Infield pre-game: allenamento o esibizione?

di Paolo Castagnini

Quando avevo poco più di vent'anni la meta preferita era Parma. Assistere alla partita del sabato sera della Germal era la cosa più bella per me. La prima regola era arrivare presto. Innanzitutto per prendere i posti migliori e poi per assistere agli allenamenti pre-partita. Così mi posizionavo dietro casa base un'ora e mezza prima e guardavo la squadra ospite battere. Poi la squadra di casa con Giorgio Castelli, Sal Variale, Carlos Guzman, cercando di prendere ogni volta qualcosa dal loro giro di mazza. Ma il momento più bello e non me lo sarei mai perso per nessuna ragione al mondo era assistere al cosiddetto "Diamante"

Con il tempo vidi "diamanti" di ogni genere. La perfezione dei Giapponesi, l'allegria dei Cubani. Insomma il "diamante" per me era l'arte di fare baseball. "Diamanti" a singolo, doppio e persino triplo giocatore per ruolo a singolo o doppio coach. Una spettacolare esibizione di maestria perfettamente coordinata.

 

Ma è questo un allenamento o una vera e propria esibizione? Forse uno e l'altro. Forse oltre a praticare, i giocatori sul campo si sfidano; i coach danno sfoggio alla loro arte del fungare spesso conclusa con la volata al catcher per i più bravi. In questa fase le squadre un po' si misurano, si osservano. Chi è il più bravo? Un po' l'arte del pavone. Allenamento o esibizione quindi?

 

La prima volta che andai negli Stati Uniti (2008) feci la stessa cosa. Fu a Denver per la partita dei Colorado Rokies. All'apertura dei cancelli fui tra i primi ad entrare. Mi sedetti ammirando i numerosi fuoricampo al batting practice e poi arrivò il momento dll'infiled pre-game. Nulla! Ne' la squadra ospite e nemmeno quella di casa fecero il "diamante". Vi confesso la mia delusione, ma scoprii in seguito che la pratica dell'infield pre-game in MLB non si fa e nemmeno nella Minor League.

 

Mi posi perciò una domanda: Ma se i migliori al mondo non fanno l'infield pre-game ci sarà un motivo? forse tecnico? forse per risparmiare energia per la partita? Oppure la ragione è ben più banale come ad esempio esigenze di preparazione del campo?

 

Una domanda per i colleghi coach che allenano squadre seniores: avete mai pensato di far saltare l'infield pre-game alla vostra squadra? Io credo di no se non per esigenze particolari. Vi siete chiesti il perché? Ognuno di noi ha le sue risposte, ma credo che per la maggior parte sia il bisogno da parte dei giocatori di acquisire quella meccanica dei movimenti attraverso una routine consolidata che infatti deve essere sempre uguale e che nessun giocatore è disposto a rinunciare.

 

Ma in Major e Minor League tutto questo non esiste più. Si perché un tempo esisteva eccome! E allora eccovi un articolo non recentissimo, ma molto interessante apparso su un giornale sportivo americano ad opera di un giornalista che si recò per assistere al primo World Baseball Classic, tradotto per noi da Frankie Russo

Pre-Game Infield Practice

 

di Frankie Russo

Tra i tanti interessanti e curiosi episodi verificatisi durante il World Baseball Classic del 2006, quello più singolare non avvenne durante una gara, ma prima che iniziasse.

Una volta terminato il batting practice, circa 45 minuti prima dell’inizio della gara, la squadra giapponese tornò in campo per una vigorosa sessione d’infield practice, tutta la squadra scese in campo, 2/3 giocatori per ogni ruolo. Gli interni raccoglievano con intraprendenza palle a terra e tiravano in prima, in seconda e anche in terza simulando varie situazioni di gioco. Gli esterni eseguivano prese di palle al volo e tiravano accuratamente a casa base.

 

Era divertente, i giocatori gridavano, chiamavano la palla e s’incoraggiavano a vicenda. Era uno spettacolo entusiasmante, istruttivo e …..  tristemente nostalgico. Era nostalgico perché oggi, per  le squadre di Major League, il riscaldamento pre partita è diventato come le divise di lana di altri tempi. Nella quiete che precede la partita, è più facile vedere “Shoeless” Joe Jackson apparire dai un campo di granturco (ovvio riferimento al film  “L’uomo dei Sogni", ndr) che vedere una squadra praticare il riscaldamento pre partita.

