La Spalding Baseball Commission

Nella foto Abner Doubleday che nonostante gli sforzi di Spalding non inventò il baseball
Nella foto Abner Doubleday che nonostante gli sforzi di Spalding non inventò il baseball

di Andrea Salvarezza

Nella Spalding Baseball Commission figuravano i sei personaggi di spicco indicati da Spalding, fra cui ben due Senatori degli Stati Uniti, a testimonianza  della  rilevanza politica del baseball e di quanto fosse sentita la volontà di farne un  qualcosa di “interamente” americano. Ne fece parte anche quello stesso A.G. Mills che aveva arringato la folla da Delmonico’s, mentre segretario fu eletto James E. Sullivan, che all’epoca ricopriva anche il ruolo di Presidente dell’Amateur Athletic Union e che, giova ricordarlo, era un dipendente di Spalding. Il magnate americano invece non vi figurò formalmente in alcun modo, ma solo perché aveva una tale influenza sulla commissione da potersi tranquillamente permettere di non farne parte. Fu Sullivan a fare la maggior parte del lavoro: per più di due anni, tra il 1905 e il 1907, egli si preoccupò di raccogliere testimonianze, reperti, lettere e ogni altra possibile fonte in grado di dirimere la controversia. Gli altri membri della commissione venivano informati dalle relazioni inviate loro da Mills. E fu lo stesso Mills ad asserire, nel rapporto finale della Special Baseball Commission uscito il 30 dicembre 1907, che il baseball era un gioco interamente americano, che era stato inventato nel 1839 e che il suo creatore era niente di meno che Abner Doubleday, il generale americano eroe vittorioso della Civil War. 

L’unica fonte in grado di confermare una simile ricostruzione, curiosamente, stava nella testimonianza dell’ottantenne Abner Graves, secondo il quale Doubleday avrebbe inventato il gioco in una radiosa giornata del 1839 a Cooperstown, New York.

 

Era chiaro (e lo è ancora di più oggi) che a muovere i fili in tutta la vicenda fosse Spalding, nei confronti del quale la decisione della commissione fu una sorta di cortesia, di riconoscimento per il ruolo di leader svolto nella comunità sportiva. Spalding cavalcò al volo l’occasione e propugnò immediatamente e con rinnovata enfasi la tesi dell’origine americana del baseball nel suo America’s National Game, pubblicato nel 1911. 

La leggenda di Doubleday era stata comunque largamente accettata fin da subito: l’obiezione sollevata da Will Irwin, sul Collier’s Magazin dell’8 maggio 1909, fu totalmente ignorata.

 

Sulla veridicità storica, insomma, prevalsero meri fini affaristici: essendo a capo di un impero commerciale basato sugli articoli sportivi, e in particolare sulle forniture per il baseball, Spalding aveva tutto l’interesse a pubblicizzare il gioco e a creare risonanza intorno ad esso, e aveva capito acutamente che legarlo in modo indissolubile alla specificità americana potesse permetterne una maggiore diffusione e popolarità, tanto più che a cavallo dell’ingresso nel XX secolo il gioco continuava sì a registrare un successo vastissimo, ma doveva anche guardarsi dal sempre maggiore progresso che stava facendo in quegli anni il football.

 

La scelta di voler identificare il baseball come una specificità “interamente” statunitense fu comunque altamente significativa, soprattutto perché non ci si limitò  a rivendicarlo come gioco autoctono, ma si tentò di legarlo alla figura di un eroe nazionale come Abner Doubleday, il generale che sparò i primi colpi a Fort Sumter  ed ebbe poi un ruolo decisivo durante la prima giornata della battaglia di  Gettysburg.

 

Ma la scelta di Doubleday ha anche delle motivazioni più specifiche, perché sia Mills che Spalding avevano avuto in passato dei contatti, diretti o indiretti, con la figura del Generale.

 

Mills lo aveva conosciuto di persona: facevano entrambi parte della Grand Army of the Republic (GAR), l’associazione dei veterani che avevano combattuto tra le fila unioniste ai tempi della guerra civile, e si erano conosciuti alla Lafayette Association, uno dei post newyorchesi della GAR di cui erano membri. Ma non solo: alla morte del Generale, avvenuta nel 1893, le commemorazioni funebri furono organizzate proprio da Mills. In qualità di capo del Lafayette Post, fu proprio il futuro Presidente della Baseball Commission ad organizzare la guardia d’onore militare che vegliò  sulle spoglie di Doubleday, che furono esposte nella New York City Hall,  il municipio newyorchese, prima della sepoltura al cimitero militare di Arlington. 

