La doppia esperienza di Eugenia

di Paolo Castagnini

Dopo il racconto della prima delle otto ragazze e i ragazzi,  (Matilda Bianco Dolino), che quest'anno con l'aiuto di Baseball On The Road hanno trascorso un anno di studio e sport negli Stati Uniti e in Canada, eccovi Eugenia Ruffo che ci racconta la sua di esperienza, anzi la doppia esperienza. Eugenia è una ragazza di Sanremo, pitcher e 2^ Base della Sanremese  che nelle ultime due stagioni ha giocato anche nell'Under18 del Saronno, oggi ci racconta com'è andato il suo anno scolastico/sportivo al di là dell'oceano. Eccovi l'intervista di Eugenia, "Mu" per le amiche. (nella foto in home page la famiglia del Texas)

 

 Ciao Mu, raccontaci tutto, com’è andata la tua esperienza?

Ho trascorso il mio anno all'estero in due stati diversi, a causa di un cambio famiglia avvenuto nel mese di Febbraio. I primi sei mesi ho vissuto a Spokane, nello stato di Washington. 

Spokane è una città abbastanza grande, circa 300mila abitanti, ma pur essendo una grande città si trova in mezzo alle montagne e quindi in mezzo alla natura (infatti a soli 20 minuti dalla città c’è anche un impianto sciistico dove la maggior parte delle persone va durante l’inverno ogni weekend). Gli ultimi quattro mesi invece ho vissuto a Riesel, una piccola città in Texas. Riesel ha soli 1000 abitanti circa, e si trova a soli 20 minuti di macchina da Waco, la “grande” città. Sicuramente due città molto diverse e due esperienze completamente diverse. L’unica cosa comune è la bellezza della natura, presente a Spokane come a Riesel, anche se due nature sicuramente diverse, come si può immaginare infatti in Texas il clima, e il paesaggio di conseguenza, è molto secco.

 

Mu con i "genitori" ospitanti di Spokane
Mu con i "genitori" ospitanti di Spokane

Quindi hai avuto due famiglie ospitanti e due case in cui eri ospitata?

A Spokane vivevo con due genitori di circa 60 anni e un exchange student polacca, vivevamo molto vicino al centro, soli 5-10 minuti di macchina e avevamo un bellissimo parco di fronte a casa dove ho fatto molte passeggiate insieme al cane della mia famiglia ospitante. La casa era molto bella e tipicamente americana; io e la ragazza polacca avevamo il seminterrato a nostra disposizione, con il nostro bagno e il nostro salotto. 

In Texas invece ho vissuto con due genitori ospitanti molto giovani, intorno ai 30 anni, e quattro bimbi piccoli tra i 5 e i 10 anni circa, si può dire quindi un famiglia molto diversa e più “rumorosa”; avevamo però un giardino molto grande e anche una piscina, che usavamo molto durante il mese di Maggio poiché il clima era diventato particolarmente caldo. (nella foto in home page la famiglia del Texas)

 

E perciò hai frequentato due High School raccontaci tutto!

A Spokane frequentavo la North Central High School, la scuola più grande della città, penso ci fossero più di 2000 studenti.

A Riesel invece ho frequentato la Riesel High School, una scuola piccolina, di circa 400 studenti, forse anche meno.

 

Ti sei trovata bene a scuola con il sistema diverso e con la lingua inglese?

Mi sono trovata bene con il sistema scolastico perché, rispetto alla scuola italiana, mi trasmetteva meno ansia e mi ha fatto vivere molto più rilassata. Certo è che si studia molto meno rispetto all’Italia, anche se a Spokane il livello scolastico era migliore rispetto a quello della mia scuola in Texas. Con la lingua, come penso sia per tutti, inizialmente ho avuto qualche problema perché gli insegnanti parlavano molto veloce e indossavano la mascherina, che rendeva il tutto più complicato, ma con il tempo tutto è migliorato e piano piano ho iniziato ad avere sempre meno problemi. Ad oggi posso dire infatti di non avere problemi nella comprensione e nel parlare.

 

Come sei stata accolta dai compagni di classe e dalle due comunità?

Nelle due città in cui ho vissuto sono stata accolta in modo diverso.

A Spokane ho avuto molta difficoltà a trovare degli amici, a scuola eravamo tanti, nessuno era interessato veramente a conoscermi e “conoscere” l’Italia. I ragazzi in generale avevano un carattere molto chiuso, e come mi è stato detto anche dai miei genitori ospitanti, le quarantene imposte dal covid hanno accentuato ancora di più questo lato del loro carattere.

A Riesel invece sono stata accolta in modo completamente diverso, fin dal primo giorno a scuola tutti mi chiedevano se fossi io quella nuova, se ero la ragazza italiana, o cose di questo genere; in pochi giorni conoscevo quasi tutta la scuola, insegnanti e dirigente compresi. Si respirava fin da subito l’aria di una grande famiglia perché è questo che in fondo era quella piccola città. Tutti si conoscevano e tutti partecipavano agli eventi della comunità, come per esempio partite di softball, organizzazioni scolastiche, spettacoli teatrali o concerti della band scolastica.

 

Com’è andata la tua esperienza con il mondo sportivo scolastico? 

La concezione dello Sport rispetto all'Italia è sicuramente diversa; il mondo sportivo è al centro della vita scolastica e gli insegnanti vogliono partecipare alle partite e fare il tifo per la squadra della propria scuola. Anche dal punto di vista sportivo ho vissuto due esperienze diverse; nella mia prima scuola nello stato di Washington ho partecipato alla stagione autunnale giocando a slowpitch softball e posso dire che l'ambito sportivo non era molto competitivo.

