Eventi salienti di una storia infinita # 2

Nella foto Candy Cummings
Nella foto Candy Cummings

di Michele Dodde

Il cambio di casacca di Al Reach ma soprattutto il carisma di Jim Creighton che, grazie alla sua eccezionale duttilità aveva coinvolto l’interesse di molti tifosi, divenne dopo la sua prematura scomparsa una leggendaria icona capace di scuotere interpretazioni e promuovere rifiniture del regolamento di gioco. Per circa un decennio dunque, dal 1864 al 1871, più di qualche giocatore incominciò a configurare il proprio stile ed in particolare l’attenzione interessò i lanciatori che da par loro scelsero la possibilità di variare i propri lanci a tutto beneficio di un pubblico sempre più esigente. Tra questi Candy Cummings che, si dice, ha impreziosito il proprio bagaglio tecnico lanciando per primo nel 1867 una pallina con traiettoria curva in una gara a Worcester, nel Massachusetts, mentre giocava per i Brooklyn Excelsior. 

Tuttavia altre fonti invece riferiscono che fu solo nel 1870 che Cummings, quando divenne primo lanciatore delle Brooklyn Stars, potè usufruire di questo suo studiato lancio solo grazie all’innovativa posizione del ricevitore Nat Hicks che intuì per primo quanto vantaggioso fosse in ricezione posizionarsi direttamente dietro il battitore. In tal modo egli consentì a Cummings di poter sfruttare al meglio la caratteristica del suo lancio facendo passare la pallina nella fase finale della traiettoria direttamente nella zona dello strike.

 

E’ da evidenziare comunque che in seguito nella sua proverbiale modestia Cummings, pur raccontando che l’idea della curva gli era venuta su una spiaggia mentre guardava la traiettoria delle conchiglie lanciate a mare da alcuni ragazzi, ha sempre dichiarato di non essere stato lui l’inventore della pallina a traiettoria curva dando vita ad intriganti supposizioni in merito.    

Nella foto Fred Goldsmith
Nella foto Fred Goldsmith

Infatti un’altra corrente di pensiero asserisce che questo accredito deve essere dato al lanciatore Fred Goldsmith che effettuò una pubblica dimostrazione il 16 agosto 1870 presso il Capitoline Grounds a New York, come riporta in un suo specifico articolo Henry Chadwick, allora noto baseball writer del quotidiano Brooklyn Eagle.

 

Infine, comunque, a dirimere la controversia furono i membri della Hall of Fame che inserendo nel 1939 Candy Cummings tra le icone dei ricordi sancirono che fu lui il primo ad effettuare il lancio della pallina a traiettoria curva.

 

Poi però, ritornando su questo pruriginoso argomento, è stato il giornalista sportivo Steve Wulf nel 2002 puntualizzando che il Cummings, pur bravo lanciatore quanto si voglia, godeva a suo tempo di un “certo” prestigio sia presso l’International Association sia presso gli stessi membri della Hall of Fame e che furono proprio lo stesso Chadwick, poi Harry Wright ed Albert Spalding a sostenere tale discutibile paternità.

Nella foto Nat Hicks
Nella foto Nat Hicks

Ma a comprovare quanto tutto sia vero unitamente a quanto  tutto sia falso resta anche la posizione del ricevitore Nat Hicks poiché altri testi indicano invece che sia stato Deacon White, durante il campionato del 1875, ad avere adottato per primo la posizione dietro il battitore per meglio poter controllare il gioco in ogni caso con i corridori in base.

 

Di Nat Hicks comunque si racconta che il 24 luglio del 1873, al nono inning tra i New York Mutuals ed i Baltimora Canaries, non condividendo l’operato dell’umpire Bob Ferguson incominciò ad inveire contro di lui con evidente ed irritato alterco.

 

Ora il buon Bob Ferguson che nel baseball ha ricoperto dapprima il ruolo di valido interno, poi capace manager ed illuminato membro della Lega ed infine anche quale umpire amato quanto odiato per la sua indiscussa onestà ma anche per il suo ruvido carattere ed incrollabile testardaggine, in armonia alla sua filosofia del “dirigere una gara è facile poiché è opportuno non cambiare mai una decisione, ascoltare sempre tenendo la bocca chiusa senza temere mai alcunchè e quindi divenire il re degli umpire” non si scompose più di tanto, prese una mazza e la scagliò contro il malcapitato Hicks spezzandogli un braccio. Ferguson uscì dallo stadio con una grintosa scorta di polizia, Nat a rimanere fuori dai diamanti per due mesi.   

Nel 1871, al fine di regolarizzare una rispondente struttura agonistica la National Association varò il canovaccio di una lega di giocatori professionisti e la prima gara fu giocata il 4 maggio tra i Cleveland (Forest City) contro Fort Wayne (Kekionga).

 

A seguito della nascita di questa lega sia la franchigia di Boston sia quella di Cleveland furono le prime a riportare le medie battuta di tutti i loro giocatori (prima venivano valutati solo i record dei corridori) e che poi divennero obbligatorie tra i clubs della National.

 

Nello stesso anno debutta con i New York Mutuals Rynie Wolters, primo giocatore di origine olandese mentre nell’anno successivo fu la volta di Oscar Bielaski, primo giocatore di origine polacca, a debuttare tra i Washington Nationals. Del primo si ricorda che, grazie alla sua mole, era un formidabile lanciatore ma dotato purtroppo anche di un carattere molto irascibile e fortemente incline a rispettare le regole, del secondo che era un bravo giocatore in tutto ma eccellente in nulla tanto che il suo sigillo diventò la “riserva” e come tale partecipò in tutte le gare. Il loro ingresso tra le franchigie comunque, allora composte esclusivamente dai nativi, sta a testimoniare come il baseball stava diventando lo sport popolare anche tra le diverse etnie sociali.

 

Ed è per tale motivo che nel 1974 i Boston Red Caps ed i Philadelphia Athletics organizzarono il primo tour dimostrativo del baseball al di fuori degli Stati Uniti. In giugno si recarono in Gran Bretagna dove i due Clubs si esibirono in diverse partite di baseball in contrapposizione alle gare di cricket. In realtà il tour fu un clamoroso insuccesso sia economico sia di interesse poiché gli inglesi, fortemente legati alle loro blasonate tradizioni, singolarmente si disinteressarono del nuovo gioco praticato si sa da quelli che un giorno erano stati loro coloni.

 

E la storia continua….

 

Michele Dodde

 

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