Eventi salienti di una storia infinita # 7

di Michele Dodde

Foriero di record e di aneddoti, il 1886 si caratterizza per una particolare curiosità che coinvolse Aaron Stern, proprietario dei Cincinnati Reds. Egli notò che, quando era chiamato a lanciare il suo lanciatore Anthony John Tony Mullane, oggettivamente considerato uomo di bell’aspetto ed affascinante per via dei suoi neri e curatissimi baffi, le gradinate del ball park si riempivano con numerosi vocianti sciami di donne. Astutamente allora, intuendo che più del gioco alle donne piaceva vedere in azione il loro idolo, già soprannominato “The Apollo del Box”, incominciò a farlo designare quale lanciatore partente in tutte quelle gare contro squadre deboli dando vita ai consumistici eventi nominati “Ladies Day”. 

Vero o falso questo aneddoto, resta la cronaca che l’idea di consentire l’ingresso agevolato alle donne aveva avuto già inizio dal 1880 ed anzi squadre come i Brooklyn promossero l’iniziativa in tutte le partite giocate in casa nella piena convinzione, come rimarcava l’allora proprietario Charles Byrne, che la presenza femminile, riducendo di fatto la turbolenza e l’ubriachezza generata dal pubblico maschile, era un fattore più economico che assumere una propria polizia speciale da far intervenire alla bisogna. 

Tony Mullane, il “bell’Apollo” o il “Duca” come veniva chiamato dai compagni di squadra, resta però nella storia del baseball non solo per il suo fascinoso aspetto ma anche e soprattutto per una sua specifica attitudine: ovvero è stato il primo lanciatore che riusciva a frombolare dal monte di lancio sia con il braccio destro sia con quello sinistro. Debuttando nella Major League con i Detroit Wolverines il 27 agosto del 1881, a seguito di una ferita al braccio destro, con caparbietà imparò a lanciare anche con il braccio sinistro così che, quando guarì, non usando il guantone e portando entrambe le mani sulla pallina difficilmente faceva intuire con quale mano avrebbe rilasciato la pallina stessa.

 

Dopo aver militato con alterne e positive vicende in sette squadre dal 1881 al 1894 tra National League, American Association e persino nella vita di un’anno della chiacchierata Union Association collezionando ben 1803 strike, Mullane andò a far parte, con provata efficacia e dedizione, degli agenti del Dipartimento di Polizia di Chicago raggiungendo infine anche il grado di Ispettore.

 

Ma nel 1886 anche un altro lanciatore salì agli onori della cronaca sportiva: Nathaniel Patric “Nat” Hudson che, debuttando il 18 aprile per i St. Louis Browns, galvanizzò i tifosi con l’accattivante lancio della Sinker ball. La Sinker ball si caratterizzò come lancio alternativo per far spezzare la tensione emotiva dei battitori poiché la pallina diveniva facile da battere se lanciata verso la parte alta della zona dello strike ma diveniva indecifrabile se lanciata nella parte bassa. Breve comunque fu la sua apparizione nella Major League, solo 4 anni e sempre con i Browns.

 

Un'immagine dell'epoca del Polo Grounds di New York
Un'immagine dell'epoca del Polo Grounds di New York

Ma al termine di quell’anno ancora una volta fu il tesoriere dei New York Giants a festeggiare poiché ormai la franchigia nuiorchese faceva registrare al Polo Grounds una media di 30.000 spettatori a partita.

 

Dunque la ancor più ricercata necessità di coinvolgere sempre più un pubblico ormai esigente ed in continua crescita portò ad inizio del 1887 l’applicazione di epocali cambiamenti in quello che era ancora un canovaccio, tutto in divenire, considerato però di fatto il libro delle regole del gioco. Questi cambiamenti riguardarono modalità e concezioni.

 

Infatti per prima cosa fu drasticamente abolita la regola che permetteva ai battitori di poter chiedere il tipo di lancio, alto o basso, da loro maggiormente preferito e di seguito fu sancito che la Zona dello Strike non doveva essere più considerata quella zona sopra casa base, larga come la stessa, e delineata in altezza quale tutto il corpo del battitore bensì doveva essere considerata quella zona sopra casa base, sempre larga come la stessa, ma delimitata quale altezza inferiormente dalla linea immaginaria delle ginocchia e superiormente da quella delle spalle.

 

Certo da allora la classica sfumatura moderna visione della Zona dello Strike è cambiata non poco…e su questo cambio si sono spesi fiumi di inchiostro e molte interpretazioni. Ma questi interventi dopo tutto non sono altro che la dimostrazione della continua vivacità del gioco. 

 

Ancora da annotare come in quell’anno ci fu l’accettazione anche da parte della National League della regola, già praticata dalle franchigie dell’American Association, inerente la concessione della prima base al battitore che veniva colpito da un lancio. A complicare però ancora le problematiche degli Umpire furono cambiati anche i conteggi relativi alla regola dalla “base on balls” che passavano da sette a quattro ball mentre per quella dello “strike out” bisognava contare quattro strike invece di tre. E come ciliegina sulla torta fu introdotto anche il conteggio delle “Base on Balls” concesse dai lanciatori.

 

Nella foto Mike King Kelly
Nella foto Mike King Kelly

Ma il 1887 fa registrare anche una sensazionale notizia che scosse l’opinione pubblica e risvegliò non poche domande su dove stava andando il mondo del baseball popolare, ovvero si verificò l’anormale acquisto di Mike King Kelly da parte dei Boston Beaneaters che versarono nelle casse dei White Stocking Chicago l’enorme cifra, per quei tempi, di 10.000 dollari.

 

Indubbiamente King Kelly per carisma, stile ed innovatore di molti gesti atletici dimostrò che valeva del tutto quella cifra ed i risultati che ottenne sia come catcher, sia come oufilder e sia come manager sono la più veritiera dimostrazione. Tuttavia quella transazione da record ebbe anche molti denigratori tra i baseball writers pronti a scrivere che solamente due anni prima i Detroit Wolverines avevano versato ai Buffalo solo 7000 dollari per acquistare ben quattro giocatori bravi quanto Kelly. Di certo però le cronache non hanno mai riportano i loro nomi.

E la storia continua… 

 

Michele Dodde

 

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