Gli Indimenticabili - 4^ parte

Nella foto una bella immagine dell'umpire Spocci
Nella foto una bella immagine dell'umpire Spocci

Storia della Italian Umpires Association - 

di Michele Dodde

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il vademecum ancora oggi potrebbe configurare la sua validità in specie nelle pagine di etica morale. Parole come  “(…) a lui (l’umpire) sono richieste fermezza, imparzialità, alto senso sportivo, rettitudine e serenità d’animo. Deve essere esempio di superiorità di tratto e di onestà, sia nell’estrinsecazione del suo mandato che nella sua vita privata (…) deve giungere a riassumere in sé e nel suo comportamento tutti quei requisiti che si addicono alla sua dignità e che gli guadagnino quel rispetto e quel prestigio che a lui competono come Ufficiale di gara (…)” fanno intuire come esse debbano essere eterne per chi sceglie il difficile ruolo di Giudice di Gara per il quale, prosegue il Vademecum  “(…) non vi sono gare facili o difficili, ma semplicemente Gare di Baseball alle quali dare il vostro contributo di sportivo: infatti l’ottimo arbitro può prestare la sua opera di educatore, particolarmente se a contatto con giovani atleti le cui coscienze sportive devono essere plasmate da una mano ferma ed energica (…)”. 

Queste memorabili ed ingiallite pagine risentono però in alcuni versi dell’influenza del gioco del calcio perché nel capitolo della divisa che sarebbe dovuta essere con:

Alcune divise degli Umpire del passato (Foto dal sito FIBS - Duck Foto Press)
Alcune divise degli Umpire del passato (Foto dal sito FIBS - Duck Foto Press)

--giubba blu con cuciture bianche e distintivo del C.N.A. applicato sulla manica sinistra,

--pantaloni blu con cuciture bianche,

--scarpe di colore blu o nero,

--berretto di tela con visiera di egual colore della divisa,

--abbigliamento protettivo costituito da maschera, corazza e schinieri. Questo materiale, se non sarà in dotazione dell’Arbitro, dovrà essere messo a disposizione delle Società in gara,

--è consigliabile l’uso di una camicia o maglia bianca con collo aperto da indossare sotto la giubba.

 

A completamento è opportuno che l’Arbitro sia provvisto di “fischietto a trillo”, del segnalatore per gli strike, i ball e gli eliminati, nonché di un taccuino per le annotazioni da segnare nel corso della partita.

 

A cosa servisse il fischietto, il Vademecum lo precisa al termine del capitolo quinto, ovvero:

E’ consigliabile che l’Arbitro sia munito di un fischietto a trillo, cioè di quelli con la pallina di sughero. Tale fischietto in nessun caso potrà servire in sostituzione delle segnalazioni ufficiali, ma potrà ottimamente essere usato per chiamare in campo le squadre, per sollecitare un rapido raggiungimento delle posizioni da parte dei giocatori durante i cambi, o dopo una richiesta di tempo, e per sanzionare la fine della partita”.

 

Poi era rimarcato, tra i suoi doveri, che  “(…) si porterà, dopo aver sommariamente controllato il campo e le segnature, verso casa base dove con i manager provvederà a stilare le regole di campo. Se gli arbitri di base non sono federali (….) dovranno essere accettati dai manager delle due squadre (…)”.

 

Infine nel Vademecum appare per la prima volta e in dettaglio la meccanica che il Chief Umpire dovrà attivare sul diamante con la collaborazione di uno, due, o tre colleghi sulle basi: otto pagine di intense precisazioni che fanno divenire le successive enfatizzate meccaniche solo un rimescolio di sale in acqua opportunamente riscaldata.

 

E andiamo ancora a leggere che  “(…) l’Arbitro capo, qualunque sia il numero degli arbitri di base, dovrà sempre dare la sua assistenza in caso di appelli su qualsiasi azione e con qualsiasi situazione di corridori in base (…) “  e che  “(…) tutti gli Arbitri di base, in qualsiasi punto del campo essi si trovino e con qualsiasi situazione di corridori in base, dovranno eseguire sempre, partendo dalla posizione iniziale, un passo in avanti od indietro al momento di ogni lancio (questo passo serve per rilassare dalla tensione e per preparare l’arbitro allo spostamento che dovrà essere fatto non appena la palla sarà stata battuta) (…)”. 

 

Era, ricordiamolo, il 1954 ed agli autori non sembrò vero il potersi dilungare nelle normative da applicare delineando i vari movimenti indicativi ed idonei a consentire all’umpire di potersi trovare il più vicino possibile all’azione di gioco su cui emettere il giudizio. Certo più di qualche sfumatura in seguito ed in base all’evoluzione tecnica del gioco sarà cancellata o migliorata, tuttavia resta questo Vademecum un preciso e raro punto di studio cui fare riferimento.

 

Al termine di quell’anno Meda presentò le sue dimissioni ed Alberto Jacovitz si accollò l’onere di traghettare il C.N.A. sino al 1958 quando il testimone fu preso da Rutilio Sermonti che dette vita alla Commissione Tecnico Arbitrale (C.T.A.) con la cooperazione di Armando Topazi, Ennio Moriconi, Sergio Schiavuzzi ed Alberto Manetti.

 

Nella foto l'umpire Giacomo Lassandro
Nella foto l'umpire Giacomo Lassandro

Che il reclutamento sia stato e continuasse ad essere ancora un processo casuale viene bene sottolineato dalle testimonianze di Franco Bucchi , pioniere e celebre umpire bolognese: “(…) Incontrai casualmente l’amico Italo Berni in una strada del centro (…) e per curiosità alla domenica mi recai all’antistadio. Non credevo ai miei occhi (…) il baseball mi sembrò troppo bello per rinunciarvi (…) troppo vecchio per cimentarmi come giocatore (…) faccio l’arbitro mi dissi (…) nell’inverno del 1950 frequentai il corso (…) esaminato dal cav. Guglielmo Parmigiani e dopo qualche giorno mi giunse la tessera federale nr. 5. La tessera nr. 1 fu data ad un personaggio divenuto famoso: Antolini. La nr. 4 a Blaffard (…)”, dalle parole dell’umpire milanese Antonio Castiglioni, rubato all’atletica ed al calcio  “(…) le lezioni erano tenute da Piero Savi insieme a Bettella nella primavera del 1951. Così con Muzzi, Arcudi, Bonaldi e Meda, tutti arbitri di calcio trapiantatisi nel baseball (…)” per finire con i ricordi di Giacomo Lassandro, bionico umpire bolognese rimasto sui diamanti per 25 anni con oltre tremila gare dirette andando poi a rivestire compiti federali: 

 

“(…) E’ difficile a dirsi: per me à stata una pura coincidenza. Era il 9 ottobre del 1953 ed era una serata fredda (…) con l’amico Ferri (…) salii al primo piano e nei locali della Commissione Tecnica mi apparve il Dott. Vespignani che intratteneva alcuni frequentatori del corso per arbitri. La cosa mi incuriosì al punto che decisi di rimanere (...) le cose che egli spiegò furono talmente interessanti (…) ed esercitarono in me il desiderio di chiedere di poter partecipare (…) a corso finito (…) fui spinto dal desiderio di sostenere l’esame (…) diventai arbitro federale (…)”

 

Michele Dodde

 

Segue

 

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