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Insegnando la battuta - 1^ parte

di Frankie Russo

Presentazione di Paolo Castagnini

Insegnare la battuta. Cosa c'è nel baseball e nel softball di più bello e di più complesso per un coach? Quante volte ognuno di noi si sta chiedendo se lo sta facendo nel modo corretto oppure no. Facendo un viaggio a ritroso nella nostra esperienza alzi la mano chi non insegna cose diverse rispetto a quelle che insegnava lo scorso anno, qualche anno fa o molti anni fa. E come insegneremo domani, il prossimo anno e nel futuro? Di certo il nostro lavoro è servito a migliorare molti ragazzi, ma qualche danno lo possiamo aver fatto? Per quanto mi riguarda io ne sono certo. Quando ho letto questo articolo ne sono rimasto entusiasta. Mi auguro che sia gradito anche a tutti voi e che vi possa aiutare nel vostro lavoro. Questa è la prima parte.

 

Tratto da drivelinebaseball.com con libera traduzione di Frankie Russo

 

Insegnando la battuta – Parte 1^

 

Spesso ci viene chiesto:

  • “Come insegnate la battuta?”
  • “Che tipo di movimento insegnate?”
  • “Qual'è la vostra filosofia?”

 

Ebbene, il nostro metodo è diverso, ma credo anche molto più semplice di quanto si possa pensare. E inizieremo con il dire: ciò che non insegniamo è importante quanto ciò che invece insegniamo.

 

Adattare o morire”: Insegnare la battuta nell’era tecnologica

Prima di entrare nei dettali, vogliamo parlare di un aspetto importante della parola ‘battuta’. Come ogni cosa, il baseball è in continua evoluzione. Darwin una volta ammise che “l’unica cosa che esisterà sempre è il cambiamento”, e nella nostra breve carriera abbiamo già assistito a molti cambiamenti.

 

In passato non c’era la possibilità di accedere a video, raramente si poteva vedere video dei professionisti alla moviola. L’unico istruttore era il coach della nostra squadra. Oggigiorno è possibile raccogliere informazioni e suggerimenti da varie fonti . I giovani trovano un coach su Instagam, su Twitter, YouTube, ecc. E sembrano essere dei geni.

 

L’accesso a tutte queste informazioni sono state utili per tecnici e giocatori. Molti miti della battuta sono stati sfatati e la nuova generazione ne è a conoscenza. Questa condizione ha costretto i coach ad “adattarsi o morire”.

 

Quando insegniamo un certo movimento, il giovane andrà immediatamente a consultare YouTube o quant’altro per verificare quanto abbiamo detto facendoci assumere una certa responsabilità. Alcune teorie di battuta, una volta ‘grigie’ (discutibili, ndt), sono ora o nero o bianco (certezze, ndt). Per esempio, i giovani di oggi con uno Smartphone sanno che i professionisti non accorciano più tanto la  mazza come una volta e che non ‘schiacciano l’insetto’ (bug squeeze, ndt).                    

 

Ciò detto, i battitori oggi sono molto più ossessionati dalla meccanica di battuta rispetto al passato. Effettuare una ricerca su YouTube per “analizzare la battuta nel baseball” mostrerà 26.000 video. Molti di questi video consistono in coach che parlano della meccanica dello swing, disegnando linee e accennando alle varie angolazioni dello swing. Molti battitori sono ormai ossessionati dall’approccio dello stimolo interno (di questo entreremo nei dettagli nella parti successive).

 

Comprendere la meccanica e il movimento per una sventolata perfetta deve essere una priorità fondamentale per un hitting coach. Qui non vogliamo parlare di comprendere la battuta, ma di come insegnare la battuta, che sono due cose diverse.

 

Suggerimenti per una corretta meccanica di battuta

Entrando in una gabbia di battuta, la gran parte dei suggerimenti che si possono ascoltare sono: “Stai dietro. Stai dentro. Batti in campo opposto. Falla viaggiare”,  e questi sono solo alcuni dei tanti consigli che si sentono dare al battitore.

 

Noi riteniamo che bisogna prestare particolare attenzione agli stimoli che possono essere suddivisi in interni ed esterni.

