L'ossessione dell'angolazione

Nella foto Josh Donaldson (Frank Gunn/Associated Press)
Nella foto Josh Donaldson (Frank Gunn/Associated Press)

di Frankie Russo

libera traduzione da ESPN

Non passò molto tempo dopo che, durante la stagione 1979/80,   la National Basketball Association, introdusse la regola dei tre punti per tiri da fuori la campana e fu opinione comune che statisticamente ci sarebbe stato un grosso vantaggio a seguito dell’innovazione.  Nel primo anno furono i San Diego Clippers a effettuare più tiri da tre con 543 tentativi. Nella passata stagione, gli Houston Rockets hanno effettuato 3.306 tentativi. Ma questo non significa che necessariamente tutti i giocatori devono tentare il tiro da tre punti.

E questo ci porta all’evento dell’angolazione della mazza nel baseball. Sono ormai molti i giocatori ossessionati dall’idea di alterare lo swing tentando di battere la palla in aria. Per giocatori come Josh Donaldson e Kris Bryant funziona davvero. Ma ci sono anche molti istruttori che ritengono che tanti battitori non dovrebbero focalizzare a colpire forte perché non hanno la stessa forza di Donaldson e Bryant. Quindi, per un certo numero di giocatori, questa teoria non dovrebbe essere il loro principale obiettivo.

 

La media di fuoricampo battuti è aumentata drasticamente nelle ultime due stagioni, da 1,01 a gara per squadra nel 2015, a 1,22 nel 2017, un incremento del 42% rispetto al 2014. Ed è aumentata anche la distanza. Ma mentre si sono battuti più fuoricampo, non si è verificato un pari rapporto nella segnatura di punti; 4,57 per gara nel 2015, 4,65 nel 2008.

 

 

Anche gli strike out sono aumentati nell’ultimo decennio con i lanciatori che hanno aumentato sensibilmente la velocità e sono stati utilizzati un maggior numero di rilievi a breve termine per migliori matchup.  Tra il 2016 e 2017 si è già registrato un aumento del 7% di strike out. Da notare anche che la Media Arrivo in Base, fonte primaria per la segnatura di punti, è rimasta pressoché invariata negli ultimi dieci anni. 

Con l’aumento dei fuoricampo, la Media Battuta è scesa leggermente da 255 nel 2015/16 a 251 fino ad ora nel 2017. Molti studiosi hanno attribuito la differenza alla variazione dell’angolazione della mazza, e c'è molto scetticismo se in effetti questa in realtà sia una buona cosa.

 

Vi sono molti sostenitori i quali ritengono che il cambiamento di angolazione della mazza sia un grave errore. Può funzionare per quei battitori che hanno la potenza di battere la palla oltre la recinzione, ma molti altri vedranno le loro battute finire nel guanto degli esterni. E questo sicuramente comporta un maggiore numero di strike out perché i battitori cercano di colpire la palla nella parte inferiore.

 

È pure vero che non esiste un unico approccio per tutti i battitori. È facile intuire pure che la trasformazione di un battitore abituato a fare contatto e battere negli spazi vuoti del campo non trarrebbe vantaggio nel potenziare il suo giro di mazza, creerebbe piuttosto un danno per lui e per la squadra. Infatti si sta cercando di eliminare ciò che un certo numero di battitori riesce a fare meglio e questo non gli farà raggiungere le leghe maggiori o restare se già c’è.

 

Vi sono organizzazioni che enfatizzano sulla potenza del giro di mazza danneggiando forse la carriera stessa dei giocatori. Josh Donaldson è un fenomeno e ha trovato qualcosa che funziona per lui, ma non è detto che può essere imitato da tutti.

Nella foto John Jaso dei Pirates (rumbunter.com)
Nella foto John Jaso dei Pirates (rumbunter.com)

Poi ci sono coloro che pensano che invece le cose non siano cambiate tanto. L’intento è stato sempre di colpire la palla forte, è solo che ora con tutta la tecnologia si ha la possibilità di misurare la velocità d’impatto della mazza con la palla.

 

In definitiva, battere linee è stato sempre l’obiettivo di  ognuno anziché rotolanti e volate,  e i risultati parlano da soli.

 

Inverosimilmente, lo scorso anno vi sono stati battitori con una media superiore quando battevano rotolanti invece di volate.

 

 

Un’altra realtà è che, in generale, la scorsa stagione si è registrata una MB di 205  su volate con una media slugger di 712, una media invece di 245 su rotolanti e 266 di slugger. Ma sulle di battute di linee, la media è salita a 682 e 989 di slugger. Il che ci fa riflettere che forse si sta esagerando con la teoria di volate e angolazione della mazza.

 

Ovvio che battute a terra non andranno oltre la rete, ma succede pure che le volate non permettono di arrivare in base. Allo stesso tempo non bisogna farsi prendere troppo dall’intento di battere volate perché potrebbe compromettere l’approccio al piatto e far perdere il controllo della zona dello strike. Forse è da qui che iniziano molte delle prestazioni deludenti di tanti giocatori. Un evidente esempio di come il cambiamento di swing può influire sia in positivo che in negativo, è dato dalla tabella che segue

Proseguendo la lista per le prime 25 posizioni, troviamo Matt Carpenter il cui OPS è sceso di 199 punti, Luis Valbuena è sceso di 254 e Alcides Escobar di 193. In direzione opposta Francisco Lindor che ha variato l’angolazione di 4,9° incrementando il suo OPS di 78 punti.

Nella foto Francisco Lindor (calltothepen.com)
Nella foto Francisco Lindor (calltothepen.com)

D’altro canto vi sono i sostenitori, o meglio coloro che trovano senso nella variazione e tutto trova riscontro nella strategia dei lanciatori che cercano di tenere i loro lanci nella parte bassa della zona inducendo i battitori a effettuare uno swing verso l’alto. È da presumere anche che questo possa essere uno di quei tanti adattamenti in uno sport che è in continua evoluzione.

 

Un’altra spiegazione potrebbe essere data dal fatto che molti battitori non riescono, o non vogliono  battere in campo opposto quando su di loro si applica lo shift. Quindi, la loro contromisura per sconfiggere lo shift è di battere la palla in aria. Questo a livello professionistico, ma a livello di college, dove i giocatori hanno meno potenza, i battitori sono istruiti per battere in campo opposto.

 

In considerazione va preso anche l’insegnamento del nuovo approccio, non è così semplice come sembra.  Non è facile nemmeno per un coach insegnare a variare l’angolazione di swing senza alterare il resto della meccanica. Logica conseguenza è che con una sventolata dal basso verso l’alto, la mazza resterà nella zona dello strike per meno tempo riducendo le possibilità di incontrare la palla. E questo nemmeno va bene.

 

Un altro importante aspetto riguarda la lentezza della partita. Aspettando il lancio perfetto per spedire la palla oltre la recinzione richiede una maggiore selettività. E per questo, cercare semplicemente di mettere la palla in gioco, specialmente con due strike, sembra essere ormai un’arte perduta.

 

 

Per concludere possiamo dire che ad oggi è un processo che non è stato ancora completamente revisionato. Molti hitting coach stanno lavorando sull’angolazione di swing che per una buona parte di giocatori può essere di beneficio, mentre per altri può risultare particolarmente dannoso.  

 

Frankie Russo

 

 

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