________________________________ Pete Rose: 25 anni in esilio (2^Ultima parte)

di Frankie Russo

Traduzione dell'articolo da ESPN.com dal titolo:

Pete Rose: 25 Years in exilie

Leggi la Prima parte

Nel 2000 ebbe un’animata discussione con Bob Feller, eletto nella Hall of Fame. Feller sosteneva che non c’era spazio nello scenario del baseball per tipi come lui, le regole erano scritte e tutti dovevano rispettarle. Rose rispose che Feller era un ipocrita perché quando si trattava di firmare autografi si sedeva accanto a lui per trarne benefici.

Nel 2004, dopo 15 anni di dinieghi in un’intervista rilasciata all’ABC  Rose finalmente ammise di aver scommesso sulle partite. E’ possibile solo immaginare, per chiunque apprezzi la storia del baseball, quanto sia costata la vicenda a  Rose e a quanto hanno dovuto rinunciare tutti gli appassionati. 

Pete ama parlare di baseball e sono pochi a spendere più tempo di lui a parlare con i tifosi. Menzogne e pregiudizi hanno privato il baseball di un grande ambasciatore di questo sport. Due anni dopo lo scandalo, fu decretato che nessun giocatore accusato di scommettere sulle partite potesse partecipare al ballottaggio per l’elezione nella Hall of Fame. Quindi  anche se ci fossero votanti volenterosi di perdonarlo, fino ad ora non è stato offerto loro l’opportunità.


Allo stato attuale resta difficile immaginare che Rose possa un giorno giungere a Cooperstown attraverso regolari  votazioni. Il rapporto Down ha prodotto prove che Rose scommetteva negli anni 1985/86 quando era ancora giocatore-manager, mentre un altro dirigente dell’ufficio del commissario asserisce che Rose scommetteva già quando era solo un giocatore. Ma ancora oggi Rose asserisce di aver cominciato a scommettere solo nel 1987 quando ormai non giocava più ed era alla ricerca di stimoli che il baseball ormai non riusciva più a dargli.

Nella foto Pete Rose ad una manifestazione commemorativa (Foto da Foxsport.com)
Nella foto Pete Rose ad una manifestazione commemorativa (Foto da Foxsport.com)

“Sono sempre stato competitivo” dice Rose. “ Amavo i miei giocatori, erano come figli per me, volevo scommettere su di loro. Non l’avrei dovuto fare, ma l’ho fatto ed ormai fa parte della storia e  nulla più si può fare per tornare indietro.”

 

E’ possibile eleggerlo considerando quanto ha fatto come giocatore senza tener conto di quanto ha fatto come manager? E’ possibile creare una sorte di rete di protezione che gli permetterebbe di trovare un posto in Cooperstown per le sue 4.256 valide oltre a tutti gli altri suoi record? Più volte se n'è fatto cenno, ma l’argomento non è stato mai affrontato con la necessaria convinzione.

 

 

Rose ha macchiato il suo nome, ha tradito gli amici ed è vissuto con la menzogna per molti anni prima di ammettere la verità, ma il suo carattere estroverso gli ha fatto guadagnare il perdono da parte di tanti nel mondo del baseball. Molti che hanno frequentato Rose nell’estate del 1989 sostengono che è un argomento troppo complesso per poterlo bandire per sempre. Altri sostengono che se Rose avesse detto subito la verità la condanna non sarebbe stata così severa, altri sostengono che furono i suoi avvocati a garantirli una sanzione molto più  lieve. 

Kent Tekulve, suo giocatore all’epoca dei fatti dichiara: 

“La prima cosa che ti viene in mente è la sua competitività. Pete sapeva giocare, e giocava come ogni professionista dovrebbe saper giocare. Lui rappresentava la squadra, rappresentava se stesso e rappresentava tutta la città. Ma a seguito del precedente scandalo dei Black Sox nelle World Series del 1919 erano state fissate le regole per chi avesse scommesso, ancor più severe che aver commesso un omicidio. Personalmente mi ha deluso, ha deluso i Reds, ha deluso la città tutta. Ha deluso tutti i suoi tifosi. Ha sprecato una grossa opportunità per diventare un simbolo del baseball.”


Attraverso gli anni Rose ha dovuto lottare alla ricerca disperata di riguadagnare il rispetto dei suoi ex compagni tutti eletti nella Hall of Fame come Mike Schmidt, Joe Morgan e Johnny Bench.


La sua confessione ha addolcito i rapporti, ma non del tutto.


Nella foto Johnny Bench
Nella foto Johnny Bench

Johnny Bench per esempio, si è sempre risentito che le prime pagine dei giornali avevano dato più importanza allo scandalo che alla sua introduzione nella Hall of Fame insieme a Carl Yastremski, e non ha mai voluto commentare in merito, se non in un’intervista del 2012:

 

“ Ho fatto parte di tre commissioni per approvare l’ammissione di Rose nelle elezioni ma la proposta non è mai passata. La domanda era sempre la stessa: Dovrebbe Pete essere nella Hall of Fame? Ed io ribattevo: Avete dei bambini? Se Rose entra puoi anche riferire a loro che non esistono più le regole. Le regole sono fatte per essere rispettate.”


Il commissario Selig ha sempre eluso le domande che si riferivano allo scandalo Rose, ma ultimamente ha commentato che sicuramente il mondo del baseball avrà modo di celebrarlo in occasione dell’All Star Game che si giocherà in Cincinnati nel 2015. Rose è ancora troppo battagliero o troppo un maestro di illusione per credere in uno scenario migliore. Su Rob Manfred, che succederà a Selig come commissario, non dovrebbe gravare troppo il peso della storia come lo è stato per Selig, quindi Rose è fiducioso che il suo caso potrà essere rivisto da un punto di vista diverso. 


Tra sorrisi e firme Rose è intrappolato nel tempo alla ricerca del perdono. Ma gli studiosi del baseball continuano a ignorarlo e l’anniversario della sua squalifica evidenzia come poco sia cambiato rispetto ad allora. Giamatti disse che Rose doveva riconfigurare la sua vita.

25 anni dopo Rose sta ancora perorando la sua causa chiedendosi del perché è l’unica persona ad aver sbagliato e alla quale non si vuole offrire una seconda possibilità.

Mentre casacche, mazze e palline escono dalla porta, Rose resta fedele a se stesso.

 

“Se potessi essere eletto sarei l’uomo più felice della terra”, ammette Rose. “Ma non è che questo pensiero mi fa perdere il sonno. So cosa significa e cosa ci vuole per arrivarci. Io ho sbagliato, non ce l’ho né con Bart né con Selig. Credo però che mi dovrebbero dare una seconda opportunità perché so di poter dare ancora molto al baseball e di essere un maestro nella sensibilizzazione. L’ultima cosa che farei è scommettere sul baseball, sarei la persona più integra al mondo sapendo come sarei messo sotto osservazione. Forse pensate che sono matto, ma sono convinto che il baseball avrebbe tutto da guadagnare se ne fossi ancora coinvolto.”

 

Ufficialmente per il mondo del baseball la legenda di  Pete Edward Rose è morta 25 anni orsono. Ufficiosamente per gli appassionati del baseball i suoi autografi vivranno per sempre.



Nell'immagine il sogno di Pete Rose (Foto da ESPN.com)
Nell'immagine il sogno di Pete Rose (Foto da ESPN.com)

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