Eventi salienti di una storia infinita # 12

Nell'immagine Louis Rogers Browning "il Gladiatore"
Nell'immagine Louis Rogers Browning "il Gladiatore"

di Michele Dodde

Nel successivo anno, il 1891, due eventi, nonché marginali, lasciarono la loro puntualizzazione nella storia infinita del baseball. Il primo riguardò i codici del regolamento inerente le azioni lecite ed illecite del gioco poiché essi subirono una ulteriore innovazione: venne sancita la possibilità di sostituire durante lo svolgimento della gara, sia in qualsiasi momento sia in qualsiasi posizione, e ad insindacabile giudizio del manager, un giocatore. La restrizione di questo nuovo codice, ancora oggi valida nel baseball, fu che il giocatore sostituito non poteva più rientrare in gioco durante la gara. Com’è intuibile ci furono commenti positivi e negativi circa l’utilizzazione di questa sostituzione, che di certo andava a favorire le franchigie economicamente più ricche e quindi in grado di avere una maggior disponibilità di giocatori, tuttavia, come sancirono gli esegeti del gioco, tecnicamente essa dava la possibilità al manager di poter apportare gara durante più varianti alla sua tattica di gioco e più interesse alla partita che avrebbe così coinvolto un maggior pubblico oltre a rinverdire le discussioni sulla scelta tecnica applicata. Il secondo fu l’evidenza di un primo curioso fatto che interesserà l’esterno centro Louis Rogers Browning soprannominato “il Gladiatore”.

Una particolare vita tutta da scrivere con sceneggiatura ad effetto quella di Browning: rimasto orfano di padre all’età di cinque anni, fu colpito da una mastoidite che lo tormenterà per tutta la vita. Questo male gli procurò la perdita dell’udito e frequenti attacchi di dolore alla testa. La sordità lo costrinse anche ad abbandonare la scuola in tenera età e ciò di fatto lo ha costretto a vivere come un virtuale analfabeta. Inoltre, per placare il dolore fisico derivante da questa mastoidite, iniziò a bere molto già durante la sua giovinezza. Tuttavia, in possesso di un eccezionale fisico e di una particolare predisposizione alla battuta, divenne un giocatore professionista e giocò nella Major League dal 1882 al 1894 vincendo per tre volte il titolo di miglior battitore. 

 

Narra la cronaca che Browning era un giocatore dalle eccentriche abitudini personali ed in particolare nei confronti dell’uso della mazza da baseball. Era solito comunicare a tutti il proprio credo, ovvero che ogni mazza aveva certamente un’anima ed una vita commisurata ad un preciso numero di battute oltre le quali essa diveniva inservibile perché perdeva la qualità dell’aggressività. Un credo questo che lo portò a mettere da parte, dopo un certo numero di battute, le proprie mazze che, data la particolare tendenza, venivano realizzate esclusivamente per lui. Esse erano di fattura più grandi per gli standard di quel tempo misurando  cm. 93,98 (37 pollici) in lunghezza per un peso di grammi 1360,8  (48 once). Questa sua mania, che poi si generalizzò anche tra gli altri giocatori professionisti e non, gli permise di acquisire un rimarchevole .341 quale media vita in battuta, che di fatto resta una delle più alte nella storia della Major League, ed a divenire un disinteressato quanto inconsapevole testimonial della prestigiosa Louisville Slugger ideata dalla Hillerich & Bradsby Company. 

Nella foto il ventitreesimo Presidente degli Stati Uniti Benjamin Harrison
Nella foto il ventitreesimo Presidente degli Stati Uniti Benjamin Harrison

Dunque nel 1891 Pete stava indossando la casacca dei Pittsburgh e, com’era solito, per sopperire ai forti mal di testa che soffriva per via della mastoidite quando scendeva sul campo di gioco, ricorreva ad abbondanti soluzioni di alcool che però non sminuivano il suo impiego nel box di battuta. Anzi egli affermava e dimostrava che “non poteva colpire la pallina se prima non aveva scolato una bottiglia”.

 

Questo suo comportamento però, pur accettando il suo innegabile rendimento durante le gare, non era ben visto dalla proprietà dei Pittsburgh che non trovò di meglio che multare Pete per “non aver indossato le previste calzature con gli spikes” già da diversi anni in uso tra le franchigie della Major League cedendolo poi nello stesso anno ai Cincinnati Reds. Dunque Pete Rogers Browning, oltre alle sue particolari doti che delineano la sua forte determinazione a partecipare al gioco nonostante la menomazione uditiva, fatto questo  che invitò gli umpire a realizzare alcuni segnali al fine di dialogare con lui, segnali che poi furono definitivamente codificati e generalizzati per tutti i giocatori e pubblico dall’umpire  Cy Rigler nel 1905, è segnalato quale  primo giocatore professionista in assoluto ad essere stato multato dalla propria società per “uniforme non in ordine”.

 

Nel 1892 la National League, constatando una sempre maggior affluenza di pubblico pagante alle gare, per le sue 12 franchigie affiliate formulò per la prima volta un calendario di ben 154 partite che prevedeva i vari club ad incontrarsi tra loro per 14 volte. Questa tipologia di calendario restò valida per dieci anni, poi fu ridotta a 140 gare sino al 1904.

 

Tuttavia l’evento più saliente di quell’anno fu il più alto conferimento politico che si verificò nei confronti del baseball. Infatti il 6 giugno del 1892 il ventitreesimo Presidente degli Stati Uniti, Benjamin Harrison, in forma ufficiale si recò al Boundary Field per assistere alla gara tra i Reds di Cincinnati e i Senators di Washington.

 

Narra la cronaca, come riporta il giornalista Stephen Rice, che il Presidente “arrivò al campo di baseball in una maestosa carrozza trainata da cavalli ed era seduto in primo piano nella prima fila della sala stampa. Indossava un grande derby nero, una redingote con camicia bianca e cravatta nera. Una mano era poggiata su un bastone ornamentale. I giocatori di baseball lo fissarono dal campo mentre i 2400 spettatori erano in fermento per via dell’illustre visitatore.”

 

In quella gara i lanciatori partenti furono Cyclone Duryea per i Reds ed il mancino Phil Knell per i Senators che persero la gara per 4-7 dopo entusiasmanti undici inning.

E la storia infinita continua…

 

Michele Dodde

 

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