Ancora sulla specializzazione giovanile

Una piccolissima in battuta
Una piccolissima in battuta

di Paolo Castagnini

L'articolo "Sempre più baseball/softball e sempre prima?" ha suscitato molto interesse. C'è chi ha commentato sulla pagina Facebook, chi direttamente in calce all'articolo e chi mi ha scritto privatamente.

La sensazione di molti è che si stia parlando di una realtà geografica (gli Stati Uniti) e agonistica molto differente dalla nostra. Questo è in parte vero, ma il rischio di non considerare il problema è un po' come il doping che sembra materia dei campioni per poi scoprire che invece è molto usato anche nei livelli più bassi. Allora proviamo a trasportare quanto detto nell'articolo alla nostra realtà.

Esiste da noi la superspecializzazione? Probabilmente no, ma potrebbero esistere alcuni casi, forse dovuti a figli di ex giocatori/giocatrici o super appassionati che senza volerlo trasmettono la loro aspirazione in modo intensivo nella speranza di costruire un campione. Invito questi genitori a fare attenzione perché potrebbero non ottenere il loro scopo sia per motivi tecnici che emotivi spiegati molto bene nei due articoli precedenti.

 

Quello che invece ci riguarda molto da vicino è la specializzazione o peggio ancora la specializzazione precoce e questa in Italia, baseball e softball compreso è molto diffusa e molto più che negli Stati Uniti.

 

Lo sport in Italia è gestito dalle società sportive le quali fanno di tutto per portare i giovanissimi a praticare il loro sport, tutto naturalmente in buona fede. Questa lotta/battaglia è spesso all'ultimo sangue e pur di strappare agli altri sport i bambini e bambine si anticipa sempre più l'età del reclutamento.

Un piccolissimo sulle basi
Un piccolissimo sulle basi

Nulla di male per carità, se fossero rispettate le esigenze motorie e di gioco dei piccoli, ma spesso purtroppo non accade. Su questo terreno di gioco ci siamo anche noi del baseball/softball e purtroppo non abbiamo scelta perché come tutti ben sappiamo ritardare l'età del reclutamento comporta il perdere atleti e soprattutto i più dotati.

 

L'articolo precedente suddiviso in due parti fa riferimento al rischio ad esempio dell'abbandono di bambini e bambine iniziati molto presto al mono/sport e specializzati in anticipo, con la conseguenza che nel momento più bello si resta a guardare i ragazzi che se ne vanno e 6/7/8 anni di lavoro andati in fumo.

 

Claudio Mantovani presidente della commissione sport scolastico della FIBS tempo fa segnalava quanto si potrebbe sfruttare al contrario questo eccesso di specializzazione sugli altri sport. Tra i 12 e i 14 anni (età delle medie) ci sono moltissimi abbandoni da sport diffusissimi come ad esempio il calcio con la possibilità di reclutare atleti con buone strutture.

 

Conosco i commenti a riguardo: questi ragazzi non sanno tirare e prendere una palla ed è molto difficile insegnare loro i fondamentali. Questa osservazione avvalora la tesi sulla negatività della specializzazione precoce. Chi ha praticato un mono sport non sa fare alcune cose perché non ha assimilato gli schemi motori di base.

 

 

Quindi le attenzioni nei confronti dei bambini/bambine fino ai 10/12 anni sono d'obbligo. Basta seguire le indicazioni degli esperti evitando di far praticare ai più piccoli solo ed esclusivamente esercizi specializzanti. Più gioco di ogni genere e meno baseball e softball.

 

Un battitore di Scuola media americana
Un battitore di Scuola media americana

Detto questo ancora non abbiamo affrontato il tema della stanchezza psicologica nel praticare un solo sport. Si inizia a 6 anni, a 12 si è pieni di entusiasmo e arrivano le soddisfazioni con le vittorie, a 13 si inizia ad essere stanchi e a 14/15 si lascia. Quanti di questi casi abbiamo vissuto noi allenatori?

 

Quale potrebbe essere la soluzione?

Se quanto scritto nell'articolo da esperti è vero il multi sport potrebbe esserlo.

