Analizziamo sempre la gara

di Frankie Russo

Tratto da baseballexcellence.com

La partita è finita, e siccome vogliamo che la nostra squadra migliori sempre,  adesso parleremo di cosa è andato bene e cosa non è andato bene. Non importa se abbiamo perso o abbiamo vinto, abbiamo il dovere di analizzare ogni gara, e non come tifosi, ma come coach. Di cosa parliamo? Dell’errore di Tizio? Dello strike out di Caio? Ma no, questi sono argomenti futili. Parliamo di cose serie. Non vi è nessun ordine preciso, è la gara stessa nelle sue tante diversità che ci detta di cosa parlare, nulla può essere predeterminato. 

Si può parlare di ogni singolo giocatore, o di ogni situazione, o a volte si può procedere inning per inning. E tutto questo non esclude che si possa parlare di ogni cosa che ci passa per la mente e ogni argomentazione ci può portare ad un’altra. Non bisogna temere di elogiare i giocatori della squadra avversaria, del loro atletismo, della loro capacità di competere o delle buone giocate che magari hanno fatto.  E’ importante che, come coach, sappiamo distinguere cosa s’intende per atletismo e quali sono state le giocate che potevano essere eseguite. Apprezzare le qualità dell’avversario è importante poiché ci offre l’opportunità di paragonarle a quelle dei nostri giocatori. D’altronde, in genere, è quasi impossibile discutere di baseball senza imparare sempre qualcosa di nuovo. 

 

Questo è il baseball, si apprende poco alla volta, non si può pretendere di scoprirlo in un colpo solo. La sua semplicità è molto accattivante, così semplice e allo stesso tempo così complesso. E’ il gioco più bello del mondo.

Quanto segue è una conversazione a fine gara tra due coach che hanno assistito da fuori ad una gara di High School (ns/ U 18).

Squadra A

Il ricevitore è stato molto bravo, aveva sotto controllo ogni situazione, parlava in continuazione con il suo lanciatore sempre dando consigli e guidando la squadra con autorità. E’ un profondo conoscitore del gioco.

 

Il lanciatore poche volte ha tirato il primo lancio strike. L’arbitro chiamava i lanci bassi, il coach l’ha capito subito e ha consigliato lanci veloci e bassi. Ma era proprio il loro lanciatore che non aveva controllo e non ha saputo trarne vantaggio.

 

Però se il coach è veramente concentrato, allora si possono scorgere anche queste sottigliezze. Per questo, quando nel dugout, vanno  evitati piagnistei e continue contestazioni  in modo da poter notare tanti altri aspetti più importanti della gara. Concentratevi e guardate cosa succede a tutto campo. 

 

Anche il terza base è molto bravo,  è probabile che tra qualche anno venga selezionato da una squadra delle majors. Il suo atletismo gli ha permesso di giocare più staccato dalla linea. Ogni battuta nella sua zona corrispondeva ad  una eliminazione.

 

La sua posizione avrebbe potuto anche permettere all’interbase di giocare più al centro verso la seconda e coprire più campo, ma non ne ha saputo trarre beneficio continuando a giocare troppo al centro.  In una delle ultime riprese la squadra B ha ottenuto una valida proprio per questo motivo, e che invece avrebbe potuto evitare se avesse giocato nella giusta posizione. 

 

L’esterno sinistro è un buon difensore, ha fatto una bellissima presa sopra la spalla dopo una lunga corsa. Non ha mai mollato, cosa che molti giovani generalmente fanno.  Viene naturale pensare che si è allenato molto su quel tipo di presa che altrimenti non sarebbe stata mai effettuata. Per questo bisogna spendere molto più tempo in allenamento con gli esterni e insegnare a inseguire le volate anziché fungare sempre diritto su di loro. 

 

Poi quelle giocate ingannevoli! La squadra A ne ha provate diverse più volte e se non presti attenzione rischi in ogni momento una eliminazione stupida. Come quando l’esterno dopo la presa ha tirato la palla all’interno e il lanciatore fingeva di avere la palla mentre usava la sacca con la resina.  Se non si sa chi è in possesso della palla, è facile cadere in questi trucchi. Il vero problema è che la squadra A probabilmente perde troppo tempo a praticare queste giocate mentre ne potrebbe spendere di più allenandosi in difesa e in battuta. Il tempo a disposizione per gli allenamenti è sempre poco, e poi è sempre preferibile sconfiggere l’avversario perché giochi meglio invece che pensare di ingannarli (non è questo il modo corretto di insegnare. E vale lo stesso quando si cerca di rallentare il gioco se la partita è a tempo e si è in vantaggio. Non si è vinto perché si è giocato meglio, ma perché il coach ha fatto il furbo, ndt).

