L'approccio mentale - 2^ parte

di Frankie Russo

Tratto dal sito baseball excellence.com Leggi la 1^ parte

Una squadra e ogni singolo giocatore deve avere un buon approccio mentale se vuole competere ad alti livelli. Ma cos’è l’approccio mentale? E’ la capacità di affrontare situazioni avverse ed essere ancora in grado di competere.  E’ la capacità di un giocatore e della squadra di concentrarsi su ogni lancio, una qualità che richiede self control, pazienza e una certa dose di forza interiore. E’ un’autosufficienza emotiva che deve essere insegnata anche ai più giovani.

Un’altra caratteristica è la capacità del giocatore di mettere alle spalle gli errori in modo da essere ancora efficiente. E’ inevitabile l’errore nel gioco del baseball, e pertanto queste qualità sono indispensabili per una squadra vincente e per lo sviluppo dei giocatori per raggiungere livelli più alti. Questa resistenza emotiva non può essere gestita a piacimento, bensì deve essere sviluppata sia in allenamento che in gara.

 

Queste preziose  cognizioni possono essere insegnate a giocatori di qualsiasi livello. Considerata la giovane età, per i bambini della Little League l’approccio dovrà essere prolungato nel tempo ma l’obiettivo deve essere sempre lo stesso, preparare i giocatori a gareggiare ad alto livello. Il baseball è uno sport mentale, e come diceva il mai dimenticato Yogi Berra in uno dei suoi tanti aforismi: Il baseball al 90% è mentale, l’altra metà è fisica!

Queste doti sono indispensabili nel gioco del baseball, ma allo stesso tempo sono doti che ritorneranno utili nella vita di ogni giorno. Sicuramente vi sara' capitato di vedere una squadra sia a livello amatoriale che a livello professionistico con queste attitudini, ma risulteranno vincenti coloro che lo riusciranno a praticare costantemente.

 

Andiamo a vedere cosa può succedere, con una buona dose di fantasia, a una squadra U15 dove manca completamente l’aspetto mentale.

  • Nella prima ripresa il lanciatore concede due basi su ball, colpisce un battitore, la squadra commette due errori in difesa e gli avversari segnano 7 punti. Il lanciatore calcia la pedana, alza le spalle, tiene la testa bassa, rimprovera il ricevitore e l’interbase. Questo perché non ha controllo né fisico né emozionale e per questo a malapena riesce a tirare la palla sul piatto. Dov’è il coach? Oh si, magari farà una visita, ma cosa mai gli dirà? “Spingi sulla pedana e scendi di più con il braccio?”
  • Più tardi il lanciatore, che nel frattempo è stato rimosso, esce dal campo, va al bar e ordina un panino. Ma come? Un panino? Ed è uscito dal dugout? Si è messo a parlare con i genitori e amici scherzando e ridendo? Eh già, si diverte, d’altronde giocare a baseball significa divertirsi, o nel caso specifico sarebbe meglio rivedere cosa s’intende per divertimento?
  • Dopo la sostituzione del lanciatore, gli interni si riuniscono intorno al monte mentre il rilievo effettua i tiri di riscaldamento. E questo dove lo hanno imparato?
  • Intanto il ricevitore permette agli avversari di segnare altri tre punti per aver effettuato tiri sbagliati sulle basi cercando di eliminare i corridori. Questo ricevitore commette gli stessi errori da anni, da quando giocava da Esordiente, nell’U12 e lo continua a fare ora.  Non ha mai eliminato un corridore. E’ veramente quello il suo ruolo?
  • Sotto di 11 punti il lanciatore continua a tentare pick-off in prima. Perché?
  • Con corridori in prima e seconda, il prima base tiene il corridore. A cosa sta pensando?
  • Il modo di riscaldarsi tra gli inning è semplicemente inguardabile.
  • Il risultato finale è 17-5 e nessuno della squadra è angosciato. Sembra più un gregge di pecore guidato da un pastore. Pensate che il coach stia sviluppando dei buoni giocatori?  Quello di cui la squadra veramente ha bisogno è di un adeguato approccio mentale. 

