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Pasquantino e il nonno

di Allegra Giuffredi

Con il World Baseball Classic e le prime due partite della nazionale italiana di baseball in questo torneo internazionale, vinte dall’Italia contro il Brasile e l'Inghilterra, si può proprio dire che la Stagione 2026 del batti e corri sia iniziata, dopo il lungo letargo invernale. La primavera infatti ci regala l’omonimo Spring Training carico di aspettative e di sogni per ogni tifoso di una squadra, sia italiana che estera, sulla stagione che verrà e tanti episodi anche buffi che per esempio accadono durante il batting practice. Quest’anno infatti il giocatore dei San Franciso Giants, Harrison Bader ha preso in pieno un food track gelateria, con un fuoricampo finito fuori da uno stadio di Phoenix, ammaccandone la carrozzeria, ma lasciandoci sopra l’autografo con in bella vista un grande “Sorry” per la gioia della gelataia, alquanto sorridente in verità.

Il batting practice può sempre portare con sé questi effetti collaterali (e talvolta, per dirla tutta, purtroppo anche nefasti e letali) tanto che qualche mese fa e per la precisione il 22 agosto 2025, Oswald Peraza, interno dei Los Angeles Angels, prima della partita contro i Chicago Cubs, a seguito di un fuoricampo, ha rotto il parabrezza di un pickup Toyota, parcheggiato fuori dallo stadio per pubblicità e che lì è rimasto col suo bel vetro rotto anche il giorno dopo … e chissà a quanto lo avranno poi rivenduto, se lo hanno venduto, una volta riportato in concessionaria: i casi sono tre o lo hanno messo in vendita ad un prezzo maggiorato, o lo hanno ritenuto un articolo fallato, con quel che ne viene, come accade per gli abiti o l’hanno tenuto come attrazione per i clienti … di certo noi non lo sapremo mai.

 

Sappiamo invece, tornando ai giorni nostri che il Baseball Classic è uno dei pochi tornei, se non l’unico, perché nel baseball anche le Olimpiadi infastidiscono, in cui partecipano le maggiori nazionali di baseball con i giocatori delle Serie maggiori, provenienti in special modo dagli USA e dal Giappone e che si “spalmano”, per così dire, nelle squadre partecipanti e quindi anche nella nostra Nazionale guidata dal Manager Francisco Cervelli.

 

Cervelli che non ho avuto modo di conoscere, bensì solo di vedere allo stadio Falchi di Bologna, è un ex giocatore degli Yankees di New York che ha vinto le World Series nel 2009 ed è legato all’Italia per parte paterna, poiché è venezuelano come la mamma.

La filosofia di Cervelli è assai intelligente, perché il nostro Francisco ha voluto girare le diverse piazze italiane in cui si gioca al baseball per capire, rendersi conto ed imparare la nostra mentalità applicata al baseball al fine di creare la migliore Nazionale possibile che, nel caso del Baseball Classic, può addizionarsi con degli inserimenti statunitensi di origine italiana molto interessanti.

 

Ma, andando per ordine e tornando allo staff del Manager Cervelli, è assai interessante vedere come, insieme a lui e tra gli altri, vi sia anche Jorge Posada, catcher degli Yankees ed ex compagno di squadra dei Cervelli, per continuare con l’italianissimo Alex Maestri pitching coach e tanti altri collaboratori, quasi tutti italo americani.

 

Ma arriviamo alla squadra di Cervelli che vede la maggior parte dei giocatori provenire, chi per parte di mamma, chi per parte paterna o per altre strade misteriose, dall’Italia, pur essendo nati e cresciuti negli Usa e nelle MLB ed alcuni, pochi per la verità, giocatori italiani, nati in Italia e cresciuti bollati FIBS, quali il lanciatore del Parma Claudio Scotti, Gabriele Quattrini del Macerata e anche l’infiltrato sammarinese Alessandro Ercolani, vicino all’esordio con i Pittsburgh Pirates ed infine Samuel “Sam” Aldegheri, che fa parte già da qualche anno dell’organizzazione degli Angels e che all’esordio dell’Italia contro il Brasile ha ben lanciato nel ruolo di partente.

 

Della nostra squadra poi, come dicevamo, fanno anche parte degli innesti statunitensi di origine italiana come Vincent “Vinnie” Pasquantino, prima base dei Kansas City Royals ed addetto al caffè nel dugout italiano, perché una cosa che fa tanto Italia nel mondo è il caffè espresso e siccome nella panchina dell’Italia spicca una macchina per il caffè con tanto di cialde, come già accadde nell’edizione del Classic del 2023, ormai è diventato un rito che ad ogni homerun, Pasquantino faccia un caffè espresso per il giocatore autore dell’HR, che dopo averlo bevuto o lo sputa, perché troppo caldo o adulterato di sale o ne beve un sorso, ustionandosi il palato, ma sempre dopo aver ricevuto due bei bacioni stampati sulle guance, perché anche questo fa molto Italian Style. 

 

C’è ovviamente da chiedersi chi farà il caffè a Pasquantino, qualora quest’ultimo si rendesse artefice di un fuoricampo … 

 

Ad ogni modo, Pasquantino a me piace per un’altra ragione, vale a dire per il fatto di aver ricordato e raccontato del nonno paterno che è talmente orgoglioso e contento del nipote con la casacca ed i colori azzurri da chiedergli un sacco di informazioni sull’Italia, come se il nipote giocasse in Italia e non solo per l’Italia.

Tenerissimo! E allora Go Italian baseball and Go Nonno Pasquantino!

 

Allegra Giuffredi

 

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