Sempre più baseball/softball e sempre più presto?  -  2^ parte

di Frankie Russo

Tratto dall'articolo su 

Human Kinetics.com

2^ parte - (1^ parte)

 

Sintesi della continuazione della specializzazione

La superspecializzazione è una specializzazione frenetica poiché si ottiene con il sacrificio dell'elemento più importante: il benessere dell’atleta a causa dell’egoismo degli adulti. Dovrebbe essere assolutamente evitata a tutti i costi. La decisione di variare o specializzare è una scelta che deve essere lasciata all’atleta.

Ci sono atleti che hanno scelto la specializzazione per uno sport specifico per la loro passione, perché lo amavano e per la scelta di spendere il loro tempo focalizzandolo solo su di esso. La madre del campione di golf Rickie Fowler, racconta che il figlio a 7 anni disse che non voleva giocare a baseball o praticare la palestra. Voleva dedicarsi esclusivamente al golf e divenire un professionista. Ci si dedicò ogni giorno sacrificando la sua vita adolescenziale, niente feste, niente vacanze e non andava a vedere le partite. Oggi finalmente ha capito che deve dedicarsi ad altro, ma all’epoca era una situazione preoccupante. 

Altre storie simili sono quelle di Rory McIlory, Tiger Woods, Sedney Cosby, Serena Williams e Chris Evert, Questi sono atleti che hanno scelto la specializzazione perché un determinato sport era la loro passione, ma il problema è che spesso i genitori vogliono prendere queste eccezioni ad esempio credendo che una precoce specializzazione ripaghi tutti i ragazzi, non tenendo presente che la passione e l’impegno devono essere sentiti dal giovane atleta, e la scelta della specializzazione è di loro esclusiva pertinenza.

Vantaggi di una precoce diversificazione

Un altro problema importante da affrontare è quando, o quanto presto, un atleta deve essere indirizzato verso la specializzazione. Molti studiosi della materia e organizzazioni professioniste suggeriscono non prima dei 12 anni e di seguito sono elencati alcuni buoni motivi che riguardano la maggior parte dei bambini.

 

I bambini possono diversificare da giovani e ancora avere grosse opportunità di divenire eccellenti atleti da adulti. Come detto in precedenza, atleti primari in molti sport hanno raggiunto il successo dopo aver diversificato gli sport sin dalla loro infanzia. Uno studio di più di 4.000 atleti Olimpionici ha dimostrato che la media della loro specializzazione era a 11 anni e mezzo, quindi allenamenti specifici non erano stati richiesti in precedenza.

 

 

Uno studio su 708 giocatori delle minors di baseball ha dimostrato che, se anche hanno iniziato a giocare all’età di 6 anni, la specializzazione è iniziata non prima dei 15 anni, e per il 52% di loro è iniziata a 17 anni. Molti di questi sport oggetto di studi sono considerati di tarda - specializzazione in cui il perfezionamento non è richiesto prima dei 12 anni.

 

Al contrario, ginnaste e pattinatrici artistiche sono indirizzate verso la specializzazione in età molto giovane giacché il livello di alte prestazioni è richiesto prima della pubertà. Le alte prestazioni di queste atlete e per le quali saranno giudicate, richiedono un corpo più piccolo, più leggero e più flessibile per raggiungere i diversi gradi di difficoltà. Quindi, per ottenere i massimi risultati ai quali queste atlete aspirano, è necessaria una precoce specializzazione, e le statistiche confermano queste tesi.  L’ex campionessa olimpionica Dominique Moceanu iniziò a fare ginnastica all’età di 3 anni e a 7 si allenava già sei giorni la settimana per un minimo di 25 ore.

 

Nuove ricerche hanno dimostrato che la diversificazione ha favorito lo sviluppo di molti atleti in vari sport. I ragazzi possono praticare il loro sport preferito da giovani, ma è consigliabile praticare anche altri sport. Questo non significa che il ragazzo non può dedicare più tempo al suo sport preferito, si vuole semplicemente rilevare che la specializzazione precoce in uno sport che richiede una tarda specializzazione, deve essere anche supportato da tanto gioco e pratica spontanea da contrapporre ai livelli eccessivi della pratica altamente tecnica.  

La diversificazione sviluppa una vasta gamma di abilità motorie fondamentali e diverse esperienze sportive che forniscono all’atleta più possibilità di prestazioni e atletismo se in seguito scelgono di specializzarsi in un diverso sport. Un coach di un’accademia di baseball fa presente che a volte si presentano giocatori che eccellano nella battuta ma che mancano di qualsiasi altra abilità e sono pessimi atleti. Non sanno correre e non sanno muoversi, hanno speso tutto il loro tempo in una gabbia di battuta e mai hanno praticato un altro sport.

