Gli Indimenticabili - 3^ parte

Storia della Italian Umpires Association - 

di Michele Dodde

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Ora, sorvolando sulla deontologia giornalistica sportiva, è notorio che se in un articolo non vi sono commenti sulla direzione di gara si vuol significare che l’umpire ha svolto bene il suo compito in quanto il suo compito è dirigere bene l’incontro; se nota viene riportata, questa sarà solo per evidenziare le pecche o la negatività di qualche giudizio. Dunque, nella piena convinzione che l’umpire Compare avrebbe avuto migliori fortune nel divenire pilota, è certamente doveroso rimarcare che quelli, come poi sempre, sono stati tempi di coperte corte e la conoscenza del gioco, come da regolamento, era devoluta il più delle volte agli umpire che sul campo poi andavano a spiegarne le sfumature a chi di fatto giocava per istinto. 

La cartina di tornasole di questo aspetto fu l’umpire nettunese Alfio D’Aprile: dopo due anni di Giudice di Gara apprezzatissimo e stimato, si fece attirare dalle sirene milanesi che gli offrirono la responsabilità del Cus Milano come manager. Spogliatosi della sobria divisa da umpire ed indossata quella a più colori della squadra meneghina, cambiò anche il suo sanguigno modo di interpretare il regolamento tanto da essere sorpreso con le mani nella marmellata più di una volta ed ammonito dal Giudice Unico in specie poi il 15.06.1952 quando in “Cus Milano – Inter” , 4 – 1, “(…) si abbandonava a discussioni troppo vivaci e scorrette con l’arbitro capo (…)” che nell’occasione era nientemeno che il preciso Alberto Jacowitz. Poi, dopo due anni sabbatici, nel 1954 D’Aprile rientrò nei ranghi ed il suo operato come umpire ed energico istruttore fu d’esempio e maestro.

Franco Faraone
Franco Faraone

Dalla lettura dei membri di questa prima eroica pattuglia, che settimanalmente affrontava disagi e polvere (quella del Campo Artiglio in Roma era micidiale), la prima considerazione che emerge è che l’asse portante dei primi umpire era composto esclusivamente dai soli affiliati alle Delegazioni di Milano, Bologna e Roma - Nettuno.

 

Ed a delineare opportunamente questo particolare fu proprio la penna dell’UdG milanese Alberto Jacovitz quando, precisando con profonda filosofia che all’umpire “(…) non lo aspettano trionfi e al termine dell’incontro il più delle volte viene dimenticato. Nessuno più si cura di lui: i vincitori perché inebriati dalla vittoria, i vinti perché prostrati dalla sconfitta (...)” andò ad auspicarsi il concreto coinvolgimento anche di centri come Torino, Verona, Firenze, Napoli e Trieste pur vivendo quest’ultima in quel periodo forti venti di instabilità politica.

 

E proprio da quest’ultima città ci fu la risposta di Michele Sghedoni, uomo disincantato e molto disponibile, e di Carmelo Pettener, uomo dal tratto aristocratico ed incisivo interprete del regolamento, mentre da Nettuno, a seguito di quel grande interprete del ruolo di umpire che era Umberto Scirman, iniziava la sua attività un certo Franco Faraone che con la sua presenza andava a completare quel tutto che era appannaggio della dinastia Faraone nel baseball nettunese. Franco Faraone per il suo stile di grande maestro e per la sua comunicabilità, oltre a rivestire il ruolo di internazionale alle Universiadi di Torino nel 1970, dimostrò sempre sui diamanti una singolare signorilità nel tratto divenendo in seguito, da istruttore e Commissario Speciale, un autentico formatore di stile per tanti giovani UdG.

 Attilio Meda
Attilio Meda

Successivamente Piero Savi, nel 1953, dopo aver forgiato un discreto numero di umpire, lasciò il difficile maglietto ad Attilio Meda.

 

Nel Congresso di  Parma, come riporta fedelmente il Foglio Informativo del C.N.A. in data 1° febbraio 1954, fu sancita, su proposta dell’umpire  Scalise,  “L’incompatibilità per il Presidente del C.N.A., e per coloro che ricoprono cariche in seno agli enti tecnici federali (C.T.F. )  e (C.A.F.),  con la effettiva attività arbitrale sui campi di gara, per tutto il periodo della carica ricoperta”.

 

Per tale giusta incompatibilità però a volte quella che a prima vista è il classico promoveatur nasconde il sinonimo di amoveatur: ma è il gioco delle parti cui non ci si può sottrarre. Dunque Meda, rieletto all’unanimità Presidente del CNA, da ex emergente arbitro di calcio, disciplina nel suo cuore mai abbandonata, e divenuto sanguigno amante del baseball, si dedicherà al settore Giudici di Gara con passione, grande energia ed ampie vedute.

 

Egli quindi dette l’avvio ad una quadratura del cerchio per sfrondare la moltitudine delle idee ed a coagulare l’essenziale. Con il suo nuovo Consiglio Direttivo (Cesare Zerella vice, Antonio Castiglioni segretario, Enzo Tondinelli e Idalgo Melloni membri), oltre a stampare in ciclostile i comunicati da diramare alle delegazioni regionali, curò anche il primo e completo “VADEMECUM  DELL’ARBITRO” alla cui stesura collaborarono, in rigoroso ordine alfabetico, Filippo Arcudi,  Dott. Luigi Campo, Antonio Castiglioni, Attilio Meda, Piero Savi.

 

Suddiviso in sei capitoli:

  • la figura dell’arbitro,
  • la divisa dell’arbitro,
  • i doveri dell’arbitro (prima, durante e dopo la gara),
  • la compilazione del referto,
  • le segnalazioni,
  • collaborazione fra arbitro capo ed arbitro di base e meccanica di arbitraggio

 

Michele Dodde

 

Segue

 

Foto tratte dal Museo virtuale FIBS

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Commenti: 2
  • #1

    franco ludovisi (mercoledì, 12 giugno 2024 22:31)

    Mi sono trovato in una gara a Bologna disputata contro il Nettuno a dover affrontare il lanciatore Giampiero Faraone mentre l'arbitro capo era Franco Faraone. E mi andò bene che il classificatore non era un'altro Faraone!!!!!!!

  • #2

    Rosa Mariano (venerdì, 21 giugno 2024)

    Interessante scoprire che il baseball in Italia ha avuto i suoi campioni.