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Il talento

James Durbin/Reporter-Telegram
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di Lorenzo Malengo

Il talento è l'unione di due caratteristiche: l'abilità tecnica o fisica innata che rende facili alcuni gesti, e la capacità di apprendimento necessaria ad imparare nuove strategie a cui applicare quella facilità di gioco. Spesso osserviamo qualche giovane giocatore che ci stupisce per la facilità con cui compie qualche gesto tecnico, che sia la forza con cui tira la palla, la potenza della battuta, la velocità di corsa...e di conseguenza ci concentriamo a voler sviluppare ulteriormente quelle che sono abilità innate, doni naturali, piuttosto che mostrargli come servirsene per collaborare con i propri compagni ed ispirarli a crescere insieme. Altrettanto spesso purtroppo, quello stesso giovane che all'età di 15 anni ci stupiva per la facilità con cui giocava, a 18 anni improvvisamente non riesce più a fare la differenza ma rimane allo stesso livello per tutto il resto della propria carriera, rischiando quindi di perdere interesse rapidamente perché frustrato dalla mancanza di progressi nonostante l'impegno. Ciò che gli manca è la capacità di apprendere nuove strategie a cui applicare le sue abilità innate.

Consideriamo un esempio di grande talento del calcio, lo sport che tutti conoscono: Leo Messi. Sicuramente già da bambino era in grado di compiere magie con il pallone, e non è difficile immaginare partitelle di quartiere in cui aveva sempre la palla tra i piedi e segnava decine di goal. 

James Durbin/Reporter-Telegram
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Una volta arrivato a giocare contro squadre competenti, però, è altrettanto facile immaginare come la strategia di avere sempre la palla tra i piedi sarebbe risultata impossibile poiché l'intera squadra avversaria, conoscendo le sue abilità, gli sarebbe stata addosso ancora prima che toccasse il pallone e probabilmente non sarebbe diventato un fenomeno mondiale.

 

Ha dovuto imparare a correre senza palla per smarcarsi, giocare di prima invece che dribblare costantemente gli avversari, passare la palla ad un compagno in una posizione migliore della sua per fare goal.

 

Battere un fuoricampo è un gesto tecnico molto difficile e chi ci riesce già da giovane rischia di vantare grande orgoglio, ma un fuoricampo ha poco valore se alla fine della partita la squadra ha perso perché il talento è isolato e tra i compagni regnano egoismo ed incompetenza.

Uno dei compiti fondamentali dell'allenatore è quello di aiutare il giovane di talento ad apprendere nuove strategie di competenza e collaborazione, e per ispirarne la costante crescita è necessario trovare le giuste motivazioni per le quali si impegnerebbe a volerle imparare.

 

La spinta più potente arriva quando abbiamo contemporaneamente un obiettivo da raggiungere e un pericolo da cui scappare: un topolino corre molto più velocemente per raggiungere il cibo se alle spalle sente l'odore di un gatto.

 

Di conseguenza, per motivare un talento, oltre a specificare gli obiettivi da raggiungere dobbiamo anche renderlo consapevole dei grandi pericoli che potrebbero bloccarlo e farlo avvizzire se cedesse alle tentazioni egoiste ed arroganti.

 

"Le virtù più preziose sono quelle più utili per gli altri".

 

Lorenzo Malengo

 

 

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