La Negro National League: entità a se stante

Nella foto Martin Luther King gioca con il figlio
Nella foto Martin Luther King gioca con il figlio

Oggi 18 gennaio negli Stati Uniti si svolgeranno iniziative e partecipazioni inerenti la 35esima festività in ricordo di Martin Luther King. L’istituzione di questa particolare giornata fu sancita nel 1983 con la firma dell’allora Presidente Ronald Reagan e dal 20 gennaio del 1986 hanno avuto inizio le celebrazioni che non sono mai state fine a se stesse ma hanno voluto sempre risvegliare gli animi e tenere in vita il ricordo, l’educazione ed il tributo testamentale lasciato da Martin. 

Non si è mai sottratto a questa celebrazione anche l’apporto della Baseball Hall of Fame di Cooperstown con l’organizzazione di tour museali nel far conoscere gli Hall of Famers Roberto Clemente, Jackie Robinson ed i tanti altri che con la loro attività nel gioco del baseball hanno emulato il servizio e l’umanitarismo di Luther King. Da questi principi dunque è necessario partire per stigmatizzare come alcune correnti di pensiero, di cervelli in vacanza, stiano formulando l’idea di accorpare i fasti, le vicissitudini, le statistiche ed i personaggi che hanno reso vitale la Negro League in un tutt’uno nella infinita storia del baseball innalzando la stessa o portando la stessa sul piano della Major League patrocinata dall’American League e dalla National League. Sarebbe un colossale errore perché cancellerebbero sfumando i pregiudizi che sino al 1947 hanno indiscutibilmente delineato un mal sopito razzismo insito proprio in certi DNA di origine anglosassone e giù di li.   

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Il giusto equilibrio

Blake Snell (Foto Mike Carlson, The Associated Press)
Blake Snell (Foto Mike Carlson, The Associated Press)

di Frankie Russo   tratto da articoli di MLB e ESPN

Era appena finita Gara 6 delle World Series 2020 che ha visto i LA Dodgers conquistare il titolo dopo 32 anni. Una gara in cui il manager dei TB Rays, Kevin Cash, in vantaggio per 1-0, ha sostituito il suo asso Blake Snell nel sesto inning che fino ad allora aveva concesso solo due valide. Quella gara fece tornare in mente a AJ Hinch la decisione che egli stesso aveva preso l’anno precedente quando sostituì Zack Greinke in Gara 7 contro i Washington Nationals. Come Snell, Greinke fino ad allora stava lanciando molto bene, in vantaggio per 2-1 e avendo concesso solo due valide. Ma dopo il fuoricampo di Anthony Rendon e la base su ball concessa a Juan Soto, Hinch portò sul monte Will Harris il quale bruciò la gara concedendo un fuoricampo da due punti a Howie Kendrick. 

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Clifton Forge: una squadra di gentiluomini?

di Michele Dodde

La catena dei Monti Appalachi è situata nella parte orientale del Nord America ed attraversa ben dieci stati a partire da quello di New York per proseguire poi in Pennsylvania, Ohio, Virginia Occidentale, Maryland, Kentucky, Virginia, Tennessee, Georgia e finire sino in Alabama estendendosi per una lunghezza di 1730 km. da nordest a sudovest. Nello stato della Virginia nell’anno 1890, perché è da quell’anno che inizia questa storia, una comunità di circa 1800 persone si era riversata nella località di Clifton Forge, contea di Allenghany, attratta dalle numerose possibilità che stava offrendo in quel periodo sia il settore minerario sia soprattutto quello ferroviario. Di quasi totale etnia britannica, gli abitanti di Clifton erano per la maggioranza operai analfabeti ma rigidi nel rispetto delle tradizioni anglosassoni rimaste ancora vive nonostante ormai fossero tutti nativi americani discendendo dai primi emigranti che approdarono in quel territorio nel 1606 chiamandolo Virginia in onore alla sovrana Elisabetta I che, non essendosi mai sposata, dalla plebe era conosciuta come la Regina Vergine. 