Nella seconda scuola in Texas invece, lo sport era il centro della vita scolastica e soprattutto il paese era molto interessato allo sport scolastico, amavano il softball in particolar modo e posso dire di aver visto la differenza rispetto alla mia scuola precedente perché chiunque volesse far parte di una squadra sportiva a scuola obbligatoriamente doveva partecipare a un'ora scolastica dedicata ad atletica che veniva proprio chiamata Athletics e in cui ogni giorno per un'ora si faceva corsa, pesi, velocità, resistenza, agilità una preparazione atletica che non ho mai fatto in Italia è mai visto fare da nessuna parte tanto meno a scuola 

 

Passiamo al softball. Racconta la tua esperienza. Sei stata soddisfatta? 

Sono molto soddisfatta di entrambe le esperienze che ho fatto con il softball anche se appunto la prima stagione, quella autunnale, ho giocato a Slow pitch, sport che non abbiamo in Italia a livello giovanile e nonostante la mia squadra non fosse come me l'aspettavo sono soddisfatta perché ho potuto giocare tutte le partite, anche se sono stata bloccata verso la fine del campionato a causa del covid. In questa prima squadra non ho realmente instaurato un rapporto con le mie compagne, le sentivo molto diverse da me e non completamente interessate a conoscermi o a voler instaurare un rapporto.

In Texas invece ho partecipato alla stagione di fastpitch e sono molto soddisfatta perché ho potuto fare quel tipo di esperienza che ho cercato e per il quale sono andata negli Stati Uniti; con le mie compagne di squadra si è creato un bel rapporto quasi subito molto probabilmente perché tutti i giorni stavamo insieme per più di tre ore perché appunto facevamo prima dell'allenamento quest'ora di preparazione atletica e in seguito dalle 2 alle 3 ore di allenamento, non potevamo mai sapere quante quanto durasse, e quindi vivevamo per la maggior parte del tempo insieme e questo credo abbia contribuito a instaurare un rapporto ma sicuramente anche la loro voglia di conoscermi e la mia voglia di conoscere qualcosa in più di loro e della loro tradizione ha contribuito molto.

Il livello tecnico che hai trovato nella tua squadra e nelle squadre avversarie com'era?

Il livello tecnico che ho trovato nella mia squadra a Washington era sicuramente molto basso e molto più basso rispetto al livello in cui ho giocato in Italia perché praticamente nessuna delle mie compagne sapeva giocare, erano tutte alla loro prima o seconda esperienza ma il livello delle squadre avversarie devo dire che era molto buono.

In Texas invece ho trovato sicuramente un livello alto, molto più alto rispetto al livello in cui ho sempre giocato in Italia perché erano tutte sicuramente più determinate e  la preparazione che c'è dietro durante tutto l'anno è molta di più rispetto all'Italia e anche il tempo dedicato agli allenamenti o al softball. 

 

Cosa ti è piaciuto maggiormente nel vivere negli Stati Uniti? 

La cosa che mi è piaciuta di più credo sia stata proprio la scuola e credo sia anche la cosa che mi mancherà di più perché è molto diversa dall’idea che abbiamo noi  di scuola e di ambiente scolastico e soprattutto perché nella mia seconda scuola in Texas mi è sembrato di vivere in una grande famiglia in cui tutti si conoscevano, tutti si volevano bene, e tutti a partire dagli insegnanti lavoravano per il bene comune, e anche se non avrei mai immaginato di dirlo sono contenta di aver fatto parte di questo progetto sportivo all’interno della mia scuola perché veniva preso molto seriamente da ogni ragazza e dai coach.

 

Cosa invece hai rimpianto dell’Italia?

Dell’Italia ho sicuramente rimpianto il nostro buon cibo, e vivendo al mare, il mio amato mare.

 

Hai avuto una buona esperienza nell’organizzazione partendo dai primi contatti con Baseball On The Road e poi con MB Scambi Culturali per finire con l’Agenzia americana?

Assolutamente si. Ho avuto una buonissima esperienza con tutte e tre. MB Scambi Culturali mi ha aiutato nella prepartenza ed è stata sempre presente anche durante la mia esperienza all’estero; Forte, l’agenzia  americana è stata molto presente mensilmente durante tutto il periodo americano e mi ha aiutato molto ad avere l’esperienza migliore che si potesse desiderare. Per quanto riguarda Baseball On The Road posso dire che mi sono trovata molto bene perchè fin da quando ho deciso di iniziare questo viaggio mi è stata vicino e mi ha consigliato sempre al meglio e aiutata nei momenti in cui avevo dubbi o problemi.

 

Devi dire qualcosa ai tuoi genitori che hanno reso possibile questa avventura?

Ai miei genitori non posso fare altro che dire grazie per avermi permesso di vivere quest’esperienza, per essermi stati vicino sempre, per avermi sostenuto nei momenti più difficili e per aver sempre assecondato i miei sogni, ormai diventati realtà.  

 

Hai qualcun altro da ricordare?

Ci tengo anche a ringraziare la mia coach, Flavia Ciliberto, che mi ha aiutato a coltivare giorno per giorno la passione per questo sport meraviglioso che mi ha portato dall’altra parte del mondo, e che mi ha anche sostenuto e saputo dare i giusti consigli durante tutta la mia esperienza.

 

Quest'anno cambierà il tuo futuro?

Non credo abbia segnato completamente il mio futuro ma magari l’ha portato in una direzione diversa, che forse non avrei potuto prendere in considerazione se quest’anno fosse andato diversamente.

 

Ora cosa farai?

Ora mi concentrerò sul finire il liceo al meglio e poi si vedrà, ancora non ho le idee molto chiare, ma non escludo di poter prendere in considerazione l’idea di tornare negli USA per il college.

 

Grazie Mu per questa bella e lunga intervista!

Grazie a te Paolo per tutto!

 

Paolo Castagnini

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