Joe DiMaggio e Ted Williams  compagni di squadra, o quasi.

Nella foto Ted Williams (sx) e Joe DiMaggio (dx) AP File Photo | ABE FOX
Nella foto Ted Williams (sx) e Joe DiMaggio (dx) AP File Photo | ABE FOX

di Frankie Russo

Traduzione di un articolo dal sito: espn.com dal titolo: Almost teammates: DiMaggio and Williams

C’è una storia che racconta come una sera dell’aprile 1947, dopo aver forse bevuto qualche bicchiere di troppo al Toots Shor’s ristorante di New York, gli allora proprietari Dan Topping degli Yankees e Tom Yawkey dei Red Sox per poco non sigillarono il più grande scambio della storia: Joe DiMaggio per Ted Williams. DiMaggio avrebbe avuto l’opportunità di giocare al Fenway Park con il vantaggio di battere contro il Green Monster invece che il lungo esterno sinistro dello Yankee Stadium (457 ft), e Williams avrebbe tratto vantaggio del campo corto all’esterno destro dello stesso Yankee Stadium. 

Al suo risveglio la mattina successiva, Yawkey si rese conto dell’idiozia che stava per fare, convocò Topping comunicandogli che i tifosi a Boston non gli avrebbero mai perdonato se avesse proceduto a un simile scambio. I Red Sox avevano appena vinto il campionato precedente nel 1946, Williams aveva quattro anni di meno e Boston già aveva un buon esterno centro, Dom, fratello di Joe che oltretutto aveva anche subìto un intervento al ginocchio. Non c’era nessun motivo per cui Boston dovesse procedere allo scambio.


Seppur tuttavia i Red Sox non avrebbero più vinto un campionato con Williams, lo scambio sarebbe stato un disastro per loro giacché DiMaggio giocò per sole altre 5 stagioni per un totale di 625 partite, mentre Williams giocò ancora 1.556 gare senza tener conto dei due anni persi nel 1952/53 per il servizio militare nella guerra di Corea.

Ciò che non si è mai saputo fino alla recente pubblicazione del libro “A Legend in the Making: The New York Yankees of 1939”, è che DiMaggio e Williams avrebbero potuto essere compagni di squadra se non per uno scherzo del destino.


Provate solo a immaginare DiMaggio e Williams insieme a ricoprire l’esterno sotto i riflettori dello Yankee Stadium!

 

DiMaggio aveva fatto il suo debutto nel 1933 a 18 anni nella squadra locale dei San Francisco Seals nella Pacific Coast League, con una MB di 340 e 28 FC in 187 gare, compresa una striscia di 61 partite battendo valide.


Molte squadre della major league fecero delle offerte per assicurarsi i servigi di DiMaggio, gli Yankees offrirono 75.000$, ma il proprietario dei Seals decise di tenere la stella nascente per un altro anno. Allora era possibile poiché le società delle minors non avevano nessun vincolo con le società della major league.


Nel maggio di quell’anno DiMaggio s’infortunò al ginocchio. La versione ufficiale fu che si fece male scendendo dal taxi dopo essere stato a casa della sorella, mentre ufficiosamente si riporta che si fece male girando a notte fonda per i bar e nightclub.

DiMaggio fu costretto a saltare delle partite, cercò di anticipare il ritorno giocando ancora dolorante riuscendo comunque a battere 341 e 12 FC in 101 gare.


Graham, proprietario dei Seals, aveva sperato di incassare almeno 100.000$ per il suo pupillo, ma a seguito dell’infortunio le quotazioni scemarono.

Ciononostante gli Yankees mantennero il loro interesse e dopo i rapporti dei loro scout locali, la società stessa pagò per una visita specialista ortopedica per esaminare il suo ginocchio. Il verdetto fu che il giovane 19enne sarebbe stato ancora in grado di giocare e gli Yankees pensarono di potere comprare DiMaggio a un prezzo molto inferiore.

 

E avevano ragione. Con la crisi economica che attanagliava molte squadre a causa della Grande Depressione, gli Yankees comprarono DiMaggio e altri cinque prospetti per la modica somma di 25.000$ con il patto che i Seals potevano tenere DiMaggio ancora un anno con loro e che i soldi sarebbero stati restituiti qualora DiMaggio non recuperasse dall’operazione.


Nel 1935 DiMaggio batté 398 con 34 FC e passò ufficialmente agli Yankees nel 1936, divenendo immediatamente un favorito dei tifosi e realizzando una MB di 323, 29 FC e 125 PBC, guidando la franchigia al primo dei quattro consecutivi titoli delle World Series.

 

Anche Williams era un natio della California, precisamente San Diego. Mentre DiMaggio nel 1936 si faceva largo nelle majors, Williams giocava ancora a livello di High School.


Bill Essick, lo stesso scout che aveva insistito per scritturare DiMaggio nel 1934, 18 mesi dopo gli offrì, per giocare in Singolo A, un bonus di 500$ e 200$ al mese, ma non riuscì a concludere l’affare poiché la madre di Williams insistette nella sua richiesta del bonus di 1.000$.


Ma pare che anche questa storia sia circondata da una certa dose di fantasia.


Ad ogni modo, gli Yankees mostrarono ancora interesse nel giovane Williams offrendogli 250$ il mese, o 400 se avesse raggiunto il livello di AAA. Ma anche altre squadre erano interessate a Williams. I Tigers lo scartarono perché era troppo gracile, al padre di Ted non piaceva il manager dei Los Angeles Angels, e partecipò anche a un tryout con i Cardinals.


