L’INIMMAGINABILE É ACCADUTO L’ITALIA HA BATTUTO GLI USA

Articolo pubblicato da Mario Salvini sul suo Blog "Che palle blog"

 

L’inimmaginabile.

Abbiamo vissuto tutti quanti abbastanza a lungo da passare una notte di marzo del 2026 completamente in bianco, gasati, e poi increduli, trepidanti, terrorizzati di ritrovarci beffati. E alla fine, quasi all’alba, felici come bambini. Per una vittoria strepitosa, stupenda. L’Italia ha battuto gli Stati Uniti 8-6. Pazzesco.

Abbiamo vissuto abbastanza a lungo per vedere quei due fuoricampo di fila di Teel e Antonacci. E poi la randellata di Caglianone, la linea che é finita in mezzo alla gente del Daikin Stadium incredula, basita. E Michael Lorenzen che li ha zittiti per metà partita.

E l’orrore, per noi meraviglioso, di Brad Keller che ha trasformato un doppio gioco fatto in uno scempio e in un’esplosione di gioia. Un errore che abbiamo punito a dovere: 8-0.

Otto a zero per noi, a Houston, contro gli Stati Uniti. Che già così suona blasfemo e folle. E che è ancora di più se si pensa che gli Stati Uniti sono Judge e Schwarber, Witt e Henderson, Goldschmidt, Crow-Armstrong e Anthony. E poi anche Harper. IN altri sport lo chiamerebbero Dream Team.
Ma anche se siamo svegli da tutta la notte a sognare siamo noi.

Abbiamo sognato man mano che loro accorciavano, accorciavano. Con quei sorrisetti beffardi di Crow-Armstrong che l’ha schiantata fuori due volte. Ma non è bastato, no. Non è bastato perché la giravolta di lanciatori orchestrata da Francisco Cervelli-Dave Righetti-Alessandro Maestri ha funzionato. E’ stata efficace anche se Joe LaSorsa non l’avrei mai tolto.

Non ha funzionato perché Marsee ha fatto una gran presa eludendo una finta (involontaria, eh) di Dante Nori. Perché Vinnie Pasquantino deve ancora cominciare a battere ma in prima ha stoppato tutto, con le più belle spaccate della storia azzurra dopo Vanessa Ferrari.

Fino all’ultimo inning. Fuori Ron Marinaccio, dentro Greg Weissert, con due maledetti out da fare. Accolto da una valida di Bobby Witt. A quel punto, in battuta, Henderson che rappresentava il punto del pareggio. Una sofferenza. Pubblico di Houston tutto in piedi a urlare “U-S-A, U-S-A”. Strike out. Henderson STRIKE OUT!

Mancava un out, un solo, maledettissimo, out. O forse benedetto. In battuta Aaron Judge, perché nel baseball la sceneggiatura è sempre scritta da dio. Forse con la minuscola, ma non è detto. Il capitano degli Stati Uniti, capitano dei New York Yankees, nel box era il potenziale punto dell’8-8.

Uno strike, due strike. Terzo lancio, Aaron Judge la lascia passare. L’arbitro avrebbe anche potuto chiamare strike, sarebbe finita lì. Ma non l’ha fatto, accidenti a lui.

E adesso Judge cosa può inventarsi, abbiam pensato tutti.
Quarto lancio, Judge ha girato a vuoto. Strike out. Finita. L’Italia ha battuto gli Stati Uniti 8-6.

L’inimmaginabile è accaduto.

La notte è finita.

Andiamo in pace, col baseball.

 

Sotto la pagina della partita (da MLB.com)

 

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