Squadra B

La squadra B può contare su diversi buoni elementi, e sono pure giovani. Però sembra che la squadra non si alleni abbastanza, commette ancora troppi errori. Di chi è la colpa? Non certo dei giocatori. Molti errori sono stati commessi dal terza base poiché a volte fuori posizione e altri errori sui fondamentali.

 

Anche la squadra B ha un ottimo ricevitore e guida bene lo staff dei lanciatori. Sa posizionarsi nel modo corretto e nel tempo giusto, sa ricevere bene il lancio e sa come aiutare i propri lanciatori. 

 

A differenza della squadra A, i lanciatori hanno effettuato più primi lanci in strike e in questo modo hanno messo il battitore subito in una situazione di difesa. 

 

E’ una domanda che echeggia da sempre nel mondo del baseball: Qual è il miglior lancio? La veloce? No. Slider? No. Il Cambio? No. Il miglior lancio nel baseball è “Strike 1”. Il lanciatore che si porta in vantaggio  può lanciare ciò che vuole come secondo lancio. Il loro pitching coach ha lavorato molto bene e ha saputo trasmettere il giusto approccio mentale. Non hanno paura di sfidare il battitore lanciando strike, sono convinti dei loro mezzi.

 

Quali sono le filosofie che  distinguono le due squadre?

La squadra B si basa principalmente sulla battuta schierando giocatori non proprio forti in difesa ma che sanno battere. Il loro allenamento è basato maggiormente sulla battuta. Potrebbe anche andar bene se si lavorasse sulla difesa durante il BP. Ma la squadra B non lo fa. Ha l’abitudine di tenere in panchina un giocatore che gioca bene in difesa ma non ha una buona “MEDIA”. Questo succede quando si dà troppa importanza alle statistiche.

 

la squadra A ha un diverso approccio. Battere è molto importante, ma bisogna saper anche difendere. "A nessuno piace il giocatore che segna  1 punto e che poi ne fa segnare 2" (uno dei tanti aneddoti di Casey Stengel, giocatore di MLB dal 1912 al 1925; 2 titoli World Series da giocatore e 7 da manager di cui 5 consecutivi con gli Yankees dal 1949 al 1953; divenne famoso anche per il suo modo di parlare umoristico e talvolta sconnesso, ndt).

 

Il modo di giocare della squadra B li porterà spesso ai playoff, ma  difficilmente potranno aggiudicarsi il titolo. Perché? Perché quando  arriveranno ai playoff avranno di fronte i migliori lanciatori gara dopo gara e i punti segnati saranno pochi. La squadra che gioca  meglio in difesa vincerà nove volte su dieci. La squadra con la peggiore difesa è destinata a fallire. 

 

I battitori della squadra B sono in difficoltà sulla palla interna, prendono troppi strike in quella zona, e quando la colpivano non ottenevano buoni risultati. La squadra A se n'è accorta e ha saputo trarne vantaggio, mentre la squadra B è rimasta sempre a guardare. 

 

La palla interna è un lancio che un battitore con buona velocità di giro di mazza può veramente procurare dei danni, ma richiede molto allenamento. La palla interna è un lancio che può portare al successo ogni lanciatore. Non solo lanciandola, ma sapendo controllarla nella zona dello strike.

 

Per migliorare la battuta su quel tipo di lancio, basta programmare la macchina lancia palle indirizzando la palla leggermente all’interno del piatto. Fate attenzione che il battitore effettui il passo verso il lanciatore e non effettui il passo aperto (step in the bucket, ndt). E’ un esercizio che aiuta a migliorare la velocità delle mani e a tirare la palla.

 

Quindi, se foste voi uno dei coach di queste squadre, cosa fareste per migliore? Come organizzereste l’allenamento? Avete notato delle similitudini con la vostra squadra?  E’ molto costruttivo acquisire l’abitudine di analizzare la gara. Fatelo con i vostri coach e con i vostri giocatori. 

 

Eh si, perché è nostro compito come coach insegnare a giocare nel modo giusto. La chiave di tutto è la comunicazione, fiducia e rispetto reciproco.  Nel baseball giovanile sono importanti l’insegnamento dei fondamentali e la costruzione della fiducia nei ragazzi. Contrariamente a quanto pensano in molti, non si tratta di vincere! Ciò a cui bisogna prestare attenzione è come eseguono i fondamentali, se giocano con fiducia in sé stessi e quali sono le Qualità Intellettive che hanno del gioco. Il giocatore che vogliamo è uno che si sporca la divisa, il giocatore che non molla mai,  il giocatore che da sempre il massimo sia in partita che in allenamento. Quando si vedono giovani  giocare nel modo giusto, quando sanno applicare gli schemi di taglio, quando sanno come correre per prendere una volata, quando sanno fare le coperture, allora sappiamo che hanno avuto un buon coach. E questo deve essere l’obiettivo di ognuno di noi  (ndt). 

 

Frankie Russo

 

 

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