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Gli Uomini dei Sogni

di Paolo Castagnini

Andata esaurita la prima edizione che la casa editrice “Ascesa dei Vinti” mise in atto per ricordare nel suo centenario l’evento che nel 1919 sconvolse quel mondo edulcorato che era il baseball della cosiddetta “dead ball era”, ovvero quando il gioco si evolveva su una completa strategia basata più sulla velocità e basi rubate tese a vivacizzare le azioni in diamante che sui fuori campo, ritorna con questo saggio la seconda edizione del fumoso “Scandalo dei Black Sox” arricchita da molti spunti e dalla pregevole biografia di Joe Jackson, più noto come “Shoeless”, resa possibile grazie al Comitato sui Black Sox della SABR per la visione gratuita degli archivi storici. In perfetta sintesi con la filosofia che persegue la casa editrice tesa ad una coinvolgente cultura del baseball come disciplina sportiva ma soprattutto per i suoi aspetti ontologici che rimarcano lo sviluppo della società e del pensiero, in chiusura del saggio viene riportato altresì un preciso elenco di libri editi dalla stessa e che attraverso eventi e personaggi presentano un baseball compagno di viaggio ma anche valido argomento salottiero invernale.

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La classificazione dei lanci nella MLB

di Frankie Russo   tratto da technology.mlblog.com

Quando guardiamo una partita seduti in tribuna o in streaming seduti davanti alla TV, è difficile valutare se un lancio viaggia a 88mph con una rotazione di 2400 giri al minuto o conoscere di quanto sia stato il movimento della palla in verticale. Molto approssimativamente diremmo che era uno slider, e quello che vedono gli occhi viene trasmesso al cervello stabilendo una classificazione dei lanci. La MLB sviluppa una simile funzione per i circa 750.000 lanci utilizzati nel corso della stagione relativamente ad ogni lanciatore. I risultati si possono vedere in tempo reale con le funzioni Gameday, At Bat, MLB.TV o sullo score board per coloro che hanno la fortuna di trovarsi in uno qualsiasi dei 30 stadi delle majors. 

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Ciao, paisà Tommy

di Michele Dodde

Tommy Lasorda non è più tra noi. A causa di un improvviso arresto cardiocircolatorio ha lasciato venerdì 8 questo mondo terreno per recarsi nei munifici Elysian Field dove avrà modo di assecondare il suo grande amore verso il baseball. L’Enciclopedia del Baseball curata nel 1981 da Giorgio Gandolfi ed Enzo di Gesù così lo riportava:

“Lasorda Thomas Charles, nato a Norristown, Pa, il 22. 09. 1927. Figlio di immigrati abruzzesi dal paese di Tollo, ha giocato per tre anni in Major League come pitcher nei Dodgers negli anni 1954 e 1955, poi negli A’s nel 1956. Quindi è entrato nell’organizzazione dei Dodgers come tecnico e nel 1976 è stato promosso alla guida della prima squadra. Ha vinto le World Series nel 1981 dopo due sconfitte (sempre contro gli Yankees) nel 1977 e nel 1978. Personaggio pirotecnico, è uno dei cardini delle public relations della squadra. Amico di molti attori di Hollywood, è uno dei personaggi più coloriti del mondo professionistico. Profondamente legato all’Italia, ha tenuto un corso per tecnici a Roma ritornando poi più volte successivamente anche per visitare il paese dei suoi genitori”.

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Hit Run - 5

di Giuseppe Bataloni

Lo scopo di questa nuova attività sportiva è di creare un approccio molto semplice ed attrattivo di uno sport più complesso quale è il baseball o softball. Questo gioco è praticabile dagli 8 anni in poi componendo squadre maschili, femminili o miste. Il nome di questo nuovo gioco è HitRun-5. Perché questo nome?. Il nome Baseball, ormai abbastanza conosciuto da molte persone, è a mio avviso, per coloro che ancora non lo conoscono, fuorviante, infatti volendo tradurre in Italiano il termine Baseball ci da: Pallabase. Oggettivamente è difficile risalire, da questo nome all’aspetto più fondamentale e rappresentativo di questo sport: la Battuta. Da qui la scelta dell’acronimo HR-5=Hit Run-5 vale a dire Batti e corri con 5 giocatori.

