Managers con le palle!

Nella foto John Gibbons (da ca.sports.yahoo.com/)
Nella foto John Gibbons (da ca.sports.yahoo.com/)

di Frankie Russo


Prefazione di Paolo Castagnini


Dico la verità, questa è una grande sorpresa per me e credo per tutti i lettori di Baseball On The Road. Il ritorno di Frankie Russo.

Dal 22 Aprile non pubblicavamo un suo articolo sul sito. L'unica cosa che mi sento di dire è: Ben Tornato Frankie!

Traduzione dell'articolo dal sito Totallytigers

 

Passione è la prima cosa che cerco in un manager. Il Quoziente intellettivo non è poi così importante. Devono essere in grado di lavorare bene con gli altri e avere la capacità di ottenere dai collaboratori ciò che essi vogliono. Warren Buffett (imprenditore ed economista statunitense, soprannominato l'oracolo di Omaha, è considerato il più grande investitore di talenti di sempre)

 

Cos’hanno in comune Joe Girardi, AJ Hinch, John Gibbons, Jeff Banister, Mike Matheny, Clint Hurdle, Joe Maddon, Terry Collins e Don Mattingly? Ebbene, sono tutti manager di squadre che stanno giocando nei playoff, e sette di esse sono state delle vere sorprese. E’ un evidente segnale che dietro il loro successo si nasconde molto più di quanto effettivamente appare ai nostri occhi. In tale categoria potremmo inserire anche Bruce Bochy il quale, pur non partecipando ai playoff quest’anno, ha vinto tre WS negli ultimi cinque anni.

Nella foto Warren Buffett (da biography.com/people)
Nella foto Warren Buffett (da biography.com/people)

E ci sono molti altri fattori che li accomuna. Ad eccezione di due, che fanno parte di squadre in fase di rinnovamento, tutti hanno un record vincente. Più della metà appartengano a famiglie con tradizioni militaresche, uno ha la laurea in psicologia, e un altro ha un padre che è stato un coach per molti anni. E’ possibile che tutti questi fattori condizionino il loro modo di gestire la squadra?   Assolutamente sì.

 

Per scoprire altri elementi che li assimila, sarebbe sufficiente ascoltarli nelle conferenze stampa, alla radio e in TV. E’ impressionante ed è veramente interessante sentire cosa hanno da dire.

 

Cosa dicono di speciale?  Prima di tutto la voce, decisa ed esplicativa, che mostra passione per ciò che sostengono. Hanno una visione completa di ciò che vogliono, su cosa dovranno fare e cosa chiedere alla squadra.

 

In linea di massima le persone comunicano in un modo che rispecchia se stessi; in altre parole, quello che si sente è ciò che si mette in atto.  Il discorso è diretto, le sentenze sono dichiarazioni affermative e non si utilizzano termini indecisi quali: “Penso”, “forse”, “piuttosto”, “un po’”, o “potrebbe essere”. Non trovano mai scuse e non usano parole denigratorie. Non si vedono esaltare nel dugout, ma ispirano, hanno passione e t’invogliano a far parte della loro squadra.   Il modo di comunicare comprova che sono dei leader, e non è una coincidenza che le squadre da essi guidati sono tutte arrivare ai playoff, e non senza aver dovuto affrontare molteplici ostacoli.

Nella foto AJ Hinch, manager degli Astros (da Scott Halleran/Getty Images North America)
Nella foto AJ Hinch, manager degli Astros (da Scott Halleran/Getty Images North America)

Una delle squadre era imbottita di giovani con solo uno o due anni di esperienza. Un’altra era piena zeppa di giocatori oltre la trentina. Alcune con significativi e numerosi infortuni occorsi ai loro giocatori più rappresentativi. Una di queste ha addirittura vinto 100 partite conseguendo il migliore record della MLB. Un’altra ha visto taluni dei suoi giocatori reduci da interventi chirurgici. Tre squadre avevano appena assunto un nuovo manager. Sette delle nove hanno un payroll inferiore a quello di altre squadre più blasonate e alcune hanno un payroll di un terzo inferiore al massimo consentito fissato in 189mil.

 

Questo è ciò che fanno i leader, ispirano, motivano e riescono a tirare fuori il meglio dai loro collaboratori. Nei momenti difficili lo scarso rendimento non rappresenta mai una barriera insormontabile. E come manager influiscono sulla squadra sotto ogni aspetto. Essi non hanno conquistato i playofff semplicemente gestendo la squadra in campo, fanno molto più che semplicemente prendere decisioni di quando cambiare il lanciatore o sostituire un giocatore.

Nella foto Terry Collins manager dei Mets ( da nypost.com)
Nella foto Terry Collins manager dei Mets ( da nypost.com)

Togliamoci dalla testa questo stupido concetto che i manager non influiscono sul gioco. I manager sono un ingranaggio essenziale in qualsiasi azienda e sono responsabili nel massimizzare il rendimento dei collaboratori nel raggiungere gli obiettivi prefissati. Ogni sport di squadra deve essere considerato un’azienda e come tale deve essere gestita. E il baseball non è l’eccezione che conferma la regola, il baseball è la conferma della regola!

