Motivare una squadra

Prefazione di:

 Paolo Castagnini

La motivazione è l'espressione dei motivi che inducono un individuo a compiere o tendere verso una determinata azione. Da un punto di vista psicologico può essere definita come l'insieme dei fattori dinamici aventi una data origine che spingono il comportamento di un individuo verso una data meta; secondo questa concezione, ogni atto che viene compiuto senza motivazioni rischia di fallire. (Wikipedia)

Nell'affannarsi alla ricerca della perfezione tecnica spesso si trascura una delle componenti fondamentali del successo di una squadra. La "motivazione". Quanto è stato fatto in materia di istruzione e aggiornamento dei tecnici Italiani in questi anni sull'argomento? Quasi nulla.

Qui su Baseball on The Road la "Motivazione", che ritengo fondamentale per la crescita degli atleti e delle atlete, è già stata trattata più volte (13 dicembre 2013 e 17 dicembre 2013).


Oggi vi presento un articolo tratto da Human Kinetics dove il coach Mike Curran (Ohlone College, California) ci descrive come interpretare e di conseguenza agire nei confronti dei differenti atteggiamenti dei nostri giocatori.

Come sempre chi ce lo racconta è l'insostituibile  Frankie Russo

Buona lettura!

 

Come motivare i diversi tipi di giocatori

Ogni squadra è formata da giocatori con diverse personalità, e non tutte le persone reagiscono allo stesso modo seppure stimolate alla stessa maniera. Un tecnico deve conoscere che tipi di giocatori ha a disposizione e come gestirli. Gestire giocatori già motivati è credibilmente più facile, ma che succede quando si ha a che fare con giocatori dalla personalità passiva? Un tecnico esperto farà ricorso alle esperienze pregresse, ma uno inesperto dovrà procedere per tentativi fino a quando non troverà la soluzione giusta. Potrà tenere dei discorsi motivazionali, potrà raccontare storie del passato o riferirsi ad altre persone che hanno superato a loro volta le proprie difficoltà. Potrà mostrare cosa riserverà il futuro con medaglie e trofei. Ma queste sono solo alcune delle idee che un tecnico può usare  per stimolare i suoi giocatori.

Il competitivo

Ogni tecnico vorrebbe avere una squadra con tutti giocatori competitivi. Il baseball è uno sport basato sugli insuccessi dell’individuo e che hanno come conseguenza reazioni negative e alimentano un senso di sfiducia. Per testare come risponderanno a uno stimolo, bisognerà sottoporre i giocatori a esercizi e giochi competitivi per creare situazioni di tensione relative alle prestazioni e infondere in loro l’autostima. Questi esercizi e giochi servono al coach per valutare la reattività motivazionale. In questa sfida, il giocatore competitivo chiederà sempre un altro tentativo per superare la prova, in caso contrario è compito del coach intervenire. E questa competitività si può insegnare in tanti modi.  Uno degli esercizi può essere di trasformare il batting practice in una competizione. Suddividere i giocatori in due squadre e fargli praticare un esercizio in modo che competono l’uno contro l’altro e poi premiare la squadra che ottiene il miglior risultato o richiedere  un supplemento di esercizi a chi perde. Inserire questi esercizi due o tre volte la settimana per verificare i miglioramenti e per favorire l’influenza dei giocatori più competitivi.

Il passivo

Logicamente il contrario di un giocatore competitivo è il giocatore passivo che non deve essere confuso con il giocatore tranquillo. Un giocatore calmo non esclude il fatto che possa essere competitivo, è importante fargli sapere che a volte è necessario che sia più comunicativo. Il giocatore passivo è diverso perché diventa difficile praticare qualsiasi sport senza aggressività, ed anche qui bisogna intervenire con esercizi specifici. In particolare eseguire esercizi in tuffo, buttarsi a terra e sporcarsi, ma nonostante tutto, questo non sostituisce completamente l’aggressività. Gli esercizi devono essere accompagnati da video e aneddoti per aiutare il giocatore ad osservare gli esempi. Trasmettere aggressività comporta una giusta comunicazione, motivazione,   sensibilizzazione del soggetto e deve essere fatto in modo che sia di facile apprendimento.

L’eccessivamente aggressivo

L’opposto del giocatore passivo è il giocatore aggressivo che reagisce esageratamente in ogni situazione di gioco. Sono molto apprezzati i giocatori aggressivi, ma non devono raggiungere il punto di estremizzare  che poi si tramuta in errori e incapacità di rilassamento, che a sua volta comporta una limitazione del loro talento. Al giocatore troppo aggressivo va fatto capire che deve giocare con intelligenza e non deve mai farsi prendere dalle emozioni.  Non si vuole limitare la sua aggressività, ma deve essere in sintonia con il resto della squadra. Questo tipo di giocatore deve pianificare, non deve reagire sempre d’impulso, senza riflettere, in quanto ciò lo porta fuori controllo. A questo giocatore deve essere suggerito un piano in modo da tenere nei giusti limiti i suoi impulsi, quel tanto per non fargli perdere le sue doti aggressive. Per esempio, lavorare con un battitore aggressivo con lanci in un’area specifica della zona, magari obbligarlo a girare solo a lanci al di sopra della cintura. Su questi lanci egli dovrà essere aggressivo mentre non girerà sui lanci bassi a cui era abituato, risultato di una mancata disciplina al piatto.

