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O tempora, o mores

Foto tratta da MLB.com 

di Michele Dodde

“O tempora, o mores” declamò Cicerone nella sua accorata invettiva contro Catilina nel novembre del 63 a.c. stigmatizzando in modo mirabile la sintesi degli usi e costumi dell’antica Roma. Questa espressione da allora è diventata una ironica o sarcastica critica alle abitudini ed alle tradizioni e pertanto non possono sfuggire a questo detto anche le innovazioni e le ricerche emanate in ambito della Major League Baseball per migliorare sempre più il gioco del baseball anche con effetti collaterali. Ma è anche vero che qualsiasi atto della Major League Baseball è contemplativo di accurate scelte che scaturiscono da capillari attività di mercato dettate da un ricercato businees che possa incrementare sempre più gli investimenti dei proprietari delle diverse squadre.

 E questo businees non si esaurisce nella sola vendita dei biglietti di ingresso allo stadio ma abbraccia tutto ciò che con il baseball ha qualcosa a che fare, dalla vendita delle bibite e panini agli spettatori ai gadget personalizzati, dalla foggia dei cappellini alle divise dei giocatori fermi restando però sempre i colori delle squadre che amorevolmente diventano patrimonio dei tifosi. 

E’ accaduto che recenti cronache sportive stanno specchiando il sempre atteso spring training delle squadre in modo serpeggiante poiché delineano un certo malcontento da parte dei giocatori circa la scelta delle nuove divise che dovranno indossare durante il campionato 2024.

 

La progettualità di queste investe direttamente gli stilisti della Nike mentre la produzione è di competenza dell’azienda di abbigliamento sportivo “Fanatics, Inc.” che ha acquisito i diritti non solo della Major League Baseball ma anche di molte altre organizzazioni sportive tra cui la Major League Soccer, la National Football League, la Formula 1, la National Nippon Baseball per non tacere poi anche di molte squadre di calcio tra cui alcune italiane che si servono dei prodotti di questa azienda.

 

Bene, il nuovo modello ideato dalla Nike e licenziato come “Vapor Premium” è stato realizzato in materiale sintetico, poliestere, che in laboratorio ha dato eccellenti risultati rivelandosi molto resistente, leggero e soprattutto fa respirare la pelle assorbendo il sudore e, scelto dai vertici della Major League, dovrebbe andare a sostituire il precedente modello Majestic Athletic FlexBase.

 

Testato durante l’All Star Game del 2023, sembrava che le nuove divise innovative Vapor Premium avessero risolto molte problematiche inerenti la salute dei giocatori ed il periodo climatico in cui viene giocato il baseball ed invece messe all’opera queste hanno ricevuto molte critiche non solo dai giocatori ma anche dai tifosi non sempre inclini ai cambiamenti.

 

Infatti i giocatori si sono lamentati giudicando scadente il tessuto di poco confort e perché, in modo narcisistico, il loro nome ed il loro numero sulle casacche non appare molto in evidenza ma soprattutto per la forma dei pantaloni che evidenzia in trasparenza di molto la cosiddetta loro “religione”.

 

Ed il rifiuto emblematico in modo totale è stato caratterizzato dai Kansas City Royals che durante il loro spring training hanno deciso di non utilizzare il modello Vapor Premium indossando con sussiego le vecchie divise. Come sarà risolto il problema? Semplicemente usando in termini aulici fior di dollari perché il businees è sempre vincente…

Comunque il problema dell’uniformità delle divise, per dirla unitamente al giornalista Dayn Perry, nasce già dal 1849, 24 aprile, quando i New York Knickerbockers, divenuto il primo club di baseball organizzato, adottò una uniforme che diventerà quella ufficiale e poi in similitudine adottata dalle altre squadre in essere. Questa era composta da pantaloni blu, maglie di flanella bianca e cappelli di paglia bianchi. 

 

Nell’andare oltre, ripercorriamo allora la storia di questa strana evoluzione e dalle cronache del tempo si va a precisare come i Cincinnati Red Stockings, un paio d'anni prima di diventare la prima squadra di baseball professionistica, a partire dal 15 luglio del 1867, siano stati i primi ad indossare pantaloni in stile longe che terminavano al ginocchio o leggermente sopra il ginocchio. Di fatto questa postura consentirà in seguito di evidenziare la immaginaria linea bassa della zona dello strike.

 

 Nel 1882 dopo che anche l’attrezzatura ebbe a migliorare la tenuta del gioco con Doug Allison che nel 1870 andò ad indossare un primo guanto rudimentale ed il catcher Harvard Alexander Tyng che nel 1876 incominciò ad usare la prima maschera da ricevitore modificandone una da scherma, la National League nel 1882 per colorare di più la visione dello spettacolo sperimentò diversi modelli di uniformi da fare indossare ai giocatori a seconda dei ruoli ricoperti. L’esperimento però non gradito naufragò a metà stagione.

 

Fu il 14 aprile del 1904 che ebbe inizio la subdola pubblicità occulta attuata elegantemente dai Detroit Tigers durante lo svolgimento della gara dell’Opening Day contro i St. Louis Browns. Sulle loro divise era in bella vista l'iconica "Olde English D" e tale rimase per molti anni.

 

Dopo aver vinto contro i Philadelphia Athletics nelle World Series del 1905, furono i New York Giants di John McGraw ad indossare con spavalderia e per piaggeria verso i propri tifosi per la stagione 1906 maglie con la scritta "World's Champions" sul davanti. Quelle maglie furono anche le prime senza colletto usate da una squadra della Major League. 

