La battuta secondo Pete Rose

di Frankie Russo

Alcuni giorni fa un video postato su FB ha catturato la mia attenzione. Si trattava di un video in cui Pete Rose mostrava i suoi ‘segreti’ di battuta a Frank Thomas (HOF) e Alex Rodriguez. D’altra parte uno che detiene il record di battute valide nelle majors qualcosa di certo avrà avuto da insegnare. Un altro elemento che mi ha colpito, oltre all’interesse mostrata da Thomas, era la concentrazione e lo stupore di Rodriguez nell’ascoltare e osservare la dimostrazione. (Per i più giovani che non conoscono Pete Rose, è possibile consultare l’archivio del mese di dicembre 2014 di BOTR dove possono leggere la sua storia).      

A dire il vero, più guardavo il filmato e più la sua dimostrazione mi incuriosiva. E' vero che sulla battuta si è detto di tutto, si è scritto di tutto, che è possibile consultare tutto su internet, e che questi  concetti sono stati ripetuti fino alla noia, ma è altrettanto vero che spesso la loro efficacia dipende da come sono esposti.

 

E qui corre l’obbligo ricordare l’importanza della comunicazione come più volte ribadito nei nostri articoli.  Ho pensato pertanto di riportare una sintesi il più fedele possibile all’originale, per offrire la possibilità a coloro che non hanno la piena padronanza dell’inglese, di ascoltare questa singolare lezione sulla battuta.  Una precisione però va fatta. Rose ha giocato nelle majors dal 1963 al 1986, cioè per ben 24 anni in un periodo in cui si dava meno importanza alla “long ball” preferendo semplicemente il contatto. Mentre nelle majors negli ultimi anni si è verificato una inversione di tendenza. (ved. L’ossessione dell’angolazione - BOTR 12/6/17, ndt),  Per molti di noi in Italia il concetto di colpire forte e battere “line drive” resta l'obiettivo principale, quindi i “trucchi” di Rose sono ancora attuali.

Rose inizia con il mostrare come usava accorciare molto la mazza in relazione alla sua misura. Infatti non era sempre la stessa, mai meno di 35 e qualche volta anche 36 di lunghezza e 32/33 di peso,  e questo giustifica il perché Pete accorciava molto.  Il primo segreto di Rose era di stare all’interno della palla che lo aiutava  a stare lontani dagli slump e gli permetteva di colpire sempre con il barile della mazza.  

 

Per ottenere questo risultato Rose mostra come usava spostarsi nel box a seconda di come veniva affrontato dall’avversario. A questo punto del filmato Rose  riconferma il concetto che egli accorciava molto per avere maggiore controllo dello swing e che in tal modo, rimaneva sempre lo stesso.

 

La filosofia di Rose è che, se una curva rompe presto e non riesci a dominarla, è consigliabile spostarsi avanti nel box. Se invece si viene aggrediti da lanci interni, allora il consiglio è di allontanarsi dal piatto. Dopo tutto, il baseball è un gioco di adeguamenti continui. Così, se il battitore è uno che  “tira”  troppo la palla, il suo approccio mentale deve avere come obiettivo di battere al centro.

 

Tutto sembra molto semplice e allora gli viene chiesto come i lanciatori cercassero di eliminarlo! Rose fa presente che agli inizi gli  lanciavano molto all’interno e quindi si posizionava più lontano dal piatto, posizione da cui egli riusciva a battere meglio a sinistra battendo da mancino poiché era più facile colpire la palla con il barile della mazza.

 

Rose enfatizza sulla teoria che lo swing è sempre uguale, e che è l’angolazione della mazza che dirige la palla (la cui applicazione è possibile  grazie alla forza delle mani, polsi e avambracci, ndt). Tutto sembra molto semplice facendo esclamare a Thomas che questo è il vangelo della battuta e spiegherebbe anche le ragioni per cui Rose ha realizzato più di 4.200 valide in carriera.  Thomas è alquanto compiaciuto del concetto dei diversi spostamenti nel box di battuta (la clip risale al nov. 2016, quindi attuale, ndt).

