuto l’occasione di assistere a un suo video e poi ho avuto modo di poter parlare a lungo con lui. Jaeger mi dedicò il suo tempo e sintetizzò il suo credo in quattro punti fondamentali.

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Eventi salienti di una storia infinita # 9

di Michele Dodde

Fu così che al finire del 1887 illuminati investitori ed autentici fan dettero inizio alla mal celata mania del collezionismo delle card relative ai giocatori della Major League attraverso le quali si può scrivere giustamente tutta una storia tra sentimenti e sviluppo sociale. Anzi, a latere di quel fiabesco mondo del baseball che si stava delineando, incominciarono ad evidenziarsi autentici speculatori tra cui un tal Harry Mozley Stevens, immigrato inglese, che in seguito sarà soprannominato sia “the Scorecard Man” sia “Hustling Harry” per il suo fiuto negli affari e per la velocità mentale con cui riusciva ad intuire le aspettative e i desideri degli spettatori e dei tifosi: ai primi offrendo originali forniture e/o derrate alimentari da consumare sugli spalti, ai secondi colorate card ritraenti i dagherrotipi dei giocatori non prive però di un’accurata scelta di articoli da pubblicizzare. In effetti manovrando sapientemente i suoi modi egli si adoperò non poco per farsi concedere in esclusiva dalla Major League le licenze di vendita presso i maggiori campi di gioco delle squadre al fine di poter commerciare sia alimenti da fast food sia le card dei giocatori. 

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Cogliere indizi per riconoscere un lancio

di Tony Abbatine, tratto da Baseballamerica e tradotto da Frankie Russo

Molti esperti del lancio si soffermano a parlare del "tunnel del lanciatore", questo spazio particolare durante la prima fase del tragitto (per comodità diciamo i primi 3-4 metri dal punto di rilascio) dove anche per i più bravi  (come Clayton Kershaw per esempio) inizia la traiettoria di tutti i loro lanci.  Non si scopre l’acqua calda nell’affermare che la vera chiave del successo è il tardo movimento che assume la palla alla fine del suo tragitto. Non è nemmeno un segreto che ai più alti livelli il punto di rilascio dei lanci per i migliori lanciatori avviene approssimativamente con la stessa apertura sia del braccio che della mano. Quindi come si deve comportare il battitore?

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Una piccola guida alle statistiche di battuta

Immagine tratta dal sito internet The Gilman News
Immagine tratta dal sito internet The Gilman News

di Frankie Russo

Tratto da blessyouboys.com

Il Baseball è uno sport basato sui numeri, e se mai vi siete chiesti cosa sono tutti quei numeri nel box score, noi cercheremo di spiegare a cosa si riferiscono. Tutti gli sport hanno le loro statistiche, ma esiste un non so che nel baseball che lo porta ad essere lo sport perfetto per gli amanti dei numeri. Con tutte queste strane sigle come DRS e wRC+ che appaiono in tutti gli articoli deve essere difficile per un giornalista ricordare che vi sono tanti tifosi che non si interessano delle sottigliezze della partita ma lo prendono solo come: "semplicemente un gioco". Ciò detto, per rendere la vita più facile a coloro che non sono molto addentrati nelle statistiche, vogliamo dedicare qualche minuto per illustrarne le più comuni. Consideriamolo come l’ABC per un "corso di statistica del baseball" in modo che quando inizia la nuova stagione, tutti possano comprendere cosa significhino, come vengono calcolate e di cosa stiamo parlando quando si legge ad esempio OPS.

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Il tempo delle ombre

Field of Dreams - Baseball Diamond Sunset - Foto scattata il 17 Agosto 2013 - Fotografo: Elliot McGucken - Esposta alla Fine Art Photography for Los Angeles
Field of Dreams - Baseball Diamond Sunset - Foto scattata il 17 Agosto 2013 - Fotografo: Elliot McGucken - Esposta alla Fine Art Photography for Los Angeles

di Marcello Perich

Li ricordo tutti i campi dove ho giocato e, naturalmente, mi ricordo delle partite più belle. E allora, trasformato per incanto in un’ombra, esitante e quasi trasparente mi avvicino al piatto nel polveroso campetto di Livorno dove andai 5 su 5 e al campo della Polizia dove presi al volo 21 battute in una caldissima mattinata di luglio. E a Milano nell’infame campo con la pista in carbone, dove portai dentro 7 punti con le mie 4 battute valide, perché il mio “fan club” era venuto a vedermi giocare. E ancora al campo della Polizia dove fra adrenalina che mi scorreva dentro e testosterone che mi faceva ronzare le orecchie, misi giù un perfetto “surprise bunt”, arrivai salvo in prima e rubai la seconda al lancio successivo. Il tutto sotto gli occhi ammirati (e bellissimi) di una mia amica.