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42

di Allegra Giufferdi

Il numero quarantadue non è solo un semplice numero, multiplo di sette, bensì qualcosa che per chiunque mastichi un po’ di baseball è particolarmente evocativo, in quanto ricorda il grande Jackie Robinson (1919 – 1972) che fu il primo nero a giocare nelle Majors League di baseball americane in una squadra di bianchi. È sì, perché negli Usa fin dopo la seconda guerra mondiale i neri giocavano solo nella Negro League e la separazione tra bianchi e neri era ancora molto marcata. Poi però fu gioco forza eliminare tante differenziazioni, perché già nell’esercito non ve ne erano e se un nero andava bene col moschetto poteva benissimo andare anche alla battuta. Poi verranno Rosa Parks, e la fine di tante altre sciocche discriminanti, che però in qualche parte degli States sono ancora assai radicate nella mentalità delle persone e dure a morire anche nel 2021.

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Frammenti di Baseball

di Michele Dodde

Lo struggente “Haiku”: 

Sul verde campo la palla si srotola,

s’abbatte sul piatto. Ride e geme il partente.

Infranta è l’attesa del trionfo la morte.

scritto da Stefano Duranti Poccetti delinea apertamente la vitalità di poeta samurai di questo autore che si pregia altresì di spolverare e ritrovare la vera poesia intima. E spazia la sua ricerca, che mensilmente riporta su un mensile di politica e cultura, soffermandosi con incisività pulsante sia sui 2.279 sonetti che Giuseppe Gioacchino Belli dedicò a Roma, sua amata città eterna, sia sulla triste voce semidimenticata della poesia russa rinverdendo l’eccezionale personalità sconosciuta della poetessa Marina Ivanova Cvetaeva. E si sublima il suo dire affondando nell’ermetica poesia dell’Haiku, componimento poetico nato in Giappone nel XVI secolo composto da tre versi secondo lo schema 5/7/5 che lo ha affascinato, riproponendo la raccolta poetica di Maura Del Serra fermandosi poi a meditare su quella tristezza velata da profondo misticismo intimamente sentito da i Nuovi Poeti.

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Facezie e good news di fine anno

di Allegra Giufferdi

In questo fine d’anno così difficile di un anno che dire brutto è dire poco, dove siamo stati messi alla prova contro un nemico che subdolamente muta e ancora ci impaurisce, vediamo di pensare ad altro, con qualche facezia. Per esempio, sapete che esiste uno sport che si chiama hurling, che si gioca in Irlanda e solo lì ed è un mix tra il calcio e il baseball o se si preferisce, per restare in area anglosassone, il cricket. I giocatori di hurling, che non vanno confusi con i giocatori di curling, che giocano alle bocce sul  ghiaccio (specialità olimpica?!) indossano un caschetto e corrono come matti da una porta all’altra con una mazza o forse è meglio dire una pala, in mano, con l’ovvio intento di segnare quanti più punti possibile, tirando in porta e vincere sull’avversario che di suo fa ovviamente lo stesso.

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Cleveland Indians: una storia sofisticata

di Michele Dodde

Indiscutibilmente l’argomento clou del prossimo anno, che starnazzerà ampiamente tra i cronisti sportivi, tifosi ed appassionati di baseball, sarà la ricerca più appropriata di un nuovo Nickname con cui chiamare la franchigia dell’American League di casa a Cleveland. E’ un vezzo questo che ha sempre contraddistinto le squadre statunitensi mai legate affettivamente al territorio se non a seguito di una cospicua rendita economica derivante. Basta spolverare alcune pagine per delineare le migrazioni dei Browns da St. Louis a Baltimore nel 1915 e quelle dei Giants da Manhattan (New York) a San Francisco e dei Dodgers da Brooklyn (New York) a Los Angeles entrambe nel 1958, per citare solo quelle più note, dettate esclusivamente dalla ricerca di una nuova città che potesse garantire una più cospicua presenza di tifosi sugli spalti, ovvero arricchire economicamente le casse dei club, o meglio asservire lapalissianamente il dio business così caro ai proprietari delle franchigie.

