Suzuki

di Allegra Giuffredi

Come sa chi almeno un po’ simpatizza per il baseball americano, quest’anno nei Chicago Cubs gioca e con profitto, un certo Seyia Suzuki (1994). Questo giocatore, che non è di origine giapponese, bensì proprio proveniente dal Giappone, gioca come esterno ed ha una strepitosa media battuta, ma maneggia ancora poco la lingua inglese, tanto da avere un interprete nel dugout, che a me pare castano tinto, cosa questa del tutto irrilevante. Perché di veramente importante c’è che, sul versante CUBS, dopo parecchi anni, siamo di fronte ad un ottimo acquisto e finalmente per i Cubs ad un line up che produce parecchie valide. I Cubs si sono infatti completamente ricostruiti, dopo che l’anno scorso, quasi contemporaneamente, si sono privati di Anthony Rizzo, Kris Bryant ed anche de “El Mago”, Javier Baez.

In pratica della vecchia guardia, dei senatori che vinsero le storiche World Series del 2016, sono rimasti solo l’attuale manager David Ross, all’epoca catcher, Jason Heyward, Kyle Hendricks, Willson Contreras e pochi altri, mentre gente come Kyle Schwarber, Jon Lester e Jake Arrieta e i già citati Rizzo, Bryant e Baez, sono andati via …

 

Ma non solo, perché anche dal punto di vista societario, sono andati via il manager Joe Maddon, il Presidente Theo Epstein, veri artefici del successo dei Cubs dopo centosette anni e pure lo storico organista di Wrigley Field, Gary Pressy se ne è andato … in pensione e vi è stato pure il passaggio di Len Kasper dalle telecronache dei Cubs a quelle dei White Sox che è l’altra squadra di Chicago, quella per intenderci per cui fa il tifo un certo Barack Obama.

 

Insomma, una vera “epurazione” che però prelude a qualcosa di valido, anche con l’acquisto del nostro Suzuki, che è giapponese - giapponese e porta un cognome molto particolare.

 

Beh, sicuramente non può passare inosservata la omonimia con la nota marca di automobili che in Italia viene reclamizzata da un uomo con finto accento nipponico e poi come dimenticare la pucciniana Madama Butterfly?

 

Eh sì, perché Suzuki è il nome della servente ancella della Principessa Cio Cio San, per gli amici Madama Butterfly, che innamorata del tenente statunitense Pinkerton, lo sposa in Giappone, rimanendo ben presto sola ad aspettarlo, dopo averne avuto un figlio, che Pinkerton, una volta effettivamente tornato in Giappone vorrebbe portarle via, educandolo alla moda occidentale insieme alla nuova moglie americana.

 

Butterfly, dopo aver sperato incrollabilmente nella fedeltà di Pinkerton, e nel fatto che “un bel dì vedremo un fil di fumo” del bastimento che glielo dovrebbe riportare a casa, alla fine capisce di che reale pasta è fatto l’uomo e quindi decide di darsi la morte.

Ora io dubito che il Suzuki giocatore sia così tragico, ma nei giapponesi in generale e specie quando vanno all’estero c’è l’estrema necessità di far bene e di realizzarsi con successo, perché altrimenti qualche fosco pensiero li attraversa e ciò non è bello!

 

Per ora direi che Seiya sta dando il suo meglio per la sua e la nostra soddisfazione di tifosi, del resto con un nome come quello, che tradotto più o meno significa “strale del cielo” e che è stato pure utilizzato da diversi personaggi dei cartoni animati nipponici degli anni settanta e ottanta, non può che andare bene, sperando davvero che non sia l’ennesima meteora! 

 

Allegra Giuffredi

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