Eventi salienti di una storia infinita # 10

di Michele Dodde

Nel 1889 due personaggi hanno impresso la loro indiscutibile ed indelebile personalità in questa storia infinita del gioco del baseball: il lanciatore John Gibson Clarkson e John Tomlinson “Tooth” Brush illuminato proprietario degli Indianapolis con l’appendice di John Montgomery Ward ricercato giocatore ed organizzatore sindacale. John Gibson Clarkson, che debuttò in Major League il 2 maggio 1882 con i Worcester Ruby Legs  per poi passare nel 1884 con i Chicago White Stokings fu ceduto da questi il 3 aprile 1888 ai Boston Beaneaters per l’iperbolica cifra di allora di ben 10.000 dollari  raggiungendo così il suo ex compagno di squadra King Kelly, anch’egli comprato dai White l’anno precedente per la stessa cifra. Con questa operazione non solo di facciata ma tecnicamente pregevole i Beaneaters si poterono permettere di sfoggiare una batteria di rara qualità ma che fu subito soprannominata dai media come la “batteria da 20.000 dollari”.

Così dopo aver incamerato 33 vittorie nel 1888, Clarkson marcò la stagione del 1889 come la sua migliore in senso assoluto avendo realizzato un palmares di grande affidabilità. Indossando la casacca dei Boston  Beaneaters era entrato in diamante come lanciatore partente in ben 72 gare configurando l’incredibile record di 49 gare vinte e 19 perse ma avendole portato a termine tutte e 68 realizzando 284 strikeout, un ERA pari a 2,73 in 620 inning completi. 

 

Ancora, si racconta che in quell’anno particolare, poiché la distanza dalla pedana di lancio al piatto di casa base era stata portata nel 1881 da 45 a 50 piedi, fu il primo lanciatore nella storia della MLB ad eliminare, al terzo inning, tre battitori consecutivi con soli nove lanci e che i suoi 620 inning portati a termine erano di fatto ben 200 inning in più rispetto a qualsiasi altro lanciatore in attività. 

 

Inoltre narra la storia degli aneddoti che durante una gara che si stava dilungando sulle tarde ore del tramonto, per convincere l’umpire Jack Kerins che ormai l’oscurità incombeva, Clarkson lanciò un limone al suo ricevitore Charlie Bennett. Il lancio fu giudicato con enfasi da Kerins quale perfetto strike ma frastornante fu la sua sorpresa quando il ricevitore, aprendo il guanto, gli fece vedere il frutto dello scherzo: aveva confuso la pallina con l’agrume. E con molte scuse ed a capo chino Kerins pose termine alla gara.

Ma ancor più tramanda la cronaca che, nonostante la sua splendida stagione e la sua eclettica performance sul monte di lancio, i Beaneaters quell’anno non vinsero il titolo poiché, appaiati in classifica con i Giants , questi andarono a vincere contro i Cleveland Spiders mentre i bostoniani inaspettatamente resero le armi ai Pirates di Pittsbugh. Era il 5 ottobre ed era la prima volta nella storia della Major League che il primato fosse conteso proprio nell’ultima giornata. 

 

Il ricordo più sintetico di questo grande lanciatore, vincitore nel 1889 della Tripla Corona , autore di 1978 strikeout in carriera e la cui triste parabola discendente finì a 47 anni quando morì di polmonite in una clinica psichiatrica, è quello espresso dal famoso battitore Sam Thompson : “Clarkson era un lanciatore scientifico e calcolatore ed in possesso di una grande varietà di palle curve. Io l’ho affrontato in decine di partite e posso dire sinceramente che mai ho avuto la possibilità di capire se il lancio mi poteva arrivare dove mi aspettavo o nel modo in cui immaginavo che mi sarebbe arrivato”. 

Nella foto John Tomlinson Brush (fonte SABR)
Nella foto John Tomlinson Brush (fonte SABR)

John Tomlinson Brush, che passerà tra le pagine della storia come “uno dei consiglieri più saggi e più abili nella National League” (New York Times) da accorto dirigente e proprietario di diverse franchigie si evidenzierà nel 1889 per aver ideato la “Brush Classification Plan”, ovvero una rigida classificazione in segmenti nominati da A ad E in cui inserire i giocatori in base alle loro prestazioni sui diamanti ed al comportamento nella vita privata. Ad ogni segmento di fatto corrispondeva un tetto salariale che, a partire da un guadagno di 2500 dollari all’anno, segmento A, via via si decurtava di 250 dollari sino al più basso di 1500 dollari, segmento E.

 

Brush con fare subdolo aspettò che John Montgomery Ward, giocatore di forte personalità con un palmares di tutto riguardo: il 17 giugno 1880 lanciò in quella che fu la seconda partita perfetta nella storia della National League sconfiggendo i Buffalo Bisons per 5-0, nel 1885 fondò il primo sindacato sportivo ovvero la “Fratellanza dei giocatori professionisti di baseball”, nel 1888 scrisse il libro: “Baseball, come diventare un giocatore con l’origine, la storia e la spiegazione del gioco” delineando lo sviluppo continuo del baseball dalle sue radici in poi, organizzasse con i migliori giocatori della Lega un tour mondiale dimostrativo. 

Nell'immagine John Montgomery Ward
Nell'immagine John Montgomery Ward

Durante questo periodo l’influente magnate, entrato casualmente nel mondo del baseball per propagandare la propria filiera di tessuti attraverso gli Indianapolis Hoosiers,  nelle sedute esecutive della National League convinse e fece adottare dagli altri proprietari quella sua Classification Plan che badava più ai profitti societari che all’incontrollato sperpero di denaro.

 

Indubbiamente la Classification Plan disarticolò non poco le aspettative dei giocatori ed a nulla valsero le richieste di Ward nel sollecitare un incontro per ridiscutere una nuova piattaforma salariale. "Monte" allora minacciò di creare una nuova organizzazione che includeva un sistema di partecipazione agli utili per i giocatori e non aveva clausole di riserva ed asettiche classificazioni: nacque così la “Players’ League” con una stagione dimostrativa che ebbe inizio nel 1890 con oltre la metà dei giocatori della National League.

 

Ma la determinazione e l’attività continua di dirigente caparbio di Brush misero nero su bianco una ulteriore “Brush Rule” che stigmatizzava il dovuto comportamento dei giocatori stessi. Infatti se un giocatore si fosse rivolto ad un umpire o ad compagno di gioco o ad un avversario in maniera “malvagiamente offensiva” sarebbe stato giudicato da un consiglio disciplinare e radiato se ritenuto colpevole.

 

Dunque certamente non amato dai giocatori ma stimato e temuto dai proprietari delle franchigie, John Brush riuscì a capitalizzare il suo successo divenendo l’illuminato proprietario dei Giants di New York dal 1903 al 1912 facendoli divenire durante il suo mandato la squadra più acclarata negli sport professionistici.

 

E la storia continua… 

 

Michele Dodde

 

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