Nel 2012, andai a New York e negli USA, per la prima volta e siccome in quel frangente giocavano i Mets al Citi Field, mentre gli Yankees erano in trasferta, andai a vederli. Fu una festa assoluta! Con tanto di cadeau all’ingresso, perché ricevetti in omaggio una maglietta sponsorizzata da una nota catena di fast food e proprio a proposito di food, ovviamente mangiai e bevvi a quattro ganasce, cosa che ho sempre fatto in ogni stadio americano dove mi son recata da lì in avanti. Ricordo i panini al granchio di Boston e la pizza “Giordano’s” a Chicago, oltre che il fantastico servizio al posto che ebbi in quel di Phoenix, nello stadio perfettamente climatizzato, date le temperature elevatissime dell’Arizona in cui arrivai dopo aver capito che cosa fosse l’inverno più rigido che ci sia, ossia l’estate di San Francisco, con una media di 11°C serali a luglio … patiti per la verità allo stadio di Oakland, quando ancora vi giocavano gli Athletics.
Ovviamente, lo stadio che ricordo con più affetto è quello dei mei amati Cubs a Chicago, ossia il Wrigley Field, dove di recente Mary Ann Culleton, executive chef, alla vigilia dell’Opening Day della stagione 2026 dei Cubs, ha presentato una serie di novità culinarie studiate per chiunque vada a vedere una partita di baseball.
Ma prima di entrare nella descrizione di queste leccornie, che, lo dico subito, per un italiano sono dei veri e propri “mappazzoni”, ma hanno quel quid di americano che li rendono comunque sfiziosi, tornando a New York e proprio al Citi Field, ho fatto un giretto sul menù, o meglio sui menù online che vengono proposti oggi, dopo quattordici anni da quel mio primo viaggio newyorkese.
Già all’epoca, in verità c’era una gran sensibilità verso ciò che era vegetariano o kosher e quindi cucinato in ossequio alla tradizione ebraica, che, detto in estrema sintesi non permette determinate commistioni e sovrapposizioni tra gli ingredienti; adesso la proposta è veramente estesa, perché al Citi Field si può mangiare anche e direi giustamente per par condicio, halal, secondo i dettami della religione mussulmana, o nel rispetto del regime alimentare vegano o gluten free; ci sono le “zeppole” così come la pizza napoletana, in pieno Italian Style in salsa statunitense e poi il sushi o le classiche costolette d’agnello.
Insomma c’è tutto e di più, perché tornando a Chicago, come dice Mary Ann Culleton, chiunque vada allo stadio deve poter godere dello spettacolo, anche dal punto di vista culinario e trovare le patate tagliate e fritte al momento, così come la cucina gluten free o per gli intolleranti al lattosio.
Per chi ha intolleranze di qualsiasi tipo infatti sono state studiate delle cotolette speciali, mentre per chi non ha particolari problemi vi sono dei bao che sono dei panini cinesi cotti al vapore ed ipocalorici che sembrano dei tacos o delle tapas ripiene con i wurstel e l’insalata di cavolo.
Poi ci sono dei “mappazzoni” molto americani, come dicevo pocanzi, dove si sovrappongono waffle, funghi, salse, verdure e quant’altro. Ad ogni modo nessuno potrà uscire da uno stadio di baseball americano, patendo la fame, perché la scelta è davvero infinita e ormai va dal classico hot dog al caviale.
Eh sì, perché ogni stadio americano ha pure dei box riservati, per i tifosi più danarosi con relativi ospiti (scrocconi!?), dove si viene serviti e riveriti con prelibatezze a cinque stelle e talvolta in altre parti dello stadio vi sono dei veri e propri “all you can eat” assai goduriosi e iper calorici.
Tutto questo parlar di cibo, mi ha fatto venir fame e voglia di tornare negli States per vedere dal vivo qualche partita e a voi? Go Mary Ann!
Allegra Giuffredi

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