 

  • Stimolo interno è quando l’atleta presta particolare attenzione al movimento del corpo.
  • Stimolo esterno è quando l’atleta presta particolare attenzione al risultato del movimento.

 

Molti studi sono stati effettuati nel merito ed è diventata una parte fondamentale dell’insegnamento. Molti coach di successo sanno come utilizzare questi punti di vista. Loro sanno cosa dire e quando dire. All’inizio della carriera si tende ad insegnare molto e ci si aspetta un immediato risultato, ma in questo modo si fa più male che bene, causando più confusione che correzione. Naturalmente è necessario un feedback, ma spesso è meglio averne meno che troppo. 

Quali consigli dovremmo seguire?

Le ricerche sostengono che un atleta produce più forza e rende più efficacemente quando si concentra sugli stimoli esterni anziché interni. EMG ricerche ha dimostrato che quando un atleta si concentra sul movimento del corpo, si utilizzano una quantità di muscoli che non dovrebbero essere coinvolti, quindi rallentando i movimenti. Troppo spesso si vedono giovani imbottiti eccessivamente di teorie varie ed indotti a movimenti innaturali.

 

Inoltre, e forse ancora più rilevante nell’insegnare la battuta, è l’effetto della concentrazione sullo stimolo interno relativo ai tempi di reazione. In primo luogo, le ricerche hanno rilevato che  il movimento generato dagli stimoli interni ed esterni utilizza diverse parti del cervello.

 

Quando un atleta muove coscientemente il corpo, egli innesca il sistema motorio interferendo con i processi automatici di controllo motorio che normalmente regola il movimento. Di conseguenza, quando un atleta pensa al suo corpo, significa che sta interferendo con quella parte del cervello che si occupa di reazione e movimento subconscio (Castaneda).

 

Una palla lanciata a 80/90mph impiega dalle 42/48 frazioni di secondo per raggiungere casa base. Qualsiasi gesto non  diretto sulla palla diventa uno spreco.

 

Quindi, quanta informazione dovremmo dare al battitore? Non bisogna andare alla ricerca del risultato per ogni battuta non valida, c’è troppo fallimento nell’atto di battere, perciò dobbiamo cercare di evitare la pratica comune di “diagnosi basata sui risultati.”

 

 

RISULTATO BASATO SULLA DIAGNOSI: SPIEGANDO AL BATTITORE COME SI È MOSSO CON IL CORPO, BASANDOSI UNICAMENTE SUL RISULTATO DELLO SWING

 

 

Una cosa che generalmente ci dà fastidio come coach, è quando un battitore è eliminato perché ha girato con ritardo, e viene da noi chiedendo come si è mosso con il piede anteriore, come si è mosso con le spalle e quant’altro. Niente di tutto ciò; era solamente in ritardo e pertanto non è stato a causa della meccanica. Dare sempre la scusa alla meccanica è spesso una diagnosi sbagliata. Il più delle volte è dovuto al tempismo, alla vista o all’approccio. La cosa più devastante per un battitore è pensare che deve cambiare la meccanica ogni volta che non colpisce bene la palla.

 

Troppo spesso noi come coach cadiamo nella trappola di usare il risultato per giustificare i nostri concetti. Ogni volta che un atleta batte valida siamo lì a sostenere che ha eseguito come abbiamo insegnato: “Hai visto, così gli ho detto di fare, usare le mani” o “Ecco, se solo mi ascoltasse....”. Vi sono troppi movimenti coinvolti nella battuta che l’occhio umano non è in grado di catturare completamente quanto avviene durante lo swing. Quindi, non fatevi ingannare.

 

Ora, non vogliamo sostenere che bisogna abbandonare l’idea di correggere i difetti di meccanica, sarebbe assurdo. Ciò che mettiamo in discussione è l'approccio di come interveniamo per le correzioni. Sconsigliamo nella maniera più assoluta di suggerire correzioni mentre l’atleta è nel box di battuta, o come diceva il grande Yogi Berra: Non puoi pensare e battere nello stesso momento”.

E questa è una grande bella verità.

 

Segue

 

Frankie Russo

 

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