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Il baseball praticato dalle donne - 4^ parte

di Michele Dodde

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Visto che è di attualità in Italia in questi giorni, ripubblichiamo la 4^ parte di 4 dove si parla delle atlete che sono giunte al professionismo negli ultimi decenni.

 

Indiscutibilmente quegli undici anni di vita della AAGPBL aveva lasciato un grande desiderio tra la ragazze a cimentarsi nel baseball per poi finire a giocare nelle squadre di softball ma ulteriori talenti tra di loro erano pronti al debutto nel baseball professionistico. Fu il caso di Carey Schueler nel 1993 quando definitivamente fu annullato, nei principi della Major League, l’editto di Landis grazie al nepotismo attuato dal padre Ron Schueler, ex direttore generale dei White Sox, al fine di mettere sotto contratto la figlia Carey nella franchigia di Chicago. Ai Sox necessitava un lanciatore mancino di 18 anni e Carey se l’assicurarono nel 43° round del draft MLB di quell’anno. Carey era un’atleta polifunzionale poiché giocava magnificamente anche a Basket. Ha smesso di giocare nel 1996 per un infortunio. Nel 1994 si illuminò la stella di Ila Jane Borders.

Ila è stata la prima donna a lanciare in una partita di baseball maschile al college NCAA giocando con il “Southern California”, e per tale performance apparve sulla rivista Sports Illustrated del 7 marzo 1994, e successivamente a giocare nel baseball professionistico nel 1997 con i “St. Paul Saint”s della Lega Nord Indipendente.

 

La sua notorietà poi si ammantò di gloria il 24 luglio 1998 quando divenne la prima donna lanciatrice a registrare una vittoria nel baseball maschile contro i “Canarie Sioux Falls” per 3-1.

 

A ricordo dell’evento, al Museo di Cooperstown fanno bella mostra sia una pallina e sia le carte del line up di quella gara donate dall’allora plate umpire Steve Wammer. Dopo aver giocato con i “Duchi Duluth Superior”, il “Black Wolf Madison” e lo “Zion Pioneers”, nel 2000 si ritirò dal baseball. Nel 2007 insieme alla  giornalista Jean Ardell ha pubblicato la sua autobiografia: “Making My Pitch: A Woman’s Odyssey.

Dopo dieci anni dal ritiro dal baseball di Ila Borders è stata la volta della giapponese Eri Yoshida a calcare la scena in squadre maschili.

 

Frequentando il liceo nella Kawasaki-kita Senior High School con la perfezione e velocità con cui lanciava la pallina Eri si conquistò il diritto di essere inserita nella squadra di baseball della scuola.

 

Fu così che le sue eccezionali prestazioni interessarono molto anche la cronaca sportiva dei periodici nazionali, tanto da essere soprannominata “Knuckle Princess”, e ad essere messa sotto contratto, alla sola stupefacente età di 16 anni, tra i professionisti della squadra “Kobe 9 Cruise” della Kansai Independent Baseball League.

 

Il suo debutto avvenne il 26 marzo 2009 all’Osaka Dome nell’open day della Kasai Baseball League davanti a 11592 spettatori paganti nella partita vincente per 5-0 sull’”Osaka Gold Villicanes”.

 

Dopo il Giappone Eri fu ingaggiata dagli “Scorpions Yuma”, franchigia dell’Arizona Winter League, e successivamente dai “Chico Outlaws” divenendo così la seconda giocatrice professionista nel baseball USA, dopo Ila Borders, ma la prima in assoluto a giocare tra i professionisti in due paesi.

 

Ha giocato ininterrottamente sino al 27 ottobre 2017 quando è diventata un free agent.

 

Da ultimo si parla di Tiffany Brooks che è stata la prima ed unica giocatrice ad aver giocato in tutti e tre i campionati professionali indipendenti: California Winter League, Arizona Summer League ed Arizona Winter League ricoprendo i ruoli di lanciatrice destra e prima base.

 

Ingaggiata dalla squadra maschile “Big Bend Cowboys” della Continental Baseball League, Brooks detiene il primato di essere stata la prima lanciatrice donna a firmare un contratto da professionista nel 21° secolo.

 

Dopo un periodo con i Big Bend si è rese libera per perseguire altre opportunità di gioco.

Dunque l’idea di poter vedere in futuro più donne a giocare in squadre maschili ha sollecitato dibattiti ed anche attraenti commedie o serie televisive. 

 

La prima è stata la rappresentazione in tre atti “ Lady of the Diamond” di Mark Berman, apparsa a Broadway nel 1980, ed interpretata sulla scena da una effervescente Christine Baranski.

 

La seconda è stata una serie apparsa sugli schermi televisivi nel 2017 dal sintetico titolo: “Pitch”. E’ stata questa una serie che raccontava la storia di Ginny Baker, una ragazza afroamericana interpretata da Kilie Bunbury, che riesce a diventare la prima donna a giocare in una squadra di Major League, i San Diego Padres, come lanciatrice titolare.

 

Sviluppata in sinergia sia dalla Fox, colosso dell’entertaiment, sia dalla stessa Major League, che ha individuato nella complessa sceneggiatura un fine messaggio liberal, la serie, che ha saccheggiato a piene mani storie e particolarità insite nel mondo del baseball, ha voluto metaforicamente delineare il problematico inserimento di una donna in un ambiente sempre totalmente e psicologicamente maschilista.

Ma il baseball praticato da sole squadre femminili è poi sparito? No, anzi ha ripreso completa vitalità dal 2004 quando è stato in grado di organizzare anche una Coppa del Mondo di Baseball Femminile il cui torneo inaugurale fu tenuto a Edmonton in Canada dal 30 luglio all’8 agosto.

 

Vi hanno partecipano circa 12  rappresentative  tra cui l’Australia, il Canada, gli Stati Uniti, il Venezuela, China Taipei ed il Giappone che detiene il record di sei medaglie d’oro.

 

Il perché il Giappone sia depositario di questo ambito palmares deriva dalla filosofica concezione nipponica che coniuga in modo sempre evolutivo quanto lo sport sia cultura ed altro.

 

Ora anche in Europa il baseball femminile sta facendo i primi passi ed a Rouen a luglio si è svolto quest’anno  il primo Campionato Europeo cui hanno partecipato Francia, Repubblica Ceca e Olanda per qualificare la vincente alla Women’s Baseball World Cup prevista nel 2020.

 

Certo nell’immaginario collettivo il voler interpretare faziosamente “…i diamanti sono i migliori amici delle donne…” canto di Marylin Monroe, già moglie del campione di baseball Joe Di Maggio, c’è da augurarsi che tra non molto il monte di lancio ed altri ruoli potrebbero essere appannaggio di ragazze con il guantone…e questo nonostante ancora oggi sui giornali di enigmistica, nei cruciverba, alla domanda: “il baseball praticato dalle donne” la soluzione è sempre  una ed una sola:  “softball”. 

 

Ma questa forse è un’altra storia.   

 

Michele Dodde

 

 

 

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Commenti: 2
  • #1

    Marcella (mercoledì, 24 aprile 2024 11:23)

    Queste righe sono la prova provata di quanto difficile sia per una donna introdursi in un mondo da sempre ritenuto esclusivo retaggio della mascolinità e quanto scalpore desti un suo eventuale successo
    Parafrasando una celebre canzone
    possiamo dire " una su 1000 ce la fa"

  • #2

    Rosa Mariano (venerdì, 26 aprile 2024 05:56)

    Un'altro interessante tassello
    che fa ben sperare sul prosieguo della storia del baseball femminile.