Una nuova idea l’ebbero i Reading Red Roses dell'Atlantic League nel 1907. Al fine di facilitare l’individuazione dei giocatori, dettero ad ognuno di loro un numero e questo fu stampato sulle casacche.

 

In quello stesso anno si migliorò ulteriormente l’attrezzatura: il ricevitore Roger Bresnahan dei New York Giants per primo incominciò ad indossare dei parastinchi durante le gare. L'intelligente innovazione comunque stava nascendo con molto ritardo, ben 13 anni dopo, rispetto all’autorizzazione concessa ai lanciatori che, per migliorare e velocizzare il lancio, avevano incominciato a lanciare la pallina in modo overhand. (da sopra)

 

Negli anni a seguire i Cubs si inventarono l’applicazione di un colletto "in stile cadetto" sulle loro maglie, i Boston Red Sox e i Boston Doves decisero da par loro di non indossare più maglie stringate mentre i New York Highlanders, in seguito conosciuti come i mitici New York Yankees, scelsero di vestire nel 1912 il gessato sulle loro uniformi. I gessati saranno abbandonati durante le stagioni 1913 e 1914 ma diventeranno una presenza permanente a partire dal 1915

 

Di poi ci furono i Buffalo Blues della neonata Federal League ad ideare di porre sulla divisa il loro nome in corsivo, i Boston Braves a diventare la prima squadra della Major League a presentare quattro diversi modelli di divise durante la stessa stagione ed i Cleveland Indians a porre il numero identificativo dei giocatori sulla manica sinistra della casacca.

 

Finiti i ruggenti anni dieci dello scorso secolo tutti dedicati ad uno sviluppo sistematico del gioco ecco che per favorire l’affetto dei loro tifosi i  Cardinals nel 1922 introducono il logo "birds on the bat" sulle loro maglie ed i Detroit Tigers nel 1928 aggiunsero l'immagine di una tigre sul retro della divisa da passeggio. 

 

Sempre in fermento nel concretizzare le problematiche ecco che nel 1941 il presidente dei Brooklyn Dodgers Larry MacPhail, al fine di evitare incidenti mortali che erano stati causati da maldestri lanci, incaricò due medici della Johns Hopkins di realizzare un copricapo protettivo per i battitori. Fu licenziata una protezione di plastica da inserire sotto il cappello. Tale protezione tuttavia non fu mai omologata come obbligatoria se non a partire dal 1971 quando la Major League approvò il moderno casco. Questa tematica fu affrontata dallo scrittore John Grisham nello struggente libro “Calico Joe”.

Gli avvenimenti degli anni successivi furono tutti improntati a donare ai tifosi la più ampia fantasia a partire dai Dodgers che pensarono di indossare uniformi di raso azzurro durante le gare in notturna per essere meglio visti sotto le luci o quell’iniziativa simpatica degli Hollywood Stars, affiliati alla Minor Pacific Coast League, che si presentarono nel dugout indossando pantaloni corti per finire sino all’asservimento idiota al maccartismo da parte dei Cincinnati Reds che nel 1956 rimossero la parola “Reds” dalle loro uniformi e che poi ritornerà nel 1961.   

Nel 1970 la dirigenza dei Pittsburgh Pirates in armonia alle nuove tecnologie che dialogavano sul binomio costi ed efficacia divulgò una nuova era della moda del baseball facendo debuttare la squadra indossando uniformi dal tessuto misto di cotone e nylon. 

 

Per quanto riguarda la Major League la cronaca riporta che l’8 agosto del 1976 presso il Comiskey Park di Chicago i locali White Soxs vollero imitare gli Hollywood Stars e si presentarono sul diamante con pantaloncini corti. I tifosi non accolsero con gradimento la performance dei propri beniamini e l’iniziativa fu immediatamente insabbiata.

 

In seguito, per dare un qualcosa in più alla spiritualità dei tifosi e molti argomenti ai mass media, i colletti bianchi della Major League, sempre senza perdere di vista un’adeguata visione di introiti economici, decisero di organizzare eventi di assoluto richiamo: nel 1997 il numero 42 facente parte della divisa di Jackie Robinson venne ritirato in perpetuo in tutte le squadre affiliate, poi promossero l’evento “Turn Ahead the Clock Night” inventato dall'allora capo del marketing dei Seattle Mariners Kevin Martinez, quindi quello del “Players Weekend” in cui le squadre devono indossare uniformi progettate per evocare la Little League ed il baseball giovanile sino a concepire come fosse importante per i giocatori selezionati per il mitico All-Star Game indossare uniformi appositamente progettate invece delle divise delle rispettive squadre.

 

Dunque ora, con i tempi in continua evoluzione sempre alla ricerca del nuovo, anche la tipicità inerente la nuova progettualità delle uniformi indiscutibilmente è destinata a diventare una priorità che però allora ben si attaglia alla garbata ironia ciceroniana “O tempora, o mores” inerente un baseball amato.

 

Michele Dodde

 

 

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Commenti: 2
  • #1

    Marcella (mercoledì, 13 marzo 2024 12:36)

    Sempre strabiliante constatare la precisione, la cura e la passione con cui, Michele, ricerchi, reperisci e riporti dati, fatti e situazioni emblematiche dei tempi in evoluzione
    Non possiamo far altro che condividere con te
    l'adagio ciceroniano di "O tempora o mores"

  • #2

    Rosa Mariano (mercoledì, 13 marzo 2024 18:17)

    Con questo tuo articolo hai arricchito tutti noi di un altro tassello della storia "gloriosa" del baseball.
    Ho letto con molto interesse i particolari e le vicende sulle divise dei giocatori.
    Grazie Michele