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Come sviluppare il processo di visualizzazione per la battuta in modo rapido

Nella foto Aaron Judge (da Newsday)
Nella foto Aaron Judge (da Newsday)

Un articolo di Tony Abbatine e tradotto da Frankie Russo

Nell’era delle analitiche, delle sabermetriche e dei tanti programmi d’istruzione su PC, spesso video games, voglio sottoporre alla vostra attenzione un modo nuovo di analizzare e migliorare le capacità del giocatore per individuare il momento del contatto, in altre parole colpire la palla. Tutti abbiamo bisogno di far riferimento alle vecchie tradizioni e alle esperienze personali, ma nella loro continua ricerca di dominare lo strike zone, è un dovere per i battitori, sia delle giovanili che delle leghe professionistiche,  migliorare ed aumentare queste capacità.

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Eventi salienti di una storia infinita # 8

Nella foto due donne giocano a softball nel 1919 (National Photo Company Collection/Library of Congress, Washington, D.C. (reproduction no. LC-DIG-npcc-00406)
Nella foto due donne giocano a softball nel 1919 (National Photo Company Collection/Library of Congress, Washington, D.C. (reproduction no. LC-DIG-npcc-00406)

di Michele Dodde

Di certo però, il 1887 non solo accantona i menzionati episodi con una compiaciuta cronaca ma va a passare alla storia anche come l’anno dei più significativi eventi che hanno cambiato e caratterizzato il gioco del baseball e non solo. Infatti oltre a delineare la nascita dello spring training come preparazione di inizio stagione dell’attività agonistica va anche a coinvolgere ulteriormente aspetti ed attività di quella romantica ed avveniristica nascita del softball. 

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La forza del braccio

Nella foto Craig Kimbrel (Usa today)
Nella foto Craig Kimbrel (Usa today)

di Frankie Russo 

tratto da ericcressey.com

Oggi tratteremo una delle più interessante questioni del mondo del baseball: il fatto che lanciare sviluppa la forza del braccio. Spiacente, ma non è così. Quanto segue può sembrare un gioco di parole, ma in effetti esiste una grande differenza.  (Prima di proseguire è bene specificare la differenza tra Forza:  "capacità che permette di vincere una resistenza", e Potenza: "forza x spostamento / tempo" ndt). Se i giovani atleti credono che lanciare aumenti la forza del braccio, si convinceranno molto presto che lanciare tutto l’anno può essere sicuro e accettabile. In realtà invece è una delle cose peggiori che possono fare per la loro salute e il loro sviluppo a lungo termine. Ecco cosa c’è sapere:

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Un Sereno Anno Nuovo

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Il racconto di Natale

Foto tratta dal sito www.baseballpositive.com
Foto tratta dal sito www.baseballpositive.com

di Michele Dodde

Tra le carte affastellate del mio archivio ho ritrovato per caso questa vecchia foto datata 2004. Quattordici lunghi anni fa quando allora si andava per gli otto anni. Come sempre capita nelle piccole città noi coetanei allora ci si frequentava presso l’oratorio di San Giovanni Bosco dove tra le diverse attrezzature sportive lì presenti fummo attratti da quelle presentate da un nuovo animatore che indossava una gigantesca felpa con la scritta Dodgers e uno strano cappellino con visiera curva. Chiedemmo cos’erano quegli strani guantoni, mazze realizzate con alluminio e palline come quelle del tennis ma più pesanti e dure ed egli ci disse che erano parte dell’attrezzatura indispensabile per giocare a baseball. “Baseball???” gli fu chiesto. 

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L'allenatore nello specchio

Nella foto Lourdes Gurriel (Sportsnet.ca)
Nella foto Lourdes Gurriel (Sportsnet.ca)

Tratto da Baseballamerica.com e tradotto da Frankie Russo

Il mondo tecnico del baseball italiano ricorderà sicuramente Tony Abbatine che per due Coach Convention in Italia ha entusiasmato i presenti. Io che assieme ad altri colleghi coach ha aperto a Verona dal 2005 al 2010 una sezione della sua Frozen Ropes, ho un ricordo assai vivido. Tony aveva rivoluzionato il modo di concepire l'insegnamento. Oggi vi presento un suo articolo per Baseballamerica con la traduzione del nostro Frankie. Vi auguro buona lettura - Paolo Castagnini

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Fumetti, un baseball con una morale di specchiata universalità

di Michele Dodde

In appendice alla mia ricerca su “Il Baseball nell’Antologia dei Fumetti” ecco spuntare dal mio archivio una particolare cartella inerente un’antica quanto affascinante pubblicazione settimanale edita dalla casa editrice Universo, già casa editrice Moderna. Si tratta de “l’Intrepido”, con la sua costola più giovanile “Il Monello”,  che dal 1935 al 1998  ha accompagnato più generazioni in un particolare momento di sviluppo sociale. Chiuderà  a gennaio di quell’ultimo anno dopo aver pubblicato 3028 numeri e sfiorato una tiratura media di 700mila copie settimanali. In particolare, consapevolmente o suo malgrado, negli anni settanta, grazie ai collaboratori chiamati a dare vita alle varie rubriche ed a storie seriali e libere realizzate con tavole fumo di china, divenne un interessante veicolo di presentazione del baseball e del softball movimentando interesse e conoscenza verso le due discipline.

