20 consigli per motivare la tua squadra

  

di Frankie Russo

Articolo tratto da Competitive Advantage

Motivazione: Suggerimenti per i Coach

I vincenti la posseggono, tutti gli altri la vorrebbero avere. E’ la motivazione, quel particolare componente che vi guiderà al successo, sia nello sport che nella vita. E’ l’elemento indispensabile che vi permetterà di  rialzarvi dopo ogni caduta e darvi ancora la forza di raggiungere il vostro obiettivo. Questi sono alcuni consigli per trasmetterla ai vostri atleti:

 

 

1.       Motivazione deve essere una responsabilità condivisa

Non dipende solo da voi motivare i vostri atleti. Anche loro dovranno avere il desiderio di motivare se stessi. Non è possibile motivare qualcuno a meno che non lo desideri egli stesso.

 

2.   Motivazione significa avere un’idea e guidare gli atleti nella giusta direzione

Tutti sono motivati, l’importante è sapere in che cosa. In qualità di coach dovete saper guidare i vostri atleti nella giusta direzione.

 

3.       Motivazione è una questione di comunicazione

Un bravo comunicatore saprà ben motivare. Dovete saper indirizzare gli atleti verso un duro lavoro per raggiungere risultati eccellenti. Dovete far comprendere loro che i sacrifici e il sudore valgono il prezzo per raggiungere l’obiettivo, cioè dovete spiegare il motivo dei loro sforzi. Il solo forzare l’atleta ad eseguire un esercizio non avrà uguale effetto se non si spiega lo scopo dell’esercizio stesso.

 

4.       Non ritenete la motivazione una certezza acquisita

Anche gli atleti professionisti devono essere motivati dai loro coach. Molti coach erroneamente ritengono che un atleta deve essere già motivato di per sé e che non ha bisogno di aiuto. Niente di più sbagliato.

 

5.       Motivazione è un impegno quotidiano, non un atto da compiere solo in occasione di importanti competizioni

Il 90% della motivazione ha inizio dal primo giorno di allenamento. Dal 5 al 10% della motivazione viene prima di una importante competizione. A meno che non si lavori quotidianamente sulla motivazione, le chiacchiere e le parole usate prima della gara non servono a nulla.

  

6.       Il vero senso della motivazione è saper creare una relazione speciale con il proprio atleta

Il più delle volte, il tipo di relazione che si riuscirà a creare con ogni atleta sin dall’inizio della stagione, determinerà la motivazione e la volontà dell’individuo nell’apprendimento.

 

7.       La costruzione di una relazione motivazionale è fondata sul rispetto verso i propri atleti

Trattate i vostri atleti allo stesso modo in cui vorreste essere trattati. Rispettate loro e sarete rispettati.  Se imparano da voi, allora saranno ben felici di giocare al vostro fianco.

 

8.       Evitate i confronti

I confronti con se stessi e con i compagni generalmente imbarazza gli atleti, annulla la motivazione e genera rivalità inutili e concorrenza sleale. I paragoni vanno fatti solo con dei veri modelli.

 

9.       Gestite l’atleta nella sua totale personalità

Dovete interessarvi al vostro atleta anche nella vita reale. Se vi interessate a lui anche come persona, e non solo per ciò che fa in campo, sarete ricompensati da una loro maggiore motivazione, maggior impegno e buone prestazioni.

 

10.   Ascoltate e siate empatici

Il vero segreto della comunicazione è saper ascoltare. Il modo migliore per far sentire un atleta a proprio agio è di ascoltarlo e comprendere il suo punto di vista. Ascoltate in silenzio, non interrompete per anticipare un vostro commento. La vostra pazienza sarà ricompensata da un rafforzato rapporto di collaborazione e avrete un atleta più motivato.

 

11.   Non interagite con l’atleta in conseguenza alla sua prestazione

Una brutta prestazione non significa essere una cattiva persona. Fate capire al vostro atleta che gli siete più vicino quando gioca male che quando gioca bene. Non state dalla loro parte solo quando hanno una buona prestazione.

 

12.   Motivate con le sfide piuttosto che con le minacce

Se veramente volete che i vostri atleti migliorino, allora dovete provocarli. Dovete incoraggiarli e fargli sapere che credete in loro. Le sfide sono positive e creano motivazione. Le minacce sono negative e incutono preoccupazioni nell’atleta in caso di fallimento, e di conseguenza non deve essere oggetto di punizione.