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Accadde a Natale

Nella foto lo studio di Giancarlo Mangini (per gentile concessione della famiglia)
Nella foto lo studio di Giancarlo Mangini (per gentile concessione della famiglia)

di Michele Dodde

Giancarlo della sua vita da eccellente cartoonista ne aveva fatto una pregevole passione nella piena consapevolezza che i suoi personaggi avrebbero sempre avuto la continua possibilità di accompagnare amichevolmente, attraverso la visione delle varie tavole, rigorosamente numerate, i molti lettori durante i momenti di calmo abbandono.  Fedele a questi principi del donare senza nulla chiedere se non la compartecipazione allo sviluppo del racconto, quel giorno si stava rabbuiando non poco constatando che il suo sceneggiatore preferito ancora non gli aveva fatto pervenire la pattuita sceneggiatura di un nuovo racconto da realizzare con il fumo di china per il consueto editore che sperava di avere il lavoro finito entro breve tempo per confezionare la strenna di Natale. Pertanto stava incominciando a battere ritmicamente i piedi sotto il tavolo da disegno per calmare quella nascente irrequietezza che gli stava causando quell’increscioso ritardo quando improvvisamente le sue matite si posizionarono dinnanzi a lui con un gentile inchino invitando la sua mano a movimentarle. 

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The Blood Baseball - # 4

di Michele Dodde

Leggi la # 1 - Leggi la # 2 - Leggi la # 3

Una emotiva riflessione per chi ama l’appartenenza ad un gruppo suscita il triste evento che interessò Willard McKee Hershberger. Campione di baseball presso la Fullerton Union High School fu ingaggiato dagli Yankees di New York che però non lo impiegarono mai nella Major League relegandolo per otto anni nelle squadre della Minor League associate alla blasonata franchigia newyorkese. Fu solo durante la stagione del 1937 che gli scout dei Reds di Cincinnati constatarono in lui una sensibilità e passione nello svolgere il suo ruolo di ricevitore e dunque fu arruolato nel loro roster in Major League come riserva del ricevitore Ernie Lombardi.  Durante tre stagioni sostituì Ernie in 160 gare registrando altresì una media battuta pari a .316. Il 26 luglio del 1940, quasi a metà della stagione agonistica, il ricevitore Ernie Lombardi durante uno stretto gioco a casa base si slogò la caviglia destra e l’allora manager dei Reds, William Body McKechnie, decise di lasciare in pieno diritto a Hershberger la titolarità del ruolo. 

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I 10 Migliori di Sempre # 5

Tratto da riversharks.com di Adam Smith tradotto e elaborato da Frankie Russo

vedi il # 1 - Premessa

1 - BABE RUTH

Il suo nome ovviamente non rappresenta una sorpresa essendo stato già nominato diverse volte e non può essere che così quando si parla dei migliori. C'è una ragione per cui la legenda di “The Bambino” è arrivata integra ai nostri giorni. The Babe è uno dei più grandi sportivi della cultura americana, per questo è conosciuto a livello internazionale e spiega perché è il primo nome che viene in mente ogni volta che si parla di baseball. 

