Nel Salento ed a Lecce in particolare il baseball giunse dopo ben 24 anni dalla mitica partita del 27 giugno 1948 quando al campo Giurati il Milano b.c. incontrò la formazione degli Yankees di fatto la prima partita ufficiale giocata tra giocatori italiani. E giunse in modo insolito grazie ad un cineforum che proiettò "Il Cameraman" dove l’eccezionale Buster Keaton parodiava le migliori inquadrature di questo sport con un inimitabile brano di antologia classica e successivamente con il tenebroso Fear Strike out (titolo italiano Prigioniero della Paura) con un Anthony Perkins in odore di oscar ma che pochi intuirono e capirono il dramma del protagonista. Infine il 21 dicembre 1972 quando chi scrive tenne presso il Panathlon Club di Lecce la conferenza “Baseball, sport del futuro”. Per quei panathleti fu una piacevole sorpresa di realtà sportiva ed il presidente fondatore di quel club, l’ing. Mario Stasi, mitico uomo di sport di notevole e riconosciuto spessore, altresì presidente e fondatore del Cus Lecce mi invitò a dare un seguito divulgativo presso il Centro Universitario.
A latere il baseball, che aveva richiamato dopo la mia conferenza anche l’interesse dei media locali tra cui “La Tribuna del Salento”, “Il Pungolo Sportivo” ed il quotidiano “La Gazzetta del Mezzogiorno” si visualizzò nell’anno successivo tra incontri presso alcuni Club Service della città e plessi scolastici di scuole secondarie con una particolare attività poliedrica dell’allora “Associazione Culturale Italo Americana” del capoluogo salentino che valutò opportuno partecipare ad una maggior divulgazione del batti e corri con l’organizzazione di una mostra fotografica che meglio poteva esplicitare gli aspetti visivi dei gesti atletici dei giocatori.
Tra le foto, tutte di autori italiani, piace ricordare ancora oggi “La Grande Rubata”, carpita egregiamente dal torinese Silvano Marchino e che, primeggiando tra le altre, richiamò sempre grande attenzione e stupore da parte del pubblico. La mostra fu inaugurata nei locali della stessa Associazione dall’allora Comandante della Base NATO di San Vito dei Normanni, il cosiddetto Grande Orecchio poiché tale era e non base armata come si credeva in giro, e fece da trampolino futuro ad un forte dialogo di amicizia tra i giovani bomber cussini e quelli della base appartenenti al baseball roster “Crusaders”. Molte infatti furono le partite amichevoli e a Lecce si svolgevano sul mitico campo di calcio “Carlo Pranzo”, ora abbattuto per dar luogo ad un’ampia visione della mura cittadine realizzate da Carlo V, ed a San Vito presso la base NATO su un vero diamante che colpiva non poco l’immaginazione dei giovani leccesi.
Avvenne così che sotto la carismatica ed entusiastica spinta emotiva dell’ing. Mario Stasi e sotto la mia guida tecnica si iniziò a novembre del 1973 a svolgere lezioni teoriche e pratiche a gruppi di universitari ed universitarie per poi incominciare a contendersi con decisione i miei due guanti e due mazze che già a quel tempo avevano visto e praticato diversi campionati ed erano in attesa della pensione.
Crebbe così anche l’entusiasmo ben motivato da inaspettate coincidenze: la presenza casuale di ben tre quotati giocatori di baseball che in quel periodo stavano svolgendo a Lecce il servizio militare presso la Scuola Truppe Corazzate. Erano il padovano Roberto Bonomo, eclettico lanciatore e grande figura di atleta e serietà, il romano Michele Tabusso, preciso ed armonioso nel suo ruolo di ricevitore ed il friulano Domenico La Forgia, statuario prima base cui nulla sfuggiva. Altresì ci fu anche l’inaspettato avvento di Raffaele Zappia, grande atleta e uomo di sport che con la casacca del Cus Genova aveva debuttato a soli 16 anni nella massima serie italiana ed allora trasferitosi in quel di Alezio.
Con il loro aiuto e nuove e complete attrezzature, tra lo stupore dei più, furono assemblate le modalità del gioco con il giusto spirito goliardico ben due formazioni: quella di baseball e quella di softball ed all’inizio dell’anno 1974 le due squadre erano pronte a cimentarsi nei campionati agonistici. Alla presentazione con il mitico completo viola tanto caro all’ing. Mario Stasi (in segreto sempre gran tifoso della Fiorentina), poi berretto nero-arancione, calzettoni bianchi e scarpe nere a formare la divisa, i giornali locali salutarono le due franchigie matricole con “un pizzico di presunzione in più” che mai in realtà abbandonò la qualità di quegli atleti.
