Competere

di Frankie Russo 

Tratto da Coach Baseball Right 13/5

Molti pensano che la competizione consista solo nel misurarsi con un avversario. Si può vincere come si può perdere, magari si può andare 0x3 o 3x3. E questa sicuramente è una parte importante della competizione.  Ma la vera competizione inizia prima di tutto internamente. I giocatori devono capire che competono prima di tutto contro se stessi cercando di migliorarsi giorno dopo giorno, impegnandosi sempre negli allenamenti. La competizione inizia internamente, dentro di noi e ogni giocatore ne deve avere la piena consapevolezza. Vi sono tanti giocatori che lo capiscono subito, altri molto più tardi. Il secondo livello della competizione è nella squadra. Ora la competizione è per guadagnare un posto in squadra. E quando lo si ottiene, bisogna continuare a competere per non perdere quel posto. E’ dovere del coach insegnare questa mentalità. Spesso questa mentalità la si acquisisce quando si raggiunge la categoria U18 o quando si fa parte di una squadra competitiva, invece è una esperienza da acquisire prima.

Ora proviamo a chiederci perché molti ragazzi incontrano difficoltà a fare questa esperienza.

 

Quando i ragazzi iniziano a giocare, il loro interesse si limita a stare in campo, vogliono GIOCARE, vogliono DIVERTIRSI, e con il passare del tempo si sentiranno parte di un gruppo dove il posto in squadra è sicuro. In un gruppo di 12 ragazzi, capita sempre che qualcuno non si senta bene o un altro vada in vacanza e quindi tutti hanno la possibilità di giocare.

 

In questo caso la competizione interna nella squadra non c’è e molti genitori sono convinti che per il solo fatto di pagare la quota il figlio deve giocare. Questa è una mentalità pericolosa poiché se un genitore non è contento del tempo che il figlio passa in campo o perché gioca meno degli altri, probabilmente gli farà abbandonare la squadra per cercarne un’altra dove il posto in squadra è assicurato. Questo comporta a un concetto fuorviante togliendo  ai ragazzi di come competere per guadagnarsi il posto. E inoltre, cosa faranno se non sono contenti del ruolo che ricoprono nella squadra? 

 

Con questo non vogliamo dire che un genitore sbaglia ogni volta che fa cambiare squadra. Tuttavia, spesso succede che essi vogliono vedere il proprio figlio giocare di più, o in un ruolo più importante e il risultato è che il ragazzo non impara ad acquisire la competizione di squadra. Quando questo ragazzo raggiungerà il punto di dover competere, egli non saprà come competere. Semplicemente cercherà un’altra squadra dove non avranno bisogno di guardare in profondità e sforzarsi per migliorare davvero. Basta cambiare il luogo.

 

Da adulti, sappiamo bene che non è così che funziona nella vita reale. Non confondiamo il vero valore dello sport con l'insegnamento di false lezioni di vita. Al contrario, è attraverso queste lezioni di vita che i nostri figli cresceranno per diventare adulti di successo.

 

Frankie Russo

 

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Commenti: 1
  • #1

    francoludovisi@libero.it (giovedì, 06 agosto 2020 18:25)

    Si vede che sono rimasto un eterno ragazzo. Mi piace partecipare (una volta giocare e allenare quando questo era ancora possibile) e mi piace divertirmi col baseball.
    Competere con me stesso non è nelle mie corde: se sono bravo è perchè mi riesce di esserlo, perchè sono curioso di sapere le tecniche che scopro da solo o mi vengono insegnate e le applico, ma sempre senza affanno altrimenti il divertimento sfuma.
    Lontanissimo da me competere per un posto in squadra: se ci sono nove compagni migliori di me che mi portano a gioire per un buon risultato ottenuto mi diverto anche in panchina. E' accaduto anche in Nazionale: e quando sono stato scelto come titolare mi sono divertito anche per l'affetto che i miei compagni che non giocavano mi dimostravano applaudendomi.
    Io la vedo e l'ho sempre veduta così.