 

“Non c’è niente da fare se non prendere nota” si lamenta Doug Melvin, GM dei Milwaukee Brewers. “La Corea e il Giappone sono noti per come praticano i fondamentali, e non si può fare a meno di pensare che il pre-game infield practice sia uno dei motivi principali.”

 

Brian Sabean, GM dei SF Giants aggiunge: “Una volta il pre-game infield practice era di routine, adesso è un evento straordinario ed è un miraggio se riesci a vederlo almeno una volta ogni serie.” 

Veramente? Una volta ogni serie? Sabean si è mostrato troppo generoso. Gli scout che una volta attingevano tanta informazione nell’osservare il riscaldamento pre partita, sono ora molto contrariati per la sua dismissione.

 

“L’unica squadra che vidi praticarla lo scorso anno, e nel modo giusto, furono i Minnesota Twins” racconta uno scout. “E l’ho visto fare solo una volta.”

 

Un altro scout dichiarò di non ricordarsi l’ultima volta che vide una squadra fare riscaldamento prima della gara. Molti degli addetti ai lavori si lamentano della mancata pratica che una volta serviva per sciogliersi, ripetere i fondamentali, allungare il braccio, perfezionare le giocate con i compagni e prendere le misure in generale.

 

“Non lo capisco” afferma il manager dei NY Mets Willie Randolph, una volta ottimo seconda base ed eletto sei volte per l’All Star Game. “Mi manca. Ricordo di essere sempre stato ansioso di praticare prima della gara, se non lo facevo, era come se mi mancasse qualcosa. Era parte integrante per la preparazione alla gara.”

 

Sono diversi i motivi che portarono a questa improvvisa dismissione di pratica, ma nessuno sembra in grado di stabilire il momento esatto quando successe e quando diventò parte del passato. 

 

“E’ come se tutto fosse successo in una notte, non è passato molto tempo da quando noi come squadra lo facevamo” continua Sabean dei Giants.

 

Mentre molti responsabili delle società sono convinti che le squadre ne trarrebbero beneficio se fosse ripristinato, la verità è che nessuno si fa avanti seriamente per proporre il ripristino.

“I giocatori sostengono che per loro è sufficiente quel poco che fanno durante il batting practice” dice Melvin, il quale ha chiesto ai coach delle minors di Milwaukee di ripristinare l’infield practice prima delle gare anche se nelle majors non è più in uso, e prosegue: “Forse è perché gli spogliatoi sono diventati dei salotti e sono più accoglienti.

 

Quando io giocavo in Doppio A, i nostri spogliatori erano così angusti che nessuno ci voleva stare. Gli armadietti erano piccoli e pieni di chiodi per appendere gli indumenti. Non vedevamo l’ora di entrare in campo. Oggi gli spogliatoi sono dei saloni di lusso.”

 

Randolph aggiunge che le organizzazioni, compresi manager e coach, hanno lentamente abbandonato l’idea e lasciato la facoltà ai giocatori di prepararsi alla gara, e così, a poco a poco l’infiled practice è andato in disuso. I giocatori si preparano in modo molto diverso oggigiorno. Qualche ora prima della gara, dal suo ufficio, Randoph può sentire il rumore delle mazze mentre i giocatori si alternano nella non distante gabbia di battuta prima di andare in campo. E’ cambiato tutto, la maggior parte della pratica per la difesa si svolge durante lo Spring Training. Sia gli interni che gli esterni si accontentano di quel poco di difesa che fanno durante il BP. Una volta non era così.