 

David Leadbetter è un istruttore internazionale di golf e allena Charles Howell, un giovane molto promettente che non ha ancora raggiunto l’apice dei risultati che si aspettava. Leadbetter che allena Howell sin dall’età di 12 anni sostiene che il problema consiste nel fatto che ha praticato solo il golf. In altri sport si pratica il tiro e si calcolano le distanze, ma Charles non ha mai fatto di queste cose. Non ha il senso della coordinazione occhio-mani per colpire la pallina in maniera diversa, abilità che avrebbe potuto conseguire se avesse praticato qualche altro sport.

 

La specializzazione precoce è attualmente in una fase discendente. Molti giocatori di hockey sul ghiaccio che hanno iniziato la specializzazione troppo presto hanno lasciato lo sport prima di molti altri che hanno iniziato più tardi. Entrambe le categorie di giocatori hanno apprezzato il tempo in cui hanno giocato, ma probabilmente a coloro che hanno iniziato troppo presto, sono venute meno le motivazioni emotive per continuare.

 

Un esempio simile si trova anche nel nuoto. La maggior parte dei nuotatori che hanno smesso erano stati poco coinvolti nella pratica di altri sport in giovane età iniziando troppo presto la specializzazione. Anche l’età di abbandono da parte di questi atleti è simile tra di loro facendo supporre che la specializzazione sia stata un fattore decisivo. Interessante rilevare che l’abbandono si è registrato anche da parte di quei nuotatori che hanno avuto successo all’interno della loro società di appartenenza, ma per poi passare a una mediocrità adolescenziale, probabilmente dovuta ai successivi scarsi risultati e diminuzione di fiducia in se stessi, la cui causa potrebbe dipendere anch’essa dalla precoce specializzazione.

 

Tenuto conto che l’abbandono è un problema emotivo, potrebbe anche essere che l’essenza di pratica di altri sport non permette a questi giovani atleti il divertimento che può essere offerto loro praticando altre attività. Una troppo presto enfatizzazione dell’allenamento tecnico, pratica specifica e competizione, potrebbero contrastare con l’affetto verso un certo tipo di sport, che è stato ampiamente dimostrato essere un elemento indispensabile per continuare ai livelli superiori.

 

La diversificazione precoce aiuta i bambini a sviluppare la multidimensionalità e aiuta a formare il loro carattere. Lo sviluppo di un’identità multidimensionale, o concetto di se stesso, è fondamentale per la salute mentale e benessere del bambino.  La specializzazione esclusiva in età troppo giovane può indirizzare il bambino a un concetto unidimensionale che è da considerare una disfunzione psicologica. Anche gli adolescenti che hanno praticato altre attività come prestazioni artistiche, scolastiche ed ecclesiastiche oltre al loro sport preferito, hanno dimostrato di avere un profilo psicologico più sano rispetto a chi ha praticato solo lo sport.

Un’attività utile potrebbe essere quella di far tracciare a essi un proprio profilo d’identità per scoprire effettivamente chi sono. Nella figura sopra è riportato un esempio di un individuo multidimensionale: Un giovane giocatore di tennis identifica altre indicative attività e personali capacità per identificare se stesso, mentre la figura a destra potrebbe rappresentare un atleta unidimensionale e che sarà più vulnerabile nella sua autostima e concetto di sé quando incontrerà degli ostacoli durante il suo percorso sportivo. Un’identità multidimensionale è senz’altro di grande supporto per i ragazzi che provvederà loro un’ampia protezione del senso di se stessi e li aiuterà nella formazione del loro carattere.

 

Strategie strutturali per evitare iperspecializzazioni e specializzazioni esclusive.

Al fine di contenere la continua ricerca del professionismo attraverso la super ed esclusiva precoce specializzazione, devono essere introdotte nel programma norme e regolamenti specifici. Lo “sviluppare” dovrebbe sempre avere la priorità sul “professionalizzare” quando si tratta di giovani atleti. Noi elencheremo alcuni esempi, ma ognuno dovrebbe essere in grado di trovare altre soluzioni per proteggere gli interessi dei giovani atleti.