 

Non esiste un solo fattore o singola persona responsabile per l’insuccesso o per un fallimento. Il manager ha un impatto quotidiano anche al di fuori delle strategie di gioco. Non si possono ignorare i tanti elogi da parte dei suoi ex giocatori quando magnificano le qualità di Joe Maddon. Escludendo le strategie di gioco di seguito sono elencate alcune delle opinioni inerenti alle sue indiscutibili doti di leader:

 

  • Conosce cosa motiva ogni singolo giocatore
  • Incita la squadra a vincere tutti i giorni
  • Aiuta ogni giocatore a capire il proprio ruolo e la sua importanza nella squadra
  • Si assicura che ogni giocatore sia fisicamente pronto a entrare in qualsiasi momento
  • Affronta l’aspetto mentale di ogni giocatore e di tutta la squadra quotidianamente
  • Tiene i giocatori in forma e concentrati
  • Stimola la squadra a essere e rimanere sempre smaniosa di vincere
  • Inculca alla squadra la mentalità di come vincere la partita, invece che a non perderla
  • Ispira livelli sempre più alti di gioco
  • Fissa obiettivi impegnativi atti a ottenere migliori prestazioni per raggiungere il risultato
  • Crea una struttura che massimizza il gioco di squadra

 

Nella foro Joe Maddon manager dei Cubs (da  Jonathan Daniel/Getty Image)
Nella foro Joe Maddon manager dei Cubs (da Jonathan Daniel/Getty Image)

Riportiamo uno stralcio del discorso di Joe Maddon del novembre 2014 quando fu introdotto come nuovo manager dei Chicago Cubs:

 

“Inizierò a parlare subito di playoff come traguardo da raggiungere il prossimo anno, lo dico adesso, sin dal principio. Non posso presentarmi allo Spring Training e parlare d'altro. Non ne sarei capace e non saprei cos’altro dire. Dipende tutto da come s’impostano le regole e quali sono gli obiettivi che ci si prefigge da raggiungere, perché se si fissano grandi obiettivi, vi è anche la possibilità di raggiungerli.  Il nostro traguardo è di raggiungere i playoff e le World Series quest’anno, e credo fermamente in ciò che dico.”

 

Questo è quello che i leader fanno, questo è come i leader parlano, questo è come un leader esalta i suoi giocatori a vincere 25 partite in più rispetto all’anno precedente, oltre a conseguire il terzo miglior record nelle majors con 97 vittorie. Esiste la possibilità che in giro ci sia qualche fratello gemello di Joe Maddon?

 

Di seguito le mie considerazioni:

Adesso immagino che molti dicano: Ahhh no, questo è baseball americano, questo è MLB! E io mi chiedo:  Ma non è quello il baseball a cui ci riferiamo? Sarà pur vero che non abbiamo giocatori che battono a 140 mt. Sarà pur vero che non abbiamo lanciatori che lanciano a 97/98mph. Sarà pur vero che non abbiamo dei cannoni al posto del braccio come i loro ricevitori, o l’agilità dei loro interni o la velocità dei loro esterni.

 

Le tecniche però sono uguali. Credo che la presa dell’esterno o il tiro in prima lo facciamo nello stesso modo, o no? Perché non possiamo copiare  l’aspetto mentale? O almeno impegnarci per migliorare il nostro gioco?

 

Le squadre americane a qualsiasi livello compreso quando s’inizia a giocare “tee ball” o “coach pitch”, sul campo sono presenti sempre più di un coach, sia pur esso uno o più genitori. Questo deve essere un monito affinché si capisca il ruolo fondamentale del coach. Non è la scoperta dell’acqua calda, le società devono entrare nell’ordine di idea di investire in tecnici che spesso prestano la loro opera volontariamente allo scopo di far raggiungere il successo ai singoli e alla loro squadra. Successo, non inteso esclusivamente come vittoria, riferito alle giovanili, ma inteso nel progredire e nel migliorarsi, e non deve essere un risultato da conseguire nell’immediato. Mai come nel baseball, per ogni ruolo è richiesta una tecnica diversa. Come si pensa di raggiungere traguardi soddisfacenti affidando a un tecnico 13/14 giovani con la pretesa che essi possano progredire?

Oserei affermare addirittura che è tempo perso, o ancora peggio, perdita di onorabilità quando poi si sente dire: Quel coach non ha insegnato niente!

 

Il modus operandi dei manager di MLB o di College, insieme alle loro tecniche, possono benissimo essere presi come esempio. Tocca a noi saper estrapolare ciò che più si addice al nostro livello di gioco, sia esso giovanile o di categoria superiore che sia.

 

Frankie Russo

 

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