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Lì sul diamante vorrei essere.....

Immagine  tratta da "The Art of Baseball" Concord Museum
Immagine tratta da "The Art of Baseball" Concord Museum

di Michele Dodde

Sono fortemente convinto che non ci si invecchia andando a vedere una partita di baseball. E di qualsiasi serie. Anzi le più intriganti sono quelle delle serie inferiori ed il motivo è là dettato proprio dal gioco. Troppo spesso infatti si è solito intuire il giusto gioco che il professionista svilupperà giocando in difesa, a meno di una inqualificabile battuta. Nelle serie inferiori invece l’inesperienza dei giovani formalizza una serie di giocate che rendono arrembante qualsiasi manuale con finalità picaresche. Ma poi in sintesi ogni giocata dimostra di avere una sua etica, un suo accattivante finale, una sua specifica morale che resta  nella mente di chi osserva e nei cuori di chi gioca.

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Date sempre il buon esempio

La rissa tra compagni di squadra Harper e Papelbon
La rissa tra compagni di squadra Harper e Papelbon

di Frankie Russo

Tratto da sito americano

Dove nasce la forza di una squadra? Dalla compattezza del gruppo che si costruisce nello “spogliatoio”, spesso definito il decimo uomo in campo. E’ lì, dentro quelle quattro mura che si forma il carattere di una squadra, ed è il luogo di cui ogni squadra prima o poi avrà bisogno, è il luogo dove vige il motto: Uno per tutti, tutti per uno. La presenza dei veterani rende più facile l’arrivo dei nuovi giocatori così come aiuta la crescita dei più giovani. Lo spogliatoio riveste un'importanza particolare specialmente quando le cose non vanno nel modo previsto.

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Eventi salienti di una storia infinita # 7

di Michele Dodde

Foriero di record e di aneddoti, il 1886 si caratterizza per una particolare curiosità che coinvolse Aaron Stern, proprietario dei Cincinnati Reds. Egli notò che, quando era chiamato a lanciare il suo lanciatore Anthony John Tony Mullane, oggettivamente considerato uomo di bell’aspetto ed affascinante per via dei suoi neri e curatissimi baffi, le gradinate del ball park si riempivano con numerosi vocianti sciami di donne. Astutamente allora, intuendo che più del gioco alle donne piaceva vedere in azione il loro idolo, già soprannominato “The Apollo del Box”, incominciò a farlo designare quale lanciatore partente in tutte quelle gare contro squadre deboli dando vita ai consumistici eventi nominati “Ladies Day”. 

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Copiare dai campioni

Foto da GARY A. VASQUEZ / USA TODAY SPORTS / REUTERS
Foto da GARY A. VASQUEZ / USA TODAY SPORTS / REUTERS

di Frankie Russo 

tratto da totallytigers.com

Ogni anno la storia si ripete, una squadra vince e viene proclamata campione del mondo. Nel 2017 furono gli Houston Astros che arrivarono a coronare il loro successo con un lavoro certosino selezionando giovani talenti anno dopo anno, e quando poi avevano formato il nucleo della squadra, la società è andato sul mercato acquistando i giocatori giusti per completare il capolavoro. Gli Astros hanno costruito con intelligenza e il loro esempio viene ora copiato da molte altre società. Ma cosa dire dei campioni di quest’anno? Possono i Red Sox essere da esempio per le altre società?  Hanno adottato un percorso giusto da imitare per raggiungere il successo. Quando si parla dei Red Sox o dei Dodgers, si parla di grosse società che affrontano il mercato a ruota libera con tanto denaro da spendere.  E seppure esse avevano giovani talenti nel sistema, la maggior parte del nucleo è formato da costosissimi free agent dietro cessioni di molti promettenti prospetti. 

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Perché abbiamo di nuovo bisogno di imparare la pazienza

di Michele Dodde

E’ totalmente da condividere lo spunto di Nicholas Petrone che sulle pagine di Other Doors ha evidenziato come noi tutti, di qualsiasi età, si abbia bisogno del Baseball. Ed inizia  precisando quanto sia importante oggi imparare di nuovo ad avere pazienza, ovvero mitizzare la stessa. Questo perché il tempo moderno ci porta tutti ad essere velocemente ossessionati dai risultati, con momenti salienti e gratificazioni istantanee tali che molti non riescono più ad immaginare come si possa amare uno sport che richiede attesa, preparazione, riflessione su ogni scenario, su ogni singolo passo e attesa del proprio turno. E che non va alla ricerca del giocatore normotipo poiché tutti infine in questo sport possono essere grandi.

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