 

Nel momento in cui saltò fuori la testimonianza di Abner Graves, Mills dovette essere quanto meno sorpreso di scoprire che il suo vecchio compagno fosse additato come l’inventore del baseball, tanto più che mai in vita Doubleday aveva reclamato una simile paternità, e dunque mai poteva averne fatto menzione a nessuno, tantomeno a Mills. Ad ogni modo egli non fece alcun mistero dei suoi rapporti con il Generale, ma si premurò di esplicitarli lui stesso nel rapporto finale della commissione. 

Nella foto Elizabeth Churchill Mayer in auto con il marito Albert Spalding
Nella foto Elizabeth Churchill Mayer in auto con il marito Albert Spalding

Diverso fu invece l’atteggiamento di Spalding. Egli fu informato da Sullivan della testimonianza di Abner Graves, apparsa per la prima volta sul Beacon Journal di Akron, Ohio, il 3 aprile 1905, mentre si trovava a vivere da diversi anni a Point Loma, San Diego, con la seconda moglie Elizabeth. La notazione potrebbe sembrare ridondante, ma è invece di estrema importanza per poter realizzare a fondo quale fosse il coinvolgimento di Spalding nella vicenda. La comune di Point Loma era un’enclave spirituale fondata nel 1897 da Katherine Tingley, leader della Theosophical Society, un’organizzazione americana che si occupava di esoterismo la cui istituzione risaliva al 1875 ad opera di Madame Helena Petrovna Blavatsky ed Henry Steel Olcott. Il Generale Doubleday ne era stato un membro di un certo rilievo fin dal suo ingresso nell’associazione, avvenuto nel 1878.

 

Con la Theosophical Society Spalding ebbe invece un rapporto più tortuoso e complesso: vi era entrato in contatto ufficialmente nel 1899, quando dopo l’improvvisa dipartita della prima moglie aveva sposato in seconde nozze Elizabeth Churchill Mayer, una vecchia amica di infanzia che Spalding aveva conosciuto a Rockford. La Mayer era stata per più di dieci anni un membro fedele della Theosophical Society: era entrata a farvi parte a Londra nel 1890, ove si trovava momentaneamente per studiare musica. Qui divenne la favorita di Madame Blavatsky, che era rientrata in Inghilterra circa tre anni prima.

 

Dopo la morte della fondatrice, avvenuta nel maggio 1891, la Mayer rientrò a Manhattan  dove proseguì l’attività presso l’organizzazione lavorando a stretto contatto sia con William Quan Judge che soprattutto con Katherine Tingley. E qui la vicenda storica prende le pieghe di un feuilleton ottocentesco. Sembra infatti che il rapporto sentimentale tra Spalding e la Mayer iniziò ben prima che la moglie Josie morisse, e che questa relazione extraconiugale produsse anche un figlio, inizialmente allevato dalla sorella di Spalding e solo in seguito adottato dalla coppia genitoriale naturale.

 

Il necrologio di Albert Junior, morto tragicamente durante la prima guerra mondiale tra le fila dell’esercito inglese, ove era corso ad arruolarsi poiché allo scoppio del conflitto lavorava a Parigi per conto del padre, indicava come data di nascita  il 1891. Ma allora la relazione tra Spalding e Elizabeth durava fin dai tempi in cui la Mayer era la preferita di Madame Blavatsky, ed è altamente improbabile che Spalding non fosse a conoscenza dell’attività svolta dall’amante per l’associazione; è ugualmente improbabile che la Mayer non conoscesse il ruolo svolto da Doubleday nella Theosophical Society, poiché quando ella era entrata a farne parte il Generale era ancora vivo. Dunque la Theosophical Society fornisce un collegamento tra Doubleday e Spalding, e i fatti successivi alla pubblicazione della lettera di Abner Graves sul Beacon Journal lo dimostrano.

 

 Segue

 

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Tratto da A. Salvarezza, Eccezionale quel baseball! L'origine dell'isolazionismo americano negli sport, Dottorato di ricerca in critica storica giuridica ed economica dello sport (relatore: Adolfo Noto), ciclo XXII, Teramo 2009.

 

 

La Tesi di Andrea Salvarezza

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