Le giuste qualità per essere un buon umpire…

Nella foto l'umpire Silk è il secondo a destra.
Nella foto l'umpire Silk è il secondo a destra.

di Michele Dodde 

Rovistando tra le pagine ingiallite del quotidiano “Morning Call” in edicola il 7 maggio del 1918 a Paterson, New Jersey, ci si imbatte in una interessante intervista concessa allora da parte di Silk O’Loughlin, uno dei migliori umpire del circuito dell’American League dal 1902 al 1918. Dal carattere grintoso e forgiato da grande personalità, Silk fu designato, oltre ad importanti gare di cartello, anche in ben cinque World Series (1906, 1909, 1912, 1915 e 1917) inanellando nel suo personale palmares la direzione di dieci gare no-hitter e nel 1911 a sancire un perfect game del bostoniano Smokey Joe Wood che con la casacca dei Red Sox imbrigliò del tutto il line up dei St. Louis Browns. La ulteriore particolarità di quella gara fu che Silk fu l’ultimo umpire a dirigere da solo una competizione. 

Al giornalista intervistatore, precisando quanto essere un umpire sia uno dei “lavori” più difficili nello sport poiché il margine di errore di un giudizio è sottile come il taglio di un rasoio e come sia interpretativo che nello stesso momento qual giudizio stesso sia ben accetto solo alla metà delle persone sia sul diamante sia sugli spalti tra il pubblico, stigmatizzò quanto importante, per superare il tutto, fosse emettere il giudizio ad alta voce senza alcun tentennamento usando la gestualità dei segnali manuali in modo ampiamente ben visibili non dimenticando mai anche di indossare con eleganza ed in modo distaccato la propria divisa curando l’impeccabilità della piega dei pantaloni con una curata stiratura ed indossando a mo’ di signorilità anche un grande anello di diamanti sul dito anulare della mano destra.

Poi nel prosieguo dell’intervista, conscio della sua personalità, si soffermò a dare consigli verso i giovani umpire che eventualmente avessero desiderato seguire le sue orme andando a precisare che: “Prima di tutto, un umpire deve essere onesto oltre ad avere il coraggio delle sue convinzioni. Deve essere in possesso di un'intima conoscenza del gioco e di un genuino amore per esso. Deve avere inoltre buon senso in abbondanza e da ultimo, ma non meno importante, un umpire che aspira a gestire bene la gara deve essere uno studioso della natura umana e deve essere un rispettoso seguace della teoria, 'tratta gli altri come vorresti che loro trattassero te'”.

 

E’ questa una interessante precisazione poiché ciò significherebbe che un buon umpire non solo deve conoscere l’indole dei giocatori e dei manager, le loro stranezze e le loro abitudini ma anche e soprattutto quale opportuno margine di adattamento dovrà essere usato nei loro confronti. “Infatti – andò a continuare - la maggior parte dei giocatori è capricciosa come le prime donne di un grande spettacolo di varietà e che come tali  ancora non esistono due giocatori uguali. Pertanto, un umpire che vuole gestire bene il proprio operato, deve imparare le caratteristiche di ognuno e poi gestirle in modo da poter eliminare il maggior numero di attriti possibili. Infine la tematica dei tifosi che siedono in tribuna: essi ovviamente pensano che l'umpire sia ingiusto verso alcuni giocatori e favorisca altri. Questo atteggiamento non deve essere condizionante perché i fan non hanno una completa conoscenza delle sfumature del regolamento come invece intimamente le interpreta e le valuta un umpire. Ci sono alcuni giocatori che tentano di creare un alibi al proprio insuccesso nel box di battuta inveendo contro il plate umpire, altri che, per quanto possa sembrare questa una vecchia abitudine, si scagliano contro gli umpire semplicemente nella speranza di ottenere pubblicità come giocatori pepati e aggressivi. Di solito, a questi personaggi, è bene indicare subito la via degli spogliatoi appena incominciano ad “ululare”, perché è ovvio che i loro lamenti non sono sinceri. Invece, quando la verità è ben visibile, è sempre stato facile giudicare il gioco con i fuoriclasse. Per esempio Ty Cobb, per quanto focoso e aggressivo, ha causato agli umpire meno problemi di tutti quelli che oggi indossano una divisa della Major League. La stessa cosa vale con Tris Speaker, Joe Jackson, Ray Schalk, Stuffy McInnis, Ray Chapman per citarne semplicemente solo alcuni tra i tanti grandissimi ed educati giocatori. Essi hanno la stessa carica emotiva dei giocatori che cercano pubblicità ma il loro atteggiamento, più che aizzare problematiche, ha a cuore ancora di più l'interesse della loro squadra".

Nella foto Joseph Henry West (Ron Vesely/Getty Images)
Nella foto Joseph Henry West (Ron Vesely/Getty Images)

Il 46enne Silk O’Loughlin morì appena sette mesi dopo la pubblicazione di questa intervista, il 20 dicembre 1918, all’apice della sua carriera ma queste parole furono recepite come lezione da impartire ai corsi per i futuri umpire dando così inizio ad una scuola di settore omogenea ed ampiamente condivisibile. 

 

Questo nuovo tipo di approccio, unitamente all’antica lezione di Bob Ferguson, dapprima qualificato giocatore, poi calibrato manager ed infine apprezzatissimo umpire che soleva dire ai giovani di: “Non cambiate mai una decisione e non perdete mai tempo fermandovi a parlare con un giocatore che chiede chiarimenti su un giudizio. Anzi, chiamate subito gioco al fine di chiudergli la bocca. Infine, non abbiate mai alcun timore eccetto quando avrete la sensazione che il pubblico stia concordando con il vostro operato. L’umpire dovrà sempre essere solo con i propri giudizi: così diventa grande” hanno formato il complesso canovaccio delle lezioni teoriche e pratiche dei corsi di formazione degli umpire che hanno poi temprato una lunga schiera di uomini in blu tra i quali, grazie alla loro capacità interpretativa e determinazione,  alcuni di loro hanno avuto in seguito anche il privilegio di essere inseriti nella Baseball Hall of Fame statunitense.

 

Ed in chiusura di queste note, ed in attesa della sua induzione nella Umpire Hall of Fame, piace ora evidenziare che quest’anno lascerà i diamanti della Major League Joseph Henry West, il più famoso longevo umpire in attività e soprannominato affettuosamente " Cowboy Joe " o " Country Joe ". West era entrato nello staff della National League come umpire nel 1976 indossando poi l'uniforme numero 22 per tutta la sua carriera. Da allora sino ad ora ha battuto il record dell’umpire Bill Klem essendo stato designato a dirigere ben 5.376 gare, un record veramente difficile da eguagliare in specie poi se si considera la qualità delle gare stesse. Tra queste da ricordare quelle del 2009 in ambito del World Baseball Classic.

 

Michele Dodde

 

 

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