________________________________ Meglio un campione o un buon coach?

Hunter Pence (Foto da USA Todey Sport Images)
Hunter Pence (Foto da USA Todey Sport Images)

di Paolo Castagnini

L'idea che un bravo giocatore debba essere per forza un bravo insegnante dei fondamentali, è un pensiero comune nei ragazzi e spesso anche nei loro genitori. In realtà non sempre è così e personalmente ritengo che questo sia un grosso errore. La grande differenza tra un bravo giocatore e un bravo tecnico è che il primo insegnerà la sua tecnica o meglio ancora, quello che lui ritiene sia la sua tecnica, mentre il secondo costruirà il fondamentale sulle caratteristiche del ragazzo.

Quindi meglio un bravo coach rispetto un bravo giocatore? Assolutamente si, ma meglio ancora è ascoltare l'insegnamento del coach e vedere all'opera un campione durante gli allenamenti o le partite. Gli occhi di un giovane sono come un'aspirapolvere e saranno in grado di comunicare ogni cosa al cervello. Il connubio quindi di insegnamento del coach e visione del campione è la massima istruzione che si possa dare ad un giovane.

 

Vorrei prendere un esempio per avvalorare questa tesi.

Hunter Pence è la potenza, l'aggressività, la forza fatta a persona. Si potrebbe già definire l'Iron Horse (il Cavallo d'Acciaio) dei nostri tempi come lo furono Lou Gehrig e Cal Ripken in tempi passati. Quest'anno 162 presenze in campo sulle 162 partite giocate. Un record per i San Francesco Giants.

E' notizia di questi giorni che il suo contratto è stato rinnovato per 5 anni con una cifra complessiva di 90 milioni di dollari. Insomma stiamo parlando di uno dei grandi giocatori della MLB. Le sue statistiche in battuta sono sicuramente notevoli: AB 629 - 178 valide di cui 35 doppi , 5 tripli e 27 homerun con una media battuta (AVG) di .283

Ebbene Hunter Pence ha un'accademia e spesso si reca sul campo per insegnare personalmente ai ragazzi durante i suoi camp. Naturalmente i ragazzi sono affascinati e osservano e memorizzano ogni battito di ciglia di Hunter.

 

Come insegna Pence il giro di mazza? Guardate questo filmato e poi seguitemi nel ragionamento.

 

(Clicca sull'immagine)

 

 

Hunter Pence sta veramente insegnando il corretto fondamentale dello swing? Questo strano giro di mazza verso il basso si potrebbe definire un buon fondamentale? Ma è forse questo lo swing di Hunter Pence?

 

Guardiamo questo slow motion di uno swing di Pence durante una partita.

 

Penso che tutti concordino che è tutta un'altra cosa. Quindi da dove deriva l'insegnamento di Pence?

 

Molti battitori usano dei "correttori" quando si preparano a battere. Questi esercizi servono per comunicare al cervello la correzione di errori. L'esempio più frequente è uno swing verso il basso per correggere la tendenza ad uno swing verso l'alto che è uno dei difetti più comuni.

 

Ecco quindi qui sotto Hunter Pence on-deck mentre si prepara e usa uno dei suoi "correttori". Insegnare però a dei ragazzini attraverso dei correttori non la ritengo una tecnica molto proficua.

Personalmente non porterei mio figlio al Camp di Hunter Pence anche se lo ritengo un grande campione.

 

 

Sarei felice di ricevere commenti a questo articolo sia in positivo che in negativo.

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Commenti: 7
  • #1

    Francesco (lunedì, 30 settembre 2013 14:02)

    Bravo Paolo, questo rafforza il concetto che aver giocato non sempre significa saper allenare. Spesso e volentieri quello che manca agli atleti è la capacità di conoscere effettivamente come il loro corpo si muove nello spazio
    Probabilmente il fondamentale mostrato da Pence è quello trasmessogli nella sua formazione,o quello suggeritogli per correggere il suo evidente hitch , che non è assolutamente quello da lui messo in pratica.
    Concordo con l'idea dei continui 'aggiustamenti' che non sono di per se il fondamentale. La cosa fantastica è che il corpo umane riesce a diventare efficace nei suoi gesti anche quando ha una percezione/sensazione differente da quella reale dei propri movimenti.
    Ma quale potrebbe essere il risultato di un atleta che affronta un percorso formativo che renda le sue percezioni e sensazioni corrispondenti al gesto realmente da lui messo in pratica?

    Creo questo debba essere uno dei nostri obiettivi come tecnici.

