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The impossible has happened

Foto FIBS
Foto FIBS

di Allegra Giuffredi

The impossible has happened - (L’impossibile è successo).

Qualche anno fa, Bartolo Colon (1973), mega pitcher, per stazza e carriera, quando ancora i lanciatori andavano malamente alla battuta nella sola National League, riuscì nell’impossibile, perché fece un fuoricampo per i NY Mets, oltretutto ad un’età già ragguardevole. In quell’occasione il commentatore sportivo si profuse in meraviglia, dicendo più volte che l’impossibile era accaduto e questa sensazione credo abbia animato tutti noi quando l’Italia del baseball ha vinto nell’ordine contro Stati Uniti, Messico e Portorico, arrendendosi solo al Venezuela che poi ha vinto contro gli States, quelli veri e non messi su tra Minors e campionati universitari. È chiaro che l’Italia del baseball, come sanno tutti i tifosi, è un prodotto principalmente delle Majors League nel quale gli italiani, nati in Italia erano pochissimi, ma sarebbe ingeneroso dire che per questo motivo non ci rappresentava, anzi!

E’ chiaro che, fuori da qualsiasi ingenua romanticheria, giocare un buon Classic è un’ottima pubblicità per qualsiasi giocatore, ma il gruppo c’era ed era davvero orgoglioso di vestire i colori italiani; del nonno di Pasquantino abbiamo già detto, così come, permettetemi il calembour, dell’intelligenza di Cervelli, che di nome fa Francisco ed ha la mamma venezuelana e che non si è davvero risparmiato e a questo proposito devo aggiungere che molto ha fatto un viaggio che proprio Cervelli, insieme a Ned Colletti hanno organizzato in Italia, al fine di far conoscere il nostro paese ai giocatori che avrebbero gareggiato al Classic.

 

Di molti giocatori, infatti, tra un inning e l’altro si vedevano in TV, foto che li ritraevano nei luoghi natii degli avi: posti piccolissimi o grandi città, comunque italiani, così come il nonno, la nonna per parte di mamma o papà o i genitori.

 

Rimarcato nuovamente che l’Italia è stata a sette out dal qualificarsi per la finale, adesso bisogna capitalizzare il risultato e la popolarità conquistati sul campo, ma come?

 

Siamo alla vigilia di una stagione, con l’ennesimo cambio di formula, sempre meno soldi investiti e sempre più disagi nell’accedere ad impianti francamente vecchi e da rivedere in toto.

 

Persa pressoché completamente l’occasione del PNRR, che avrebbe potuto essere un bel volano economico per risanare, ristrutturare e perché no, anche demolire e ricostruire buon parte dei diamanti italiani, come si è fatto, tra l’altro e financo, per le benemerite bocciofile, cosa ci attende?

 

La coccoina suppongo … La fortuna ed anche la dannazione del nostro gioco è il dilettantismo che ci contraddistingue nel bene e nel male.

 

È bellissimo e talvolta anche struggente vedere tifosi appassionati ed i genitori dei giocatori di ogni età darsi da fare per riattare, ogni anno gli impianti, pervasi delle erbacce e dall’incuria causata dai mesi invernali, ma non basta: dobbiamo assolutamente uscire da questo “bricolage” del baseball. 

 

Ci vogliono risorse economiche e manager che le sappiano usare per bene, ci vuole un campionato di qualità con poche squadre, ma davvero valide, piene di giocatori italiani e stranieri di livello e soprattutto di prospetti locali non sacrificati sull’onda di piccole rivalità territoriali a farsi le ossa a chilometri di distanza, con esborsi oltretutto insostenibili per chiunque giochi al baseball in Italia.

 

L’interesse si è acceso. La gente comune parla di baseball e allora come dice Cervelli: “c’è molto da fare” e allora facciamolo!

 

Allegra Giuffredi

 

Sotto l'homer di Bartolo Colon

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