Osservare il proprio lanciatore

Nella foto l'head coach Marc Johnson da 41 anni alla Cherry Creek high school (Colorado)
Nella foto l'head coach Marc Johnson da 41 anni alla Cherry Creek high school (Colorado)

di Frankie Russo

da Baseball Excellence

Il pitching coach dovrebbe osservare il proprio lanciatore con attenzione durante la gara, e tenuto conto che la partita si gioca un lancio alla volta, il coach deve osservare ogni lancio. Qui di seguito gli elementi che riteniamo vadano osservati quando il lanciatore è sul monte. Come si comporta? Rimane in equilibrio? Dimostra di avere fiducia in sé stesso? Riesce a tenere un comportamento positivo anche dopo aver concesso un paio di valide o dopo che un compagno ha commesso un errore? Riesce a restare rilassato in gare importanti? A volte può capitare che un lanciatore perda la concentrazione dopo un errore causando nervosismo con conseguente tensione. Tensione che può anche causare una restrizione di flessibilità muscolare rendendo i lanci privi di movimento e influenzando negativamente la velocità.

In queste situazioni la cosa più facile da suggerire è di mirare semplicemente al guanto del ricevitore focalizzando solo sulla fastball, senza esagerare, fino a quando il vostro lanciatore non ritrova la giusta concentrazione. Infatti succede spesso che il pitcher tende a tirare troppo forte perdendo di vista la zona dello strike.

 

Un altro aiuto può venire dall'umorismo con l’intento di far rilassare il proprio lanciatore. Andare sul monte troppo seri come se tutto ormai fosse perduto certamente non aiuta e può solo incidere negativamente. Agite come se foste abituato a queste situazioni, ogni vostra emozione negativa influirà negativamente sui vostri giocatori. Aiutate il vostro lanciatore ad avere successo, non ostacolate la sua crescita.

 

Riesce a tenere la palla bassa nella zona? Se la sua meccanica è corretta, il braccio deve  trovarsi all’altezza della spalla e la palla deve essere rilasciata con direzione dall’alto verso il basso. La spalla anteriore deve restare chiusa al momento in cui il piede tocca terra e solo così avrà il controllo dei suoi lanci.

 

I momenti più cruciali sono all’inizio della gara o nelle ultime riprese. All’inizio il lanciatore potrebbe tentare di tirare troppo forte perdendo controllo della meccanica e i lanci rimangono generalmente alti. E’ importante prestare molta attenzione in questa fase. Gridare semplicemente di tenere i lanci bassi non sarà di aiuto, è come dire “Tira strike!”. Non pensate che sia proprio ciò che sta cercando di fare? Cercate di capire dove sta sbagliando e fate la vostra visita sul monte, non c’è nulla di male a recarsi sul monte presto nella gara. Trovate parole confortanti, riferite con calma e con gentilezza. Potrebbe essere solo una questione di nervosismo, quindi ricordategli di respirare correttamente. Anche se avete trovato il suo difetto ed egli capisce dove sta sbagliando, non vi è nessuna garanzia che potrà essere efficace. In tal caso, prendete nota e cercate di risolvere il problema per il futuro.

 

 

Più tardi nella gara la fatica potrebbe essere il motivo della mancata efficacia. Quindi, è importante che il coach sappia capire anche questa situazione. Osservate se mantiene l’equilibrio e se il suo movimento è rimasto uguale come ad inizio gara. Se ha velocizzato la meccanica. Il “rushing” e l’inconsistenza di equilibrio impedirà una corretta azione del braccio che invece si rileverà più bassa del solito. Il braccio non raggiungerà l’altezza della spalla e i lanci rimarranno alti, facili da battere o troppo alti nella zona. Il difetto del rushing o variazione del punto di rilascio succede anche ai lanciatori delle majors. Se il coach individua il difetto per tempo, aiuterà il lanciatore a restare in partita. E’ possibile leggere segni di stanchezza anche semplicemente guardando il suo viso.

Si trova spesso dietro nel conteggio? Ha difficoltà ad andare in vantaggio? Trovarsi spesso sul 2-0 o 3-1 è l’anticamera di un disastro e ciò può essere la conseguenza di quanto abbiamo accennato finora. Magari non deve essere rimosso immediatamente, ma è il caso di far riscaldare un rilievo nel bullpen.

 

Dimostra il tuo lanciatore di essere in difficoltà a tirare strike dopo aver concesso un paio di valide? E’ fondamentale per un coach conoscere la differenza tra una causa fisica e una mentale.

