________________________________ La tecnica del campione istruisce con l'esempio

Nella foto Gianni Lercker grande campione degli anni 70 con la casacca dell'Amaro Montenegro Bologna (Foto tratta da Il Resto del Carlino)
Nella foto Gianni Lercker grande campione degli anni 70 con la casacca dell'Amaro Montenegro Bologna (Foto tratta da Il Resto del Carlino)

di Franco Ludovisi

Riapro solo oggi in mio computer e subito leggo, a firma dell’amico Castagnini, l’articolo del 30 settembre “Meglio un Campione o un buon coach?”. Interessante davvero lo scritto con la proposizione dell’equazione “bravo giocatore uguale a bravo insegnante (di fondamentali)”. E concordo con Paolo che non sia corretta questa affermazione, anche se può esserla in molti casi. Certo nel caso citato di Hunter Pence sembrerebbe avvalorata la prima ipotesi, però, non essendo io un esperto di tecnica di battuta, non mi sbilancio più di tanto.

 

 

 

Quello che mi ha suggerito l’articolo con la citazione dei termini Insegnante, Tecnico, Coach è la complessa attività che deve svolgere chi è preposto alla guida di un gruppo che pratica sport.

Questi viene genericamente chiamato Manager: poi si avvale di collaboratori più o meno specializzati in singoli settori, se la struttura in cui opera lo consente.

E rivisitando la mia vita di “tecnico di campagna”, che ho praticato per mezzo secolo abbondante, mi è venuta la voglia di raccontarvi per sommi capi i cambiamenti fatti nell’insegnamento del baseball.

 

Da giovanissimo, avendo appreso le regole direttamente dai soldati Americani delle truppe di liberazione, le mie mansioni di allenatore erano quelle di spiegare il gioco ai ragazzi affidati e guidarli nello stesso.

 

Più avanti negli anni, diventato giocatore di massima serie, ereditai la conduzione della mia squadra quando, per ragioni economiche, non fu più possibile avere come nostro allenatore James Larry Strong, oggi inserito nella hall of fame italiana.

Lascio alle parole di un mio grande allievo e amico Gianni Lercker la descrizione di che cosa facessi in quegli anni per allenare:

 

Nel 1966 prese la guida della squadra Ludovisi: credo che sia stato determinante per lo sviluppo tecnico-sportivo di tutti i giovani della squadra. Infatti la sua dote migliore durante le partite era quella di riuscire a trascinare i giocatori con piccole o grandi trovate. Ad esempio entrava in partita dichiarando di tentare una battuta valida dietro al prima base e, dopo esserci riuscito con grande ammirazione e vantaggio per la squadra, induceva tutti gli altri a cercare di imitarlo, così da esprimersi ad alti livelli. Oppure, chiamava azioni di gioco non usuali e, francamente non sempre ortodosse per le corrispondenti situazioni di gioco, che, quando riuscivano, risolvevano la partita con ulteriore iniezione di fiducia per l’allenatore.

 

E questa tecnica di allenamento penso si possa paragonare alla “tecnica del Campione” che istruisce con l’esempio.

 

A seguire, nel decennio 70/80 nel Castenaso, il compito mio di allenatore non era solo quello di preparare e guidare la squadra coadiuvato da valentissimi tecnici (ancora però orientati più a dimostrare con l’esempio che con precisi metodi di allenamento), ma di costruire una Società in tutti i suoi aspetti, come prevedono i trattati statunitensi che ho consultato, che vanno dall’insegnamento sul campo, alle relazioni con le altre Società, coi Direttori di gara, la Federazione, gli Sponsor e quant’altro.

Questo penso sia il vero compito di un allenatore.

 

Bisogna che giunga il 1984/86 perché, ai compiti già citati in precedenza, abbia la consapevolezza dell’IMPORTANZA DEL FONDAMENTALE:

e questo grazie al supporto di un grande Greg Zunino che li applicò in prima persona al mio Modena e che in seguito feci miei in tutte le altre realtà in cui ho allenato; i fondamentali di per sé, non costruiti sulle caratteristiche del prospetto.

 

Poi io da sempre e non solo dagli anni 80 mi sono interessato in particolare delle tecniche di lancio e dell’istruzione dei lanciatori per cui mi sono sempre considerato un coadiutore degli allenatori nel campo specifico del lancio.

 

Scusate i riferimenti personali nella trattazione sopra riportata, ma oltre alla mia esperienza personale non mi permetto di andare.

 

Franco Ludovisi

 

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Commenti: 3
  • #1

    Claudio Vecchi (giovedì, 10 ottobre 2013 15:22)

    dovresti scriverne di più.......sei un pozzo di notizie e quant'altro..... ciao FRANCO

  • #2

    franco ludovisi (venerdì, 11 ottobre 2013 09:08)

    Grazie Claudio, sempre attento ed entusiasta del nostro baseball.
    Scriverei di più, ma devi credermi se ti dico che per un commento favorevole come il tuo ce ne sono molti altri, semmai detti fra i denti nelle conversazioni dirette, che considerano i miei interventi poco attraenti, autoreferenziali, sorpassati e privi di interesse per le cose attuali. E' passato il mio tempo, scrivo per sentirmi vivo, per ricordare anche il passato che, senza un presente accettabile e una prospettiva futura non rendono una vita molto attraente.

  • #3

    Paolo (venerdì, 11 ottobre 2013 10:15)

    Caro Franco, ti invito a non preoccuparti di cosa pensano gli altri. Le tue sono sempre belle storie che raccontano la vita del baseball in Italia.
    Continua ad inviarci i tuoi pezzi. Sarà sempre un piacere pubblicarli qui in Baseball On The Road. Ciao