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Società sportiva, quali obiettivi?

di Paolo Castagnini

La mia squadra di baseball, la mia squadra di softball che obiettivo ha avuto dalla società? Il Presidente che cosa vuole da me allenatore?

Quante volte viene posta questa domanda? Quante volte a fine stagione una società si ritrova per fare il punto della situazione, capire se gli obiettivi sono stati raggiunti o se qualche cosa bisogna cambiare per l'anno successivo?

 

Ma le nostre società un obiettivo ce l'hanno?

 

Una società con grande tradizione di risultati punterà ad affermarsi per cercare di arrivare al titolo nell'anno successivo. Quindi: giocatori, allenatore, coach, soldi.

E le giovanili di quella società? E una piccola società giovanile che non ha obiettivi di risultati immediati?

 

Tutti devono porsi degli obiettivi: Risultati sportivi? crescita dei giovani? aggregazione? divertimento? formazione del carattere e quindi progetto educativo? Un misto di tutto questo? difficile mettere insieme più obiettivi perché spesso uno nega l'altro. L'importante è sapere cosa si vuol fare e soprattutto comunicarlo e condividerlo con i giocatori e genitori nel caso di soggetti giovani.

 

Nella mia carriera di quasi quarant'anni da allenatore ho percorso molte strade il più delle volte senza pormi particolari obiettivi, ma vivendo un po' alla giornata. Se nei primi anni cercavo la squadra come gruppo, stare bene assieme, divertirsi imparando uno sport, successivamente sono stato sempre più attratto dall'aspetto tecnico; studiare, osservare, ascoltare dei coach più bravi di me è sempre stato un mio pallino. Ho portato nelle mie squadre decine di tecnici di livello più alto del mio senza mai aver paura di essere contraddetto da uno di loro, ciò che spesso succedeva. Ma non me ne importava.  La squadra, me compreso, aumentava la conoscenza di questo sport.

 

Con il tempo sono cambiato. Il tecnico ha lasciato il posto all'educatore. Mi piace pensare che ho in mano un gruppo di giovani verso i quali ho la grossa responsabilità di una, se pur piccola, parte della loro educazione.  Nel momento in cui mi sono reso conto di avere questa responsabilità ho capito che la pietra miliare del mio programma di lavoro deve essere la disciplina.

 

In questi ultimi anni ho avuto la fortuna di stare in una società che ha creduto in me e che ha fatto della crescita giovanile il suo obiettivo. Spesso sono stato giudicato severo, a volte troppo severo. E pensare che invece secondo il mio punto di vista lo sono stato poco, troppo poco severo.

 

Nel momento in cui la società sportiva chiede all'allenatore di perseguire l'obiettivo della formazione e perciò della crescita del giovane/atleta, molte cose scritte all'inizio di questo articolo passano in secondo piano.

 

Ad esempio la vittoria. Che cosa significa vincere? Vincere contro chi? a quale livello? Con una squadra di 16 anni vinciamo il campionato italiano e con la stessa squadra perdiamo con i 14enni di una squadra di provincia americana. Siamo forti?

 

Nei giovani è molto più importante la formazione. Vincere contro se stessi, contro la pigrizia, contro la fatica, contro i miei limiti, assieme ai miei compagni più deboli  e ovviamente anche vincere contro gli avversari. Per ottenere questi obiettivi è necessaria la disciplina sopra ogni altra cosa, la più importante.

Senza di essa non c'è formazione.

Ma cos'è la disciplina?

 

Prima di tutto regole. I giovani hanno bisogno di regole e di persone che le fanno rispettare. Ogni allenatore darà le sue regole e il rispetto di queste, di per sé è già un insegnamento. Come ci si veste, come si sta in panchina, come si sta in campo, come ci si muove in campo, cosa si fa quando un compagno sbaglia o quando fa una cosa buona. Disciplina è anche il modo con cui ci si allena; con quanta intensità si esegue un esercizio impartito dall'allenatore, con quanto impegno ci si allena.

 

Tutto questo è possibile quando tra giocatori, allenatori, genitori e società c'è una grande sinergia e comunione d'intenti e questo non sempre accade.

Senza la disciplina e le persone che la fanno rispettare, non c'è formazione. Può essere che rimane il divertimento e il gruppo di amici, ma questo non è il mio sport, è un'altra cosa e lo lascio ad altri.

 

Per concludere vi lascio alla visione di un piccolo pezzo del film "Remember the Titans (il sapore della vittoria)" una magistrale interpretazione di Denzel Washinghton che attraverso la disciplina riesce nel difficilissimo intento di fondere ragazzi di razza bianca e nera del T.C. Williams High School. (Storia vera ambientata nell'America del 1971)

 

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Commenti: 5
  • #1

    Gianfranco Vr (giovedì, 28 febbraio 2013 10:35)

    Giusto Paolo , la disciplina è il fondamento per qualsiasi attività si pratichi, determinante se questa attività viene svolta in collaborazione con altri come ad esempio in uno sport di squadra ! Avendo il nostro gioco anche peculiarità individuali rafforzo la tua tesi aggiungendo l'importanza che può avere anche il progresso nell' autodisciplina degli stessi atleti. Il sole sta iniziando a rischiarare i diamanti quindi buon lavoro e che sia una stagione soddisfacente . CiaoCiao

  • #2

    Milena (giovedì, 28 febbraio 2013 10:37)

    Mi trovo perfettamente d'accordo con ciò che esprimi in questo interessante articolo..... Milena

  • #3

    Gio (giovedì, 28 febbraio 2013 11:21)

    completamente daccordo. aggiungo che secondo me la disciplina è il fondamento dell'educazione. credo che in generale nella nostra vita dovremmo tutti imparare a rispettare noi stessi, gli altri e le regole.

  • #4

    Erny (giovedì, 28 febbraio 2013 12:27)

    Secondo me la severità é necessaria per il rispetto e l'educazione; solo le persone intelligenti però lo capiscono.
    La disciplina va insegnata anche per il futuro dei propri figli...non si regala nulla ma si guadagna con il sudore. E il mondo del lavoro purtroppo ce lo insegna.
    Chi non accetta le regole può correre da solo......
    Detto questo, completamente d'accordo su quanto hai esposto.

  • #5

    Franco Ludovisi (venerdì, 01 marzo 2013 17:14)

    Sempre sorprendente ed esatto.
    Complimenti.