 

Persino il meno attento degli osservatori può facilmente notare come le rimbalzanti e le palle al volo sono prese con eccessiva noncuranza, in modo del tutto trascurato. Manca la concentrazione, il lavoro dei piedi è sciatto, i tiri si eseguono senza la corretta meccanica. Seppure succede che una squadra pratichi l’infield, lo fa in maniera molto superficiale, e se non si fa nel modo giusto, è inutile farlo. E quando succede, può capitare anche di vedere un ricevitore schierarsi in terza base per  il riscaldamento pre partita. Sembra quasi che non ci sia nessuna smania di tornare in campo dopo il BP. I giocatori adesso preferiscono andare a cambiarsi, andare a mangiare o a guardare la TV. L’infield practice è diventata un’arte perduta che forse non tornerà mai più.

 

Nella foto Cal Ripken Jr,
Nella foto Cal Ripken Jr,

Se così fosse, tornerebbe tutto a danno di chi gioca. Non è una questione di essere eccessivamente nostalgico o sentimentale per i vecchi tempi, ma resta difficile non meravigliarsi se la dismissione della pratica sia un altro esempio della moderna nonché immediata gratificazione sociale alla ricerca continua di scorciatoie, senza voler dedicare  più tempo per fare le cose in modo appropriato e in tutti i dettagli.

 

Il motivo per cui la squadra USA è stata eliminata prematuramente e in modo imbarazzante dalla WBC, non può essere attribuito tutto all’organizzazione. Altri fattori sono subentrati, probabilmente i giocatori non hanno avuto abbastanza tempo per prepararsi per il torneo o forse non hanno speso sufficiente tempo insieme per meglio conoscersi, e altro ancora. Ma è anche vero che fondamentalmente, almeno in quelle settimane, la squadra USA non era nemmeno all’altezza dei giapponesi e coreani, punto focale su cui il manager Buck Martinez ebbe a sottolineare poco prima dell’eliminazione da parte del Messico, e lo fece in modo molto duro:

“Vorrei rivedere l’infield practice tornare sui campi da gioco. Gli esterni sbagliano troppo spesso perché non tirano abbastanza durante gli allenamenti. Negli anni 70 e 80 i grandi esterni tiravano tutti i giorni durante l’allenamento, e credo che questo aiuti a migliorare. E’ troppo facile dare la colpa ai lunghi viaggi . E’ una scusa, non si è mai viaggiato più comodo di come si fa oggi. Sali sull’aereo e trovi i bagagli direttamente nella stanza d’albergo di lusso con tutti i comfort. Credo che l’esempio dei giapponesi e coreani può tornare utile anche per le squadre della MLB.”

 

Anche Melvin ricorda con nostalgia gli anni 70 e 80. “Sono almeno 10 anni che diciamo che gli esterni non sanno tirare accuratamente sulle basi. Nel 1977, quando l’All Star Game fu disputata allo Yankee Stadium, io giocavo nelle minors ed ero seduto sulle tribune all’esterno destro. Ricordo ancora Dave Winfield, Ellis Valentine e Dave Parker eseguire tiri perfetti, era un piacere guardarli.”

 

Randolph, che fece parte di quella squadra per l’AL, ricorda che all’epoca raramente si saltava l’allenamento prima della gara, era un requisito essenziale. Le trasferte non sono poi così diverse da quelle di una volta, e mentre i giocatori di oggi lo usano come una scusa, gli old-timers possono solo sospirare “Beati loro”!

 

Diversa però è la reazione se eviti l’allenamento in battuta, il BP è una pratica alla quale i giocatori non vogliono rinunciare. Randolph conferma la sua tesi di voler ritornare all’infield practice:

“Prima di tutto credo che bisogna fare un passo indietro, e fondamentalmente sono convinto che farebbe bene a tutti. Permetterebbe un migliore  stretching, gli esterni si allenerebbero a tirare al taglio, si favorirebbe l’intesa con i compagni dell’infield e i ricevitori si preparerebbero al ritmo di gara.”

Invece adesso, in quell’ora che precede il primo lancio, come all’alba, tutto tace. I responsabili del campo preparano il monte, ripassano le linee di foul, ripassano alla perfezione la terra rossa dell’infield ….. poi il nulla.

 

Anche questo è vero però, il campo è preparato diversamente rispetto al passato e ci vuole più tempo. Questo stato di cose lascia persino gli old-timers come Melvin sofferenti di fronte a questa mancanza di pratica e termina con un aneddoto: 

“Cal Ripken usava praticare un fantomatico riscaldamento ripassando tutti i movimenti e curando la meccanica del tiro anche senza palla. Sarebbe divertente rivedere qualcosa di simile oggi sui nostri campi.”

