Eventi salienti di una storia infinita # 3

Foto tratta dal sito gutemberg.org
Foto tratta dal sito gutemberg.org

di Michele Dodde

Nonostante la delusione rilasciata dal primo torneo dimostrativo del baseball realizzato sui prati verdi d’Inghilterra nel 1874, negli Stati Uniti l’interesse e la passione verso questo gioco al contrario si stavano amalgamando sempre più a quelli che diverranno in seguito i concetti più raffinati della indole di vita a stelle e strisce. Così anche le problematiche del gioco diventano oggetto di discussioni ed interpretazioni tant’è che la ormai preferita posizione del catcher, portata avanti da Nat Hicks, fa sì che un giovane studente, Fred Thayer, possa realizzare il primo prototipo di una maschera protettiva. Era il 1875 e Fred la mostra al suo compagno di classe Jim Tyng che, affascinato dall’invenzione, la prova subito in una gara tra College. La novità fu subito acquisita e si dice che successivamente Fred abbia anche studiato e sviluppato ulteriori sistemi protettivi per i catcher tra cui la pettorina gonfiabile. 

La maschera inventata da Fred Thayer
La maschera inventata da Fred Thayer

Ma in quell’anno due ulteriori eventi si verificano e che danno inizio a diverse considerazioni. Una di chiaro valore sportivo e capostipite di un lungo quanto ambito traguardo, la seconda di forte natura politica che di fatto andava a togliere la spontaneità al gioco per renderlo un lucroso business. 

 

La prima riguarda il lanciatore Joe Borden dei Philadelphias, ma da tutti chiamato Joe Josephs, che il 28 giugno contro i blasonati Chicago White Stockings va a realizzare la prima partita no-hitter; la seconda riguarda la franchigia dei Boston Red Caps che alla chiusura della stagione agonistica, reclamando un profitto economico pari a 2261,07 dollari (si, lo 07 viene riportato per correttezza dei conti) che era andato a dissolversi tra i proprietari degli altri club della National Association, incominciò una dura battaglia aperta e coinvolgente per debellare evanescenti team, i clubs dei soli week and e tutti quei giocatori corrotti che da par loro stavano mortificando la lealtà del gioco. Di contro auspicava la formazione di una Lega dal polso rigido nell’applicazione dei regolamenti e trasparente nella conduzione. 

Nella foto Deacon White
Nella foto Deacon White

Fu così che nell’anno successivo, il 1876, William Hulbert, presidente dei Chicago, con fermezza cercò di cavalcare la nuova tigre formando un nuovo circuito chiamandolo National League dopo comunque essersi assicurato che quattro eccezionali giocatori quali Deacon White, Ross Barnes, Al Spalding e Cal McVey fossero pronti a lasciare i Red Cups per entrare a far parte del roster della sua squadra. 

 

La National League però non ebbe un facile ed accettato inizio dalla stampa sportiva poiché molte dicerie erano pronte ad affermare che il vero motivo di Hulbert nel varare la nuova League fosse non quello di realizzare un campionato migliore e più rispondente alle aspettative dei tifosi quanto invece di temere una plateale espulsione dalla National Association sia dei quattro giocatori sia del suo stesso team per comportamento antisportivo.

 

Comunque sia in quell’anno, mentre nei lontani territori dell’ovest il Dipartimento della Guerra stava autorizzando il generale Sheridan ad iniziare le operazioni militari contro i Sioux e le bande di Cavallo Pazzo e Toro Seduto contravvenendo al trattato del 1868 che sanciva come “nessuna persona bianca sarà autorizzata ad insediarsi o ad occupare una parte qualsiasi del territorio delle Black Hills, o passare attraverso le stesse senza il consenso degli indiani”, negli Stati della costa orientale il baseball ormai divenuto una necessità sociale veniva regolamentato da ben due organizzazioni sportive di alta levatura. 

Nella foto Joe Borden
Nella foto Joe Borden

Così il 22 aprile a Philadelphia si giocò la prima gara della National League con un sempre eccezionale Joe Borden, accasato quell’anno con i Red Caps, a frombolare dal monte di lancio e vincere contro gli Athletics per 6-5.

 

Il lanciatore perdente fu Lon Knight. Ma lo score di quella gara riporta anche che il primo singolo in ambito della nuova organizzazione, la National League, fu realizzato nel primo inning dal bostoniano Jim O’Rourke mentre il terza base degli Athletics, Ezra Sutton, potè sfoggiare il primato di aver partecipato ad entrambe le prime gare d’esordio di queste due organizzazioni. 

 

Ancora poi, sempre nel 1876,  Al Spalding scese in diamante indossando una specie di  guanto nero    per ridurre la forza d’impatto di un tiro o di una pallina battuta. Ma questa nota può essere una favola poiché di vero c’è che più di una dozzina di giocatori sono accreditati quali essere stati i primi ad indossare un guantone. Di certo da quell’anno stava tramontando il mito dei bare hand mentre con un ulteriore tocco di classe la National League, al termine della sua prima stagione, diramò l’elenco dei colori delle uniformi delle franchigie aderenti ed il calendario delle gare al fine di coinvolgere sempre più gli appassionati di tutte le città.

 

E la storia continua…

 

Michele Dodde

 

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