Il Cus Lecce Softball in verità pagò lo scotto di una preparazione allora difficile per le giocatrici a causa di una limitata scelta che caratterizzava l’attività femminile al sud ma la loro ammirevole volontà di proseguire, apprendere e migliorare richiamò più volte l’affetto e la simpatia di Renato Germonio, allora genio e divulgatore della specialità, tanto che la successiva diaspora si concretizzò con le Silver Wings di Galatina, le Pink Panthers di Salve, le Blue Chips e le Bouldozers di Lecce.
Diverso e prorompente invece fu il debutto del Cus Lecce Baseball che contro tutte le aspettative delle squadre regionali più blasonate incominciò a dare spettacolo e fascino andando a vincere subito il loro primo campionato di categoria dominando alla grande contro il b.c. Fulgor Foggia, il Bari, il Potenza ed il b.c. Foggia subendo poi da quest’ultima una sola sconfitta.
La disponibilità di un campo di gioco fu subito archiviata realizzando all’interno del Velodromo degli Ulivi in Monteroni il necessario diamante e da quell’anno sino al 1980 il Cus Lecce tenne sempre banco divenendo punto di interesse e di sviluppo e memorabili sono rimaste le visite del presidente Bruno Beneck nel 1977 e poi nel 1979 poiché là dove arrivavano i berretti nero arancione e le maglie viola si era certi di uno spettacolo di prim’ordine e di una passione sportiva da interessare a lungo i media e le locali nascenti televisioni via cavo. Purtroppo solo alle finali nazionali gli universitari leccesi in tutti quegli anni vennero superati in quanto la loro tenuta tecnica si rivelava sempre non corroborata da esperienza.
Tuttavia molti gli aneddoti e poi i ricordi da un’intera notte passata all’addiaccio a causa della rottura del pulman sulla s.s. 16 ai panini mangiati frettolosamente per pranzo, dal caldo afoso che imperlava la fronte alle levatacce domenicali poiché le trasferte più vicine sommavano tra andata e ritorno una distanza di circa 300 km, dalle meravigliose prese al volo alle micidiali battute fuori campo, dai doppi giochi agli errori più semplici…ricca così appare l’antologia di questa squadra diventata subito una realtà anzitempo.
Come allora non ricordare l’eleganza del lanci di un Roberto Bonomo trasmessa poi all’eclettico e selvaggio Umberto Pini ed al riflessivo Enzo Sozzo, la calma spettacolare di Domenico La Forgia a difesa della prima base, il coordinamento del gioco vanto del ricevitore “rosso malpelo” Michele Tabusso e del suo erede Carlo La Penna, la temerarietà del capitano Benvenuto Coluccia e la grinta di Piero Lefons, il debutto e la continuità di “Dirty Trick” Raffaele Zappia, gli estrosi e costruttivi Francesco Guida, Fernando Gianfreda e Maurizio Totaro, le rocambolesche giocate dei fratelli “cecio” Ceciarini Alex, Max e Adolfo, l’amerikano Carlo Orlanducci e via via i giovanissimi Nereo Pantaleo, Sergio Lorio, Luciano Ancora. E significativo fu anche l’inizio del vivaio che vide il Cus Lecce sempre protagonista alle finali regionali dei Giochi della Gioventù.
Poi il mondo del lavoro e le forzate emigrazioni dei primi slugger fecero sfumare la compatta vitalità di questa squadra con il definitivo scioglimento. Dalle ceneri comunque sorsero i Choppers di Galatina, i Jumbo Jet e l’Arci Uisp a Lecce e la Fiamma Maglie che si affiancarono all’emergente realtà di Matino ben coordinata da Raffaele Zappia. E fu un simbolico quanto convinto passaggio della fiaccola. Tuttavia si racconta ancora che durante le trasferte si intonava sempre qualche canto goliardico…
Michele Dodde
In home la prima foto del Cus Lecce Baseball:
In piedi: Zappia, Bonomo, La Forgia, Pini, Guido, Gianfreda, A.Ceciarini
Seduti: Colazzo, Tabusso, M.Ceciarini, Martena, Sozzo, Orlanducci, Pantaleo, Lefons

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