· 

Il baseball nella letteratura - 1

di Michele Dodde

Nel 1973 nel licenziare alle stampe il suo geniale capolavoro “The Great American Novel”, Philip Roth ebbe a scrivere un saggio dal titolo “My Baseball Years” in cui precisava come fosse stato importante per lui, come lettura della sua fanciullezza, aver potuto leggere libri sulla tradizione, le leggende e le diverse personalità del mondo del baseball. Essi avevano soddisfatto del tutto il suo “appetito letterario” sino ai diciotto anni quando poi fu interessato dal romanzo “Lord Jim” di Joseph Conrad che lo condusse ad ulteriori considerazioni della vita. Coinvolto così tra due mondi, il gioco e la realtà della vita, Philip ha avuto un’arguta vitalità nello scrivere il suo romanzo capolavoro come ricreazione satirica dell’ontologica tradizione del baseball consapevole che la continua evoluzione della mitologia del gioco antico appaga il gusto ricercato della mente sull’angoscia triste delle introverse caratterizzazioni dell’anima. 

Facile allora porsi la domanda se è stata la letteratura ad investire il baseball o se è stato il baseball ad appropriarsi della letteratura per essere sempre vivo e ricercato. Di certo sono molteplici i libri che hanno coinvolto trame di vita e storie di questo poliedrico mondo del baseball che è risultato soprattutto soggetto, poi comprimario ma di certo soprattutto un felice compagno di viaggio per ognuno di noi, nella piena consapevolezza o meno.

 

Non ci sono qui pretese da saccente critico letterario dunque ma solo un ricercato spolvero di saggi che personalmente vengono valutati come una confacente via guidata dal piacere dei contenuti e dei risultati raggiunti. 

Il primo libro da sfogliare con religiosità, e che poi risulterebbe quello più affascinante perché investe l’abbattimento delle barriere sociali attraverso lo sport, è “Our Baseball Club: and How it Won the Championship” scritto da Noah Brooks ed apparso nel 1884 a cura delle edizioni Dutton and Co. di New York.

 

Questo libro detiene il primato di essere stato il primo romanzo interamente dedicato al baseball ed alle vicissitudini delle partite. Si sviluppa con emotività sul coinvolgimento della municipalità della città di Catalpa nel convincere i membri delle due squadre cittadine, l’una composta prevalentemente da operai, l’altra dagli aristocratici e ricchi rampolli, a formare un unico roster per vincere agonisticamente il campionato dell’Illinois State.

 

E gli eventi della finale contro la squadra rivale di Jonesville diedero poi il destro a Brooks per evidenziare come la vittoria fosse stata molto più importante della distinzione di classe e come sarebbe stato facile abbattere le anacronistiche barriere mentali che sconvolgevano e sconvolgono tutt’ora la società. 

 

La prefazione al testo fu scritta da Albert Goodwill Spalding. Ex lanciatore in Major League dal 1871 al 1878 e divenuto poi comproprietario all’epoca dei Chicago White Sox ed industriale di articoli sportivi, nel testo Spalding mise bene in evidenza come la vicenda narrata non solo illustrava in modo esaustivo il “Gioco Nazionale” ma che sicuramente gli eventi stigmatizzati da Brooks erano certamente basati su fatti realmente accaduti ed infine, con rara maestria, riuscì ad aggiungere anche due pagine di attrezzature per il baseball da lui prodotte. In sintesi due messaggi sublimi tendenti uno a migliorare le tensioni sociali, l’altro ad indicare l’importanza di caldeggiare un distinguo sentimento nazionale univoco. 

 

Michele Dodde

 

segue

 

Qui sotto un incredibile documento tutto da sfogliare e da leggere grazie alla Harvard Library.

La prima edizione del libro con le meravigliose illustrazioni dell'epoca.

Buona visione!

Scrivi commento

Commenti: 0