________________________________ La cattedrale dimenticata della Negro League - 3^ e ultima parte

Il tabellone segnapunti all'Hinchliffe Stadium
Il tabellone segnapunti all'Hinchliffe Stadium

Traduzione di Frankie Russo  dall'articolo di Garret McGrath su Narrative.ly (foto di Emon Hassan)

3^ e ultima parte 

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Nel 2002, conseguentemente alla decisione da parte del Distretto di demolire lo stadio e destinare lo spazio a diverso uso, LoPinto, che era cresciuto nelle vicinanze e lì aveva giocato baseball a livello di high school, pose un quesito alla Baseball Hall of Fame nazionale riguardante la storia dello stadio ricevendo la seguente risposta: “L’Hinchliffe Stadium è presente nei nostri registri”.

Non dandosi per vinto, LoPinto iniziò la raccolta fondi per la sopravvivenza dello stadio a cui si sentiva tanto legato. Lì aveva giocato a baseball per una squadra regionale del New Jersey e una volta batté la palla fino alla rete all’esterno centro-sinistro realizzando un “inside the park home run”.

“Sono convinto di avere toccato la prima base anche se il coach mi richiamava indietro” racconta oggi LoPinto. “La squadra avversaria se ne accorse e fece gioco di appello, l’arbitro mi eliminò annullando il mio punto. Ero livido, buttai il materiale sul campo, sapevo di avere toccato la prima. Avevo battuto un fuori campo allo stadio Hinchliffe!”

Più tardi si venne a sapere che nuovamente era stata deliberata la demolizione dello stadio. I ricordi del fuori campo e la storia tutta tornarono alla memoria di LoPinto. Sapeva che doveva fare qualcosa, e in fretta.

 

Brian LoPinto, Presidente dell'associazione "Friends of Hinchliffe Stadium" si affaccia in una finestra  ticketing  dello stadio (clicca sull'immagine per ingrandire)
Brian LoPinto, Presidente dell'associazione "Friends of Hinchliffe Stadium" si affaccia in una finestra ticketing dello stadio (clicca sull'immagine per ingrandire)

Gli sforzi iniziali sembrarono ottenere i risultati sperati. Nel 2004 una delegazione dell’associazione “Registri Nazionali per i Monumenti Storici” assicurò la concessione di fondi e lo stadio, ancora volta, evitò la demolizione.

 

Il Distretto Scolastico allora si rivolse anche all’organizzazione “Salvare i Tesori d’America” per la concessione di ulteriori fondi. Il programma avrebbe garantito un milione di dollari per salvare lo stadio. Due anni di dure lotte in difesa di una parte di storia del baseball sembravano dare i suoi frutti a LoPinto e all’organizzazione da lui stesso fondata , gli Amici di Hinchliffe Stadium.

 

“Mai avremmo immaginato in che sorta di guaio ci eravamo cacciati,” racconta LoPinto mentre guarda desolato il campo, “ci comunicarono che l’associazione dei “Registri Nazionali” non era autorizzata a quel genere di intervento. La struttura non aveva la denominazione di “interesse nazionale” il che precludeva ogni tipo di erogazione di fondi. E’ difficile non pensare agli errori commessi. Se solo avessimo inoltrato la richiesta dieci anni prima, avremmo eluso la burocrazia e ottenuto 1 milione di dollari, e probabilmente oggi Brian ed io staremmo qui in un campo di erba circondato da mura in cemento stile Arte Deco.

 

Ebbets Field, il Polo Grounds, il primo Yankee Stadium e anche il vecchio Shea (vecchi stadi ndr), fanno tutti parte della storia, e la loro demolizione non significa che New York rinneghi il suo passato sportivo. Dal 1913 fino al 1963, una scalinata fu usata dai tifosi per il loro ingresso da Edgecombe Avenue al Polo Grounds Stadium in Harlem, dove i New York Giants – e successivamente i Mets, i Jets e Giants (questi ultimi due di football) – giocarono all’ombra di Coogan’s Bluff.

 

Quando lo stadio fu abbattuto e sostituito da pubbliche abitazioni, la scalinata, denominata John T. Brush, era in lento decadimento fin quando nel 2011 un gruppo di associazioni decise di investire $950.000 per la ristrutturazione. Major League Baseball e le squadre che una volta ci avevano giocato, contribuirono donando almeno $50.000 (alcune arrivarono persino a $200.000) per i lavori di ristrutturazione della scalinata che era stata di tanto supporto per i loro tifosi. La scala è attualmente in fase di restauro e sarà presto a disposizione del pubblico. 

Il 27 novembre 1930, nel giorno del Ringraziamento, la Central High School ed East Side High School, due squadre di football americano, si diedero battaglia davanti ad una folta tifoseria di 12.000 persone. Due anni più tardi l’impianto divenne lo stadio di altre squadre locali come i Paterson Panthers, Silk City Bears e Paterson Giants/Nighthawks. Questi ultimi, nel 1932 e 1933 all’Hinchliffe Field, giocarono contro i Portsmouth Spartans (oggi Detroit Lions) e New York Giants, entrambe attualmente nella NFL.