Niente scuse

Uno dei punti focali per stabilire una forza interiore è costituito proprio da un elemento che il coach deve assolutamente vietare: Le Scuse, e non è facile come può sembrare. Viviamo in una società dove scuse e alibi sono all’ordine del giorno. E purtroppo, molto spesso queste scuse sono accettate. I genitori accettano le scuse, gli insegnanti a scuola accettano le scuse, e perfino gli avvocati difendono i loro clienti inventando delle scuse. Ognuno di noi è una vittima e la maggioranza di noi trova una scusa per i propri problemi e misfatti.

 

(Un chiaro esempio in merito ce lo offre una signora che fece causa alla McDonald’s dopo che fu lei stessa a rovesciarsi il caffè addosso bruciandosi. Inverosimilmente vinse la causa. Non potete mai immaginare quale fu la scusa escogitata dai suoi avvocati: McDonald’s non l’aveva avvertita che il caffè era bollente!).

Questo esempio ci fa capire quanto sia difficile abolire le scuse, ma un buon coach di baseball deve fare del suo meglio per eliminarle.

 

Colpa mia (My Bad)

Anche queste due parole oggi ci possono trarre in inganno. Originariamente, con le parole “Colpa mia” si ammetteva l’errore senza doversi inventarsi una  scusa. Era una buona abitudine per mostrare al compagno che ti dispiaceva e ti salvavi la faccia senza dover trovare delle scuse. Era un modo per aggirare l’ostacolo, ed in effetti era meglio che dire: Avevo il sole negli occhi.

Ma adesso è diventata una frase di circostanza e viene abusata, quindi, di fatto, si è trasformata in una scusa. Non ha più senso poiché è diventata solo un movimento delle labbra allo scopo di evitare di essere rimproverato.

 

E questo non succede solo a livello di baseball giovanile o amatoriale, ma anche a livello professionistico. Basti guardare cosa è successo in Gara 5 delle World Series Dodgers vs. Astros. Nell’11° inning, con due eliminati e corridore in 1B, la palla è battuta sull’interbase che tira in 2B per una facile eliminazione. Il corridore, molto in ritardo, comunque scivola e il difensore deve saltare per evitare di essere ‘investito’ dal corridore il quale si alza e dice “My Bad! Ma è solo una scusa per giustificare una inutile scivolata.

 

Pertanto, se veramente il coach vuole evitare le scuse, è importante che egli presti attenzione a come vengono pronunciate queste parole.  In qualità di coach, dobbiamo cercare di avere la risposta giusta ad ogni scusa tipo:

Ø  L’interno  sbaglia la presa perché ha fatto un brutto rimbalzo. Risposta: Tieni il guanto aperto.

Ø  Un esterno sbaglia il tiro e salta l’uomo di taglio perché la palla era bagnata. Risposta: Perciò esistono le cuciture, usale.

Ø  Sono scivolato cercando di ritornare in base: Risposta: Niente scuse.

 

E’ probabile che i ragazzi trovano scuse come risposta automatica poiché è ciò che ascoltano in TV o che sentono dire dagli adulti. Quindi ci restituiscono ciò che noi stessi gli abbiamo insegnato.  Una cosa è certa, le scuse non corrispondono mai alla verità. Non sentirete mai un ragazzo dire che ha paura della palla o frasi simili. Se il coach è in grado di determinare il vero significato delle scuse, la sua squadra ne trarrà grossi benefici. Riuscire ad eliminare le scuse equivale ad aprirsi la porta per una brillante carriera, sia per ragazzo che per il coach.

 

A volte può essere utile semplicemente non rispondere, non dire neanche una parola per far capire che non siete disposti ad accettare le scuse. Ma sia in allenamento che in partita, se prendete la decisione di rimproverare un ragazzo, non permettete che risponda con una scusa, non permettete che le scuse s’infiltrino nel dugout e si diffondano per tutto il campo. La vera risposta che dobbiamo aspettarci dovrebbe essere un cenno di consenso con la testa e un: Grazie coach.

 

Frankie Russo

 

 

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Commenti: 1
  • #1

    Michele (mercoledì, 01 novembre 2017 08:56)

    Niente scuse. È un articolo da tenere sempre affisso in bacheca!!!!!
    E niente scuse: va fatto per farlo memorizzare.
    Grazie Frankie.