L’ intelligente

Anche se questo giocatore non è il più talentuoso della squadra, egli può eccellere per approccio mentale e conoscenza del gioco.  Più di ogni cosa, istintivamente riesce a capire le esigenze del coach ed anticipare le situazioni. Per motivare il giocatore intelligente, bisogna coinvolgerlo nel nostro pensiero, renderlo partecipe nelle strategie da applicare contro l’avversario, renderlo partecipe delle nostre filosofie e del perché di certe decisioni. Il risultato è che il giocatore intelligente diventa un collegamento tra il coach e i compagni di squadra, un altro strumento che incrementa la motivazione e la comunicazione.

Il giocatore intelligente è meticoloso. Un bravo interbase, per esempio, farà due passi verso la sua sinistra dopo aver visto il battitore colpire due lanci in foul a destra. Poi, se il battitore batte al centro, l’interbase ha più possibilità di effettuare la presa solo perché ha fatto un accorgimento osservando il battitore e la sua tendenza a battere con ritardo. Il giocatore intelligente torna molto utile anche in panchina. Gli si può chiedere di rubare i segnali degli avversari, non solo del coach di terza, ma anche del pitching coach quando è lui a suggerire i lanci. Se questa strategia ha portato dei vantaggi durante la gara, a fine partita lo si fa presente in modo che il giocatore possa ricevere la sua buona porzione di meriti.

Ci sono giocatori che hanno le naturali abilità e scaltrezza per essere definiti giocatori intelligenti, ma gli dobbiamo anche insegnare ad essere furbi. Un interbase e seconda base che fingono di girare un doppio gioco quando l’avversario sta tentando un batti&corri, può trasformare una volata a destra in un doppio gioco. E questo va insegnato. Quando fingono il doppio gioco inducono il corridore a scivolare, il che può favorire il doppio gioco nel caso di cui sopra.

Il negativo

Questi tipi di giocatori rappresentano veramente un problema motivazionale per qualsiasi coach in uno sport basato sui fallimenti. Questo giocatore s’incolperà sempre, troverà la sua colpevolezza in qualsiasi situazione. Butterà il caschetto, la mazza, userà un linguaggio scurrile, avrà un comportamento dirompente e creerà tanti problemi, specialmente se è uno dei vostri migliori giocatori. Questo comportamento non può essere tollerato e qui il coach deve intervenire per far intendere al giocatore che l’errore e lo strike out fanno parte del gioco, che deve accettare questi fallimenti e metterli alle spalle, per il bene suo e per la squadra. Questo giocatore deve sapere di essere sotto osservazione, essere sotto esame e che il persistere del suo comportamento comporterà  l’esclusione dalla squadra. Il più delle volte, la giusta comunicazione e motivazione trasformerà il giocatore dal più negativo al più positivo dei tuoi giocatori.

Il coach deve sapere che spesso il suo lineup rappresenta la sua migliore arma. Se la personalità negativa di un talentuoso giocatore e il suo comportamento creano problemi, allora deve essere messo in panchina. Se nemmeno questo funziona, allora è un giocatore che deve essere allontanato, ma spesso si ottengono i risultati prefissati.

L’ egoista

Ancora peggio del giocatore negativo è il giocatore egoista. Questo tipo di giocatore ha problemi ad inserirsi nel concetto di squadra. Egli ha un’attitudine di “io so tutto” e bisogna intervenire con forti metodi motivazionali per trasformarlo in un giocatore di squadra. Ovviamente l’arma migliore di un coach è la compilazione del lineup. Il giocatore deve sapere che se persiste con questa attitudine, il tempo di gioco per lui sarà ridotto al minimo. Se non cambia, allora va allontanato. Non importa quanto questo tipo di giocatore sia bravo, il suo egoismo, sul campo e fuori, influisce negativamente sul resto della squadra.

Un altro modo per intervenire è far conoscere il suo egoismo ai giocatori più rappresentativi. Fare in modo che siano essi stessi ad avvicinarlo quando ha un comportamento scorretto e bisogna suggerire loro come intervenire. Il ritorno che si può ottenere dai coetanei spesso può essere più veloce di qualsiasi altro metodo.

L’esempio

Questo è un altro tipo di giocatore che ogni coach vorrebbe avere, colui che non antepone gli interessi propri a quelli della squadra , un ritorno al passato, un personaggio raro ai nostri giorni. E’ uno che si accontenta solo di far parte della squadra e troverà sempre il modo per rendersi utile, sia se gioca sia se è seduto in panchina. Raramente un tale giocatore è uno di spicco.  Un giocatore di qualità generalmente preferisce essere coccolato, e la sua personalità tende più verso l’egoismo proprio a causa del suo talento. Come quello intelligente, anche il giocatore esemplare beneficerà dal fatto di essere considerato parte importante della squadra indipendentemente dal suo ruolo. Un simile giocatore tornerà sempre utile per il suo approccio e con il suo ottimismo verso i compagni e il suo entusiasmo può essere spesso contagioso.  Insomma, avere tra le file un simile giocatore rappresenta un grosso vantaggio.

 

Frankie Russo

 

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