Come il Polo Grounds, anche l’Hinchliffe è ovale con il campo esterno molto profondo e gli angoli arrotondati dando l’idea di una grossa vasca in cemento. Ma il Polo Grounds non esiste più, Hinchliffe sopravvive – un pezzo tangibile di storia, proprio come la famosa scalinata degli ormai dimenticati NY Giants.

 

Giacché la storia della Negro League è così poco chiara, strutture quali l’Hinchliffe rivestono una importanza intangibile per il passato delle Major Leagues. La distruzione di tale struttura rappresenterebbe una farsa superiore alla distruzione di Ebbets Field poiché sono rimasti ben pochi cimeli ormai a ricordarci la Negro League. E’ facile oggi indossare la casacca con il numero 42 di Jackie Robinson, ma è poca cosa per commemorare gli uomini ai quali fu negata la possibilità di giocare nelle Majors.

 

“L’anno scorso ho visitato il Museo della Negro League in Kansas City e ha quasi chiuso i battenti” ci ricorda LoPinto. “Fanno il possibile per tenerlo aperto, ma a costo di grandi sacrifici. C’è una grande volontà a volere onorare la memoria della Lega, ma mancano gli investimenti.”

 

Abbiamo messo da parte i guantoni e abbiamo continuato a passeggiare intorno allo stadio per circa tre ore. Non è pentito per i suoi sforzi, LoPinto comprende le difficoltà di molti siti storici e come resta difficile operare in questo momento di crisi finanziaria e aggiunge “Vorrei ci fosse cooperazione tra il pubblico e il privato.”

 

Ogni azione finalizzata alla raccolta di fondi e per la sopravivenza dell’impianto sembra ritorcersi contro. “Oggi potrei farti da guida e aiutarti a visitare questo stadio rinnovato” dice con tristezza LoPinto. Non riesce a comprendere il perché di tante lungaggini e il perché di tutte le difficoltà burocratiche.

 

A LoPinto è stato anche riferito che la Hall of Fame del New Jersey – attualmente un museo dislocato in una casa mobile – sarebbe alquanto interessata a trasferirsi lì in pianta stabile. Si augura anche che la struttura possa servire come quasi un secolo fa: un luogo dove la comunità può assistere a tanti differenti avvenimenti .

 

“Si potrebbero proiettare film all’aperto, organizzare partite di high school football e ospitare fiere,” aggiunge. “ “Le possibilità sono infinite.”

Sono dieci anni ormai che LoPinto sostiene la sua lotta, ed è pronto a lottare ancora.

 

Brian LoPinto, Presidente "Friends of Hinchliffe Stadium", cammina tra i gradoni delle tribune (clicca sull'immagine per ingrandire)
Brian LoPinto, Presidente "Friends of Hinchliffe Stadium", cammina tra i gradoni delle tribune (clicca sull'immagine per ingrandire)

Di recente, comunque, una buona notizia finalmente è arrivata. Il 24 settembre il Consiglio Comunale di Paterson ha sottoscritto un contratto di $338.000 con una ditta per il consolidamento delle mura e rifacimento delle due biglietterie. Lo scopo è di attirare i turisti. La popolazione ha raccolto $1.5 milioni, ma il costo totale si aggira sui $15 milioni per il completamento dei lavori. Pertanto, dopo 10 anni siamo solo al 10% della missione.

 

I nuovi stadi disegnati in stile ormai sorpassato, con erba vera,  stravaganti distanze delle mura all’esterno e destinati solo al baseball, dimostrano quanto la Major League Baseball sia legata a questi vecchi stadi costruiti a cavallo del 20° secolo. Al contrario, la caratteristica più importante dei vecchi stadi consiste nel fatto che non furono progettati per lussuose suite e spazi pubblicitari, bensì per offrire al pubblico la sensazione di stare più vicino al gioco. Ne abbiamo discusso molto con LoPinto di questi nuovi parchi e ci siamo trovati d’accordo  quasi su tutto.

 

Citi Park, ok. Yankee Stadium, orribile. Fenway, incredibile. Camden Yards, va bene.” Poi, con voce commossa mi chiede; “Ma perché spendere tanto denaro per questi stadi obsoleti quando il vero tesoro è proprio qui davanti a noi!”

 

 

Giro lo sguardo verso le tribune, immagino lo stadio di nuovo vivo e che respira ancora, gli spalti gremiti di una folla entusiasta, e non riesco a trovare una risposta.

 

L'articolo originale lo trovate a questo link corredato di foto stupende.

 

Ringraziamo Frankie Russo per il grande lavoro di traduzione dell'articolo

 

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