Eventi salienti di una storia infinita # 11

Nella foto la All American durante l'Around the World Baseball Tour nella tappa di Roma Villa Borghese
Nella foto la All American durante l'Around the World Baseball Tour nella tappa di Roma Villa Borghese

di Michele Dodde

Il rientro negli Stati Uniti dei Chicago White Stocking e degli All American, le due franchigie che Albert Spalding nel 1889  veicolò nelle Hawai , in Australia, a Ceylon, in Arabia, in Egitto ed in Europa nel suo promozionale “Around the World Baseball Tour” per far visionare ed apprezzare il gioco (ma anche i suoi personalizzati prodotti sportivi Spalding) si rivelò dunque molto traumatico per i giocatori quando constatarono che i proprietari delle diverse squadre erano decisi ad applicare la ferrea “Brush Compilation Plan” e la successiva “Brush Rule”. 

Così all’inizio del 1890 si delineò la frenetica attività di Monte Ward, quale leader della Confraternita dei giocatori professionisti di baseball, di fatto il primo sindacato dei giocatori della Major League, e di Ned Hanlon, giocatore di forte personalità che passerà alla storia come “Foxy Ned” e “Padre del baseball moderno”. Entrambi infatti con il loro carisma convinsero molti giocatori, resisi iracondi dalle imposizioni dei proprietari, a movimentare l’apparato di una nuova lega, la “Players League” con finalità economiche più positive per i giocatori stessi e riuscirono con una dettagliata programmazione ad influenzare Albert Johnson, industriale estremamente ricco, proprietario di diverse banche e presidente della Arkansas Midland Railway Company, a divenire il principale sostenitore dell’iniziativa ed a convincerlo a coinvolgere altri capitalisti affinchè agevolassero prestiti di denaro ai giocatori della lega in modo tale che gli stessi potessero costruire campi da gioco in otto città e dare inizio all’attività agonistica in primavera.    

Reclutati i migliori giocatori sia della National League sia dell’American Association la stagione agonistica della Players League, cui presero parte le franchigie dei Boston Reds, che vinsero il campionato, i Wanders Brooklin Ward, i Giants di New York, i Pirati di Chicago, Gli Athletics di Philadelphia, i Burghers di Pittsburgh, gli Infants di Cleveland ed i Bisons di Buffalo, prese avvio con grande entusiasmo realizzando giochi e palmares di rara caratura.

 

Riporta la cronaca che Roger Connor con 14 home run, Pete Browning con una media battuta di .373 e Hardy Richardson con 146 RBI divennero i leader della Triple Crown.

 

Per i lanciatori a primeggiare furono Mark Baldwin, che affrontò ben 211 battitori chiudendo positivamente 34 partite, e Silver King che realizzò un ERA di 2,69 mentre in difesa furono portati a termine con efficacia sette triple play: i Giants il 14 giugno, i Boston Reds il 30 giugno, i Chicago Pirates il 15 luglio ripetendosi poi il 30 dello stesso mese, i Pittsburgh Burghers il 15 agosto, i Wander Brooklin il 6 settembre e i Buffalo Bisons il 29 settembre.  

 

Nonostante la Players League, avviata dagli stessi giocatori per migliorare il proprio destino economico, fosse anche delineata in realtà come un fattivo laboratorio da cui far emergere interessi e maggior divulgazione partecipata, nello svolgimento dell’attività agonistica si rivelò approssimativa nella sua conduzione tale da indurre al termine della stagione la sua chiusura con il beneplacito del volontario rientro dei giocatori nelle proprie squadre di origine.

 

L’onda lunga di quest’avventura comunque resterà sempre positiva in quanto furono costruite nuove strutture utilizzate in seguito da altri club. Fra queste si ricorda il più gettonato Polo Ground costruito per i New York Giants e che divenne in seguito anche la casa dei New York Mets per i primi anni della loro gestione.

Nel disegno il primo Logo dei Pittsburgh Pirates
Nel disegno il primo Logo dei Pittsburgh Pirates

Narrano le leggende che comunque tumultuoso fu il prosieguo di quell’anno. Infatti i Boston Reds e gli Athletics Philadelphia in blocco aderirono all’American Association  mentre i giocatori delle altre franchigie rientrarono nelle loro controparti della National League.

 

Qui la fece da maestra la burocrazia: Ned  Hanlon, già stimato giocatore-gestore dei Pittsburgh Burghers ed autentico animatore durante la solare stagione della Players League, tornando nel 1891 nel roster dei Pittsburgh Alleghenys come giocatore e manager si accorse che Louis Bierbauer, eccezionale seconda base dei già Wanders Brooklin nella Players League, non era rientrato nelle fila degli Athletics Philadephia dell’American Association, la squadra che lo aveva impiegato precedentemente, e così in pieno inverno e sfidando una tempesta di neve si recò in Pennsylvania nella penisola di Presque Isle, dove svernava Bierbauer, per rintracciarlo e fargli firmare il contratto che lo avrebbe legato agli Alleghenys. L’azione non piacque ai dirigenti degli Athletics che,  nonostante un gran giurì avesse poi sancito  che il tutto era da considerare legale, dichiararono il gesto come puro atto di “pirateria”. Ai fan di Pittsburgh invece il gesto piacque molto e da allora gli “Alleghenys” acquisirono il geloso nomignolo di “Pirates”.

 

Di Hanlon si parlerà in seguito, dopo aver giocato per 13 stagioni nella Major League, come illuminato manager per aver portato a vincere alle squadre da lui dirette ben cinque campionati della National League con una sua attenta e personale strategia di gioco.

 

Anno topico dunque qual 1890 che si chiuse con una nuova caratterizzazione inerente l’attrezzatura del gioco: Earle Harry Decker, giocatore a tutto campo ma ricevitore di grande personalità in quell’anno viene accreditato come l’inventore del guantone da catcher. Poi, come capita ai grandi personaggi, si dice sia “svanito nella nebbia della storia”.

 

Ma la storia continua… 

 

Michele Dodde

 

Leggi la 10^ parte

 

 

Sotto il primo guanto da catcher inventato da Earle Harry Decker

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