L’indimenticabile Branch Rickey era responsabile della selezione e secondo il suo punto di vista, la velocità era di vitale importanza per le sue scelte. Ted era già lento di per sé, ma ciò che lo rese ancora più lento fu che il giorno prima fu colpito alla gamba da una pallina battuta durante il BP. Anche se Rickey non lo prese in considerazione, i Cardinals fecero un’offerta ma la famiglia di Williams pensò che non era quella la franchigia che avrebbe permesso al figlio di arrivare molto presto nelle majors.


Allora il padre si rivolse di nuovo agli Yankees chiedendo un aumento di 25$ il mese che fu accettato, se non fosse per il fatto che la madre rifiutò di nuovo. I genitori di Williams non avevano un buon rapporto tra di loro e litigavano spesso e per ogni cosa. Alla fine, il 25 giugno per 150$ il mese, i San Diego Padres, all’epoca franchigia di Singolo A, scritturarono Williams per il semplice motivo che accettarono di pagare lo stipendio per l’intero mese di giugno e perché il proprietario era simpatico alla madre.

 

Quell’anno Williams giocò sporadicamente per i Padres, 107 turni alla battuta, una MB di 271 e nessun FC. Nel 1937, a 18 anni, realizzò 291 di MB e 23 FC, adesso tutte le squadre delle majors lo corteggiavano.


Gli Yankees erano ancora interessati e fecero un offerta, come lo fecero i Tigers, i New York Giants e i Boston Braves.  Gli Yankees non insistettero più di tanto dopo che un loro scout, Joe Devine, riportò che” era troppo lento, non era un buon esterno e con un braccio appena sufficiente. Non sarà mai stato veloce abbastanza per essere un esterno nelle majors. Per il momento promette di essere un buon battitore, ma bravi lanciatori riuscivano ancora a dominarlo”.

 

Poi c’erano i Red Sox che avevano tenuto sotto attenta osservazione Williams nel corso della stagione e avevano avuto degli incontri ufficiosi con Bill Lane, proprietario dei Padres. Lane dovette tenere a freno le molte offerte delle altre società in quanto aveva stipulato un patto con i Red Sox affinché avessero la prelazione di scelta.  Ciononostante i Red Sox sembravano reclutanti a concludere l’affare poiché intendevano sviluppare i giovani nelle minors invece di spendere soldi per giocatori di altre società. Lane insistette che dovevano fare un’eccezione per Williams. Quando ormai sembrava indirizzarsi verso un nulla di fatto, le parti concordarono per 25.000$ e quattro prospetti. Non avendo buoni giocatori da offrire, i Red Sox provvidero immediatamente ad acquistare quattro giovani da altre società per poi girarli ai Padres. Le offerte dei Tigers, 31.000$, e dei NY Giants, 31.000, caddero nel vuoto e Ted Williams divenne un Red Sox.

 

Williams spese il 1937 a Minneapolis in AAA battendo 366 e 43 FC. L’anno successivo giocò con i Red Sox e passò i successivi 12 anni inseguendo DiMaggio e i suoi Yankees. Nell’arco di quel tempo i Red Sox vinsero quell’unico campionato nel 1946 finendo cinque volte al secondo posto.


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Quanto è mancato veramente che Williams firmasse con gli Yankees? Difficile a dirsi oggi a distanza di tanti anni, ma una cosa è certa, avere a che fare con la sua famiglia non era sicuramente agevole. Era una famiglia povera, Williams si vergognava addirittura a far venire gli scout a casa e pare che chiedessero sempre un bonus oltre allo stipendio. Si racconta anche che Williams volesse firmare per gli Yankees e dopo che i Padres conclusero l’affare con Boston, rimase alquanto deluso. Boston non significava nulla per lui, era una squadra da 5°-6° posto ed era il luogo più lontano dalla sua San Diego. E non amava certamente i Red Sox.

Per il mancato trasferimento a New York c’è chi vuole addossare la colpa alla madre o forse potrebbe essere che veramente gli Yankees alla fine non vollero spendere tanto.


Un'altra speculazione circonda la vicenda già ricca di tanta fantasia. Forse la madre aveva le sue buone ragioni per tenere il figlio a casa. Firmando con i Padres gli avrebbe permesso di supportare la famiglia con il suo stipendio, avrebbe permesso di giocare restando vicino casa e soprattutto gli avrebbe permesso di terminare gli studi.


Si racconta pure che Lane avesse promesso alla famiglia una percentuale per qualsiasi transazione avesse fatto per Ted. Infatti, quando fu concluso il passaggio di Williams a Boston, la famiglia chiese 5.000$ che furono rifiutati da Lane. Fu una storia che riempì le cronache per tutto l’inverno fin quando il Commissario pose fine alla contestazione confermando il passaggio di Williams ai Red Sox e ordinando loro di versare 2.500$ alla famiglia.

 

Ndr. Joe DiMaggio è rimasto nella storia per essere l’unico uomo che veramente ha amato Marlyn Monroe e per la sua striscia di 56 partite consecutive con battute valide.

Ted Williams per essere il migliore battitore di tutti i tempi e per il suo carattere scontroso. Quando si ritirò nella sua lussuosissima villa in Florida che appena si vedeva dalla strada, per tenere lontano i curiosi ed evitare che cercassero di entrare, sul cancello era affisso un cartello con la scritta “DON’T EVEN THINK ABOUT IT!” (Non ci pensate nemmeno).



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