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Quando era out con un rimbalzo

Il libro edito da McFarland e Co., Inc.
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di Andrea Salvarezza

Pur stante la crescita impetuosa del baseball, ancora alla metà del 1800 lo sport principale  d’America  sembra  essere  il  cricket:  lo  lasciano  intendere  ad  esempio i 24.000 spettatori dell’incontro Inghilterra-Stati Uniti all’Elysian Fields del 1859, o le diciotto pagine e mezza contro le quattro e mezza dedicate rispettivamente a cricket e baseball in un manuale del 1858 (manuale in cui si legge fra l’altro che il cricket «è il gioco leader fra quelli praticati all’aperto, […] il gioco preferito nei villaggi e nelle città di campagna, così come nelle più grandi città commerciali.

Ma nonostante i tentativi di istituzionalizzazione operati nel cricket (come la convention di Astor House, New York, nel 1857, o un altro tentativo del 1858 di organizzare il gioco su base nazionale, anch’esso fallito), esso sarà rapidamente soppiantato nell’animo americano dalla definitiva affermazione del baseball, che invece già dal 1858 si doterà della prima struttura organizzativa stabile: la National Association of Base Ball Players.

Harry Wright è il giocatore simbolo del sorpasso operato dal baseball nei confronti del cricket, sorpasso che può essere datato come definitivo a partire dalla guerra civile: prima giocatore di cricket di successo, Wright divenne poi il primo manager professionista del baseball nel 1869

Perché questa rapida “rimonta” del baseball sul cricket come passatempo preferito dagli Americani? In attesa di fornire delle risposte a questo interrogativo così  centrale (risposte che sono peraltro di fondamentale importanza per una corretta interpretazione dell’eccezionalismo americano negli sport), ci limiteremo per il momento   a  registrare  le  modalità  con  cui  il  baseball  penetrò  nel  cuore degli Americani, per poi giungere ad un’analisi più organica e approfondita dei perché esso riuscì ove il cricket fallì, argomento che sarà oggetto del capitolo quarto.

 

Dunque già sul finire degli anni ’50 il baseball riesce a dotarsi della prima struttura associativa stabile, la National Association of Base Ball Players (NABBP). Si tratta di un’associazione di giocatori, e non di una lega di club: la differenza è piuttosto rilevante, in quanto riflette una delle principali peculiarità che  caratterizzano  l’assetto sportivo americano.

 

Se infatti al di fuori degli Stati Uniti gli sport moderni si sono evoluti secondo le direttrici individuate da Allen Guttmann nella sua classificazione delle sette caratteristiche distintive degli sport moderni, lo sviluppo degli sport sul suolo americano sembra invece aver seguito una traiettoria diversa:

 

«gli Stati Uniti sono ”nati moderni”, privi come sono di una tradizione feudale o comunque non capitalista. La transizione fondamentale per gli sport americani non fu dunque quella da sport religiosi, non specializzati, non razionalizzati a sport secolari, specializzati, burocratizzati, ma […] da  giochi popolari, a sport orientati verso i partecipanti, a sport orientati verso gli spettatori in seguito»

 

La NABBP (National Association of Base Ball Players) comandò il baseball per tredici anni, inaugurando una nuova epoca nella storia del gioco, un‘era in cui ogni anno i giocatori e i loro rappresentanti avevano la possibilità di incontrarsi alla convention annuale per rivedere le regole, appianare le controversie ed esercitare il controllo sul “proprio” sport.

 

Era poi arrivato per i club il momento di accordarsi su un regolamento comune, poiché all’epoca erano ancora in auge anche altre versioni del gioco, come il già citato «Massachusetts Game». Dal 1857 ci si era invece accordati per seguire il “codice” dei Knicks, pur con le dovute modifiche: la durata della partita fu portata prima a 7 e poi a 9 inning, sconfessando così la regola delle “21 aces”; fu inoltre sancito il curioso divieto di afferrare la palla con il cappello (!), pratica che era all’epoca in voga in quanto si giocava ancora a  mani nude.

 

Ma una delle innovazioni più importanti, senza ombra di dubbio la più dibattuta, era quella rappresentata dall’introduzione dell’eliminazione al volo del battitore: la regola in vigore nel primo regolamento dei Knicks e dunque adottata dalla NABBP prevedeva infatti che il battitore potesse essere eliminato sia se la palla colpita veniva afferrata al volo, sia se veniva presa dopo il primo rimbalzo («first bound rule»). Ma questa possibilità aveva generato la deprecabile usanza da parte della squadra in difesa di aspettare sempre il primo rimbalzo, ove fosse possibile, senza mai rischiare la più complicata presa al volo.

 

Così, anche e soprattutto nell’ottica di rendere più dinamico e appetibile il gioco, di innalzarne il livello tecnico e di accentuarne il carattere “maschio” e virile, si iniziò a sentire da più parti l’esigenza di cancellare la possibilità di effettuare l’eliminazione dopo il primo rimbalzo, e di adottare invece un regolamento più spregiudicato e più spettacolare con l’introduzione della «fly rule».

 

Segue

 

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Tratto da A. Salvarezza, Eccezionale quel baseball! L'origine dell'isolazionismo americano negli sport, Dottorato di ricerca in critica storica giuridica ed economica dello sport (relatore: Adolfo Noto), ciclo XXII, Teramo 2009.

 

 

 La Tesi di Andrea Salvarezza

 

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