 

Continuare la ricerca di restrizioni atte a limitare l’età minima dei giovani atleti alle competizioni sportive professionistiche e/o internazionali. L’età minima per competere a livello internazionale per le ginnaste è salita dai 14 anni prima del 1981, ai 15 del 1981 ai 16 nel 1997. La restrizione dell’età ha lo scopo di proteggere i bambini/atleti da infortuni e sfruttamento, anche se si registrano falsificazioni dei documenti in occasione di tornei internazionali. Il tennis professionistico ha stabilito l’età minima a 14 anni. La NBA ha fissato l’età minima delle selezioni a 19 anni e almeno un anno dopo il liceo, mentre per il baseball la selezione può aver luogo appena finito il liceo. Queste restrizioni sono state fondamentali perché hanno avuto un impatto positivo sui giovani atleti. Quando Kevin Garrett terminò il liceo, firmò come quinta scelta per la NBA nel 1995, e conseguentemente la ricerca di giovani talenti cominciò a scendere alle medie inferiori causando uno stress eccessivo sui giovani talenti che dovevano competere sempre al massimo.

 

A nessun atleta dovrebbe essere vietato la diversificazione prima di finire il liceo.  Questa regola ha lo scopo di proteggere i diritti ai giovani atleti di diversificare le loro scelte sportive fino al liceo. In alcuni casi il limite è fissato a 15 anni e possiamo essere d’accordo che è un’età giusta. Tuttavia, per nessun motivo un adulto dovrebbe spingere un atleta alla specializzazione prima del college considerato che il 98% dei liceali, una volta al college, non continuerà a praticare lo sport a livello agonistico. Dovrebbero essere gli allenatori e i genitori stessi a guidare i giovani atleti verso la pratica di diversi sport. Ma anche questo dovrebbe essere oggetto di discussione individuale basata sulla volontà dell’atleta.

 

Terminiamo con l’invito a tutte le organizzazioni associazioni, scolastiche e non, affinché applichino regole che vietino agli allenatori la possibilità di indirizzare i giovani verso la specializzazione precoce.

 

 

Scrivi commento

Commenti: 3
  • #1

    Franco Ludovisi (giovedì, 28 gennaio 2016 09:45)

    Da noi non corriamo il rischio di una specializzazione precoce, in generale.

    Alle elementari non si fa alcuna pratica di educazione fisica ed allora diventa difficile specializzare un bambino persino...... a non inciampare quando deve correre!!!!

    Poi, fuori dalla scuola, se si decide di intrapprendere una disciplina sportiva si cade in mano a persone che, per la loro stessa finalità, spingono alla specializzazione assoluta. E, forse, l'ho fatto anch'io quando allenavo.

    Ricordo solo un esempio di comportamento diverso:
    a Modena, alla Polisportiva Modena Est i ragazzi dovevano praticavano tutti gli sport presenti nella Polisportiva fino all'età delle medie poi sceglievano il loro cammino specializzandosi.
    Così la pratica di atletica, calcio, pallavolo, baseball, rugby ecc. da piccoli
    davano dei risultati sorprendenti da grandi.
    Ad esempio a lanciare per il Modena del 1984 trovavamo tale Berselli pluricampione d'italia nella pallavolo.
    Ma forse è stato un caso semmai avulso dal discorso prcedente.

  • #2

    Frankie (giovedì, 28 gennaio 2016)

    Infatti Franco, è proprio così. Il baseball si sviluppa maggiormente negli USA ed è da lì che prendiamo le fonti da diffondere (test, video, ecc). Naturalmente il loro insegnamento si riferisce al loro "mondo". L'intento di BOTR è di mettere a disposizione più informazioni possibili in modo che gli addetti ai lavori possono prendere spunto, attingere le notizie, il modo di pensare e di agire, adeguarsi ed applicare quanto più possibile alle loro esigenze. Anche nelle storie di personaggi e luoghi che spesso pubblichiamo, tra le righe il lettore attento può catturare una lezione di vita. Grazie per l'interessamento

  • #3

    Fabio Borselli (giovedì, 28 gennaio 2016 16:14)

    La specializzazione precoce NON GARANTISCE il successo in età adulta...
    La specializzazione precoce, al contrario, PUO' GARANTIRE, successi immediati...
    Non sono opinioni ma fatti comprovati da fior di ricerche.

    Credo che la scelta che ogni allenatore, genitore o adulto in generale può fare o non fare è chiarissima, mi piacerebbe che la stessa scelta ce l'avessero anche i "piccoli umani" che iniziano a praticare sport.

    Per la cronaca vi invito a dare un'occhiata a questo (direttamente dagli uUSA...):
    http://www.softballinside.com/blog/una-voce-fuori-dal-coro
    personalmente è da tempo che evito di specializzare e che "predico" un approccio polisportivo.

    Che sia la volta buona?