Cleveland tra romanticismo e realtà

di Michele Dodde

Il cambio delle denominazioni sociali lascia sempre ombre lunghe tra i favorevoli e i contrari ed ognuno di loro ha ben ragioni da vendere, tuttavia quest’ultima testimonianza redatta da quel gran tifoso che è il giornalista Mark Rucker, ed evidenziata anche dall’eclettico ricercatore di storie sopite quale è il giornalista John Thorn, invita più di qualche lettore ad una arguta meditazione. E’ ormai noto che la franchigia di Cleveland nel 2022 per opportunistiche scelte politiche legate ad ambienti e filosofie razziste ha cambiato la sua denominazione da Indians a Guardians in onore alle otto statue dei “Guardiani del Traffico” esposte sull’Hope Memorial Bridge ma l’augusta prosapia di questa squadra ha origine in effetti dal lontano 1899. Essa fu fondata nel 1896 come Columbus Buckeyes ma quando poi si trasferì in quel di Grand Rapids, Michigan nel 1899 sulle casacche comparve la nuova denominazione Grand Rapids Prodigals.

Ora, secondo la storia romanzata del baseball, si legge però che già “dal 1857, le partite di baseball erano uno spettacolo quotidiano nelle piazze pubbliche di Cleveland e che le autorità cittadine cercarono di trovare un'ordinanza che le vietasse. Tuttavia con grande gioia della folla, non ci riuscirono" e pertanto, valutata la possibilità di avere sugli spalti un più numeroso numero di spettatori paganti, non sembrò vero ai proprietari della Grand Rapids Prodigals di trasferirsi nel 1900 a Cleveland con il nome di Cleveland Lake Shores.

 

Poi ancora si cambiò il nome in Cleveland Bluebirds quando divenne una delle otto squadre a fondare la American League nel 1901 ed ancora Cleveland Broncos nel 1902 fino a diventare Cleveland Napoleons o Naps in onore al capitano e manager della squadra Nap Lajoie. Di poi, quando il mitico Napoleon, soprannominato The Frenchman, lasciò la squadra nel 1914 il proprietario della franchigia Charles Somers, per ingraziarsi la stampa locale, chiese ai giornalisti sportivi di scegliere una nuova denominazione e la scelta fu Cleveland Indians che poi amorevolmente fu soprannominata dai tifosi “The Tribe” e “The Wahoos”. Quest’ultimo in riferimento al loro logo: Chief Wahoo.

 

Ora questa denominazione ed il rispettivo logo sono stati un piacevole compagno di viaggio ed apparsi benevolmente anche sul grande schermo nella serie Major League (La Squadra più scassata della Lega, film licenziato nell’anno 1989 e La Rivincita che comparve nelle sale nell’anno 1994) per oltre un secolo fino a quando sia il nome Indians e sia il logo, come già accennato, incominciarono ad essere oggetto di feroci critiche razziste nei confronti dei nativi americani e pertanto, dopo svariati sondaggi, a partire dalla stagione agonistica del 2022 sulle casacche rosso blu è apparsa la scritta Guardians.  

 

Ora giustamente Mark Rucker fa notare che la dirigenza del Cleveland Baseball Club avrebbe avuto l'opportunità di fare qualcosa di storico e significativo quando aveva deciso di cambiare nome, ovvero consultare il parere dei nativi armonizzando i loro principi o le avversità anche perché molte altre squadre in sport diversi avevano nella loro denominazione nomi risalenti al mondo dei pellerossa.

 

Dunque si chiede: “ma quale tribù è stata consultata o coinvolta nella scelta” e questo perché, dati alla mano, un giovane navajo gli avrebbe confessato che “Ogni volta che vedo la sorridente faccia di Chief Wahoo io mi sento bene ovunque”. Ancora riporta che il capo Clarence Louie della Osoyoos Indian Band in British Columbia aveva scritto, nel suo libro del 2023, Rez Rules: "Continuerò a sostenere e indossare i loghi dei Blackhawks, Redskins e Cleveland Indians. La prima maglia da hockey che ho comprato nel 1976, quando a sedici anni ho iniziato a giocare a hockey, era una maglia da allenamento dei Chicago Blackhawks, con la testa indiana dall'aspetto orgoglioso davanti.... Per me e per molti popoli delle Prime Nazioni, quel logo è un segno di rispetto”.  

Mark Rucker’s logo
Mark Rucker’s logo

Ecco allora che il buon Rucker, da ricercato romantico d’antan, fa emergere una sua confessione: “quando era in atto la ricerca di una nuova denominazione decisi di inviare un mio logo ad ogni dirigente dell'organizzazione dei Cleveland. La mia idea era di mettere Louis Sockalexis, l'originale indiano di Cleveland, al centro del logo, e circondare il ritratto con i volti del Capo Wahoo. Non ho mai avuto risposta. Ma Sockalexis sarebbe stata una buona scelta, aprendo un'altra porta alle relazioni razziali, che è stata la luce brillante per la MLB. Non è che il Club avrebbe dovuto adottare il mio logo, ma che il processo avrebbe dovuto includere una comprensione di dove provenisse il nome della loro squadra”.

 

In effetti il giocatore Sockalexis è stato un pellerossa proveniente da una tribù del Maine, i Penobscots, che aveva iniziato a giocare a baseball a Worcester, MA, con il College of the Holy Cross. Dopo aver battuto .436 e .444 in due stagioni a Holy Cross, il suo compagno di squadra Mike Powers (futuro giocatore di Major League) lo portò con sé quando si trasferì all'Università di Notre Dame nel 1897. Nello stesso anno firmò con i Cleveland Spiders, dove giocò esterno per tre stagioni. 

 

Forse ad onor del vero il suo problema con l'alcol lo avrebbe reso non desiderabile come candidato al logo, o che forse il suo status leggendario non era riuscito ad appagare del tutto gli standard storici, di certo però Sockalexis è stato tra i primi nativi americani a giocare a baseball. 

 

Mark Rucker con tristezza alla fine ripone nel cassetto il suo desiderio consolandosi al pensiero che le leggende più di qualche volta possono essere più dolci della storia, e più potenti, e quindi perché non far prendere vita a quella leggenda? Ma la risposta è ameba e fredda: il business è la realtà d’oggi.

 

Per inciso, anche la franchigia dei Washington Redskins nel football, a seguito della ventata razzista, ha cambiato la sua denominazione in Commanders.

O tempora, o mores.

 

Michele Dodde

 

 

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Commenti: 3
  • #1

    Anna (giovedì, 07 maggio 2026 13:58)

    Quante interessanti notizie si scoprono leggendo gli articoli di Michele Dodde

  • #2

    Maria Luisa (giovedì, 07 maggio 2026 14:01)

    Pieno di nostalgia e ...che a volte le leggende possono essere più dolci della storia!


  • #3

    Carlo (giovedì, 07 maggio 2026 15:29)

    I tuoi articoli sono veramente interessanti e mostrano una conoscenza superiore. Non è solo perché eri un bravo giocatore ma perché . Secondo me. Hai studiato il gioco. Complimenti. Pensa a un libro sull argomento. Nkn solo articoli. Hai avuto un riconoscimento ufficiale dalla Repubblica Italiana . Sulla copertina non guasterebbe.