Il divertimento è una cosa seria

(Photo by Joshua Bessex/Getty Images)

di Lorenzo Malengo

"Io penso che il divertimento sia una cosa seria." - Italo Calvino

La promessa fondamentale di ogni società sportiva è garantire il "divertimento". Questo concetto ormai è stato talmente ripetuto e maltrattato da essere diventato un cliché, un'idea priva di spirito vitale che non ne riflette né il vero significato né lo scopo. Molti pensano che divertirsi significhi fare le cose ridendo e scherzando, mantenendo un'allegra superficialità ma aspettandosi un risultato di successo che, se non arriva, porta alla cultura degli alibi. Tuttavia, se osserviamo un bambino che gioca con i Lego e tenta di costruire qualcosa di complesso, possiamo notarne l'assoluta concentrazione piuttosto che l'allegria e la risata. È serissimo, perché vuole fare le cose bene.

Il divertimento è la volontà di svolgere un'attività accuratamente per raggiungere un obiettivo.

Sappiamo riconoscere immediatamente qualcuno che si sta divertendo proprio perché sembra essere in un'altra dimensione.

 

Soprattutto nello sport, quando osserviamo un atleta completamente assorto e concentrato che riesce a compiere azioni fantastiche, diciamo che è "nella zona", "nel flusso", senza sapere che quel concetto deriva da una teoria scientifica di Lev Vygotskij chiamata proprio "la zona di sviluppo prossimale", ovvero la distanza tra il livello di sviluppo attuale e il livello di sviluppo potenziale. È uno stato mentale molto particolare in cui ci si sente al posto giusto nel momento giusto, in equilibrio sulla linea che divide caos e ordine, conoscenza ed ignoranza.

Un atleta "nella zona" sta letteralmente trasformando sé stesso in continuazione, sbloccando il potenziale latente nascosto nel proprio sistema nervoso che gli permette di compiere azioni vicine alla perfezione che suscitano meraviglia ed adorazione in chi osserva.

 

Chi si diverte, chi è "nella zona", entra automaticamente a far parte di una minoranza descritta da una legge naturale identificata dal fisico inglese Derek Price: in ogni attività collaborativa, la radice quadrata delle persone coinvolte svolge la metà del lavoro. Significa che, in una squadra di nove giocatori, tre di essi svolgono la metà del lavoro fondamentale per la vittoria.

 

Uno degli obiettivi che possiamo quindi proporre ai nostri giocatori per motivarli a crescere è di arrivare ad essere uno dei quei tre, identificando alcune delle qualità fondamentali da incorporare per raggiungere "la zona": in particolare la coscienziosità, cioè la capacità di risolvere problemi complessi in un ambiente in continuo mutamento attraverso uno stile di vita ordinato, preciso, responsabile, efficiente ed auto-disciplinato.

 

È fondamentale continuare a proporre il divertimento come caratteristica imprescindibile dei nostri allenamenti, ma dobbiamo impegnarci a comunicare che, qualsiasi sia l'obiettivo che vogliamo raggiungere, le cose devono essere fatte bene.

 

"Chi vince festeggia, chi perde spiega."

 

Lorenzo Malengo

 

 

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