________________________________ Visit on the mound!

Joe Torre ex Manager degli Yankees
Joe Torre ex Manager degli Yankees

di Frankie Russo

Quante volte vi siete chiesti cosa dicono sul monte i coach quando effettuano una visita? Ebbene, coloro che pensano che si parli unicamente di tecnica e di meccanica rimarranno delusi da questo articolo. Al contrario molto spesso si evita proprio di entrare nel merito. Come certamente avrete modo di osservare, spesso sono i pitching coach negli inning iniziali della partita, a recarsi sul monte per la visita, prettamente per discutere quali lanci effettuare e come affrontare il prossimo o i prossimi battitori e gli interni rimangono nelle loro posizioni.

Nelle ultime riprese invece è il manager ad effettuare la visita per sostituzione o per dare disposizioni delle strategie difensive. In questo caso gli interni partecipano per ascoltare le decisioni dal Capo. Ma indipendentemente da questa breve introduzione, voglio riportare alcuni episodi e curiosità che ho avuto occasione di conoscere leggendo di qua e di là.

Buon divertimento!

 

 

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Era il 22 luglio 1984. Al Tigers Stadium la squadra di Detroit, saldamente in testa alla classifica, gioca contro i Texas Rangers. All’inizio del nono inning i Tigers sono in vantaggio 2-0, il partente Dan Petry è ancora sul monte avendo concesso solo tre valide e zero punti. Ma adesso, con corridore in prima e due eliminati, deve affrontare il potente, temibilissimo mancino Pete O’Brian.

Il manager Sparky Anderson (HOF) si reca sul monte.

Sparky: “Credo che oggi siamo intorno ai 38° ”

Petry: “Eh si, lo credo anch’io”

Sparky: “Fa veramente caldo!”

Petry: “ Eh si, effettivamente è molto caldo.”

Sparky: “Hai lanciato molto. Come ti senti?”

Petry: “E tu come pensi che mi sento?”

Sparky: “Beh, penso che adesso ti sentirai sicuramente molto male perché sto per sostituirti!”

Anderson in seguito commentò: “I 38.000 presenti mi contestarono perché volevano che Danny lanciasse una partita completa senza concedere punti. Il pubblico forse aveva ragione, sono grandi tifosi e Dan è una gran brava persona, ma l’obiettivo è vincere, non farsi degli amici.

 

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Siamo in gara 3 delle World Series del 1996. I NY Yankees hanno perso le prime due gare casalinghe contro gli Atlanta Braves campioni in carica. Nel sesto inning NY è in vantaggio 2-0,  sul monte  il loro “ace” David Cone, con un solo eliminato e le basi cariche, deve affrontare il mancino slugger dei Braves, Fred McGriff. Già da qualche minuto Joe Torre ha lo specialista mancino Graeme Lloyd a riscaldarsi nel bullpen. Torre si reca sul monte ben sapendo che il “libro delle strategie” suggerisce di utilizzare lo specialista per affrontare il battitore mancino. 

Torre: “E’ molto importante, debbo sapere la verità, come ti senti?

Cone (senza scomporsi): “ Sto bene, ho perso un po’ di controllo con lo slider, ma sto bene, questo qui (McGriff ndr) lo  elimino.

A quel punto Torre  lo afferra per la casacca e lo tira verso di sé con tanta forza che i due si trovano naso contro naso, lo sguardo di ognuno fisso nello sguardo dell’altro.

Torre: “Questa partita è molto importante, è troppo importante, debbo sapere la verità, perciò non dirmi stronzate!”

Cone rimase sul monte e portò a termine l’inning concedendo  un solo punto per base su ball! In seguito, alquanto divertito, Cone ebbe a dire che in tanti anni di carriera mai un manager si era comportato così e gli si era rivolto in quei termini. In quella situazione non sarebbero state sufficienti le solite frasi di routine, il manager lo implorava di dire la verità.  Più tardi anche Torre ebbe a commentare l’episodio con molta semplicità: “Anche il sapientone che ha scritto il libro delle strategie avrà perso qualche partita, o no?”

 

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Nel prossimo episodio, verificatosi di recente, non saranno menzionati i protagonisti in quanto frutto di un racconto di un giocatore di MLB che è voluto rimanere nell’anonimato e di seguito se ne capirà il motivo.

I Tigers giocavano in uno stadio dove vigeva l’abitudine di sparare fuochi di artificio ogni qualvolta la squadra di casa avesse battuto un fuoricampo. Lo sfortunato lanciatore dei Tigers ne concesse ben tre nel primo inning, obbligando, pertanto, il pitching coach a recarsi sul monte.

Il lanciatore, seppur sapendo che la visita era dovuta, allargò le braccia sconsolato e disse: “Lo so che sto lanciando male, ma siamo ancora al primo inning, abbiamo ancora tempo per recuperare, mica mi vuoi cambiare?”

“No” rispose il coach con un sorriso sornione, “è che la squadra di casa mi ha chiesto di perdere tempo perché devono ricaricare la macchina che spara i fuochi!”

 

 

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