 

Dopo aver concesso un fuoricampo, riesce il tuo lanciatore a lanciare strike o perde completamente il controllo? Potrebbe essere una questione di paura o caratteriale. E’ l’unico caso in cui bisogna dimostrare molta decisione. Bisogna capire se è un problema di meccanica, se riesce ad essere efficace come prima nella gara, sapere quanti lanci ha a suo carico, e se la palla continua ad avere un buon movimento. Una volta eliminate le problematiche fisiche, allora ci si può recare sul monte e verificare il suo aspetto mentale: se vuole rimanere in partita, se è subentrata la paura, se accusa dolori, e se capisce in che situazione si trova. Se tutto è positivo, allora invitatelo a competere, ed è anche l’unica volta che gli si può ricordare di tirare strike.

 

Il coach deve essere anche un po’ psicologo, deve saper dire le cose al momento giusto e nella giusta situazione, e alla giusta età. Nella LL forse è troppo presto. Ma se avete un lanciatore di talento ma notate che accusa problemi caratteriali, è vostra responsabilità  farlo presente e fargli capire cosa significa competere, per sé stesso e per la squadra. Questo potrebbe rappresentare un momento focale quindi è importante conoscere anche il carattere del lanciatore, non tutti risponderanno allo stesso modo, ma è necessario che il vostro lanciatore sappia competere se vuole salire di categoria. I lanciatori di successo generalmente hanno un carattere forte, il coach può solo aiutarlo. Esiste un vecchio detto: E’ un lanciatore che tira bene nel bullpen ma perde di controllo quando vede il monte circondato dall’erba.

 

Kevin Brown era un lanciatore di successo, ha anche vinto le World Serie con i Florida Marlins nel 1997. Questo finché giocava con una squadra senza pretese. Quando entrò nell'organizzazione degli Yankees, le sue prestazioni divennero deludenti, non riusciva ad ambientarsi e a trovare sé stesso in una squadra che doveva vincere ad ogni costo. Una volta, durante una gara, non si presentò sul monte per l’inning successivo. Joe Torre entrò negli spogliatoi e lo trovò accovacciato vestito, sotto la doccia piangente perché non riusciva più ad essere sé stesso. (Tratto dal libro “Gli Yankee Years” di Joe Torre e Tom Verducci” ndt).

 

Prestate attenzione al ritmo e al suo tempismo. Dovrebbe essere costante durante tutta la durata della partita. Perdere il ritmo in momenti importanti della gara a volte può essere determinante. Dipende dal fatto che è subentrata la paura o perché sta pensando troppo? E’ un altro importante aspetto a cui il coach deve prestare particolare attenzione.

 

Le suoe “breaking ball” hanno sempre la stessa rotazione? Perdendo la giusta rotazione, curve, slider ecc.  possono essere colpite molto forte con risultati deleteri. Anche questo è un fattore da tenere sotto attento controllo. Ricordate al lanciatore di tenere il braccio del guanto alto e il punto di rilascio per la curva dovrebbe essere “sopra il guanto”. Un altro consiglio potrebbe essere di non rallentare troppo l’azione del braccio.

 

Il pitching coach ha un ruolo determinante nello sviluppo del suo staff di lanciatori e le situazioni di gara possono rappresentare un ottimo momento per l’insegnamento. Ma a tale proposito è fondamentale sempre tenere sotto attenta osservazione il proprio lanciatore.

 

Frankie Russo

 

N.d.r.Nella foto in home page l'head coach Marc Johnson da 41 anni alla Cherry Creek high school (Colorado) "Un allenatore deve essere determinante sui suoi giocatori in termini di come imparano a competere", ha detto. "Devi insegnare ai tuoi ragazzi che nessuno può superarti a meno che tu non lo permetta. Insegna ai tuoi giocatori il gioco sia dentro che fuori. Fai sapere ai tuoi giocatori che li ami sia quando vincon, che quando perdono. La crescita è più importante della vittoria. Vincere è un sottoprodotto di un sacco di duro lavoro. Se trascorri molto tempo in classe a studiare ti renderà un buon studente, così come allenarti sul campo da baseball ti renderà un buon giocatore. "

 

La filosofia di Johnson ha funzionato. Oltre agli otto titoli di stato, Cherry Creek ha vinto 26 campionati. Più di 375 giocatori sono andati a giocare a baseball al college. Sei dei suoi giocatori sono stati scelti al primo turno (due appena usciti dal liceo) e più di 75 sono andati a giocare a baseball professionistico, cinque dei quali sono arrivati alla MLB.

 

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