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Lasciateci sognare

Foto da FIBS
Foto da FIBS

di Paolo Castagnini

Questa notte siamo stati in tanti svegli fino alle 3.30 per vedere la nostra Nazionale strapazzare la forte squadra del Messico. Personalmente essendo fan dei Kansas City Royals sono saltato in piedi per tre volte quando Vinnie Pasquantino l'ha messa fuori per ricevere poi il caffè e i baci sulla guancia, un simpatico siparietto sui luoghi comuni italici. Ebbene vedere questi ragazzi orgogliosi di indossare la maglia azzurra, con il nostro manager Francisco Cervelli che riesce ad unirli per affrontare  qualsiasi ostacolo riempie il cuore. E non mi interessa più di tanto entrare nei social e tra tanti commenti entusiasti leggere i soliti e ma ..... e ma non sono italiani veri. Forse per certi aspetti alcuni di loro sono più italiani di noi. Quando i loro nonni e nonne partirono dall'Italia con le lacrime agli occhi e la valigia di cartone forse pensavano che un giorno sarebbero tornati. 

Invece molti di loro o forse quasi tutti rimasero e si fecero la nuova vita spesso di successo in qual paese sconosciuto. Crebbero le loro famiglie molto spesso sposandosi tra italiani. I loro figli nacquero in quel nuovo paese sentendosi americani ma anche legati al paese dei loro genitori. Crebbero bilingue. Sapevano l'inglese e l'italiano e poi via via le generazioni successive divennero più americani, ma tutti loro si chiedono da dove vengono. Vogliono sapere dai loro nonni che cosa successe molti anni fa. Chi non lo farebbe?

 

Le origini italiane si possono certificare così recita la legge. Nei campionati italiani giocano atleti nati e cresciuti all'estero, ma ottengono la cittadinanza in base alle loro origini. Tutti coloro che ho conosciuto e tanti di loro che hanno calcato i nostri diamanti si sono poi stabiliti qui in Italia chiudendo un cerchio partito dai loro nonni o bisnonni. Questo succede in tutti gli sport.

 

Quale sarebbe la differenza tra questi italiani "certificati" e italiani "non ancora certificati"?

Si da il caso che le regole dettate dalla Major League alla quale non gli può fregar di meno dei "certificati" preveda che basti un avo nato in questo paese e di conseguenza può giocare in una squadra con la scritta Italia. Quindi nessuno infrange la legge.

 

Che altro tipo di problemi hanno costoro che ogni volta tirano fuori la menata dell'italiano senza il sangue blu? Come potremmo competere con giocatori nati e cresciuti in Italia che dal lunedì al venerdì studiano o lavorano e poi sabato e domenica lo passano sul campo trascurando mogli, fidanzate e famiglie? E non è neppure vero questo visto che Aldegheri, Quattrini, Scotti, Maestri sono perfettamente inseriti in questa squadra, ma ci sono riusciti sicuramente per il loro grande talento, ma anche per aver ottenuto un posto tra i professionisti.

 

Io vedo una squadra di ragazzi guidata da un manager che è riuscito a trovare la chiave per essere competitiva con chiunque. Tralasciando qualche fenomeno, vedi Pasquantino, Nola, Lorenzen e pochi altri la maggior parte di loro sono giovani emergenti pronti a sfidare il mondo dorato della Major League e lo fanno in questo Torneo indossando la maglia azzurra con la scritta Italia.  Non cantano l'Inno Nazionale? Ebbene a me interessa poco. Forse finché sentono l'inno pensano a quel nonno partito tanti anni fa con la valigia di cartone che oggi da lassù li sta guardando con grande orgoglio.

 

Anche l'Italia quella dei non appassionati si è accorta del baseball. In questi giorni ne parlano tutti e i quotidiani scrivono articoli sul baseball e le TV trasmettono pure in chiaro.

 

A me tutto questo basta e avanza e mi sento orgoglioso di questa Italia.

 

Paolo Castagnini

 

 

 

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Commenti: 1
  • #1

    Michele (giovedì, 12 marzo 2026 11:59)

    Bravo Paolo. Anzi bravissimo a delineare i meriti di questa Italia che stiamo incominciando ad amare con simpatia e stima.