Joe Tinker: un risvolto segreto

Nella foto Joe Tinker (sx) e Johnny Evers in uno dei leggendari double play
Nella foto Joe Tinker (sx) e Johnny Evers in uno dei leggendari double play

Nella foto Joe Tinker (sx) e Johnny Evers in uno dei leggendari double play

di Michele Dodde

Joseph Bert Tinker, nato a Muscotah nel Kansas il 27 luglio del 1880, dopo aver debuttato nella Major League il 17 aprile del 1902 all’età di 22 anni, passerà alla storia grazie all’editorialista Franklin Pierce Adams del quotidiano “New York Evening Mail” che per completare il menabò della prima pagina scrisse in fretta la poesia “Baseball’s Sad Lexicon” immaginando il lamento di un tifoso dei Giants di New York che sistematicamente vedeva la sua squadra uscire sconfitta nel confronto con i Chicago Cubs per via delle prodezze del doppio gioco combinato dal trio degli interni “Tinker to Evers to Change”. In effetti Tinker, pur non essendo un giocatore da record leggendari, era diventato un insostituibile interbase della dinastia dei Chicago Cubs, quei Cubs che hanno vinto quattro campionati e due World Series tra il 1906 e il 1910.

 

 

Ecco la poesia di Franklin Pierce Adams "Baseball’s Sad Lexicon"  Il Lessico Triste del Baseball 

con traduzione in italiano

Ancora Quel Doppio Gioco

Queste sono le parole più tristi:

"da Tinker a Evers a Chance" 

Il trio degli orsi cubs, più agili degli uccelli,

Tinker e Evers e Chance.

Spietatamente sgonfiando la nostra aspirazione al pennant,

Trasformando una Grande valida in un doppio--

Parole che sono pesanti e che portano solo guai:

"Da Tinker a Evers a Chance"



Tuttavia dopo aver giocato una stagione con i Reds di Cincinnati nel 1913, nel 1914 fu attirato, come tanti altri primi attori, dallo spessore del miele economico che offriva la nascente “Federal League”, organizzazione voluta da John Powers e diretta da James Gilmore con l’intento di realizzare una terza seguita Lega Maggiore e destabilizzare l’egemonia dell’American e National League.

 

Il sogno durò poco e dopo aver guidato i “Chicago Federals-Whales” a vincere il campionato del 1915, ritornò ad indossare l’amata casacca dei Cubs come giocatore-allenatore nel 1916, la sua ultima stagione in MLB.

Ora, tra le pieghe di una ammirevole vita sportiva traspare un risvolto segreto che ben delinea il carattere duro e decisionale di questo personaggio che già in età giovanile era il riconosciuto capo di una banda di teppistelli in quel di Kansas City. Il suo modo di risolvere le questioni infatti era quello di usare in modo opportuno le mani.

 

Accadde allora che dopo il brillante campionato con i Reds, i Brooklyn Dodgers ai primi giorni del dicembre del 1913 si fossero interessati ad ingaggiarlo offrendogli un’allettante proposta economica.

 

Si narra però che al momento della firma i diecimila dollari promessi all’indomani fossero diventati cinquemila e che neppure la sua controfferta di firmare un triennale a settemilacinquecento dollari annui rimanesse in fumo e così e di buon grado andò ad accettare, unitamente al suo compagno di squadra, il lanciatore Mordecai "Three-Finger" Brown, l’offerta triennale di trentaseimila dollari da parte della nuova franchigia di Chicago, i “Federals-Whales”, concepita ed affiliata alla emergente Federal League in sogno quale terza Major League. 

Queste contrattazioni private del dare ed avere, delle richieste reali e presunte, dei si e dei no, divennero però subito un gustoso gossip da salotto ben seguite e ridicolizzate dai quotidiani locali per cui il buon Tinker, nel voler chiedere giuste ragioni, si recò il 13 dicembre presso la redazione sportiva del “The Chicago Tribune".

 

Ciò che avvenne nel portarsi presso quella redazione fu pubblicato il 15 dicembre dal quotidiano “The Cincinnati Enquirer” in tal guisa: " A Joe Tinker, uno dei giocatori di baseball più noti che abbia mai giocato a Chicago, è stato impedito con la forza di entrare nell'ufficio del direttore sportivo del Chicago Tribune ieri sera dal portiere, che ha poi affermato di non conoscere il visitatore". Dato il suo particolare temperamento il Tinker non dette modo di accettare questo divieto e “…affermando di supporre di essere ben conosciuto dai giornalisti di Chicago tentò di farsi strada con la forza oltre il portiere, il cui nome è Walch e che si dice fosse stato un ex pugile, perché convinto di essere un suo diritto entrare nella redazione per discutere di sue questioni di baseball che sono state stampate pubblicamente per diversi giorni". 

 

Non si è a conoscenza se il giocatore abbia dimostrato o meno uno stato d’animo molto irritato o conciliante, resta il fatto che la cronaca prosegue delineando che “Tinker a quel punto è stato strattonato e colpito più volte ed è stato riferito che il suo naso al termine era stato rotto e che aveva perso i sensi. Attratti dalla rissa sono accorsi poi i giornalisti che, giunti sulla scena, hanno infine soccorso il signor Tinker e, portato in un bar, si sono presi cura delle sue ferite”. 

Joe Tinker con la casacca dei Chicago Feds
Joe Tinker con la casacca dei Chicago Feds

Nello stesso giorno però una diversa versione fu diramata dall’agenzia “United Press” e questa recitava che il divieto a Tinker di non entrare nella redazione gli era stato notificato da un usciere che poi, vista la determinazione del giocatore, si era fatto spalleggiare da tre colleghi per cui “ … i quattro hanno attaccato Tinker che ha incominciato a difendersi usando bene i pugni tanto che alla fine i quattro erano sdraiati sul pavimento mentre Joe, con il petto in fuori e la testa eretta, è arrivato sano e salvo alla scrivania del capo della redazione sportiva. Tinker ha riportato solo pochi lividi come risultato della sua battaglia ma ora il quartetto a terra nel corridoio è pronto a dichiarare che Tinker sicuramente potrebbe diventare di gran lunga la migliore speranza bianca del pugilato di oggi.”

 

Quale delle due versioni sia stata il più vicino al reale svolgimento dei fatti non ha mai avuto luce anche perché nei giorni successivi alla rissa, con la versione dell’Agenzia che stigmatizzava come l’interbase avesse risolto il divieto a suon di vittoriosi pugni, la storia si dissipò magicamente come un pennacchio di fumo.

 

Forse non sapremo mai con certezza cosa sia successo, di certo in quel giorno un risvolto segreto occulterà sempre il nome di quella persona che in una redazione sportiva di un quotidiano ebbe a subire un duro pestaggio.

 

Michele Dodde

 

 

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Commenti: 1
  • #1

    Maria Luisa Vighi (martedì, 12 aprile 2022 14:21)

    Questione di carattere!! Col dubbio finale...Intrigante!