 

13.   Siate positivi

Niente di buono è conseguenza della negatività, che a sua volta si trasforma in vera demotivazione. Rimproverare di continuo i propri atleti non li farà sentire meglio. Siate sempre positivi, indipendentemente da come vanno le cose, e sarete in grado di trasmettere  motivazioni.

 

14.   Riconoscere i meriti

Riconoscere i meriti è uno dei modi migliori per motivare. Ogni giorno dovete far sapere ai vostri atleti che li state seguendo e che stanno dando il massimo. Anche poche parole come: “buon lavoro” e “bella corsa” possono ottenere grandi risultati.

 

15.   Gestire i fallimenti ed errori in modo costruttivo

Insegnate ai vostri atleti che i fallimenti e gli errori fanno parte del processo di apprendimento e non devono essere motivo d’imbarazzo o per smettere.  Inculcate questa mentalità e i vostri atleti si abitueranno a prendere dei rischi e ad impegnarsi di più. Rimproverare in continuazione un atleta che commette un errore causerà la sua demotivazione e ancor più la paura di sbagliare.

 

16.   Siate voi stessi un modello di motivazione in tutte le vostre azioni

Se volete essere in grado di motivare,  dovete essere motivati voi stessi. Se non mostrate entusiasmo in allenamento e lo praticate per il solo motivo di farlo, i vostri atleti non potranno essere motivati. La motivazione comincia da voi. Trasmettete entusiasmo e passione e gli atleti vi seguiranno.

 

17.   Spiegate sempre il perché

Motivare significa anche spiegare “perché” o il motivo per cui si pratica un determinato esercizio. Se saprete sempre spiegare il “perché”, esistono più possibilità che venga messo in atto l’insegnamento. Aiutate i vostri atleti a comprendere il “perché” dell’allenamento e mirare ai massimi risultati. Ricordate ai vostri  atleti che c’è sempre un “perché”.

 

18.   Prefiggete degli obiettivi durante tutto il corso della stagione

Chiari e ben definiti obiettivi aiuteranno a trasformare i sogni in realtà. Lavorate insieme ai vostri atleti sin dall’inizio e durante tutto il corso della stagione su specifici, equilibrati e ben definiti obiettivi che potranno essere raggiunti nell’immediato, nel corto e nel lungo termine.  Fate capire ai vostri atleti che ogni allenamento è in relazione al raggiungimento degli obiettivi prefissati.

 

19.   Divertitevi

Create un‘ambiente divertente e i vostri atleti saranno motivati ad allenarsi con più impegno e per più tempo. Se l’allenamento viene inteso solo come una lunga e ininterrotta sfacchinata, gli atleti si annoieranno e perderanno interesse.  Se veramente volete che i vostri atleti siano competitivi e ottengano i massimi risultati nei momenti decisivi, allora dovete aggiungere umorismo e divertimento ad ogni allenamento.

 

20.   Riposo

Il riposo è una parte integrante di un buon allenamento. Se l’atleta non ha la possibilità di riposarsi si stancherà presto, sia mentalmente che fisicamente. Brevi interruzioni durante gli allenamenti aiuteranno l’atleta a rimanere in salute durante tutto il corso del campionato.

 

 

Frankie Russo

 

Articolo già pubblicato il 29 dicembre 2015

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Commenti: 8
  • #1

    Flavia (martedì, 29 dicembre 2015 21:32)

    Sante parole importanti e determinanti nel ruolo di allenatore ... Applicate alla lettera nel progetto SOFTBALL SCHOOL
    GRAZIE E AUGURI!!!!

  • #2

    Lisandro Corba (mercoledì, 06 gennaio 2016 18:58)

    20 punti interessantissimi, veramente bello Paolo, complimenti e grazie mille.

  • #3

    Roberto Cabalisti (sabato, 16 gennaio 2016 10:44)

    Spero che le tue parole arrivino veramente ad essere lette e messe in pratica con cura perchè vere ed espressive della mancanza di tanto di quello che hai scritto nei bagagli tecnici di chi dovrà insegnare. Questo nella mia carriera da giocatore ho potuto confrontare con moltissimi tecnici conosciuti mentre mi trovavo dal lato opposto, quindi dalla parte dell'atleta, dove spesso ho visto allenatori che riponevano la loro frustrazione di successi mancati e ricercati così negli atleti a cui insegnavano, rendendoli insicuri se non, con fughe addirittura di abbandono dallo sport stesso... Bravo Paolo. Noi ci conosciamo bene e le tue parole sono coltelli che io ho lanciato, ma mai presi in considerazione da chi mi ascoltava, perchè delicati e psicologicamente non all'altezza di porvi rimedio non considerandolo PROBLEMA. Un abbraccio a tutti e Buona Stagione 2016!!!