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Nella notte dei tempi.... 3^ parte

di Mario Moiraghi

 MOLTO, MOLTO TEMPO FA 

Nella notte dei tempi

Leggi la 1^ parte - 2^ parte

 

Grecia

Che dire della Grecia? I Greci antichi giocavano a Baseball? Benché Trigon e Harpastum provenissero probabilmente dalla cultura greca, come suggeriscono le stesse etimologie dei nomi, non ci sono indicazioni precise su questa materia, salvo quanto rappresentato da una ceramica votiva trovata a Corinto, di cui è riportata a figura sotto. Dei Greci riparleremo, perché assai più interessante è il loro collegamento con uno sport strettamente imparentato con il Baseball : il Cricket. 

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In bilico la stagione MLB 2021

di Frankie Russo   tratto da usatoday.com

Scoppia già il primo caso per la stagione 2021, dirigenti della MLB e  proprietari vogliono che tutti i giocatori siano vaccinati prima dell’inizio dello spring training, il che molto probabilmente significa iniziare il campionato non prima di maggio oltre che accorciare il campionato a 140 o meno gare.  D’altro canto l’Associazione giocatori crede che sia possibile vaccinare tutti in tempo e disputare un campionato regolare di 162 partite.  Mancano meno di due mesi prima che si riuniscano lanciatori e ricevitori e il campionato MLB sembra essere già in alto mare. I proprietari insistono che gli Stati dove si svolgerà lo spring training, Florida e Arizona, hanno ancora un'alta percentuale di contagi e nessuno vuole mettere a rischio un'organizzazione che conta in totale circa 125 elementi. 

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The Final Showdown

di Paolo Castagnini

Con la pubblicazione di “The Final Showdown”, ennesima produzione di “Ascesa dei Vinti”, ha termine, forse, la “Partita Doppia” che il duo Michele Dodde e Pietro Striano hanno iniziato nel 2019 con “Avventure  in nove  riprese”, successivamente con “La Rivincita” dell’agosto di quest’anno ed infine ora, dicembre 2020, con una impostazione che coinvolge il lettore in modo originale sino alla personalizzazione. Gli episodi singoli, i personaggi e gli aspetti sociali misti ad eventi che hanno delineato aspetti e metamorfosi di un baseball amato e perduto tra le pieghe ingiallite della sua storia infinita si susseguono inning dopo inning sino alla dotta partecipazione finale del closer Jacopo Rossi Lucattini che sigilla da par suo una gara fuori dalle righe spargendo il crisma della vittoria.  Dunque a partire da Charles Finley che parlava ai muli sino alle Prime Regine che hanno cristallizzato nei cuori dei tifosi la loro effige, dal famoso “incazzuso” Karate Tim alla celebre performance vittoriosa di Ping Bodie, dall’asettica considerazione sul Baseball-Reference all’intrigante presenza sugli spalti di radiose e provocanti fanciulle, da Joe Oyster Cult personaggio singolo imprestato positivamente al baseball dal suo bancone di ostriche andando poi a contemplare la triste storia di Dave Davenport, timido anatroccolo che non riuscì a diventare un magnifico cigno, 

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Allenare per la partita

di Frankie Russo   tratto da Coach Baseball Right

Non è la voglia di vincere, ma è la voglia di allenarsi per vincere che fa la differenza.

E’ indubbio che per formare un giocatore di tutto rispetto vanno insegnati sin dall’inizio i fondamentali e man mano che i ragazzi imparano quelli di base, possiamo aggiungere più dettagli per sviluppare le loro capacità. Gli allenamenti hanno lo scopo di fornire questo tipo di progressione negli esercizi. Si fanno per la corsa sulle basi, per il tiro, per la battuta e si continua con specifiche esercitazioni individuali per ogni giocatore quando necessario. Perché assistiamo a tanti errori di concetto nel gioco? Perché i lanciatori non coprono la 1^ base quando la palla è battuta sulla loro sinistra? Perché i lanciatori con fanno la copertura su battute da extra basi? Perché tanti giocatori di taglio non si trovano nella posizione giusta? 

