
di Frank De Rossi
C’è stato un momento, nei giorni scorsi, in cui in Italia si è parlato di baseball.
Non per sbaglio. Non per noia. Non perché non ci fosse altro.
Proprio di baseball.
E no, non era un film.
Tutto è iniziato con una domanda che milioni di italiani non si erano mai posti:
“Ma quindi… siamo forti?”
La risposta è arrivata in modo piuttosto diretto: battendo gli Stati Uniti.
Sì, proprio loro. Quelli che il baseball l’hanno inventato, esportato, industrializzato e trasformato in religione civile. Noi? Con l’espresso nel dugout.
Per qualche giorno è successo qualcosa di straordinario.
Persone che fino a lunedì pensavano che “strike” fosse una marca di detersivo hanno iniziato a discutere di lineup, bullpen e fuoricampo.
Nei bar:
— “Ma quanti inning sono?”
— “Boh, però oh… che partita.”
E già questo basta a capire la portata dell’evento.
Naturalmente, appena l’Italia ha iniziato a vincere, è arrivato il classico dibattito nazionale:
“Ma sono davvero italiani?”
Domanda legittima, risposta complicata.
Sono italiani quanto basta per emozionarsi con la maglia azzurra, ma anche abbastanza americani da sapere esattamente cosa fare quando c’è da battere un lanciatore a 95 mph.
In pratica: il mix perfetto.
E mentre qualcuno discuteva genealogie degne di un albero di Natale, loro facevano quello che conta davvero: vincere.
A un certo punto è diventato chiaro che la vera differenza non era tecnica, tattica o atletica.
Era il caffè.
Mentre gli altri bevevano integratori misteriosi, nel dugout italiano si sorseggiava espresso come se fosse una pausa alle 10:30 in ufficio.
Risultato?
Lucidità, stile e – a quanto pare – anche qualche punto in più.
Quando poi è arrivata la sconfitta in semifinale, l’Italia non ha reagito come al solito.
Niente drammi.
Niente “fallimento totale”.
Niente processi.
Solo una frase, detta più o meno da tutti:
“Però che belli che sono stati.”
Ed è forse questo il segnale più importante.
Adesso resta una domanda vera:
è stata solo una bellissima parentesi… o l’inizio di qualcosa?
Perché il rischio, in Italia, è sempre quello:
innamorarsi per una settimana e dimenticare tutto quella dopo.
Ma stavolta è diverso.
Perché non abbiamo solo vinto.
Abbiamo anche capito.
Capito che il baseball può essere spettacolo, emozione, identità.
Capito che possiamo starci, anche contro i più forti.
Capito che, ogni tanto, l’Italia può sorprendere anche dove nessuno se lo aspetta.
E soprattutto abbiamo scoperto una cosa fondamentale:
che si può battere l’America…
anche senza rinunciare all’espresso.
Frank De Rossi

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