  • #4

    Fabio Serafin (giovedì, 29 dicembre 2016 12:51)

    Grandi consigli, sopratutto nelle giovanili fare acquisire fiducia nei propri mezzi ai ragazzi è la cosa fondamentale.

  • #5

    franco ludovisi (giovedì, 15 dicembre 2022 10:27)

    Caro Frankie,
    fa sempre piacere leggere qualcosa di baseball e tu sai raccontarci anche storie interessanti.
    Poi se andiamo all’interno delle cose dette e qui mi riferisco al tuo ultimo intervento, le trovo tutte corrette, ma “banalmente” corrette.
    Potresti essere un Coach, cioè uno che guida, senza avere dentro di te tutti e venti i punti elencati e tentare di applicarli come meglio sai?
    E se sai meglio risulti anche un Coach migliore.
    I punti 7 e 9 sono i più banali di tutti. Non sono commentabili, non sono trasmissibili agli altri o li hai dentro o meglio cambiare mestiere.
    Questi venti punti non sono i “fondamentali” per essere un allenatore, non si imparano praticandoli. Se li hai sei un Coach altrimenti sei solo uno che parla dei Coach.

  • #6

    FRANKIE RUSSO (giovedì, 15 dicembre 2022 11:19)

    Caro Franco, first things first, grazie per le gentili parole che pronunciate da te non possono che essere molto gradite � scherzi a parte. Riferendomi ai due punti in questione, devo premettere che vivo in una città dove il baseball non esiste più da 20 anni e che in questo periodo ho girovagato per la penisola lavorando per 10 diverse società, e ne ho viste cotte e di crude. Sempre riferendomi ai punti in questione, ciò che più mi ha impressionato negativamente, è vedere un tecnico posizionarsi su un piedistallo rispetto ai giocatori e anziché insegnare, egli si mette in mostra magnificando le sue "conoscenze" o peggio ancora le sue gesta da giocatore. Questo non fa altro che imbarazzare i propri giocatori facendoli sentire inferiori e in tal modo si perde la stima, elemento fondamentale per lo sviluppo del giocatore. Un altro difetto che spesso ho riscontrato è la mancanza di una corretta comunicazione e peggio ancora quel rimproverare ad alta voce davanti a tutti per un errore. Se tra i tanti difetti che possiamo avere come Coach, vi sono questi da noi evidenziati, allora non posso che affermare che noi due siamo sintonizzati sulla stessa lunghezza d'onda.

  • #7

    Paolo (giovedì, 15 dicembre 2022 12:14)

    Caro Franco, sapessi quanto sono utili per me questi concetti. Quando pubblico articoli come questi di Frankie o di altri, li leggo e li rileggo e poi penso: "Io faccio così?" e la risposta purtroppo non è sempre "si", a volte è "no". E allora quando torno in palestra ci penso e provo a correggere. Ad esempio i tuoi citati punti 7 e 9. Il primo in effetti fa parte della mia educazione e non è solo legato allo sport (ma è così per tutti?) Il secondo: "Gestite l’atleta nella sua totale personalità" qualche volta non è facile, specie nell'ambito giovanile. Nei miei anni ho avuto a che fare con dei ragazzi che avrei voluto mandare a casa e che poi si sono riscontrati migliori degli altri. Comunque basta girare per i campi......

  • #8

    franco ludovisi (giovedì, 15 dicembre 2022 17:14)

    FRANKIE E PAOLO; i venti punti citati li ho definiti "banali" perchè ricordarli a chi li dovrebbe già avere è appunto banale.
    Riuscire a realizzarli al massimo farebbe essere il Coach un Coach al massimo livello.
    Poi se ti chiedi: "io faccio così?" vuole dire che sei un Coach ancora in formazione:
    E credo che tutti i Coach siano coach in formazione, sempre.
    Leggere quei venti punti che ho riscontrato essere tutti nelle mie corde "evidenziati al massimo livello" mi fa sentire di rappresentare il top dei coach.
    Io sono un modello di motivazione assoluto, il massimo del punto 16.
    Pertanto posso tranquillamente smettere di allenare perchè non sono più motivato a farlo.