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The Blood Baseball - # 3

Edgar Jo McNabb e Louise Kellogg
Edgar Jo McNabb e Louise Kellogg

di Michele Dodde

Leggi la # 1 - Leggi la # 2

Ma se i primi due furono incidenti causati dal gioco, e che poi hanno indicato la via ad una certosina richiesta di materiale protettivo, è pur vero che sono oltre ottanta i giocatori che per svariate vicende e contratte malattie sono deceduti durante la loro carriera configurando quella triste schiera meglio conosciuta come “The Blood Baseball”.  Fra questi si ricordano Edgar Jo McNabb detto “Pepe” o “Texas” che divenne a 27 anni un apprezzato lanciatore per gli “Orioles” di Baltimora nel 1893. Tuttavia nonostante le otto vittorie conseguite su 12 partite complete portate a termine non fu riconfermato per il successivo anno dalla franchigia della Major League nonostante la stampa sportiva lo avesse indicato come un giovane prospetto di valore, per cui suo malgrado non gli restò che accettare l’ingaggio di una squadra della Minor League, la “Grand Rapids” in Michigan. Qui sorsero i primi problemi di natura personale. 

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Preparate i ragazzi per il loro percorso e non il percorso per i vostri ragazzi

di Paolo Castagnini

Scartabellando nel mio archivio ho trovato un documento molto bello edito dalla Little League sulla filosofia dell'insegnamento in generale e in particolare sullo sport. Scritto dal Dr. Thomas P. Johnson, psichiatra infantile, mi ha colpito molto l'enunciazione riportata nel titolo: "Preparate i ragazzi per il loro percorso  e non il percorso per i vostri ragazzi". Un insegnamento purtroppo disatteso da tanti genitori e spesso anche da noi allenatori che diventiamo (parole del Dr Johnson) secondi genitori. Con la solita competente traduzione di Frankie Russo, ecco il documento completo che ho preferito pubblicare per intero data la sua importanza. Buona lettura.

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Hit by Pitch - La Vendetta nella psicologia del Baseball

Justin Turner (Getty Images)
Justin Turner (Getty Images)

di Michele Dodde

Nel leggere alcune relazioni inerenti le diverse caratteristiche psicologiche attinenti le svariate attività sportive, ed in particolare al comportamento dei vari personaggi durante la loro applicazione nello svolgere lo specifico ruolo ricoperto, sono stato molto sorpreso dalle considerazioni riportate dal prof. Bob Sutton, emerito psicologo, autore di cinque libri di psicologia applicata e professore presso l’Università di Stanford. Egli a suo tempo ha pubblicato un saggio inerente  il tema: “ Southerners, Civility e Cultures of Honor”, nel quale, dopo svariate ricerche, ha evidenziato che era sicuro di poter confermare che, sebbene gli uomini cresciuti negli Stati Uniti meridionali fossero generalmente più educati di quelli cresciuti al Nord, di fatto però questi sono più irascibili e pronti a rispondere aggressivamente quando constatano che si sono usati atti o parole che abbiano potuto ledere il loro onore, come ad esempio, anche essere apostrofati con la parola “stronzo”.

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A scuola di baseball

di Paolo Castagnini

Quando entri nel sito di Simona Conti e Davide Sartini ti sembra di infilare la testa in una intera enciclopedia. Ma non di quelle vecchie e polverose che tutti noi abbiamo negli scaffali a ricordo di corsi passati, piuttosto scopri che attraverso schede, disegni, lavori, tesi universitarie e naturalmente video, qualsiasi dubbio e soprattutto per qualsiasi domanda: "oggi cosa faccio" ti viene servita la risposta su un piatto d'argento. Qualsiasi progetto tu abbia nei confronti di ragazzi e ragazze, non hai più scusanti. Se ancora vai sul campo con i ragazzini per fare "battuta e diamante" be' sarebbe meglio tu appendessi il "fungo" al chiodo.

