
di Frankie Russo e Michele Dodde
A cura di Stephen J. Nesbitt e Cody Stavenhagen, giornalisti sportivi accreditati presso la franchigia degli “The Athletic”, è apparso sul prestigioso quotidiano The New York Times di lunedì primo giugno una interessante disamina inerente lo “shift” e già dal titolo dell’articolo si intuisce un senso di constatazione che può essere condivisa. Ovvero in modo perentorio si afferma che lo “shift” è morto ma per i giocatori non è cambiato niente. La regola ha voluto ampliare gli spazi del diamante per far battere la pallina a terra, ma i battitori continuano a batterle al volo. Ed allora i due giornalisti vanno a precisare che tre anni fa il baseball professionistico aveva bisogno di rinnovarsi. Il gioco era diventato lento e noioso.
I lanciatori camminavano avanti e indietro sul monte di lancio mentre si concentravano sul successivo lancio. I battitori si concentravano principalmente sulla potenza di contatto, tollerando persino gli strikeout, pur di raggiungere il loro scopo.
Ancora più evidente divenne la diffusione dello spostamento in campo interno, meglio definito come “shift”. I cartoncini infilati nei cappellini o nelle tasche posteriori fornivano un posizionamento difensivo preciso, indirizzando i difensori in campo interno verso l'erba del campo esterno per evitare le battute valide.
A tal fine Theo Epstein, dirigente del baseball divenuto consulente per le regole della lega, all’epoca dichiarò: "Il gioco si è evoluto in un modo tale che nessuno avrebbe mai immaginato. Solo 25 anni fa, se ci fossimo riuniti per tracciare un nuovo percorso allo scopo di migliorare il gioco, mai avremmo immaginato di arrivare a questo punto.” In effetti la MLB desiderava intensamente ripristinare l'azione di un'epoca quasi dimenticata, cioè più palline in gioco, più atletismo, e non volendo più aspettare introdusse i cronometri per i lanci, allargò le basi e vietò lo schieramento difensivo esasperato dei giocatori. Ovvero gli infielder non potevano più posizionarsi sull’erba in campo esterno per intercettare battute che sarebbero state singoli in qualsiasi altra epoca. Il membro della Hall of Fame Johnny Bench ipotizzò allora che, a seguito dell’abolizione dello “shift”, alcuni battitori avrebbero guadagnato dai 10 ai 15 punti nella loro media battuta.
Oggi le modifiche al regolamento vengono acclamate come un clamoroso successo per il baseball. I tempi di gioco si sono ridotti. Le basi rubate sono aumentate. Persino la percentuale di strikeout è diminuita. Eppure, la limitazione dello spostamento non ha comportato il risultato sperato. Nel 2026, la media battuta di lega rimane al suo punto più basso nell'era moderna (.241), e la media battuta sulle palline in gioco [BABIP] (.287) è diminuita di tre punti rispetto al 2022. A tal fine interessante constatare il seguente controllo numerico:
Batting average by season before and after
the infield shift was banned in 2023.
2016 .259
2017 .259
2018 .252
2019 .256
2020 .245
2021 .247
2022 .243
2023 .248
2024 .243
2025 .245
2026 .241
Dunque a giudicare dai riportati numeri, la crisi di battuta nella MLB continua. Ma se il gioco è rimasto uguale, allora a cosa è servita l’innovazione? Presentando le nuove regole nel 2023, il commissario della MLB, Rob Manfred, affermò che la priorità era ciò che desideravano i tifosi: "Cosa vogliono vedere veramente i nostri tifosi in campo?"
La risposta rivelò che il desiderio era di ripristinare l'azione in un'armonia più tradizionale. I tifosi volevano più atletismo e più giocate spettacolari; non volevano schieramenti difensivi iper-ottimizzati. Si pensava che eliminare lo “shift” avrebbe anche incentivato i battitori, quelli potenti, a mettere la pallina in gioco in campo invece di cercare il fuoricampo. Ciononostante, nelle stanze della MLB c'era poco ottimismo sul fatto che le medie battuta sarebbero tornate ai livelli precedenti.
"Avevamo ragione, non avremmo visto squadre con una media battuta di .270", riportò un dirigente, "ma avremmo visto sicuramente meno gente frustrata nel vedere battitori come David Ortiz al piatto dover affrontare una difesa schierata con tre giocatori raccolti in un triangolo distante tra i 45 e 60 metri dal piatto di casa base.”
Ora quel triangolo è stato bandito, ma il problema di fondo persiste. L’abolizione dello “shift” ha rilanciato un’altra strategia di battuta: la media dei mancini su palline a terra è aumentata di 24 punti dal 2022, ma non ha modificato la filosofia di battuta prevalente del baseball. Seppure apportato il cambiamento del posizionamento dei difensori interni, non è cambiata la filosofia che il migliore risultato è battere volate. I battitori ora inclinano di più la mazza e battono ancora di più. Nessun tipo di battuta comporta una media superiore rispetto a una pallina alta, e sempre meno battute si traducono in valide, poiché i giocatori esterni hanno un approccio sempre più atletico. Risolvere questo problema ed incitare più a battute di contatto richiederebbe ancora più innovazioni, e non siamo sicuri che è questo che il pubblico vuole. Potrebbe diventare un loro desiderio solo se un giorno la media battuta scendesse sotto 200.
La disamina dei due giornalisti poi affronta la problematica della battuta soffermandosi a prendere in esame come una pallina colpita con forza è una pallina colpita a 98 miglia orarie (oltre 158 km/h) e con un angolo di impatto (launch angle) ideale per ottenere una battuta da extra basi. I battitori smaniano per le palline colpite con forza.

Quindi abolire lo “shift” non ha cambiato di molto il gioco. Battere non è mai stato così difficile. I lanciatori aumentano la velocità e introducono nuovi lanci ogni anno. I difensori sono più veloci e in una posizione migliore. Cercare di indirizzare la palla dove non sono posizionati difensori? Più facile a dirsi che a farsi, quindi, a dar voce a molti giocatori, è molto difficile tradurlo in pratica, non è così facile come sembra, meglio cercare di colpire forte. Eppure, pensare di combattere la potenza con la potenza non ha risolto il problema.
L’abolizione dello “shift” è stata accettata di buon grado tenuto conto che, almeno inizialmente, avrebbe potuto essere un fiasco. La modifica non ha cambiato radicalmente il carattere del gioco, è presto passata inosservata ai tifosi, è stato come un ritorno al passato, qualcosa di già visto e più familiare ed allora anche se le medie battuta crollano e le battute extra-base minacciano l'estinzione, il baseball sembra di nuovo baseball.
Per ora, un intervento troppo aggressivo potrebbe essere la soluzione di un problema a cui il pubblico non è ancora preparato, ma forse una soluzione meno invasiva ci sarebbe. Come successe dopo il campionato 1968 dominato dai lanciatori conosciuto come “Year of the Pitcher” la MLB decise di abbassare il monte di lancio da circa 38 centimetri a 25, così oggi si potrebbe pensare di spostare indietro il monte di lancio di pochi centimetri offrendo le opportunità di incrementare la messa in gioco di palle senza compromettere l'immagine che il gioco di oggi riesce ancora a trasmettere al pubblico. Ebbene, questo in sintesi, il “Cosa vogliono vedere i tifosi” verrebbe risolto con poco e con la speranza di vedere qualche pallina in più accarezzare l’erba verde in campo esterno.
Frankie Russo e Michele Dodde
Sotto l'articolo del New York Times



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