E qui iniziano le vere difficoltà.

 

 

Federico Castagnini con la Nazionale Nord Ragazzi nel 2002
Federico Castagnini con la Nazionale Nord Ragazzi nel 2002

Nostro figlio Federico dimostrò particolare predisposizione allo sport fin da molto piccolo. In particolare era attratto da ogni tipo di palla. A casa nostra avevamo palle di ogni genere: piccole, grandi, palline e palloni. Federico le prendeva, le lanciava, le colpiva con mani piedi, testa e ogni dove. Le mandava in porta, ad un canestro e oltre la rete. Da piccolissimo entrò a far parte dei "Primi calci" nella Virtus Verona calcio. Poco dopo iniziò il minibaseball e appena le regole lo consentirono entrò nella squadra ragazzi. Era molto bravo sia nel calcio che nel baseball e non disdegnava ogni proposta per giocare a qualsiasi altra cosa.

 

A 12 anni entrò nell'Hellas Verona Calcio pur proseguendo l'attività di baseball, ma arrivò il momento della scelta. A nulla servirono le assicurazioni dei bravi allenatori dell'Hellas Verona che pur di non perderlo gli lasciavano la libertà di praticare il baseball ed entrare nel calcio a stagione finita. Federico non avrebbe mai accettato però di mancare ad alcune partite di calcio così come di baseball per rispetto dei compagni. Scelse il baseball e abbandonò il calcio a 13 anni. Credo sia stato un vero peccato aver dovuto scegliere in così giovane età.

 

Perché tutto questo ragionamento? Solita similitudine con gli Stati Uniti. Da loro lo sport si fa a scuola ed è la scuola che si prende carico della formazione sportiva dei giovani. Basta andare in qualsiasi sito internet di Scuola Media e Superiore e si potrà osservare la suddivisione molto importante degli sport: Sport d'autunno; Sport invernali; Sport primaverili. La stagione sportiva della scuola media e superiore dove si fa lo sport a livello agonistico così come da noi nelle società, è suddivisa in tre e ogni studente è incentivato a scegliere più sport che potrà praticare senza alcun intralcio tra di loro.

 

Una lanciatrice della scuola media americana
Una lanciatrice della scuola media americana

Proviamo per un attimo pensare ad un giovane che si forma praticando football in autunno; basket in inverno e baseball/softball in primavera/estate. Per poi scegliere la specializzazione all'università o nel professionismo. A tal proposito leggete il commento di Fabio Borselli in calce alla seconda parte dell'articolo che praticamente riporta al suo sito con questo disegno.

 

Purtroppo questa è utopia per lo sport italiano e per i nostri giovani, ma dire che non possiamo fare niente è sbagliato. La domanda iniziale "Sempre più baseball/softball e sempre più presto?" potrebbe avere risposte diverse. Da tempo si sente del Campionato invernale della FIBS. Ma è proprio questa la strada giusta?

Non potrebbero i nostri giovani giocare a baseball e a softball in primavera/estate e fare dell'altro durante l'inverno? Paura di perderli? può essere, ma forse ne perderemo meno che far fare 12 mesi di mono sport. 

 

Magari potremmo essere proprio noi del baseball e del softball ad organizzare campionati di football, basket o pallavolo, ecc. per i nostri ragazzi e per le nostre ragazze durante l'inverno. Parliamone.

 

Paolo Castagnini

 

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Commenti: 2
  • #1

    leo (lunedì, 01 febbraio 2016 11:15)

    Paura di perderli?
    Non ho mai avuto paura di perderli, ma ho sempre dovuto faticare al momento di doverli recuperare.
    Poi conobbi un istruttore di ice hockey (aveva i miei stessi problemi, in più per Bologna era molto difficile trovare dei pattinatori) e insieme concordammo di far giocare i miei, durante l'inverno a hockey, e i suoi, dalla primavera all'autunno, a baseball.
    Risultato: ho smesso di faticare nella ricerca di recuperarli.

  • #2

    Paolo (lunedì, 01 febbraio 2016 13:19)

    Grazie Leo, la tua esperienza diretta che hai indicato è molto importante