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Le Regine senza Trono

Il gioco d'appello su Merkle "Bonehead" nella partita tra Pirates e Cubs del 1908
Il gioco d'appello su Merkle "Bonehead" nella partita tra Pirates e Cubs del 1908

di Michele Dodde

Leggi Le Prime Regine

Nella prima decade del 20esimo secolo, quando ormai le due leghe avevano raggiunto taciti accordi inerente lo sviluppo dei propri interessi economici migliorando lo spettacolo e richiamando maggior interesse con l’avvio sistematico delle World Series, tre furono le franchigie ad ammantarsi del ruolo di Regine prive comunque di un qualsiasi trono dorato in quel mondo virtuale ed appassionato del baseball: i Pirates di Pittsburgh nel 1908, i  Senators di Washington nel 1913 e gli Athletics di Philadelphia nel 1916.

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Nella notte dei tempi.... 2^ parte

di Mario Moiraghi

 MOLTO, MOLTO TEMPO FA 

Nella notte dei tempi

Leggi la 1^ parte

Gli Etruschi 

Il mondo degli Etruschi ci rivela sorprese inattese. Occorre rammentare che gli Etruschi ebbero un particolare culto per le discipline sportive ed organizzarono giochi pubblici probabilmente prima dei Greci. Erodoto racconta che essi, prima ancora di emigrare dalla Lidia, avevano inventato molti giochi per trascorrere il tempo in compagnia., fra i quali numerosi quelli basati sulla palla. Fin dal secolo Xl a.C., sotto consiglio della sacerdotessa Pizia, istituirono gare di atletica a Cere, per ingraziarsi il favore degli Dei. Non a caso fu l'etrusco re di Roma Tarquinio a far costruire il Circo Massimo 

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I 10 Migliori di Sempre # 4

Tratto da riversharks.com di Adam Smith tradotto e elaborato da Frankie Russo

vedi il # 1 - Premessa

4 - WILLIE MAYS

Willie Mays, “The Say Hey Kid”, è stato un esterno centro per i New York e poi San Francisco Giants. La sua carriera è iniziata nella Negro League prima di essere scritturato prima nelle minors e poi nella major league. Come molti altri giocatori dell’epoca, anche Mays saltò due stagioni nel 1953 e 54 essendo stato chiamato alle armi per la guerra in Corea. Anche se ha dovuto saltare 266 gare mentre era in Corea, come Musial, ha avuto abbastanza tempo libero per dedicarsi al baseball. Mays è riconosciuto come essere il migliore giocatore completo di sempre, essendo almeno in teoria, il giocatore perfetto (ndt: il cosiddetto 5 tool player = battitore di contatto, di potenza, velocità, difesa e tiro).  1954 World Series – The Willie Mays Catch

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Il baluardo di Caserta

La gara a Caserta il 4 giugno del 1972 campo Puccianiello con un giovane Rotili Manager e Umpire Dodde.
La gara a Caserta il 4 giugno del 1972 campo Puccianiello con un giovane Rotili Manager e Umpire Dodde.

di Michele Dodde

La sempre suggestiva testimonianza di Mimmo Rotili e Giuseppe Mele, rispettivamente cuore pulsante e linfa vitale del baseball casertano, in merito all’attuale situazione del “Batti e Corri” nella cosiddetta Terra di Lavoro non ha donato agli stessi la dovuta coreografia di cosa hanno rappresentato per questa disciplina in una terra ben consapevole dei propri limiti. Ed invece è da evidenziare come loro con grande determinazione e capacità hanno saputo osare superando di slancio gli ostacoli di quell’apatia che a volte ha condizionato più del dovuto quel grande problema del Sud che non riesce a togliersi di dosso la polvere dell’antico dramma di sudditanza. Chi scrive ha avuto modo di conoscere quella “gran voglia di esserci” da parte di Mimmo, che coinvolse un gruppo di giovani casertani, già nel lontano 4 giugno del 1972 su un polveroso diamante in località Puccianiello, gara Caserta – Joe Di Maggio Nettuno, dove allora si incominciava a praticare un baseball che fuggiva dai normali canoni di una tecnica di preparazione plasmandosi invece di fantasia e giocate di particolare intensità. 

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