 

N.d.r. L'articolo è stato scritto nel 2006 e apparso su CBS Sportsline. Sono passati 10 anni, ma nulla è cambiato.

 

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Commenti: 5
  • #1

    franco ludovisi (lunedì, 22 febbraio 2016 09:39)

    Un giorno il Falchi di Bologna ospitava una squadra americana per un incontro amichevole con la Fortitudo:
    e siamo al pre partita, all'Infield.
    Il coach batte sul terzabase che raccoglie e tira in prima, poi la ruotine del tiro a casa e poi in terza e di nuovo il rilancio a casa.
    Il ricevitore allunga la palla al fungatore che batte all'interbase che a sua volta........
    MA NOI DALLE TRIBUNE NON VEDIAMO LA PALLA!
    Prestiamo più attenzione e guardiamo il coach che funga: si sente il rumore della palla al contatto del fungo, il secondabase che si china e raccoglie il lancio.....MA LA PALLA DOVE'? Non si vede.
    Spiegazione: fungatore e interni fingevano di battere e raccogliere la palla; un giocatore fuori campo batteva due mazze di metallo fra loro quando il coach fingeva la battuta;
    tutti i giocatori, col giusto tempismo, eseguivano come se ci fosse la palla in gioco.
    Un'OVAZIONE del pubblico, lunga, convinta, che accompagnò il resto dell'infield fu il ringraziamento per questo spettacolo indimenticabile ed indimenticato.
    Adesso andrebbe bene anche un infield normale, anche semmai condito con quache imperfezione!

  • #2

    Paolo (lunedì, 22 febbraio 2016 11:57)

    Grazie Franco, la tua esperienza è veramente simpatica. Non avevo mai visto una cosa simile. Questa è anche la prova che ogni manager ha un suo metodo di allenare una squadra e che nulla è predefinito.

  • #3

    Luca (martedì, 23 febbraio 2016 12:20)

    Quest'anno sono stato allo yankee stadium, per vedere NY vs JAYS, non hanno fatto infield, ma durante il BP tutti gli infield hanno preso palle a terra, fungate da un coach.

  • #4

    ceby # 24 (giovedì, 23 febbraio 2017 08:47)

    grande Franco.... ero presente anch'io a quella partita, bellissimo... poi lo vidi rifare anche alla Nazionale di Cuba.... .. verissimo anche quello che di Paolo , il bello era andare a vedere il BP delle due squadre e da li che ci si allenava, guardando battere questi giocatori, anche perche a quei tempi non c'erano tanti allenatori preparati come al giorno d'oggi

  • #5

    Luigi (sabato, 25 febbraio 2017 21:55)

    Non posso mettermi al livello del Mitico Franco, ma anche a me successe di assistere all" infield practice simulato....nei play off di serie B del 1986 col la Printeco Verona affrontammo il Senago. Al sabato pomeriggio e sera rimontammo le 2 sconfitte subite all' andata. Si giocò la bella la domenica, non ricordo se mattina o pomeriggio. Ricordo che il Senago alla fine della seconda gara sali sul pulman e tornò a casa e affrontando un altro viaggio la mattina successiva. C' era veramente tanta stanchezza in noi prima di quella quinta gara. Venne il turno dell' infield di Senago e mi stupii veramente, ma non ero l'unico, nel vedere danzare gli interni avversari che alla simulazione dello swing del coach interpretavano perfettamente i gesti tecnici necessari che quasi non ci si accorgeva che mancava in campo proprio la palla. Non so se fù la mossa vincente però purtroppo noi quella gara la perdemmo. Altresì ricordo un " diamante" della nazionale Italiana in un Italia- Nicaragua gara del mondiale giocato a Verona, con doppio ruolo e un Sal Varriale direttore di un' orchestra che fungava con un ritmo impressionante. La mia impressione era che ci fossero 2 dozzine di palle in gioco e invece erano solo 3..... uno spettacolo che servirebbe molto ai nostri ragazzi.

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