 

La discussione continua precisando quale fosse il lancio che era solito mettere Rose in difficoltà. "La screwball", anche perché non se ne vedevano tante.

 

Per Thomas era lo slider mentre per Rose, essendo switch-hitter, lo slider non lo infastidiva più' di tanto. Rodriguez invece sostiene che la “split finger”, che si presenta come la fastball fino all’ultimo prima di cadere, era il lancio che lo metteva maggiormente in difficoltà, confermata anche dagli altri due, e Rose precisa che all’epoca era meglio definita come “fork ball”.

 

Un altro lancio su cui tutti concordano sia il più efficace e che avrebbe dato fastidio a Rose, però ai suoi tempi non c’era, è il cutter che sostanzialmente ha cambiato molto il gioco.  Rose approfitta per raccontare che vi era un lanciatore che usava molto la “spit ball” tanto che, tra il serio e il divertito, Rose afferma che in un’occasione ha visto la saliva sprizzare dalla palla al momento del contatto. Incredibile ma vero e tutto sfocia in una grande risata!

 

Il discorso torna serio con Rodriguez che chiede se batteva meglio da mancino o da destro e da dove riusciva a produrre più potenza.  Rose risponde che preferiva battere da mancino da dove ha realizzato in carriera una media di 307 mentre dal lato destro ha battuto 294.  Rose sostiene però che la maggiore potenza era generata dal lato  destro considerato che da quel lato lo swing era più naturale. Questo è un fattore comune a quasi tutti gli switch hitter, a cominciare da Mickey Mantle, Eddie Murray ed altri. Rose precisa pero', che il più delle valide, circa 3.000, sono state realizzate battendo da mancino.  Questo trova una giustificazione logica nel fatto che la maggior parte dei lanciatori sono destri e di conseguenza il 65% dei suoi turni in battuta avvenivano dal lato sinistro. A conferma, interpellati i presenti in studio, uno solo ammette di essere mancino.

 

A-Rod fa presente che per molti battitori è difficile mantenere una forma costante battendo da un solo lato del piatto, e quindi chiede se Rose aveva mai accusato anch’egli problemi del genere dovendo battere da entrambi i lati. La risposta è secca: No, lui aveva l’abitudine di andare al campo almeno 4 ore prima della gara e giocava pepper con il bat boy o con tre/quattro compagni,  cosa che non si vede più al giorno d'oggi. Però specifica che il pepper lo riusciva a giocare solo da destro, mentre fungava meglio da mancino.

 

Sollecitato da A-Rod, Rose fa un’altra interessante osservazione. Egli amava giocare doppi incontri in quanto, a differenza di altri, non si stancava e questo lo aiutava ad avere un migliore rendimento. Con il caldo il lanciatore sudava molto e si affaticava, difficilmente superava il quinto inning, mentre con il freddo generalmente il lanciatore trovava difficoltà ad impugnare la palla rendendo meno efficaci i suoi lanci.

 

I tunnel di battuta non erano così comuni all’epoca come al giorno d'oggi, ma una cosa che Rose evidenzia con rammarico è che non si fa più l’infield practice prima della gara. Ai suoi tempi era obbligatorio e veniva preso sul serio altrimenti non si giocava. (Infield pre-game – BOTR 22/2/16, ndt). A questo proposito Rose racconta un aneddoto. Ebbe come ospite alla sua trasmissione radiofonica il grande Don Zimmer il quale aveva appena deciso due giorni prima di ritirarsi. Zimmer raccontò di aver detto alla moglie che il giorno in cui andando in campo non si sarebbe divertito,  quello avrebbe determinato il suo ritiro. Per Zimmer il divertimento finì quando entrando in campo si rese conto che vi erano due lanciatori a raccogliere rotolanti in diamante mentre il terza base era negli spogliatoi a guardare la TV.

 

Ok, adesso ne hanno avuto abbastanza e il divertimento finisce anche per noi poiché, come hanno detto gli attori, è ora di andare a mangiare.

 

Frankie Russo

 

Qui sotto il video originale della trasmissione

 

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