  • #2

    Maverick (lunedì, 30 settembre 2013 18:50)

    Paolo, complimenti per l'articolo innanzitutto. La mia esperienza (breve da tecnico ma lunga da giocatore) mi porta a dire che al ragazzo va insegnato sempre e comunque il movimento tecnico corretto. Questo quasi allo "sfinimento"; sarà poi il ragazzo ad apportare le sue modifiche affinché il movimento sia più efficace e più "cucito" sulla sua pelle. Oltre al baseball ho praticato per 20anni Karate a livelli agonistici e i grandi Maestri che ho avuto hanno insistito molto sul fatto che ogni allievo, dopo anni di pratica, dovesse poi trovare la sua tecnica (nel caso specifico il suo Karate). Trovo che questo approccio che c'è nell'insegnare la tecnica marziale così fortemente severa nei primi anni sino a lasciare che l'atleta trovi "la sua Via" una volta raggiunta la maturità mentale e fisica, sia l'atteggiamento giusto e che possa essere replicato anche nell'insegnamento del baseball. Personalmente sono convinto che il gesto tecnico vada insegnato correttamente da subito perché correggerlo con l'avanzare degli anni diventa quasi impossibile.
    Oggi purtroppo ci troviamo di fronte a dei ragazzi che hanno dei grandi problemi di percezione dello spazio e del corpo dovuti agli stili di vita più sedentari; per questo è ancora più importante di prima apprendere le giuste tecniche. Complimenti per il lavoro che svolgi.

  • #3

    Paolo (martedì, 01 ottobre 2013 08:32)

    Carissimi, vi ringrazio per questi due interventi che aprono a loro volta tanti interrogativi molto interessanti da sviluppare.
    Perché non mi inviate un pezzo da pubblicare?
    Ciao!

  • #4

    Frankie (martedì, 01 ottobre 2013 13:13)

    Sono pienamente d'accordo con te Paolo e con i due colleghi che mi hanno preceduto. Il compito e la bravura del tecnico consiste nell'insegnare i fondamentali, il talento non si trasmette, è una dote naturale dell'atleta. Il concetto può essere facilmente associato alla scuola, l'insegnante è bravo tanto quanto riesce a fare conoscere la materia ai propri alunni.

  • #5

    Maverick (martedì, 01 ottobre 2013 14:16)

    Ciao Paolo, grazie per i complimenti. Non mi sento ancora di poter scrivere "articoli" da pubblicare, non ho abbastanza esperienza sul campo, anche se ho le idee molto chiare su queste tematiche.
    La mia formazione mi dice che le analogie con l'insegnamento che ho avuto nelle arti marziali non si ferma qui: Il fatto stesso che il baseball sia uno sport di squadra ma che il battitore affronti il lanciatore in uno schema uno- contro uno, riflette molto l'atteggiamento mentale che si deve avere in un combattimento: ci si allena tutti assieme in palestra ma poi ne tatami si è uno contro uno.
    Inoltre, mi piacerebbe un giorno dimostrare che anche nel movimento che il bacino deve avere nel giro di mazza, ha molte analogie con la tecnica del jakuzuki. Al momento sono solo teorie, probabilmente anche inutili o fine a se stesse, ma spero che l'esperienza dia fondo e sostanza a quanto ora ho accennato brevemente.

  • #6

    Luigi (martedì, 01 ottobre 2013 16:23)

    Ciao a tutti,
    penso che l'insegnamento di un fondamentale, passi da uno studio dello stesso. sappiamo tutti che lo swing ha dei connotati molto personali nella posizione in cui comincia e trova dei punti in comune quando si passa all'esecuzione e va fino al punto di contatto. già il movimento di chiusura di Hunter, quando è on-deck, potrebbe essere dannoso se assimilato da un atleta specialmente se giovane. sono d'accordo sulla tesi che non sempre, e io aggiungo raramente, i grandi campioni sono grandi allenatori. E la differenza può farla lo studio e il confronto dei propri sistemi di lavoro e insegnamento.
    grazie Paolo e un saluto a tutti

  • #7

    Piero (giovedì, 10 ottobre 2013 19:48)

    Credo che per insegnare bene dei buoni fondamentali siano indicati sia il giocatore che il buon coach purchè li conoscano, purtroppo troppo spesso siamo di fronte a coach di qualunque estrazione molto poveri di conoscenze tecniche, magari sono scienziati sulle metodologie, sulle tecniche di rilevazione dei tempi, sullo scouting ma è cosa ben diversa conoscere il fondamentale.
    Una volta appreso il fondamentale , e qui chiaramente il buon giocatore ha l'enorme vantaggio di aver 'testato' su se stesso come e perchè un gesto tecnico è definito fondamentale, a questo punto entra in ballo il saper trasmettere, che è una dote molto individuale che nulla ha a che vedere con il fatto di essere stato un bravo o meno bravo giocatore o un semplice coach.
    Il gesto atletico è fatto comunque e sempre da Tecnica ed Abilità, la Tecnica possiamo insegnarla ed allenarla, le abilità soltanto allenarle.
    E se la bravura del tecnico si misura con il risultato dell'atleta spesso le abilità dei singoli giocatori sono più determinanti di ciò che insegnamo loro.