
Premessa di Paolo Castagnini
Finalmente la primavera è arrivata e i campionati 2026 stanno per iniziare. Gustiamoci quindi questo simpatico "decalogo" di Michele Dodde affinché le nostre partite siano serene e divertenti, visto anche che nei nostri campionati il challenger non esiste :-)
in bocca al lupo a tutti!
E’ notorio l’aneddoto di un direttore di un quotidiano napoletano quando catechizzò i praticanti cronisti sportivi dicendo:” …e ricordate che se il Napoli vince è per suo merito, se pareggia è riuscito a fronteggiare bene il forte avversario, se perde è solo per colpa dell’arbitro…”. Un lapalissiano insegnamento che voleva indicare come e comunque fosse sempre necessaria la figura di un personaggio chiamato a dirigere una gara sportiva facendo rispettare le regole, ovvero l’arbitro, e poi criticare il suo operato. Ora questo personaggio, quasi in via d’estinzione, se dapprima viene accettato con tutti gli onori, al termine della contesa viene sempre costretto a lasciare una lunga serie di distinguo sulla quale e con la quale si alimenteranno le vuote parole dei vari bar dello sport. Ora con lo sviluppo di una tecnologia sofisticata, fredda ed incolpevole si sono elaborati pruriginosi accorgimenti che dovrebbero correggere o meglio aiutare l’arbitro nella valutazione degli avvenimenti al fine di configurare il diorama di una gara ideale e perfetta.
Nessuno pensa invece che tutte queste modalità stanno eliminando il giusto sale di una gara ed a sminuire la capacità di un giudizio…quando invece basterebbe dare il via ad un particolare comportamento che renderebbe l’esito delle gare il più vicino possibile alla perfezione, ovvero attenersi scrupolosamente ad un decalogo mai scritto ma sempre sussurrato. Ed esso recita o viene tramandato in modo semplice. Ovvero, per quanto riguarda i prossimi campionati di baseball e di softball, ma valido come carta carbone per tutte le altre discipline sportive, sarebbe opportuno dare inizio alle gare con il seguente giusto intento che,
capo. 1, l’umpire ha ragione
e rafforzare poi l’assioma con il
capo 2: l’umpire ha sempre ragione.
Qui va precisata una postilla sul gioco precisando con il
capo 3: l’umpire non sbaglia mai, è il gioco ad essere errato.
Metabolizzati questi principi è giusto allora delineare che con il
capo 4: l’umpire non familiarizza mai. Egli esprime solo la sua presenza
per andare poi a contemplare che
capo 5: l’umpire non studia il regolamento, lo interpreta
e da qui accettare che
capo 6 : l’umpire non effettua mai un giudizio frettolosamente. Egli intuisce in anticipo il gioco.
Va da sé che con il
capo 7: l’umpire non effettua mai in ritardo il suo giudizio poiché egli sta concependo un attimo di riflessione
per poi passare all’aspetto visivo per cui
capo 8: l’umpire non si presenta mai in disordine, è che veste casual.
Infine per stemperare qualsiasi velleità entra in atto il
capo 9: se per caso nella impensabile ipotesi che un manager possa credere che abbia ragione, entrano subito in vigore i capo. 1 e 2
e laddove si dovesse verificare il
capo 10: se un manager entra in diamante per discutere una sua propria interpretazione del gioco, allora è opportuno che poi rientri nel dugout convinto della giusta decisione dell’umpire.
Come si evince sono appena dieci puntualizzazioni che grazie alla loro semplice applicazione renderebbe l’andamento di una gara sempre verso una competizione ideale e priva di sbavatura, o meglio come indica il comma finale : più si pensa come l’umpire, più la gara viene giocata meglio e perfetta. O no????
Michele Dodde

Scrivi commento